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Days Gone, Recensione

La nuova esclusiva Sony targata Bend Studio ambientata in un mondo in rovina popolato da terribili creature: capolavoro o no?

Days Gone è uno dei progetti su cui Sony punta di più in questa stagione. Un’esclusiva ambiziosa, che nel corso dell’ultimo anno di sviluppo in particolare, ha subito dei cambiamenti e ricevuto diversi trattamenti strutturali utili, secondo gli sviluppatori, a donargli una personalità ben definita e meno “generica” rispetto a quanto realizzato fino a quel momento.

Anche perché in un mercato così concorrenziale come quello delle avventure a mondo aperto e con tematiche ormai abusate come quelle post-apocalittiche, il nuovo progetto di Bend Studio deve mettercela tutta per farsi notare, valorizzando al meglio quelle caratteristiche, dalla storia al sistema di missioni ai contenuti secondari dell’open world, sui quali si basa spesso parte del divertimento a lungo termine di questa tipologia di produzioni. Ebbene, se c’è riuscito lo scoprirete leggendo le prossime righe.

PANDEMIA MORTALE

In Days Gone il videogiocatore viene catapultato in un mondo post-apocalittico due anni dopo una terribile pandemia che ha decimato la popolazione mondiale trasformando molti dei sopravvissuti in creature estremamente aggressive e violente chiamate “freakers”.

Ne esistono di vari tipi, e ciascuno di loro ha nel gioco comportamenti ed esigenze differenti che variano a seconda del tempo, della posizione e perfino dell’ora del giorno e della notte: ci sono momenti in cui hanno bisogno di nutrirsi, di dormire, di bere, altri in cui vanno a caccia, e così via. Non a caso, come vedremo più avanti, i cambiamenti climatici, quelli stagionali e il ciclo giorno/notte hanno un loro peso all’interno delle dinamiche di gioco.

In questo contesto si svolgono le vicende del protagonista, Deacon St. John, un biker che cerca giornalmente una ragione per continuare a vivere. Deacon, infatti, non ritiene di essere fortunato per essere ancora vivo, ma solo di non essersi trasformato in uno di “quei cosi” inferociti che vagano per il mondo. In fondo tipi come lui restano convinti che quando arriva la fine dei tempi forse è meglio morire subito ed evitarsi la tortura di dover sopravvivere ancora un altro giorno fra stenti e dolori. E tra i ricordi. I terribili ricordi di chi non ce l’ha fatta e non c’è più, come la moglie Sarah, sparita nel nulla dopo l’evaquazione da Farewaell, in Oregon, operata dalla N.E.R.O. (National Emergency Response Organization) e probabilmente morta.

Viva però nelle memorie del marito, che magari esplodono prepotentemente nella sua testa nei momenti più disparati, nel silenzio della notte, davanti a un oggetto particolarmente caro, come un anello, oppure all’immagine di una pubblicità che emerge parzialmente da sotto un cumulo di detriti.

Là, dove un tempo sorgeva un quartiere brulicante di attività commerciali, e dove ora si sentono solo i lamenti lontani di creature che non sono più umane, che come bestie affamate si aggirano tra le ombre in cerca delle loro vittime. Nel frattempo, però, in tanti provano a resistere e vivere, anche a costo di rischiare la vita. La violenza è, volente o nolente, la compagna di vita di ogni sopravvissuto all’olocausto. Ma lo è, salvo rare eccezioni come nel caso di individui dall’indole sadica, per necessità, disperazione. Di fatto non è mai gratuita, ma quasi sempre “giustificata” o perlomeno motivata dagli eventi.

SOPRAVVIVERE IN UN MONDO OSTILE

Days Gone è quindi un gioco di sopravvivenza a tutti gli effetti, dove fra i resti della civiltà quasi scomparsa il giocatore deve raccogliere le risorse che gli servono per andare avanti, recuperando dalle macerie materiale appartenuto ai tanti sfortunati individui morti prima, durante e dopo l’infezione iniziale, o direttamente da quei superstiti pronti a loro volta a depredarlo.

Medicinali, batterie, contenitori per l’acqua, proiettili, benzina e pezzi di ricambio per la moto, giusto per fare degli esempi, sono utili per il protagonista per risolvere eventuali mancanze nelle proprie scorte, oppure come “moneta” di scambio da barattare con altri sopravvissuti. Questi, tra l’altro, possono perfino commissionargli degli incarichi in cambio di qualche ricompensa. Da questo punto di vista il titolo di Bend Studio propone diverse missioni facoltative che servono tra l’altro pure per spezzare il ritmo della campagna principale, oltre che per approfondire la conoscenza del territorio e degli eventi catastrofici che lo hanno riguardato insieme ai suoi abitanti.

Ma svolgere determinati compiti non è impresa facile considerate le terribili minacce che infestano la mappa. Per difendersi dai nemici e sopravvivere è quindi necessario saper sfruttare a dovere di volta in volta le armi a disposizione, molte delle quali sono improvvisate, come tubi di ferro, bastoni, molotov. Ma anche lo scenario e la sua conformazione hanno una loro utilità, visto che studiandone la struttura è possibile approntare delle tattiche che tengono ovviamente conto del numero e della tipologia degli avversari.

