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Age of Wonders: Planetfall, Recensione

La nuova fatica di Paradox e Triumph Studios ci ha convinti

Heroes of Might and Magic, Diciples, e ovviamente Age of Wonders. Questi i nomi delle più famose serie che mescolano sapientemente una trama avvincente, personaggi ben caratterizzati, ed un sistema di gioco che unisce strategia e combattimento a turni. E’ passato qualche anno dall’uscita del terzo capitolo della serie Age of Wonders, che ricevette buoni riscontri sia per la critica che per il pubblico. Questo periodo di pausa è servito a Triumph Studios per ricaricare le batterie, e portare sugli schermi dei nostri Pc, PS4, ed Xbox la loro ultima creatura, Age of Wonders: Planetfall. Uscito il 6 agosto, la recensione che vi presentiamo prende in analisi la versione PS4.

CRONACHE DI GUERRA

Quando Paradox e Triumph Studios hanno annunciato Age of Wonders: Planetfall, siamo rimasti piacevolmente stupiti di apprendere la prima grande novità: l’abbandono delle atmosfere fantasy in favore di un’ambientazione prettamente fantascientifica. Abituati a combattere contro orde di non morti, e reclutare creature provenienti dalle culture più disparate, non vedevamo l’ora di perderci su pianeti alieni, guidando razze sconosciute ed eserciti di robot, soldati d’élite e carri armati.

Altra novità che ci aveva ingolosito, era il sistema di combattimento. Sempre a turni, questa volta ci si avvicina alla serie XCOM, con anfratti o costruzione in cui difendersi e nascondersi. Ma anche con mappe tattiche volumetriche e realistiche. L’abbandono della classica scacchiera potrà far storcere il naso agli utenti integralisti, ma secondo noi si tratta di un’aggiunta che verrà mantenuta anche in futuro, di cui parleremo più nel dettaglio nel corso di questa recensione. Abbiamo deciso di testare la versione console perché secondo noi il joypad può prestarsi bene in giochi di strategia, a patto che il sistema di controllo venga sviluppato al meglio. Pronti per iniziare? Si parte!

CHI VUOI ESSERE

Abbandonando i sentieri fin troppo conosciuti del genere fantasy, il primo problema nel cambio di un background è quello di proporre razze e unità che siano affascinanti, ben caratterizzate, e con un buon numero di unità da reclutare. In Age of Wonders: Planetfall, le razze tra cui potremo scegliere sono sei: i Vanguard, ossia il classico impero terrestre, pur con tutte le distinzioni del caso. Poi abbiamo il Sindacato, ossia un’organizzazione umana di stampo criminale, che spicca nello spionaggio e nel commercio. Le Amazzoni, una razza completamente al femminile, nata dalle ceneri dell’Impero, che vive nelle foreste e in perfetta armonia con la natura.

I Dvar, nani muscolosi completi di barbe di metallo, maestri delle operazioni minerarie e con unità incentrate sulla forza. I Kir’ko l’unica razza prettamente aliena, è rappresentata da insetti psionici, che in passato vennero schiavizzati dagli umani. Assetati di vendetta, eccellono nel combattimento corpo a corpo e porteranno sul campo di battaglia unità in grado di sputare liquido velenoso sui propri nemici. Infine, gli Assembly, una razza di cyborg che vuole distruggere la galassia prima di ricostruirla seguendo la propria visione dell’universo.

Come potete vedere, a parte i Kir’ko, Triumph Studios ha optato per razze dal background riconoscibile, senza osare a tutti i costi. Forse, qualcosina i più ce l’aspettavamo, soprattutto per il numero di unità a disposizione di ciascuna razza. Tra carri armati, soldati con spade laser, creature simili a mantidi religiose, ogni razza potrà contare su un totale di 8 unità, più due speciali per razza, ed una dedicata alla fondazione della propria città, il Colonizer. Un numero non certo esorbitante, pur considerando che sul campo di battaglia potremo reclutare creature o unità di altre fazioni.

Siamo sicuri che quasi certamente, le espansioni che arriveranno in futuro andranno ad ampliare questo numero, tanto per le razze quanto per le singole unità. Per dare un contesto “storico” ed introdurre le varie razze, prendiamo spunto dal tutorial che oltre ad insegnarci le meccaniche ci fornirà dettagli sull’inizio dell’avventura che intraprenderemo. All’inizio, l’Unione Stellare, l’Impero. La più grande alleanza umana regnava incontrastata, spargendo democrazia e tante altre belle cose nello spazio. Sembrava impossibile che tutto potesse crollare, ma in seguito a quello che il tutorial ci illustrerà, capiremo che circa 300 anni dopo tutto quello che i nostri eroi conoscevano è sparito, e ora rimane un cumulo di macerie.

