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Valfaris, la recensione della versione console

L’ultima fatica dei ragazzi di Steel Mantis arriva anche su PlayStation 4 e Switch, e noi abbiamo giocato Valfaris sulla piattaforma di Sony

Uno dei giochi indipendenti più attesi di quest’anno su PlayStation 4 era certamente Valfaris, un platform d’azione bidimensionale heavy metal dallo stile visivo e sonoro del tutto personale. Ambientato in un angolo remoto dello spazio, Valfaris è infatti un gioco che si ispira a capolavori del passato come Metroid, Forgotten Worlds e Psycho-Nics Oscar, per non parlare di quel Turrican che proprio da questi giochi trasse spunto per le sue meccaniche.

Il gioco, realizzato da Andrew Gilmour, l’autore di Slain: Back From Hell, finalista all’Unity Awards, lo abbiamo già recensito tempo fa per Pc, pertanto per un eventuale approfondimento maggiore potete fare riferimento anche a quell’articolo. Qui, in forma più sintetica, ci focalizzeremo invece sull’edizione PlayStation 4.

TECH’S, BLOODS AND ROCK’N’ROLL

Come spesso accade in questi casi, la trama non è molto originale e serve più che altro da pretesto per motivare la presenza sullo schermo di scenari e creature. Tuttavia risulta carina e comunque ben contestualizzata all’interno della produzione: dopo essere misteriosamente scomparsa dalle carte stellari galattiche, la fortezza di Valfaris è improvvisamente ricomparsa nell’orbita di una stella morente, e quello che un tempo era una sfarzosa cittadella adesso è ospite di un’oscurità sempre crescente.
L’unica speranza di salvezza è a questo punto affidata al principe rinnegato Therion, che tornato nella sua terra natia in cerca di vendetta nei confronti del padre, si ritrova invece a sfidare un male arcano, in un’avventura quasi totalmente lineare (“quasi” perché in realtà offre diversi bivi che portano ad aree segrete) all’interno di un mondo pieno zeppo di segreti, trappole e nemici.

Ogni area, infatti, propone una sfida sempre diversa, complice un level design tra i più riusciti del genere e una composizione ben bilanciata del numero e della tipologia degli avversari che si parano di fronte al protagonista. Compresi i boss di fine livello, che oltre a una certa cura nella rappresentazione visiva denotano comportamenti e pattern di combattimento sempre differenti tra loro.
Per affrontarli adeguatamente, Therion può contare sul supporto di un’arma da fuoco o una spada, di uno scudo che permette di parare i colpi ma anche di respingerli al mittente, e su un terzo elemento dalla potenza di fuoco devastante, che però può essere utilizzato per un certo lasso di tempo e in rapporto al numero di celle energetiche disponibili al momento. Queste si ricaricano infatti uccidendo i nemici.

Sconfiggere i mostri che infestano Valfaris significa anche sbloccare nuovi equipaggiamenti o oggetti bonus, oltre che ottenere potenziamenti per le armi già in possesso del giocatore. Da questo punto di vista il titolo è parecchio generoso e consente di modificare il loro raggio di azione, la tipologia di sparo e i danni inflitti dai colpi. Inoltre è possibile farle ruotare tra di loro, cambiandole a seconda dell’area e dei nemici che Therion si trova ad affrontare. Ma per fare questo occorre prima fermarsi a un check point ed utilizzare degli artefatti chiamati Idoli della Resurrezione, utili anche per salvare i progressi in gioco. Sta all’utente decidere come meglio spendere questi oggetti e quando e come salvare. Valfaris è quindi costruito per adattarsi alle capacità di ciascun giocatore, che può di fatto stabilire da sé l’approccio più consono in relazione alle sue abilità, plasmandone il ritmo.

L’ARTE DEL PIXEL

Una grafica fatta alla vecchia maniera, con tanti sprite realizzati a mano con maestria da Andrew Gilmour, fa da base a uno stile estetico impressionante, dove a farla da padrone sono distopici sfondi e sanguinosi primi piani. Le varie aree sono ben disegnate, con una buona varietà di scenari e fondali animati, che bene si sposano col contesto narrativo.

Unica pecca, almeno su PlayStation 4, è qualche lieve rallentamento in un paio di circostanze tra le più caotiche sullo schermo, ma niente che pregiudichi la fruibilità del titolo. Il tutto corroborato dalla splendida colonna sonora del metallaro Curt Victor Bryant, ex chitarrista dei Celtic Frost, capace di sottolineare a colpi di chitarra elettrica (e non solo quella) ogni fase di gioco, “spingendo” e “caricando” letteralmente il videogamer nel suo incedere, attraverso il controllo di Therion, nei meandri più oscuri e violenti del contorto mondo di Valfaris.

COMMENTO FINALE

Valfaris è un impegnativo platform action a scorrimento, un riuscito tributo ai classici del genere che hanno spopolato negli anni ’80-‘90, su tutti l’indimenticabile Turrican. Ma è anche un omaggio altrettanto riuscito a una certa cultura heavy metal, un sanguinario dipinto in pixel art che si lascia giocare dall’inizio alla fine con grande piacere e che ogni appassionato del genere dovrebbe giocare almeno una volta.

Pregi

Ottima giocabilità, ben bilanciata e impegnativa. Struttura e meccaniche sulla falsariga di capolavori del passato come Turrican. Ritmo intenso e colonna sonora adrenalinica. Pixel art tra le migliori in circolazione.

Difetti

Grafica e stile di gioco lo rendono un prodotto non adatto a tutti i videogiocatori. Cinque-sei ore per completarlo potrebbero sembrare poche ad alcuni giocatori.

Voto

9

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