Chiaro che una cosa, almeno sulla carta, è affrontare qualche sprovveduto sopravvissuto, un altro avere a che fare con delinquenti o ex militari super addestrati (nonostante la loro IA non brilli per acume). Allo stesso modo, un conto è vedersela con un paio di lupi mutati o un’orda composta da una manciata di infetti, un’altra con un enorme grizzly o un centinaio e più di creature. In questi ultimi casi bisogna pianificare un minimo di strategia, magari preparando delle trappole e studiando dei modi per attirarli in luoghi dove poi può risultare più semplice eliminarli.

Nel caso di un’orda, per esempio, l’ideale può essere una stretta gola dove incanalarla, così da costringere gli infetti ad avanzare due o tre alla volta e ucciderli facilmente. Oppure all’interno del letto di un torrente in secca o una fossa, dove seppellirli col fango, con un blocco di tronchi lanciati dall’alto o bruciarli con la benzina e il fuoco. L’orda di freaks è rappresentata i questi casi da una barra in alto nello schermo che indica approssimativamente il numero di mostri che la compongono: riducendone pian piano la quantità sul campo, decresce anche il numero sull’indicatore, fino ad eliminarli del tutto. Questi sono tra i momenti meglio riusciti di Days Gone: attimi di pura adrenalina con centinaia di nemici contemporaneamente sullo schermo, la tensione che sale e la paura che una trappola esplosiva faccia cilecca o la si attivi troppo tardi.

UNA MOTO PER AMICA

L’esperienza di avere a che fare con un numero elevato di nemici è particolarmente impegnativa, nonostante la possibilità di sfruttare, come scritto prima, alcuni elementi dello scenario. Barili e cisterne esplosive, armi di diversa fattura e potenza, trappole, Deacon può ricorrere a parecchi sistemi per resistere alla mandria di creature ed eliminarla.
Ha a disposizione perfino una sorta di ralenti dell’azione in relazione all’arma equipaggiata, che è attivabile con L2 e permette di liberarsi dei nemici più vicini ottenendo qualche secondo prezioso per spostarsi o guadagnare terreno. In questi casi, dopo aver iniziato lo scontro a fuoco, tutto diventa un adrenalinico girotondo continuo, dove il personaggio corre inseguito dagli infetti, si volta per abbatterne qualcuno, poi rotola, riprende a scappare, piazzare esplosivi e di nuovo via. Tattica e riflessi sono quindi gli elementi chiave di questi momenti del gioco, al pari del loot che rappresenta un fattore decisivo nell’ottica del gameplay.

In ogni caso, meglio tenere a portata di mano la fidata moto. Questo mezzo, infatti, non ha solo una funzione prettamente estetica, legata alla figura del protagonista, ma riveste un ruolo importante all’interno delle dinamiche di gioco. La fidata due ruote di Deacon, infatti, è utilissima per svolgere decine di compiti, compreso esplorare le vaste mappe dell’Oregon, evadere rapidamente da situazioni rischiose o “caricare” i nemici. Non a caso viene trattata dal gioco quasi fosse un personaggio.

La moto può infatti evolvere, essere migliorata attraverso tutta una serie di elementi sbloccabili o recuperabili in gioco e dopo equipaggiabili. Rivolgendosi a un meccanico in uno dei diversi avamposti umani dove sopravvive ancora qualche barlume di civiltà, si possono potenziare le capacità del serbatoio e quelle del motore, oppure le forcelle e il telaio per renderle più resistenti, e così via. A patto però di avere i giusti pezzi di ricambio o il materiale necessario per costruirli, oltre a un buon livello di “fiducia” nei confronti del tecnico. La fiducia è infatti importante in Days Gone, visto che ottenerne un livello avanzato da certi individui permette al giocatore di instaurare rapporti migliori e quindi ricevere in cambio particolari bonus, come sconti nei negozi, supporto logistico e, nel caso dei meccanici, l’accesso a migliorie più avanzate per la moto.

TRA LUCI E OMBRE

La fiducia si acquisisce (e incrementa) svolgendo tutta una serie di azioni favorevoli ai personaggi non giocanti con cui si entra in contatto.
Spesso portando a termine delle missioni secondarie assegnate proprio da loro a Deacon di cui accennavamo all’inizio dell’articolo. Queste sono abbastanza variegate e generalmente, come per gli incarichi principali, lasciano una certa libertà di approccio all’utente che può, quindi, agire anche in maniera silenziosa, muovendosi nell’ombra per sorprendere i nemici alle spalle.

Da questo punto di vista le meccaniche stealth funzionano piuttosto bene e si fanno preferire a quelle più dinamiche. Non che i momenti più action siano deludenti, anzi, il sistema di sparatorie funziona abbastanza bene e si fa apprezzare per il senso di pesantezza e realismo delle varie armi, ma muoversi furtivamente dà a nostro parere più soddisfazioni. Inoltre consente di sprecare meno risorse in termini di proiettili e medicinali, se giocate bene. In questa fase Deacon può ricorrere a un binocolo, utile per individuare e marcare i movimenti dei nemici, che poi restano ben visibili sulla mappa in basso a destra dello schermo, e ad alcuni diversivi richiamabili, come tutte le armi e gli oggetti a disposizione, tramite una comoda interfaccia grafica a ruota.

