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I migliori gdr/hack and slash del 2018

Siamo quasi alla fine dei nostri GOTY, questa volta ecco la nostra “cinquina” sui giochi di ruolo

Il 2018 è stato un anno intenso anche per i giochi di ruolo ed hack and slash. Tante le proposte (e le riproposte) meritevoli, con una qualità davvero importante nella maggior parte dei casi. Abbiamo avuto anche il piacere di trovarci di fronte a remaster di classici come Never Winter Nights, e remake di Final Fantasy XII: The Zodiac Age e Dragon’s Crown Pro. Titoli interessanti ma non “originali” che è giusto menzionare ma che non possono far parte della nostra cinquina.

Ricordiamo che per buona parte, le posizioni sono dettate dal responso delle nostre recensioni. Ma ci sono eccezioni alle regole. Il vincitore di questa categoria non ha una recensione: colpa nostra ma avendo scritto le prime impressioni ed avendolo giocato successivamente (dovremmo farcela a breve per una nostra recensione: abbiamo le idee chiare ma bisogna sempre trovare il tempo di metterle giù), siamo sicuri del fatto nostro e soprattutto ci sentiamo di definirlo il migliore dell’anno.

Ecco la nostra cinquina.

5) VAMPYR

Il titolo firmato da Dotnod, famosi per Life is Strange e Remember Me, ci immerge in una Londra cupa ed ombrosa uscita dalla Prima Guerra Mondiale. Vampyr alimenta il mito di Dracula e lo fa con un’atmosfera ben azzeccata. Al nostro amico Massimo Reina è piaciuta l’ottima atmosfera in generale ma anche il fatto che le scelte morali (come in rare altre occasioni in un gioco) siano davvero decisive.

Il fascino di Dracula e di Londra hanno fatto il resto nonostante una realizzazione tecnica di buon livello – per carità – ma non sempre all’altezza di quello che ci si aspetta da un gioco di questo calibro.

4) KINGDOM COME: DELIVERANCE

È stato un titolo molto chiacchierato quello di Warhorse Studios. Kingdom Come: Deliverance immerge gli appassionati nella Boemia del Medioevo. Un gdr come pochi. Duro, difficile, e “simulativo”. Si tira, ad esempio, con l’arco senza mirino perché ad inizio del 1400 non esistevano. Il nostro protagonista è particolarmente sensibile alla fame ed al sonno ed all’inizio è legnoso con la spada.

Ma cosa colpisce di Kingdom Come: Deliverance? Lo sforzo di proporre un gameplay coerente. Mancano i riferimenti fantasy che a molti probabilmente sarebbero piaciuti e che probabilmente avrebbero camuffato alcune magagne tecniche. Perché pur colpendoci per la sua atmosfera (davvero di impatto) per diversi scorci del suo Open World (alcuni davvero memorabili), il titolo è stato segnato da alcuni bug e glitch anche pesanti dal punto di vista del gameplay. Difetti che sono stati limati, per carità, ma che all’inizio hanno un po’ limitato il tutto. Ciò non toglie che Kingdom Come: Deliverance sia stato senza dubbio un titolo importante nel 2018 foss’anche per aver chiuso un’attesa lunga cinque anni, ossia dalla vittoriosa campagna Kickstarter del 2013 che permise agli autori di portare avanti questo (ambizioso) progetto. In poche parole è un buonissimo titolo adatto a chi ama immergersi completamente in un’atmosfera tipicamente medievale ricostruita generalmente molto bene.

3) MONSTER HUNTER WORLD

Siamo sul podio di questa nostra top 5. Monster Hunter World è stato un titolo molto apprezzato complessivamente ed anche noi lo abbiamo promosso ampiamente. Massimo Reina nella sua recensione ne ha decantato il vasto mondo gioco, l’ampia longevità, l’ottima accessibilità che però non ha minato la profondità del gameplay. Ecco come ha concluso il suo racconto:

Monster Hunter: World è un gioco sensibilmente più accessibile rispetto ai suoi predecessori, ma non per questo più semplice. Il prodotto offre infatti un gameplay complesso e ben stratificato, capace di soddisfare gli hardcore gamer e tenerli impegnati per ore in lunghe sessioni di caccia ed esplorazione. Per il resto il titolo è caratterizzato da una grande longevità, da un buon comparto multiplayer cooperativo e da una bella grafica, anche se dal punto di vista tecnologico non manca qualche difetto, come evidenziato in sede di recensione. Nulla però che possa pregiudicare più di tanto la bontà della produzione di Capcom e il suo voto finale, assolutamente positivo.

