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Torment: Tides of Numenera, Recensione Pc

Cosa pensare di un titolo che si rivela capace di emozionare il giocatore più e volte con il semplice utilizzo della parola? Senza sequenze cinematiche mozzafiato o doppiaggi di qualità cinematografica, bensì con la sola forza di un testo scritto? Seppur ci sia stato un tempo in cui i videogiochi, privi dell’ausilio delle moderne tecnologie grafiche, si affidassero molto più spesso a lunghi paragrafi di testo, non necessariamente tali produzioni scritte si rivelavano di buona qualità, o meritevoli di attenzione.

Se Planescape: Torment (Black Isle, 1999) riuscì a colpire i giocatori con la forza di un uragano e a diventare un vero e proprio titolo cult – purtroppo passato un po’ in sordina tra il grande pubblico – è perché riuscì brillantemente a coniugare una trama coinvolgente, un setting, quello del gioco di ruolo da tavolo Planescape, incredibilmente affascinante e una scrittura spesso volutamente ermetica e fine a sé stessa, eppure proprio per questo incredibilmente stupefacente, diversa per tono e tematiche affrontate da qualunque cosa i giocatori dell’epoca avevano visto.

Torment Tides of Numenera - Recensione PC 1

Torment, ancora oggi, è apprezzato per le non banali questioni filosofico-morali che solleva (“cosa può cambiare la natura di un uomo?”, chiede uno dei PNG più importanti del gioco), per il carisma emanato dal suo variopinto e stravagante cast di personaggi, per la sua rappresentazione di un Multiverso pericoloso e multiforme eppure ammaliante, che poteva mutare in modo radicale anche solo con il potere delle credenze e del pensiero. Sono passati 17 anni dalla sua uscita, e ancora oggi Torment è considerato una delle massime vette raggiunte dal GDR occidentale. Fatte tali premesse, si può perfettamente capire come il ruolo di seguito spirituale assegnato a Torment: Tides of Numenera sia di quelli scomodi, capace di far tremare anche il publisher più grande.

Eppure il team di InXile Entertainment, capitanato dal visionario Brian Fargo, si è comunque voluto sobbarcare un’impresa improba, grazie ad una campagna Kickstarter che nel 2013 riuscì a raccogliere più di quattro milioni di dollari di finanziamento, per quella che si proponeva come una sorta di continuazione tematica al predecessore e, per certi versi, anche stilistica.

UNA NUOVA STORIA DI ANIME TORMENTATE

Basato direttamente sull’ambientazione del gioco da tavolo Numenera firmato dal game designer Monte Cook, Torment: Tides of Numenera si presenta al pubblico su Pc, Xbox One e PlayStation 4 non scevro di alcuni problemi che ne hanno parzialmente inficiato lo sviluppo, e che per il pubblico italiano in particolare non rappresentano certo un buon biglietto da visita: i tagli rispetto alle promesse della campagna sono estesi, e vanno da singoli PNG (alcuni di loro erano persino componenti del gruppo principale di protagonisti) a intere funzionalità totalmente rimosse, e solo una parte di tutto questo è ora in corso di reintroduzione mediante un processo di patching costante.

La mancanza totale di una traduzione in italiano, per giunta promessa nel corso della campagna di finanziamento, è però senza dubbio l’elemento che più ha condizionato l’accoglienza del gioco nelle sponde italiane. E se è pur vero che il budget a disposizione non era elevatissimo, e che una traduzione di pessima qualità non avrebbe comunque giovato al titolo, rimane comunque il fatto che questo improbabile, secondo Torment non si è certo presentato al mercato sotto i migliori auspici.

