RecensioniMulti

Mortal Kombat 11, Recensione

Brutale e piacevole da giocare, il nuovo capitolo della serie picchiaduro segna un nuovo step: scoprite perché con noi

Mortal Kombat 11 è il nuovo capitolo della popolare serie di picchiaduro 2.5d di NetherRealm Studios. Un titolo ambizioso, perché nonostante resti ancorato a quelli che da anni sono ormai i suoi elementi cardine, come la violenza, la spettacolarità delle mosse e la rapidità dell’azione, senza però rinunciare a certi tecnicismi, prova a cambiare alcuni elementi del gameplay introducendo delle nuove meccaniche che, come vedremo, a nostro parere ne migliorano e completano l’esperienza rendendola perfino un po’ più tattica.

Insomma, non rivoluziona, ma nemmeno si culla sugli allori della tradizione. Ma procediamo con ordine ricordandovi che proprio oggi esce l’ennesimo episodio di una serie picchiaduro cardini della storia dei videogiochi uscito oggi su Pc, PS4, Xbox One e Switch.

FRA TRADIZIONE E NOVITÀ

Una volta caricato il gioco, si viene accolti da un menu come sempre comodo da usare e con tante sotto-sessioni. Oltre alle modalità, di cui scriveremo più avanti, è possibile cimentarsi in combattenti selezionabili, con altri che verranno come ormai da tradizione aggiunti nei prossimi mesi attraverso dei dlc.

Oltre ai “vecchi” Sonya Blade, Baraka, Johnny Cage, Sub-Zero, Raiden, Scorpion, Kano, D’Vorah, Jade e Shao Kahn, ci sono i vari Cassie Cage, Skarlet, Liu Kang e personaggi inediti, come per esempio Geras, che possiede il potere di controllare lo scorrere del tempo e la sabbia.

Ciascuno di loro è disponibile con vari costumi alternativi, Fatality e Brutality personali, più tre stili di lotta differenti che ne variano le combo, le mosse speciali e lo stile.

Da questo punto di vista Mortal Kombat 11 offre però maggiori opportunità di personalizzazione rispetto al recente passato, visto che offre la possibilità di realizzarne di originali per ogni lottatore. Questo inserendo in appositi slot delle mosse extra a scelta, comprese abilità speciali e brutality, che vanno quindi ad aggiungersi a quelle di base. Ovviamente bisogna fare attenzione alla compatibilità con altre già equipaggiate visto che alcune sono incompatibili tra loro.

Come se non bastasse ciascun lottatore può anche equipaggiare tre diversi artefatti capaci di modificare a loro volta le statistiche di difesa e attacco, nonché l’efficacia di alcune mosse.

Tali combinazioni valgono però solo per il gioco offline, mentre per il multigiocatore sono disabilitate per rendere ogni incontro il più equilibrato possibile. La possibilità di personalizzare quasi a piacimento i personaggi si allarga anche alla parte estetica: sono infatti disponibili una vasta gamma di skin, equipaggiamenti, animazioni introduttive e di vittoria, sbloccabili durante le varie partite o acquistabili nella Kripta tramite i cristalli del tempo, ovverosia la valuta del gioco. Tutte queste personalizzazioni aprono le porte quindi a un’infinità di combinazioni possibili e dunque di variabili, all’interno di un titolo le cui meccaniche principali, come anticipato in apertura, restano ancorate a elementi cardine quali la violenza e i tecnicismi, che faranno felici tutti coloro che sono disposti a dedicargli un po’ di tempo in più per apprenderne ogni singola mossa, e che magari sono disposti a giocarlo a livelli di difficoltà più avanzate.

Perché ovviamente è proprio alzando il tasso di sfida che le cose si fanno più interessanti e si possono apprezzare meglio quegli elementi strategici scaturiti dal lavoro di ottimizzazione e rinnovamento operato da NetherRealm Studios.

A cominciare dalla Flawless Block, una parata che se eseguita col giusto tempismo (dunque in maniera “perfetta”), consente di sfruttare l’attimo di sbandamento dell’avversario bloccato per aprirsi un varco nelle sue difese e lanciare un contrattacco. A proposito, in Mortal Kombat 11 ci sono adesso due distinte barre energetiche, una per le manovre difensive e una per quelle offensive, rispetto a quella condivisa dello scorso capitolo.

In questo modo la prima può essere utilizzata per le classiche interazioni ambientali o per recuperare velocemente salute magari dopo un atterramento, mentre l’indicatore legato alle mosse d’attacco consente di allungare certe mosse aggiungendone una seconda a completamento. Ma non è tutto: entrambe non richiedono di portare a segno attacchi o azioni difensive per ricaricarsi ma lo fanno in automatico durante l’incontro.

