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Chronos: Before the Ashes, Recensione Pc

Gunfire Games ci porta a conoscere il prequel dell'acclamato Remnant: From the Ashes, originariamente concepito per la realtà virtuale e ora adattato a una fruizione "tradizionale"; ecco come è andata

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Correva l’anno 2016 quando Chronos: Before the Ashes venne concepito per la realtà virtuale, e nello specifico per dispositivi Oculus. Un gioco di ruolo per giocatore singolo dalla grande atmosfera, che proponeva inquadrature fisse e una visuale in terza persona. Si è trattato tuttavia di un progetto che è passato presto in cavalleria per via del riscontro tutt’altro che eccezionale. Negli anni successivi però lo studio Gunfire Games non è certo rimasto con le mani in mano.

Senza particolare clamore nell’estate dello scorso anno venne infatti rilasciato l’ottimo Remnant: From the Ashes, che recentemente ha festeggiato le oltre 2,5 milioni di unità vendute su Pc e console. Ed è proprio in virtù di tale successo che il team di sviluppo ha deciso di riesumare Chronos, che già dal nome lascia intuire il fatto di costituire il prequel di Remnant. Una sorta di episodio zero che apre, seppur in maniera criptica (ma allo stesso tempo intrigante), alla lore del “fratello maggiore”, e altresì sequel.

Pubblicato da THQ Nordic, il titolo è disponibile su Pc, PS4, Xbox One e Switch. Di seguito la nostra recensione della versione Steam di Chronos: Before the Ashes. Vi auguriamo una piacevole lettura.

UN LABIRINTO DI MISTERI

Iniziamo subito col dire che rispetto a Remnant, Chronos: Before the Ashes punta con decisione sul fantasy, più che sul fantascientifico. A livello di ambientazioni ma soprattutto di lore, che potrà essere approfondita grazie ai documenti seminati lungo la mappa di gioco. A differenza del “sequel” però, quest’ultima non sarà generata proceduralmente. Ci ritroveremo dunque in un labirinto persistente.

Senza scendere troppo nei dettagli, ci ritroveremo nei panni di un eroe (o eroina, a discrezione) a cui viene affidato il compito di sconfiggere un drago ancestrale. Esso ha seminato rovina e devastazione nel mondo, arrivando a far regredire tecnologicamente (quasi fino a una sorta di Medioevo) quella che sembra essere stata una civilità avanzata. Almeno in origine.

Chronos: Before the Ashes
Un menu tradizionale ci permetterà di monitorare le nostre statistiche. Perchè c’è l’età? E’ presto detto…

Per salvare l’umanità dovremo quindi addentrarci nel Labirinto, una struttura multistrato che comprende diverse dimensioni temporali. Infatti ci ritroveremo a viaggiare tra più mondi diversi, attraverso dei portali, nel tentativo di trovare e sconfiggere la tirannica belva alata all’origine di tutto. Per farlo dovremo sconfiggere numerosi nemici, risolvere enigmi e rompicapo e soprattutto sopravvivere.

Come avremo modo di scoprire, Chronos: Before the Ashes ha ereditato molto (anche troppo) dalla versione originale, a partire dalla meccanica più originale e riuscita dell’intera produzione. Quella legata all’invecchiamento. La partita inizia infatti nei panni di un guerriero diciottenne, che invecchierà di un anno in seguito a ogni morte nel Labirinto. Ciò ha effetto anche sul gameplay, e ora vedremo in che modo.

MORTI CHE VAI, VECCHIAIA CHE TROVI

Chronos: Before the Ashes
Imparare movimenti e attacchi dei nemici (pattern, in gergo tecnico) sarà fondamentale per reagire con efficacia e dunque sopravvivere

Chronos: Before the Ashes si configura come un action-rpg di stampo tradizionale ma dall’accento soulslike, specie sul fronte del combattimento. Scontri contro uno o pochi avversari alla volta, schivate e contrattacchi… Poco “spettacolo” (tipico dei Quick Time Event ecc) e molta sostanza. La progressione però ruota attorno alla meccanica che abbiamo menzionato pocanzi, cioè quella dell’invecchiamento.

Invecchiare un anno alla volta (in seguito a ciascuna morte) non influenzerà solamente l’aspetto del nostro eroe, ma anche il suo modo di combattere. Inizieremo infatti nei panni di un diciottenne, forte e scattante. Con l’avanzare dell’età statistiche come forza e agilità subiranno fisiologicamente delle riduzioni. Ma d’altra parte avremo un incremento sul fronte delle abilità arcane. Una maggiore saggezza che si tradurrà nella facoltà di utilizzare abilità speciali e poteri elementali, seppur per periodi di tempo limitati.

