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Song Of Horror, recensione dell’episodio tre

La strada che porta alla risoluzione del mistero che avvolge la scomparsa di Husher è ancora lungi dal concludersi

Protocol Games ha organizzato per il suo Song Of Horror (qui la nostra recensione) una distribuzione, compiuta da Raiser Games, diluita in cinque episodi, che avrà termine a marzo di quest’anno.

A dispetto del budget non proprio faraonico, il team spagnolo è riuscito a mettere su una storia interessante, che tra un clichè e l’altro non si risparmia comunque dal solleticare la curiosità, oltre che i nervi, del giocatore. Intitolato A Twisted Trail (“una pista contorta”), il terzo episodio del titolo prosegue l’indagine di Daniel Noyer sulla sparizione di Sebastian Husher e della sua famiglia, che questa volta lo condurrà presso l’università dove lo scrittore lavorava.

Ricordiamo che il terzo episodio, al pari degli altri due finora usciti, sono disponibili su Steam, e sono acquistabili sia singolarmente che insieme nel pacchetto Nightmare Season Pass, che comprenderà anche i due episodi ancora in attesa di rilascio.

SEMPRE PIU’ A FONDO NEL MISTERO

Tutto è cominciato con la scomparsa di Sebastian P.Husher, un scrittore e professore universitario misteriosamente scomparso assieme alla sua famiglia. Daniel Noyer viene inizialmente incaricato dalla sua agenzia di recuperare il manoscritto che Husher avrebbe dovuto consegnare, ma poi inizia un’indagine che lo porterà a scontrarsi con un mistero fitto e spaventoso. A partire dall’esplorazione del maniero dove il professore risiedeva, primo luogo di incontro con la misteriosa entità The Presence, che rivelandosi infruttuosa viene poi spostata a un negozio d’antichità. Lì prende piede il secondo capitolo, che sviluppa l’indagine parallela sul misterioso carillon legato a The Presence e dunque alla scomparsa dello scrittore, ma che si arena inesorabilmente una volta appresa la tragica sorte del proprietario del negozio.

Song Of Horror

Nuovi sviluppi consentono di risalire ai proprietari originali di quel terrificante oggetto, e così l’indagine di Noyer prosegue lungo nuovi binari, che lo conducono all’università (chiusa da tempo per lavori di ristrutturazione) dove Husher lavorava. Così prende piede il terzo episodio di Song Of Horror, che si mantiene sulla falsariga dei primi per quanto concerne le meccaniche base del titolo, come ad esempio la morte permanente del personaggi.

Essendo disponibili tre personaggi e non quattro, il rischio di dover ricominciare da capo l’episodio sarà dunque più concreto. In questo caso infatti ad affiancare Daniel Noyer ci saranno solo altri due personaggi, totalmente inediti e strettamente collegati allo stesso Husher.
Uno è Omar Nassiri, professore ordinario di storia presso quella stessa università ed ex-studente dello scrittore scomparso; l’altra è Grace Richards, una brillante dottoranda in storia seguita dai due docenti citati.

TRA NOVITA’ E CERTEZZE CONSOLIDATE

Song Of Horror

In A Twisted Trail non mancano le novità a livello di gameplay. Nei primi due episodi infatti l’indagine poteva essere portata avanti da un personaggio alla volta. L’investigatore poteva arrivare fino in fondo al livello, oppure trovare disgraziatamente la morte prima, per poi venire rimpiazzato da un altro personaggio selezionabile, che avrebbe ripreso esattamente dagli indizi raccolti fino a quel momento. In questo terzo episodio invece i tre personaggi possono essere cambiati liberamente a partita in corso, con il giocatore che viene incentivato a farlo, dal momento che non tutte le aree dell’università sono accessibili per la totalità dei personaggi.

Questa nuova meccanica ravviva un po’ la formula di Song Of Horror, che inoltre amplia ancora di più il repertorio di The Presence. La misteriosa entità potrà infatti palesarsi in maniere nuove, senza trascurare quelle più tradizionali affinate nei precedenti due episodi. Protocol Games non ha lesinato sulle novità, con quest’episodio che prevede una divisione in tre parti, dove per la terza il giocatore avrà la possibilità di impersonare lo stesso Sebastian Husher in un inquietante (ma illuminante) flashback.

Song Of Horror

Il resto si rivela conforme a quanto visto finora. Nel corso dell’indagine si avrà a che fare con una nuova sequela di enigmi, tendenzialmente più facili rispetto al passato recente ma ugualmente interessanti nella loro cripticità.

L’utilizzo dell’Unreal Engine si conferma di spessore, con ambientazioni e scenari ancor più dettagliati e realistici, che assieme al pregevole comparto audio (uno dei punti di forza del climax generale, ma anche del titolo in sé) metteranno ancor più a dura prova i nervi del giocatore. L’interpretazione dei dialoghi è altresì ottima, mentre le cutscene si confermano invece sottotono, al pari delle animazioni facciali poco varie e convincenti, che assieme a un framerate a tratti instabile macchiano una direzione che altrimenti sarebbe andata unicamente verso il miglioramento.

COMMENTO FINALE

Protocol Games prosegue con successo l’avvincente indagine di Daniel Noyer all’interno di Song Of Horror. Il mistero dietro alla scomparsa di Sebastian Husher si fa ancora più intrigante tra un consolidamento di quanto buono fatto finora assieme all’introduzione di qualche nuova, gradita meccanica. L’ibridazione tra avventura grafica e survival horror continua a convincere, nonostante la presenza dei difetti già riscontrati nei precedenti capitoli, primo fra tutti un’ottimizzazione ancora non perfetta. La totale assenza di una localizzazione in italiano si fa sentire, ma non costituisce una tragedia per una trama ugualmente godibile, interessante e ricca di dettagli ma mai eccessivamente complessa. Nei prossimi due episodi vedremo come proseguirà l’indagine con The Presence a tallonarci da vicino, assieme al proseguimento del lavoro del team iberico.

Pregi

La direzione artistica si conferma ottima nell'animare lo svolgimento di una trama interessante e avvincente. Le novità a livello di gameplay svecchiano non poco una formula che stava rischiando di diventare pesante.

Difetti

Si confermano sia le animazioni facciali di infimo livello, che stonano con la qualità di tutto il resto, sia l'ottimizzazione altalenante, con il framerate che soffre in più occasioni senza una ragione apparente.

Voto

Si

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