Nonostante le premesse non esaltanti, una volta avviato, Tides of Numenera non manca di colpire subito il giocatore grazie ad una calcolata, quasi programmatica assenza di una qualunque sequenza cinematica che presenti trama o personaggi principali. Una volta iniziata una nuova partita, il titolo si apre con un lungo incipit presentato in forma quasi interamente testuale, a sottolineare ancora una volta che quello che attende il giocatore è un viaggio – lungo una quarantina di ore circa – fatto di lunghi periodi di testo recanti il compito di descrivere ogni singola sensazione evocata dal mondo che si troverà ad esplorare, dai colori agli odori, dagli stati d’animo all’intricato funzionamento interno di un misterioso meccanismo.
Già i primissimi minuti della trama sono capaci di solleticare quel giocatore alla ricerca di un’esperienza diversa dal resto dei blockbuster del Gdr, incentrata com’è più sulla ricerca personale di significati che sulla salvezza del mondo: ci troviamo un miliardo di anni nel futuro, in un’epoca che è stata definita “il Nono Mondo”; otto grandi epoche si sono infatti susseguite in precedenza, lasciando dietro di loro altrettante civiltà ormai perdute, con il loro carico di segreti oscuri e tecnologie dimenticate, oggetti e meccanismi talmente avanzati tecnologicamente da essere quasi considerati magici dagli abitanti del Nono Mondo, in una riproposizione quasi pedissequa della Terza Legge di Clarke.

Torment Tides of Numenera (9)

All’interno di questo inusuale universo, prende vita una storia che riecheggia, per tematiche affrontate e modalità di esecuzione, l’ispiratissimo predecessore: protagonista assoluto degli eventi è il Dio Mutevole, un uomo che nel corso delle ere è riuscito a scoprire il segreto dell’immortalità, creando corpi artificiali all’interno dei quali trasferire la propria coscienza, vivendo così centinaia – se non migliaia – di “vite”. Peccato che l’effetto collaterale maggiore di tale procedura sia che i corpi lasciati indietro acquisiscono una propria autocoscienza, diventando persone a tutti gli effetti.

Il giocatore assumerà dunque il ruolo dell’ultimo di questi “scarti”, chiamato per l’appunto The Last Castoff, proprio nel momento della sua nascita, ovvero quando viene abbandonato dal Dio Mutevole, e da lì prenderà avvio un intreccio che non disdegna di presentare al giocatore serie questioni etiche, il tutto teso alla ricerca di una risposta alla ben precisa domanda: che valore ha una vita?

NE FERISCE PIÙ LA PENNA DELLA SPADA

Questo perché è proprio sulle vite, sia dei personaggi giocanti che degli innumerevoli PNG, che si concentra Tides of Numenera, all’interno di una fittissima rete di relazioni umane che riesce a dare profondità ad ogni singolo personaggio, non importa quanto secondario: nel gioco si parla tantissimo, e ogni elemento con il quale è possibile interagire ha una propria storia e un proprio ruolo, dal taverniere apparentemente più ordinario all’oggetto più enigmatico. Ciò che colpisce di più, però, sono il senso di estraneità e le incredibili suggestioni che l’ambientazione è capace di donare al giocatore, grazie alla profonda alterità rispetto a qualunque altra ambientazione fantasy o fantascientifica vista finora: certi design incredibilmente stravaganti ed eccentrici riportano alla mente, alternativamente, Jules Verne e lo Star Wars più esoterico, mentre tutto nel gioco sembra concepito per giocare continuamente con le aspettative del giocatore-lettore, tra esseri multidimensionali, viaggi nello spazio-tempo, tatuaggi che prendono vita e nanomacchine lasciate in eredità da civiltà scomparse.