Tra le novità ci sono anche delle nuove combinazioni letali come le Fatal Blow: si tratta di mosse speciali simili alle vecchie X-Ray che si attivano quando la salute di un combattente scende al di sotto del 30%, che possono essere usate una sola volta per sfida. Se i primi colpi vanno a segno, ne scaturisce una sequenza animata fatta di colpi devastanti e inarrestabili che possono di fatto ribaltare l’esito di un incontro. Viceversa, se si riescono a bloccare i primi colpi, l’azione non parte.

SPETTACOLARE E LONGEVO

 

Queste novità aggiungono ulteriore pepe agli incontri, rendendoli più vari nello svolgersi, anche se le Fatal Blow in alcuni casi potrebbero risultare sbilancianti all’interno di taluni incontri, favorendo i neofiti.

Ovvio che le percentuali di riuscita in quest’ultimo caso sono basse, ma è una possibilità che evita ai meno esperti di scoraggiarsi troppo facilmente davanti a un gioco la cui curva di apprendimento non è complessa, ma richiede comunque un certo impegno. Alle Fatal Blow si aggiungono poi le Crushing Blows, che funzionano in maniera non dissimile alle Lethal Hit di Soulcalibur VI: si attivano mandando a segno determinati colpi in sequenza, attribuendo a questi ultimi pi potenza al punto da frantumare le ossa degli avversari come evidenziato dallo zoom che inquadra proprio le parti danneggiate.

A fronte di questo mix di vecchi e nuovi elementi, gli scontri risultano di base equilibrati, lasciando quindi alle abilità dei singoli giocatori il compito reale di romperne la stabilità, e da questo punto di vista un altro elemento che esercita un ruolo importante all’interno delle meccaniche di gioco è la fisica, decisamente capace di restituire la sensazione di dare e ricevere dei colpi reali, oltre che di controllare corpi ora massicci, ora più agili, a seconda della stazza del personaggio.

Allo stesso modo l’assenza della corsa e la possibilità di interagire come sempre con alcuni elementi dello scenario, danno ai giocatori la possibilità di tentare tante strade nell’approccio a determinate fasi dell’incontro, e nel provare nuove combinazioni di mosse. La maggiore profondità nel gameplay viene corroborata infine da quella massiccia dose di violenza tendente al caricaturale che da sempre caratterizza la saga, e da una serie di altri elementi ormai tradizionali, dalle già citate Brutality, per mutilare l’avversario ormai annichilito, alle Stage Brutality, da fare sfruttando alcuni elementi dello scenario, oltre alle immancabili Fatality, che in particolari condizioni, a fine incontro, permettono al vincitore di fare scempio del corpo inerme dell’avversario, con soluzioni spesso fuori di testa. In questo episodio, infine, tornano le Mercy da Mortal Kombat III, ovverosia delle mosse finali che si possono eseguire solo vincendo il terzo round di una sfida e che donano un pizzico di energia a un avversario sconfitto che attende ormai solo di essere ucciso con una Fatality.

Per quanto concerne il fronte tecnico, Mortal Kombat 11 conferma le buone impressioni che avevamo avuto nel corso delle scorse settimane, rivelandosi superiore al suo diretto predecessore. I personaggi sono ben caratterizzati e anche i nuovi arrivati godono di un design abbastanza ispirato.

Il livello qualitativo dei modelli poligonali è buono, le texture pure e le mosse finali sono più spettacolari che mai, con sequenze spesso scioccanti e per assurdo estremamente divertenti nel loro svolgersi. Molto convincenti poi le animazioni, che favoriscono un’ottima responsività dei comandi, al pari dell’eccellente solidità del framerate che, sulla versione PlayStation 4 da noi testata, è praticamente inchiodato sui sessanta frame al secondo, e non mostra praticamente mai un’incertezza nella risoluzione di 1080p.
Belle anche le varie ambientazioni di gioco, sia vecchie che nuove, alcune più riuscite di altre, ma nell’insieme tutte ricche di dettagli ed effetti atmosferici, e superiori a livello visivo a quelli visti nel precedente capitolo.

TANTISSIMI LOTTATORI E MODALITÀ

 

Ottimo, infine, anche il comparto sonoro, che vanta dei validi effetti audio, un buon doppiaggio in italiano per larga parte ben recitato anche durante i combattimenti, a parte qualche situazione che non ci ha convinto troppo per tono e recitazione, e una colonna sonora caratterizzata da una tracce appartenenti a vari generi musicali, ciascuna delle quali però capace di “accompagnare” adeguatamente i vari incontri e le situazioni durante le scene di intermezzo, soprattutto durante la modalità storia.

