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Battle Princess Madelyn, Recensione

Dopo una lunga attesa ha fatto il suo debutto un platform pieno di amore che omaggia i classici

La storia dello sviluppo di Battle Princess Madelyn fa sorridere. Ed anche un po’ sognare. Nasce tutto da un papà che sta giocando a Ghouls ‘n Ghost davanti alla piccola figlia, Madelyn, incantata dal classico arcade. La bimba chiese più volte al padre (che aveva, tra l’altro delle esperienze come sviluppatore), di ripetere più volte il livello.

A quel punto, Christopher Obriths, parlò con la figlia. L’aneddoto, raccontato nell’articolo d’annuncio sul nostro giornale del gioco in questione , fu tanto diretto quanto tenero:

“Ma le ragazze – obiettò la figlia – non possono essere cavalieri, papà. Solo i ragazzi possono”.

Il padre rispose:

“Di che colore vuoi l’armatura?”.

La risposta è stata diretta: “Rosa!”. In sostanza Obriths, che aveva delle esperienze, è tornato a sviluppare per amore. Ed è così che il primo passo questo gioco è stato compiuto. Il secondo, quello più concreto e che va oltre il “romanticismo” che ci può essere tra un’idea nata da una chiacchierata tra padre e figlia, è stato più lungo ed è stata la raccolta fondi su Kickstarter.

Casual Bit Games, il nome del team che ha realizzato il Battle Princess Madelyn, chiedeva 60.000 dollari canadesi. La campagna fu un vero successo con 212.665 dollari canadesi grazie al sostegno di 3.402 appassionati. Era l’aprile del 2017.

Abbiamo anche avuto il tempo, in precedenza, di provare una pre-alpha che ci sorprese ed adesso siamo finalmente pronti a parlarvi del gioco che fin dai suoi primi passi è stato a dir poco rievocativo. Il titolo ha fatto il suo debutto lo scorso 6 dicembre, su Pc ed  Xbox One, la settimana prossima arriverà su PS4 ed a breve anche Switch (si aspetta Nintendo per l’approvazione) con le versioni per PS Vita e Wii U in arrivo (probabilmente) l’anno prossimo.

Ecco il nostro racconto sulla versione Pc. Battle Princess Madelyn ci convincerà anche dopo le ottime sensazioni vissute nell’Alpha? Scopritelo con noi. Ecco a voi, infatti, la nostra recensione della versione Pc. Buona lettura.

DI TUTTO UN PO’ MA CON UN CUORE PULSANTE

Abbiamo già detto svariate volte che il titolo si ispira tantissimo a Ghoul’s ‘n Ghost ma è chiaro che ci sia molto anche del suo prequel, Ghosts ‘n Goblins. Siamo nei mitici anni ’80. Arthur, il protagonista della serie targata Capcom, diventò molto famoso così come, ovviamente, lo furono i due platform sopracitati che sostanzialmente ridefinirono il genere platform dell’epoca.

Ci fu anche nel 1991 l’eccellente Super Ghoul’s ‘n Ghosts pubblicato su Super Nintendo. Scopo del gioco? Distruggere i mostri che infestano i vari livelli, liberare la principessa dalle grinfie di Lucifero (nientedimeno) e portare la pace nel regno.

In Battle Princess Madelyn il cliché è sostanzialmente quello anche se cambia un filino. Un potente mago cattivo getta il caos nel regno rapendo la famiglia di Madelyn ed uccidendo il piccolo cane di nome Fritz che coraggiosamente si era gettato contro il losco individuo.

A quel punto entriamo in gioco noi, guidando la nostra eroina accompagnata dallo spirito del suo fedele amico, riesumato da una strega, e – per le prime fasi del gioco (nel tutorial) – anche da una guardia del corpo. Quest’ultima se la squaglierà non appena dovremo entrare nella cripta per affrontare il primo boss del gioco: uno scheletro gigante tanto grande quanto prevedibile che si riesce ad inquadrare subito ed a battere in modo abbastanza semplice. O easy come si direbbe ora.

La modalità Storia parte così e regala tantissimi altri livelli e subquest in grado di tenere alta l’attenzione per una decina e passa di ore ed anche qualche cosa in più visto che a tratti, il livello di difficoltà è altino e soprattutto i vari stage non sono propriamente corti. Alcune location, inoltre,  hanno posti segreti da raggiungere o da esplorare in un secondo momento. In pratica c’è una nota, neppure velata, di Metroidvania con livelli da ripercorrere anche più volte e con la possibilità di perdersi se non si è attenti… come capita spesso a chi vi scrive.

C’è anche la modalità arcade che offre una versione diretta dei livelli principali (da percorrere semplicemente da sinistra a destra) partendo però con tutti i poteri a disposizione.

L’incipit è dal fortissimo impatto nostalgico. Grafica e sonoro, ne parleremo presto, ci riportano ai fasti degli anni ’80 e ’90 mentre le meccaniche del gameplay, seppur arricchite ed impreziosite dalla modalità Storia ricalcano perfettamente quelle del passato.

ESPLORAZIONE E RIFLESSI… MA ANCHE TANTA PAZIENZA

Il gameplay di Battle Princess Madelyn è quanto di più classico possa esistere. Si salta, si spara, si va avanti ci si abbassa e così via. Azioni semplici ma che devono avere una coordinazione di alto livello perché anche la difficoltà è senza dubbio vecchia scuola.