Tutto questa cornucopia di influenze, lungi dall’essere fine a sé stessa, serve per dare carattere e sostanza fisica ad un mondo che è così singolare ed originale che, è bene affermarlo subito, saprà essere apprezzato solo da una ristretta cerchia di giocatori: Tides of Numenera è un titolo che non ha paura di offrire un’esperienza complessa ed intrigante, il tutto grazie al potere di muri e muri di testo che sembrano farne, a volte, quasi un ideale discendente di un libro-game o di una visual novel giapponese. Opera di un vero e proprio “dream team” di scrittori e sceneggiatori, tra i quali si annoverano Chris Avellone e George Ziets, che ha saputo sfornare una prosa variopinta e ricchissima, contraddistinta da una densità e profondità raggiunta da ben pochi giochi di ruolo presenti al momento sul mercato, incluse le recenti sperimentazioni partorite dalla florida fucina di Kickstarter o dalle menti più fieramente indipendenti, come Pillars of Eternity e Age of Decadence. Certo, questa particolare impostazione ha l’innegabile effetto di rendere Torment un titolo difficilmente approcciabile da una mente non preparata, complice il linguaggio usato che spesso e volentieri preferisce la dizione più aulica e letteraria: ben più della media del genere, si tratta di un titolo che richiede dedizione, impegno, disponibilità ad immergersi in un universo alternativo leggendone con attenzione le rappresentazioni offerte dalla parola. Superate le difficoltà, la ricompensa è un’esperienza come poche nel videogioco moderno: totalmente aliena e spesso indecifrabile, eppure proprio per questo così ammaliante.

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Non mancano, però, alcune criticità, dovute con tutta probabilità alla mancanza di sufficiente tempo a disposizione per lo sviluppo: se la grande maggioranza del gioco è sufficientemente completa sul piano dei contenuti, lo stesso non si può dire dei propri compagni di squadra, che si dimostrano per la maggior parte piuttosto deludenti: gran parte di loro si rivelano personalità piuttosto semplici e non molto sfaccettate, e i loro rapporti con la trama principale e con il protagonista sono piuttosto labili, privi della giusta importanza. A parte forse Rhin e Matkina, nessuno di loro si presenta veramente approfondito, e questo è di certo un gran peccato se consideriamo i loro illustri e magnifici predecessori nel primo Torment

IL POTERE DELLE SCELTE

La complessità di questo vero e proprio romanzo interattivo è sostenuta da un motore di gioco mutuato da quello usato nel recente Pillars of Eternity e basato sull’ultima versione di Unity. Nulla che faccia gridare al miracolo, in quanto presenta solamente qualche effetto particellare di ottima fattura e modelli discreti ma non terribilmente ricchi di dettagli; siamo ben lontani, naturalmente, dalla potenza grafica dei tripla A più blasonati, ma di certo non è questo ciò su cui Tides of Numenera si concentra.

L’approccio è quello dei Gdr tradizionali di fine anni ’90 – ovviamente con qualche necessario ammodernamento – con una visuale dall’alto e un sistema di controllo via mouse che ricorda i titoli strategici. Il gioco presenta una notevole ricchezza di missioni e sottomissioni affrontabili dal giocatore, il quale avrà sempre a sua disposizione un’ampia varietà di modi per affrontarle. Ogni quest, infatti, fornisce diversi tipi di risoluzioni possibili a seconda delle inclinazioni del personaggio che il giocatore decide di sviluppare, dalla rapidità di mano alla persuasione, che il sistema di regole interno del gioco raggruppa genericamente in tre macro-categorie: Forza, Velocità e Intelletto. Passivamente, le abilità scelte all’inizio con la creazione del personaggio (secondo la classica tripartizione “guerriero/ladro/mago”), e poi sviluppate mediante il tradizionale passaggio di livello con accumulo di punti esperienza, permettono di ottenere maggiori informazioni dal mondo di gioco, attivandosi automaticamente durante le conversazioni per fornire maggiori dettagli, a seconda del contesto, con una sorta di “controllo” sull’abilità necessaria, superato il quale si accederà alle nuove informazioni.

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Nelle situazioni più importanti o concitate, entra invece in gioco il sistema di “Impegno” (“effort” nell’originale inglese), ovvero una sorta di classica prova di abilità, tanto cara ai Gdr tradizionali da tavolo, che prevede la spesa di alcuni punti di Forza, Velocità o Intelletto – a seconda della situazione – per ottenere il successo in una particolare circostanza. Per scassinare una porta, quindi, dovremo investire un determinato valore di velocità, e altrettanto per assestare un colpo ad un avversario, con l’ammontare standard di punti caratteristica che si rigenera ad ogni riposo o con l’utilizzo di oggetti particolari.