Ceneri, dalle quali sorgeranno le razze che combatteremo, e quella che andremo ad impersonare. La campagna, si dipana attraverso i pianeti che andremo a conquistare, che differiranno in base alla razza scelta. La storia è interessante, e anche se non ci sono particolari colpi di scena funziona, risultando piacevole grazie anche alla mole di scelte che dovremo compiere durante il gameplay.

STRATEGIE

Se la storia è ottima come spuntino, la modalità sandbox rappresenta la portata principale di Age of Wonders: Planetfall. Potremo personalizzare completamente il comandante che andremo ad impersonare, sia nelle abilità quanto nel lato estetico. Preparato il tutto e decisa la fazione, avremo una lunga serie di opzioni che andranno a determinare il tipo di mappa, comprese le razze che la popoleranno e fazioni indipendenti.

Sotto questo aspetto la longevità di Age of Wonders: Planetfall è praticamente infinita, anche se Triumph Studios ha deciso di seguire la strada già intrapresa dai classici del genere, andando ad innovare più nelle integrazioni al gameplay che nelle meccaniche. Sviluppatori come Grey Wolf Entertainment, hanno optato per l’innovazione andando ad integrare la parte strategica su 2 livelli, quello planetario e quello galattico. In Stellaris, le meccaniche sono approfondite ma il tutto rimane incentrato nella parte spaziale.

In Planetfall, la parte 4X rimane saldamente ancorata al pianeta entro il quale si svolgerà il gameplay, pur risultando molto approfondita e varia. Arrivati sul pianeta, inizieremo ad esplorare con le truppe iniziali, mentre l’albero delle ricerche militari e sociali andrà a definire quali edifici potremo costruire e quali truppe e potenziamenti sviluppare. A seconda delle opzioni che avremo editato in precedenza, nella mappa saranno presenti diversi punti d’interesse, più altri punti che forniranno importanti risorse. Interessante è come il sistema di progressione si sviluppa man mano che l’insediamento principale cresce.

Le nostre truppe potranno prendere il controllo di alcuni punti della mappa dove fondare avamposti, che amplieranno i confini della nostra fazione, e aumenteranno entrare e risorse. Se il punto d’interesse fosse troppo lontano dai confini della nostra fazione, o la nostra capitale non fosse ancora in grado di sostenere l’annessione di altri territori, potremo optare per la costruzione di una base, che non genererà introiti ma diraderà una buona porzione di “fog of war” e servirà come ostacolo per le unità nemiche. Altri punti d’interesse che potranno essere annessi sono vere e proprie strutture, che andranno visitate all’interno e liberate dalle unità nemiche che le popolano. Insomma, durante lo svolgimento della partita le azioni che dovremo compiere saranno molte, legate anche alle quest che potremo intraprendere, fornite dalle fazioni indipendenti.

Il sistema di gestione dei propri eserciti è davvero buono, soprattutto grazie alla personalizzazione data dalle mod. Queste forniranno punti vita, armi aggiuntive, colpi speciali, e altre abilità che saranno anche decisive nell’esito di uno scontro. Inoltre, a differenza dei vecchi Age of Wonders, il sistema di combattimento automatico finalmente funziona. Invece di perdere ore ed ore su combattimenti manuali secondari, potremo facilmente lasciare le schermaglie di poco conto all’AI che le gestirà per noi.

Rimanendo in tema di combattimento manuale, il sistema ricalca titoli molto conosciuti come XCOM. Ad ogni turno muoveremo un’unità, e potremo optare per il combattimento in corpo a corpo, a distanza, o l’uso delle varie abilità. Durante queste battaglie rivestiranno un ruolo importante anche le “Operazioni”, ossia azioni che pianificheremo durante il corso della partita che potremo “lanciare” durante le fasi di combattimento. Giusto per fare un esempio, durante una delle mappe della campagna, ci siamo trovati in netta inferiorità, con soldati dal morale basso e quasi morti. Grazie ad un Operazione, una serie di naniti hanno iniziato a curare le nostre truppe, cosa che ci ha garantito quei turni necessari a mettere a tacere gli insettoidi che ci davano noie.

È stato molto gratificante. Per quanto riguarda la gestione della propria fazione, la microgestione c’è ma non è invasiva. Inoltre, a differenza di Imperator: Rome, l’interfaccia di gioco è finalmente chiara e non confusa e piena di inutili menu e popup a profusione. Per carità, i messaggi ci sono e possono arrivare anche ad una decina per turno, ma grazie alle scorciatoie il tutto risulta pratico e intuitivo, garantendo una buona giocabilità e visione di gioco.

