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Vane, Recensione

Quando le attese diventano… vane

Sicuramente ricorderete la ricerca dei giganti nelle lande desolate di Shadow of the Colossus. O ancora, l’amicizia tra Trico e il piccolo monaco in The Last Guardian e certamente non avete scordato il magico racconto di ICO. Adesso, provate a fondere solo uno di questi con giochi in stile Another World o The Journey. Ecco, i ragazzi di Friend & Foe lo hanno fatto e hanno dato vita a Vane, un titolo che si è fatto molto attendere. Con tutte queste premesse, è possibile che qualcosa sia andato per il verso sbagliato?

Purtroppo si. Vediamo quindi cosa è andato storto e cosa invece può essere salvato.

Il percorso di Vane inizia in salita, già durante il suo sviluppo. L’annuncio infatti, risale metà 2014 e successivamente non si è saputo più nulla fino alla PlayStation Experience 2016 a cui è seguito un altro periodo di silenzio, fino ad arrivare a dicembre scorso, mese in cui è stata fissata la data di uscita, gennaio 2019. Cinque anni di notizie troppo frammentate e di enormi lassi di tempo di vuoto che già non convincevano.

STORIA E AMBIENTAZIONE

Tutti i dubbi in merito al travagliato sviluppo di Vane, purtroppo non vengono dissipati giocandolo, ma andiamo con ordine. Nel prologo, interpretiamo un ragazzo che tenta di sfuggire da una sorta di evento catastrofico. Già da qui, si intravede lo stile artistico di Vane, che cerca di unire il senso di vastità di Journey con il semplice lato artistico di Another World. L’ambiente che interagisce con il personaggio ostacolandolo, sembra essere l’inizio di una interessante storia che storia non è.

Successivamente passiamo a controllare un corvo e davanti ai nostri occhi si presenta un bellissimo paesaggio sconfinato fatto di canyon, rovine. Il senso di libertà subito si impossessa di noi: volare liberi in un paesaggio completamente senza confini. Ma, volare dove? Cosa dobbiamo fare? Qual è il nostro obiettivo? Ecco, tenete bene a mente quest’ultima domanda perché ci accompagnerà per tutto il resto del gioco. Dopo aver perso un bel po’ di tempo a prendere dimestichezza con i comandi del volatile, tutto fuorché semplici, capiamo che dobbiamo richiamare gli altri uccelli su una banderuola meteorologica posta in cima ad una collina, per far si che questa si rovesci sotto il peso dei volatili e possa rilasciare una sostanza che ci permetterà di trasformarci in un ragazzo. Il motivo di tutto questo? Non ci è dato saperlo.

Dopo esserci trasformati, inizia la nostra avventura all’interno di un edificio-prigione, all’interno del quale, passando dallo stato di volatile a uomo e viceversa, riusciamo a risolvere i vari enigmi e a proseguire, come sempre, senza che nulla ci venga vagamente spiegato.

La mancata spiegazione della trama, per non dire, la totale assenza di essa non è certamente un difetto a priori. Il difetto sta invece, nell’ impossibilità del giocatore di scoprirla, seppur attraverso un ambiente di gioco ricco di indizi che uniti, portano alla scoperta della verità. Ambiente che da un lato lascia a bocca aperta, con una landa desolata sconfinata, fino ad arrivare al paesaggio pre-catastrofe di fine gioco, ma dall’altro risulta essere vuoto e inutile ai fini dell’avanzamento al livello successivo. Troppo grande, ma troppo vuoto.

Tutto ciò rappresentato attraverso uno stile veramente degno di nota che rinuncia a effetti grafici particolari e a texture dettagliate, riuscendo comunque a trasmettere un senso di libertà, quando siamo in volo e un senso di oppressione quando ci troviamo all’interno della prigione.

GAMEPLAY DA RIVEDERE

Sembra che tutti gli sforzi di Friend & Foe siano confluiti unicamente nell’aspetto grafico e stilistico. Le sequenze di volo mostrano enormi limiti: lenti, pesanti, imprecisi e alla lunga frustranti; nonostante dobbiamo comandare un volatile tramite due sole azioni, volare e poggiarsi, tutto diventa snervante, tanto che sembra di essere alle prese con un’incudine. La situazione non migliora quando vestiamo i panni del ragazzo. Ci ritroviamo anche in questo caso a fare i conti con spostamenti lenti ed imprecisi. A questo si aggiungono le criticità di una telecamera inefficace. Non riusciamo infatti a seguire in maniera efficace l’azione e a posizionarsi nell’angolazione più utile, ritrovandoci quindi, a doverla spostare manualmente.

Gli enigmi ambientali sono ripetitivi e obbligano il giocatore a vagare per molto tempo all’interno, come sopra detto, di incomprensibili aree troppo grandi e vuote.

Purtroppo non è finita qui. A tutto questo bisogna aggiungere infatti, la presenza di numerosi bug inspiegabili, visto il gioco così breve (può essere portato a termine in quattro ore circa). che non fanno altro che aumentare la frustrazione e l’impostazione dei check-point per il salvataggio che non sono stati inseriti ad intervalli regolari e quindi, poiché non sappiamo se il salvataggio è avvenuto o meno, al momento di rientrare in game, saremo costretti a ripetere tutta una sezione dal principio.

QUALCOSA DA SALVARE COMUNQUE C’È

Ma Vane non è solo questo. La colonna sonora infatti risulta essere fatta molto bene, evocativa, calzante perfettamente con i vari livelli di gioco e mai invadente nei confronti dei rumori ambientali. Nonostante non sia procedurale, riesce comunque a trasmettere al giocatore emozioni e sensazioni.

Sono buone anche l’ambientazione e lo stile grafico che sono di livello ma per il resto finisce tutto qui. Dettagli che, tuttavia, non sono di poco conto perché come vedrete riescono ad alzare il livello globale del gioco.

COMMENTO FINALE

Nonostante le numerose influenze, Vane non ha centrato l’obiettivo: l’importante stile grafico e l’imponente colonna sonora si sforzano di sopperire alle evidenti carenze di gameplay e di trama.

Bisogna comunque dire che i primi minuti di gioco con il volatile e con il ragazzo sono sicuramente piacevoli, perché permettono di apprezzare rispettivamente la desolazione e la miseria e un senso di angoscia, come una sorta di agorafobia.

Vero è che anche altre opere come Limbo e The Journey sono caratterizzate da un’assenza di trama (se non altro non parliamo di una sceneggiatura da oscar me di un mero e proprio input, ndr), ma la componente ambientale e quella ludica di entrambi, non si ritrovano a fare il passo più lungo della gamba, trasmettendo invece molte emozioni.

Pregi

Stile grafico. Colonna sonora. Ambientazione.

Difetti

Gameplay frustrante. Bug inspiegabili. Trama assente.

Voto

6-

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