Tale sistema, solo in apparenza macchinoso, è capace di offrire un grande ventaglio di possibilità nell’approccio ad ogni quest, che da parte loro sono strutturate in modo da rendere possibile ogni tipo di risoluzione – e non è sempre detto che l’opzione più pacifica sia necessariamente la migliore, o nemmeno la più consigliabile sul piano morale.
Ne deriva che in Tides of Numenera ogni tipo di personaggio, dal guerriero che pensa solo a menare le mani al mago talmente potente da poter leggere le menti (sì, è una possibilità), ha un suo senso logico e un suo modo di proseguire nel gioco, magari perdendosi inevitabilmente alcuni contenuti, ma comunque avendo sempre a sua disposizione i mezzi per risolvere le sfide da affrontare. A contribuire al senso di reattività del gioco ci sono le Tides, le cosiddette “maree”, che rappresentano determinati allineamenti morali ed etici cui il nostro alter ego si avvicinerà nel corso della partita, e che sono ben più complessi dell’ormai abusatissimo binomio “bene/male”. Se c’è, però,  da ravvisare un leggero difetto in questa meccanica, esso sta nel fatto che è possibile usare anche le capacità dei membri del gruppo, rendendo così magari un po’ inutile farsi troppi problemi sul tipo di “build” da intraprendere nel caso si disponga di un party sufficientemente bilanciato.

Il combattimento di Tides of Numenera, organizzato in turni, cerca anch’esso di differenziarsi dalla media del genere, anche se non sempre riesce nelle proprie intenzioni. Di base, il gioco intende proporre un sistema grazie al quale ogni “crisi” – così vengono chiamate le singole battaglie – è risolvibile in più modi: non solo, quindi, limitandosi a far fuori tutti i nemici, ma anche, secondo le circostanze, intimidendo il leader del gruppo avversario, oppure attivando dei congegni decisivi per debellare la minaccia, il tutto superando le necessarie prove di difficoltà con il sistema di Impegno.
Il problema è che, probabilmente per motivi di tempo, non tutte le crisi sono state trattate con la stessa accortezza o con sufficiente cura, e mentre quelle maggiori – magari legate alla trama – si presentano sufficientemente profonde e tatticamente allettanti, gran parte di quelle minori non godono della stessa quantità di possibilità. Sta di fatto, in ogni caso, che Tides of Numenera non dovrebbe essere giocato da chi è in cerca di grandi velleità strategiche.

COMMENTO FINALE

I timori e le pare che hanno a lungo circondato lo sviluppo di Torment: Tides of Numenera possono ora essere dissipati: il titolo è un gioco di ruolo come pochi, pochissimi altri, capace di suggestioni al limite dell’impossibile, artisticamente ispiratissimo e tematicamente profondo. Sa essere ermetico, a volte quasi impossibile da decifrare nei suoi significati, e per questo magari può essere inapprezzabile da chi cerca un’esperienza più ordinaria, o forse più tradizionale. Ciononostante, a dispetto delle premesse non esaltanti e di alcuni difetti che non incidono sul valore complessivo dell’opera, Tides of Numenera si rivela un vero e proprio gioiello, un titolo coraggioso che osa oscillare fra trattato filosofico e insegnamento morale.

Pregi

Intreccio dalla grande complessità filosofica e morale. Universo narrativo originale e affascinante. Grande varietà di approcci possibili alle situazioni. Sistema di sviluppo del personaggio ben congegnato.

Difetti

Non è un titolo per i meno pazienti. Alcuni personaggi secondari non sono caratterizzati quanto dovrebbero. Si sente la mancanza di una traduzione in italiano.

Voto

9

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