Lanciare una pietra per distrarre una guardia o una creatura, attivare un megafono per richiamarli via da un determinato luogo o provocare una piccola esplosione a distanza per lo stesso scopo sono solo alcune delle cose che il gioco permette di fare in tal senso. Magari contando su un orario specifico o un momento della stagione particolare, per “coprire” i propri spostamenti sfruttando anche i fenomeni naturali

Days Gone è un open world tecnicamente molto elaborato, con orde di creature che si muovono in tempo reale in un mondo di gioco ottimamente riprodotto, ricco di flora e fauna, col ciclo giorno e notte, come scritto prima, e un ambiente che si modifica al passaggio di un temporale o di una mandria di mostri. Dove la neve scende copiosa in tempo reale per ricoprire in maniera naturale i boschi e gli edifici che compongono la mappa, le luci e il design delle aree restituiscono scorci spesso suggestivi e i personaggi sono riprodotti con una certa cura. Ma forse anche per questa sua grandezza e ricerca di realismo, ha creato qualche problema di ottimizzazione ai ragazzi di Bend Studios, prestando il fianco a diversi bug e ad alcune critiche.

Days Gone è, infatti, martoriato da alcuni problemi sia generali che strutturali. Innanzitutto, nonostante siano già state rilasciate delle patch (noi abbiamo giocato prima e dopo la 1.3), il titolo presenta dei bug fastidiosi come saltuari freeze, missioni che non si concludono malgrado si siano soddisfatte tutte le richieste dell’incarico, e glitch vari.

Questi ultimi non pregiudicano la fruibilità del gioco, tranne quando vengono fuori in un momento clou dell’avventura, ma stonano in una produzione di questo livello. Poi la storia, seppur capace di intrattenere il giocatore per lunghi tratti grazie anche alla personalità del suo protagonista, manca di mordente e non riesce a spiccare il volo per distinguersi dalla massa, né a coinvolgere emotivamente più di tanto, come avviene per esempio in The Last of Us. Da questo punto di vista il gioco di Naughty Dog, volente o nolente pietra di paragone per il genere, è inarrivabile. In termini di giocabilità, invece, certe missioni alla lunga risultano ripetitive, così come simili tra loro diventano dopo un po’ le sessioni legate allo sterminio delle orde di freaks. Cambiano magari gli ambienti e le armi utilizzate per lo scopo, ma una volta capito come sfruttare a dovere trappole e terreno, in linea di massima si finisce sempre per fare le stesse cose.

COMMENTO FINALE

Come abbiamo scritto nell’introduzione, in un mercato così concorrenziale come quello delle avventure a mondo aperto e con un’ambientazione ormai abusata, il nuovo progetto di Bend Studio doveva mettercela tutta per farsi notare, dotandosi di una personalità ben definita tale da valorizzare al meglio le sue caratteristiche. Ebbene, l’obiettivo è stato raggiunto a metà: da un lato abbiamo infatti una produzione che propone uno scenario a mondo aperto ben ricostruito sia dal punto di vista visivo che “naturale”, con un ottimo ciclo giorno/notte, le condizioni meteo variabili e una natura e una fauna che si trasformano proprio in funzione di ciò che accade loro intorno. Allo stesso modo ci sono piaciuti il personaggio di Deacon, l’idea delle mandrie di creature con centinaia di nemici contemporaneamente sullo schermo, e le meccaniche stealth.

Dall’altro non ci hanno convinto un’intelligenza artificiale poco rifinita, una trama che va avanti tra alti e bassi senza mai coinvolgere emotivamente più di tanto, e alcune fasi dell’avventura che si ripetono diventando alla lunga noiosette, che unite a qualche bug di troppo, ne pregiudicano in buona parte una valutazione che resta sì positiva, ma parecchio al di sotto delle aspettative. Insomma, a conti fatti Days Gone non riesce a esprimere le sue tante potenzialità all’interno di un genere le cui tematiche sono state viste e riviste su praticamente tutti i media, anche se siamo certi che da queste basi Sony Bend Studios potrebbe trarre gli spunti giusti per ottimizzare il prodotto con futuri update ed evitare di ripetere certi errori in un eventuale Days Gone 2.

Pregi

Un vasto mondo aperto ben ricreato, con un ecosistema credibile e liberamente esplorabile. Longevità garantita dalle tante cose da fare. Meccaniche stealth ben implementate. Interessante l'idea di fare "evolvere" la moto del protagonista come un "personaggio". Combattere le orde di freaks regala momenti di pura adrenalina

Difetti

Trama solo discreta, incapace di coinvolgere emotivamente come in altre produzioni analoghe. Intelligenza artificiale dei nemici umani da rivedere. Alcuni problemi tecnici ne affliggono la giocabilità. Certi incarichi alla lunga diventano ripetitivi.

Voto

8-

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