2) WARHAMMER 40.000: MARTYR

NeocoreGames è un team molto esperto quando si tratta di action gdr. La serie Van Helsing è senza dubbio un esempio lampante. Tale bravura è stata portata in Warhammer 40.000: Inquisitor – Martyr ampiamente elogiato dal nostro Antonio Patti che lo ha inserito nel novero dei giochi che si “ispirano al mitico Diablo del 1996”.

Un lavoro che porta i giocatori nel mondo fantascientifico di Warhammer 40.000 di Game Workshop, ambientazione tanto futuristica quanto gotica. Tra i punti forti una storia mai noiosa, una modalità cooperativa fino a quattro giocatori. È stato molto apprezzato il fattore tecnico (a patto di avere una discreta configurazione hardware).

Ecco come ha concluso la recensione:

Una volta prese tutte le misure, tuttavia, Martyr si lascia giocare con estremo piacere ed è difficile staccarsene. Insomma: una campagna solitaria lunghissima, un end-game in salsa sand-box che ci lascia assoluta libertà di ingaggio. Incarichi stagionali, giornalieri e settimanali. Crafting degli oggetti, libera personalizzazione delle classi per accontentare ogni stile di gioco. Sistema di copertura che, una volta padroneggiato, risulta anche divertente da sfruttare. Neocore, in sostanza, non ha sbagliato quasi nulla questa volta. Impone nuovi standard di qualità e – soprattutto – vastità, con un end-game virtualmente infinito. Con buona pace dei tre Diablo e di tutti suoi cloni venuti dopo. Le uniche cose non proprio convincenti restano: una telecamera liberamente gestibile che, nelle fasi più concitate, più che aiutare mette in difficoltà; una richiesta di requisiti hardware mediamente alta e (da buona tradizione gdr d’azione) poca materia grigia da spremere, solo tanta carne aliena da macellare.

1) and the winner is… PILLARS OF ETERNITY 2: DEADFIRE

Il sequel diretto (che più diretto non si può) di Pillars of Eternity porta i giocatori in un mondo fantasy misto ai pirati. A tratti si ha la sensazione di passeggiare per le ambientazioni di pellicole ispirate all’epoca d’oro della pirateria nei Caraibi ma anche di respirare l’atmosfera di Sid Meier’s Pirates. Un po’ ne avevamo avuto la sensazione nelle nostre prime impressioni. Solo a tratti, chiaramente. Il motivo è presto detto: Obsidian ha aggiunto i combattimenti navali e con essi la gestione della nave, dell’equipaggio e della navigazione attraverso un arcipelago, quello di Deadfire, che ampio, vario e tutto da vivere e da scoprire.

La trama è davvero vasta, la longevità è di altissimo livello nonché la varietà di approccio al gameplay ed anche al mondo di gioco che ci ha soddisfatto appieno.

Insomma, un gioco di ruolo classico (già il primo capitolo era una sorta di omaggio, ma con una piena identità, a titoli come Baldur’s Gate). Rispetto al predecessore non cambia troppo quando si è sulla terra ferma se non le fasi relative alle battaglie navali ed all’aspetto della navigazione e gestione dell’equipaggio. Ritroviamo, per il resto, la robustezza del gioco anche se diversi tratti non sono propriamente originali. Tuttavia, dopo avendolo giocato parecchie ore, possiamo affermare che si tratta di uno dei giochi più interessanti dell’anno ed – a nostro avviso – il miglior gdr classico dello scorso anno.

Menzione: Fallout 76, Book of Demons e Death’s Gambit.

 

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