Per quanto concerne la diplomazia, il gioco presenta commistioni con altri titoli quali Stellaris o il recente Imperator. Ogni fazione ha una propria politica, e anche se non è approfondita come il 4X a sfondo spaziale che tutti conosciamo, il fronte diplomatico si rivela sfaccettato e importante per la vittoria di uno scenario, che può arrivare non solo attraverso la dominazione totale, ma anche grazie ad alleanze e trattati di pace.

È TUTTO ORO QUELLO CHE LUCCICA?

Molta carne al fuoco, e tanta carne. Planetfall ha davvero molte frecce al suo arco, ma qualche punto debole c’è. Su console, nonostante il settaggio massimo dell’interfaccia, le scritte sono davvero troppo piccole.

Inoltre, le prestazioni soffrono in momenti in cui non dovrebbero. Dopo molti turni su una mappa di ampie dimensioni, andando sul menu diplomazia, il framerate inizia a soffrire in maniera anomala, impedendoci spesso e volentieri di selezionare la fazione con la quale vogliamo interagire.

L’interfaccia fa il suo dovere e funziona, e siamo sicuri che gli strategici su console abbiano un futuro, ma gli sviluppatori devono capire che le console non vengono affiancate ad un monitor a poca distanza, ma vengono usate in salotto a un paio di metri di distanza. Di tanto in tanto ci è stato impossibile terminare il turno, se non selezionando l’altra opzione dal menu a ruota del gioco.

Anche le texture fanno spesso fatica a caricarsi, pur parlando di un titolo non pesante. E anche in questo caso, Paradox ha tradotto il gioco in molte lingue, tranne che l’Italiano. È si vero che il nostro mercato non è più quello di punta come era un tempo, ma la totale mancanza di considerazione da parte di un publisher che spesso vede tradotti i propri giochi a livello amatoriale, secondo noi andrebbe riconsiderata. C’è poi il discorso del supporto e delle espansioni.

Paradox è famosa per supportare i propri giochi per molto tempo dopo il rilascio, ma non è certo l’unica. E poi c’è il problema relativo al costo del suo supporto. Stellaris, all’uscita era un buon titolo, ma non certo completo. Molto del materiale di cui era sprovvisto venne implementato successivamente con ben 10 contenuti digitali, dal costo non certo irrisorio. Anche Planetfall verrà sicuramente ampliato e migliorato, confidiamo solo con un numero inferiore di espansioni.

GRAFICA E AUDIO

Tecnicamente parlando, il titolo svolge il proprio dovere pur senza eccellere. Le mappe sono varie e possono godere di diversi biomi, rappresentati graficamente davvero bene.

Le unità sono diverse e ben riconoscibili, e anche se le animazioni non sono tantissime, il risultato è di pregio. Il framerate ballerino e i problemi di carattere tecnico di cui abbiamo parlato in precedenza, sono una piccola macchia. Siamo, tuttavia, sicuri che verrà cancellata con una delle prossime patch.

Anche il comparto audio è stato curato, con molte tracce orecchiabili e mai ripetitive. Non raggiunge il livello di Stellaris, e non scomoda una delle soundtrack migliori mai uscite, quella di Heroes of Might and Magic 4, ma siamo sicuri vi soddisferà.

COMMENTO FINALE

Age of Wonders: Planetfall, segna il ritorno di una serie che per troppo tempo era rimasta sopita. Il cambio di ambientazione è un vero toccasana. Peraltro ben riuscito nonostante l’esiguo numero di fazioni (che siamo sicuri verranno aggiunte tramite dlc) e unità. È un gioco ottimo per chi si avvicina per la prima volta al genere ma anche per qugli utenti navigati che non vedevano l’ora di tornare su un bel 4X.

Pur rimanendo ancorato ai dettami del genere, innova nell’introduzione di un combattimento in stile XCOM davvero ben sviluppato, e garantendo ore ed ore di gioco grazie ad un sandbox mode vario e approfondito. Se siete amanti dei 4X, prendetelo ad occhi chiusi. Di contro, se siete affascinati dagli Heroes of Might and Magic e non disdegnate la fantascienza, acquistatelo senza paura. Ed anche siete neofiti e vi avvicinate al genere, è ottimo per iniziare. Unico “neo”, ricordatevi, che è solo in inglese.

Dopo il mezzo passo falso di Imperator: Rome, grazie a Triumph Studios, Paradox è tornata, e ora non domina solo lo spazio, ma cerca di conquistare anche il pianeta.

Pregi

Un buon background. Longevità assicurata. Tante cose da fare. Bilanciato. Combattimento a turni ottimo.

Difetti

Su console, il lato tecnico è da rivedere. Solo in inglese. Sei fazioni sono forse poche, dlc in arrivo?

Voto

8,5

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