Chronos: Before the Ashes
Ogni 10 anni di età (20, 30, 40 ecc) potremo scegliere un bonus passivo permanente, che andrà a influenzare il nostro stile di gioco

Gli scontri tuttavia sono esclusivamente all’arma bianca. Nello specifico con un’arma a una mano (spade, martelli ecc) e uno scudo. Niente armi a due mani, niente magie o attacchi a distanza di sorta. La natura del titolo, che ricordiamo essere stato concepito originariamente per VR, si fa sentire attraverso un’estrema semplificazione, sotto molteplici aspetti.

Anche il sistema di combattimento, pur essendo sostanzialmente equilibrato nella sua “legnosità”, appare tragicamente e tecnicamente troppo arretrato. Specie se lo si accosta ai giganti del genere, ma non solo. Chi viene da un Dark Souls o da altri titoli sui generis noterà senz’altro il ritmo fin troppo “blando” degli scontri. Dove a spuntarla, più che l’abilità, è la pazienza nell’attendere il momento giusto per contrattaccare.

UNA TRANSIZIONE INFELICE

Chronos: Before the Ashes
Il comune denominatore tra i boss è che saranno tutti più grossi di noi. A volte MOLTO più grossi

Anche sul fronte tecnico Chronos: Before the Ashes è ben lungi dal brillare. Pur essendo ispirate e affascinanti, le ambientazioni si sono rivelate poco varie. Difatti abbiamo assistito a un consistente riciclo di assets, che hanno dato la pennellata finale all’immagine complessiva che mostra un titolo piuttosto raffazzonato. La transizione da VR a piattaforme più “tradizionali” poteva e doveva essere compiuto meglio, soprattutto a livello di contenuti.

Pochissime armi, un unico modo di combattere, ambientazioni ripetitive e un’impostazione troppo semplicistica, come abbiamo già avuto modo di accennare. Persino l’inventario e la gestione del personaggio mostra i segni evidenti di un’interfaccia avente il “minimo indispensabile”. Che su un titolo non VR (dove viceversa ciò ha e avrebbe senso) non può certo dare una buona impressione.

Chronos: Before the Ashes
La differenza tra una spada e un martello si farà sentire a livello di “feeling”, ma rimane imbarazzante l’essere costretti a combattere unicamente con scudo e arma a una mano

Anche il combattimento risente di questa transizione affrettata (o poco curata), con ben poche animazioni ed effetti che rendono ancora più evidente quanto poco sarebbe bastato a far salire di livello il titolo. Che pur non essendo complessivamente malvagio espone non uno, ma entrambi i fianchi a quelli che sono i concorrenti. Che di Chronos: Before the Ashes ne fanno e ne farebbero, non a torto, polpette.

La possibilità di selezionare il livello di difficoltà a inizio partita non è certo da soulslike, ma smorza (anche se di poco..) la frustrazione derivante da possibili morti indipendenti da nostri errori o mancanze in termini di abilità. A ostacolarci infatti ci sarà persino la telecamera, che non di rado risulterà parecchio imprecisa. Il che ci porterà a subire svariati colpi gratuiti che potrebbero condurci alla morte.

Chronos: Before the Ashes

COMMENTO FINALE

Chronos: Before the Ashes si aggiunge alla (comunque non abbondante) sequela di titoli che, inizialmente concepiti per la realtà virtuale, sono stati poi adattati per una fruizione più tradizionale. L’impressione però è che la transizione da parte di Gunfire Games sia stata eseguita in maniera veramente superficiale. Scarsa varietà nell’equipaggiamento e nelle opzioni di personalizzazione, combattimento solido ma troppo basilare, ritmi tutt’altro che dinamici… Sembra quasi di trovarsi di fronte a un gioco VR (con tutti i limiti del caso), senza però l’ausilio del visore.

Poteva e doveva essere fatto sicuramente di più, soprattutto in virtù di quanto di buono effettivamente c’è. Dalla meccanica dell’invecchiamento legata al numero di morti e alla conseguente modifica dello stile di gioco alla lore. Che espande grandemente e meravigliosamente l’universo che gli appassionati avranno già conosciuto in Remnant. Per questo motivo coloro che non l’hanno giocato potrebbero finire col perdersi numerose chicche e riferimenti. Per il resto rimane un action-rpg dagli elementi soulslike che merita una chance in virtù del prezzo budget, ma che sfigura tremendamente rispetto ai diretti concorrenti.

Pregi

Una lore difficile da ricostruire, ma veramente suggestiva. Originale e ben studiata meccanica legata all'invecchiamento, vero (e forse unico) lampo di luce in un titolo che brancola nel buio.

Difetti

Comparto tecnico con falle da quasi tutte le parti: sia fronte grafico che ludico. Ricicli di ambientazioni fin troppo evidenti. Combat system discreto ma troppo basilare e scarno, che a fronte della concorrenza risulta tremendamente arretrato. Telecamera imprecisa e frustrante. Scarsa varietà (di armi, di stili di combattimento ecc) figlia di una transizione approssimativa dalla versione VR.

Voto

5,5

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