Proprio la modalità Storia è ancora una volta una delle più interessanti presenti nel gioco, col suo taglio cinematografico e la possibilità di utilizzare diversi personaggi di ieri e di oggi, seguendo una narrazione che prova a dare un senso logico alla presenza di vecchi e nuovi lottatori nel roster, spiegando nel dettaglio cosa ha scatenato la serie di eventi spazio-tempo che hanno portato all’epico scontro tra Raiden e Kronika, Custode del Tempo, e alla “guerra” in corso.

Altrettanto interessanti sono le altre modalità, soprattutto le tante legate alle Torri del Tempo, disponibili in diverse varianti sia offline che online con decine di competizioni e sfide, anche periodiche, con tanto di modificatori random per condizionarne l’andamento.

Ci sono sempre le Torri Klassica, che si rifanno alla tradizionale scalata arcade, con boss finali particolarmente ostici ma ricompense di un certo peso, e ci sono le immancabili prove di abilità sulla forza e la fortuna.

La stessa Kripta è stata completamente ridisegnata e ora è diventata un ambiente 3d liberamente esplorabile in terza persona alla ricerca di tesori, segreti e potenziamenti, alcuni dei quali davvero ostici da recuperare visto che servono parecchi gettoni o particolari oggetti da recuperare in altre modalità del gioco. Per non parlare del fatto che il contenuto delle casse è casuale, quindi ci vuole parecchio tempo e un po’ di fortuna per trovare quello che si desidera.

Da questo punto di vista, chi non ha pazienza o trova frustrante dover stare ore e ore a girovagare per gli scenari o magari non ha tempo e voglia di darsi al grinding, è possibile ricorrere a delle microtransazioni che consentono di eliminare il problema comprando ciò che serve. Chi scrive non giudica ovviamente chi vuole ricorrere a questo sistema, ma ci tiene a precisare che dal suo punto di vista, a parte ovviamente il discorso ricompense casuali, si possono ottenere le stesse cose con un po’ di impegno, fatica e ore di gioco. Mortal Kombat 11 non è un titolo “pay for win”.

Tornando a parlare delle modalità di gioco, c’è dunque tanta carne al fuoco per aumentare la longevità di un gioco ricchissimo di contenuti, e offrire sempre qualcosa di nuovo per non annoiare i giocatori. La produzione non è nemmeno un titolo “always online”, ma in certe circostanze necessita di una connessione a internet attiva.

Attività come la Kripta e le Torri non possono infatti essere completate in modalità offline, per evitare che qualche giocatore scorretto possa usare dei trucchi per sbloccare i contenuti. A proposito di gioco online, il netcode c’è sembrato abbastanza stabile e raramente durante la nostra prova (Battaglia di gruppo, Re della collina e Torri) abbiamo riscontrato problemi di lag. Bisogna però anche aggiungere che quando abbiamo effettuato i nostri test gli utenti connessi erano decisamente pochi visto che il prodotto non era ancora uscito nei negozi ma era disponibile solo per la stampa specializzata.

COMMENTO FINALE

Mortal Kombat 11 continua a far crescere la serie, seguendo un percorso vincente iniziato nel 2011 col reboot. Limati alcuni piccoli difetti del precedente capitolo, riviste un paio di meccaniche e aggiunto in maniera intelligente nuovi elementi che bene si integrano col resto del gameplay, NetherRealm Studios ha confezionato un prodotto che presta il fianco solo a qualche eventuale critica legata alla presenza di microtransazioni che potrebbero “tentare” coloro che trovano frustranti alcuni passaggi del gioco, e non hanno tempo o voglia di impegnarsi per ore a grindare i lottatori o sbloccare “in game” certe ricompense, in un titolo che però non appartiene alla categoria “pay for win”. In generale resta quindi un titolo talmente ricco di contenuti da poter impegnare i videogiocatori per mesi senza mai annoiarli, con in più un buon comparto tecnico e un gameplay che gode della fluidità offerta dai sessanta frame per secondo e dal gran numero di variazioni e fattori aggiuntivi che caratterizzano le brutali dinamiche degli scontri. Un gioco di combattimento quindi imperdibile per tutti i fan della saga e dei picchiaduro a incontri, a cui può regalare davvero parecchie soddisfazioni.

Pregi

Giocabilità ricalibrata e migliorata sotto diversi punti di vista. Le nuove caratteristiche si integrano bene col resto del gameplay, senza forzature. Le tante modalità di gioco sono in grado di mantenere a lungo vivo l'interesse dei giocatori. Graficamente più dettagliato rispetto all'edizione passata.

Difetti

La modalità Kripta è più piacevole, ma il sistema casuale delle ricompense ne limita l’appetibilità e l’utilità ai fini del potenziamento dei lottatori. Tag Team Battles disponibili solo nelle Torri del Tempo. Mortal Kombat 11 non è un titolo “pay for win” ma contiene comunque delle microtransazioni.

Voto

9

Tags

Commenta questo articolo