Ovviamente si potranno raccogliere armi, oggetti per potenziare anche l’equipaggiamento e soldi per pagare questi miglioramenti.

Dicevamo della difficoltà che è mediamente alta soprattutto se ci si rifà agli standard odierni per questo genere di giochi. La nostra protagonista può essere toccata inizialmente solo due volte per perdere la vita. Se si perdono tre vite si riparte dall’ultimo checkpoint. C’è da segnalare anche il respawn dei nemici. Una velocità piuttosto elevata quella con la quale i mostri riappaiono negli stessi punti.

Come se non bastasse, anche gli ambienti hanno le loro insidie: rovi infernali, acqua, fiamme, piante giganti carnivore e così via.

Per fortuna c’è lo spirito di Fritzy, il fedele cane, che può essere lanciato contro il nemico di turno. Utile nelle fasi concitate. Le tante boss fight, invece, hanno un’unica chiave di lettura: conoscere i movimenti dei mostroni a guardia dei livelli nonché i loro attacchi e punti deboli.

IL TRIONFO DELLA PIXEL ART E DELLA BUONA MUSICA

Se non ci trovassimo di fronte ad una produzione indipendente e se fossimo dei non addetti ai lavori, saremmo certi di giocare ad un sequel di Ghosts ‘n Goblins e Ghoul’s ‘n Ghost contendi dell’ottimo lavoro di Capcom.

Così non è perché si tratta, appunto, di un titolo che celebra la serie ma che è realizzato da Casual Bit Games, un piccolissimo studio che ha esordito davanti al grande pubblico con questo progetto mentre in precedenza aveva realizzato Insanity’s Blade: The Chronicles of Thurstan uscito 4 anni prima.

Il risultato è delizioso. Possiamo tranquillamente definire Battle Princess Madelyn un trionfo della pixel art. I livelli sono enormi ma anche i vari dettagli e le finezze di ogni genere. Soprattutto dal punto di vista artistico. Alcuni scorci di questo immenso platform in 2d sono veramente memorabili. Colpisce anche la varietà degli ambienti nonché la presenza di diversi effetti che rendono gloria all’Unity Engine. In tempi antichi alcuni effetti particellari o i riflessi dell’acqua o anche gli spruzzi o determinate ombre sarebbero stati problematici se non impossibili.

Immaginatevi quindi tutto il meglio del passato realizzato con mezzi moderni come l’engine appena nominato, e vedrete che Battle Princess Madelyn fa la sua comparsa e la sua figura con 10 livelli principali dove sono presenti 5 stage di lunghezza variante che garantiscono una grande longevità ed una sfida, come abbiamo scritto, non indifferente per essere un platform game. Si respira un’aria fantasy di livello eccelso con alcuni passaggi che sembrano tratti dai libri per le fiabe.

Non manca anche l’effetto per emulare la visione su tubo catodico con l’apparire su schermo delle righe. Una ulteriore chicca per i nostalgici. Splendide anche le animazioni di vari nemici, scheletri, zombie, spiriti, fantasmi e quant’altro si muovono molto bene… ed esplodono o muoiono anche meglio.

Ottima anche la musica originale firmata da un veterano: Gryzor87 conosciuto per aver realizzato le colonne sonore di Matilda Castilla, Hydorah e The Curse of Issyos. I pezzi sono briosi e perfetti con ogni ambientazione oltre che ad essere piuttosto interessanti. Il comparto sonoro ha una duplice veste. Una in stile arcade, l’altra orchestrale entrambe ben fatte.

COMMENTO FINALE

Non c’è tanto altro da aggiungere a quanto detto su Battle Princess Madelyn. Gli amanti dei giochi retrò possono senza dubbio acquistare questo titolo ad occhi chiusi perché regala il meglio del passato aggiungendo qualche goccia del presente. La formula funziona alla grande sotto praticamente tutti i punti di vista.

Un vero e proprio tributo ai classici platform firmati Capcom e la genesi di questo titolo è quasi da Libro Cuore come abbiamo documentato in passato e scritto ad inizio recensione. Questo gioco è frutto dell’amore di un papà per la propria bambina. Un papà che veste i panni dello sviluppatore e diventa supereroe per quanto realizzato. Forse nulla di particolarmente originale ma in questi casi, questo ingrediente non serve a troppo. Si voleva omaggiare i platform Capcom e ci si è riusciti senza troppi fronzoli ma con un lavoro certosino, ricco di amore, cura e perizia.

La grafica offre spunti davvero notevoli dal punto di vista artistico. Ottima la musica, buonissimo il gameplay e grande la sfida che regala ore ed ore nella modalità Storia e nell’Arcade.

Se amate i platform arcade, l’atmosfera fantasy, i toni lugubri, un po’ di metroidvania, la pixel art, la buona musica, la sfida e tutti gli ingredienti della vecchia ricetta per fare i bei giochi, allora dovete dare una possibilità a Battle Princess Madelyn.

Pregi

Un platform arcade vecchio stile semplicemente ben fatto. Spruzzo di Metroidvania nella modalità Storia. Grafica pixel art varia e ricca. Ottima colonna sonora. Longevo. Difficile…

Difetti

… a volte un po’ complicato. Ci si riesce a perdere.

Voto

8,5

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1 commento su “Battle Princess Madelyn, Recensione”

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