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Chained Beasts, uniti fino all’ultimo strattone, recensione

Un roguelike gladiatorio in cui il vincolo che ci tiene prigionieri diventa anche la nostra arma migliore

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Chained Beasts parte da un’idea che si spiega in una riga: un gruppo di gladiatori legati l’uno all’altro, gettati nelle arene dell’antica Roma. Avete presente il primo combattimento di Massimo Decimo Meridio (Russel Crowe) nell’arena, legato a Juba (Djimon Hounsou) ne Il Gladiatore (2000)? Ecco, una cosa del genere. Dietro al progetto troviamo Featherweight Games, studio australiano che lo definisce un “hardcore party game”.

Il gioco nasce da un piccolo esperimento realizzato durante una game jam e, dopo una lunga gestazione, ha preso la forma di un roguelike d’azione con visuale dall’alto, per 1-4 giocatori. Scendiamo quindi nell’arena con questa recensione della versione Pc di Chained Beasts. Ricordiamo che il gioco, pubblicato dagli stessi sviluppatori, è disponibile anche su PS5, Xbox Series X/S e Switch. Buona lettura.

CATENE ALLE CAVIGLIE

La premessa narrativa è volutamente essenziale. Impersoniamo bestie gladiatrici in cerca di libertà o vendetta, con Roma come meta. La storia è un pretesto, ma dà un senso alla scalata: tre atti ambientati a Cartagine, in Germania e nella capitale dell’impero, per nove battaglie prima dello scontro conclusivo.

E non a caso è sul piano del gameplay che il gioco prende davvero forma. La catena condiziona ogni scelta: se un compagno arretra mentre noi avanziamo, veniamo strattonati nel momento peggiore. Il vincolo però può essere anche un’arma. Coordinandoci possiamo far cadere i nemici ed esporli agli attacchi, oppure stringere la catena attorno agli avversari più piccoli fino a strangolarli.

Chained Beasts

La configurazione cambia da un’arena all’altra. Alcuni scontri ci lasciano liberi, altri impongono più vincoli, e in cooperativa variano i collegamenti tra i membri del gruppo. Pilastri e ostacoli diventano parte del problema: una manovra distratta può lasciarci avvinghiati a una colonna mentre i nemici ci circondano.

In solitaria invece il vincolo può legarci a una zavorra, trasformando la gestione dello spazio in un problema diverso. L’idea funziona, ma perde l’imprevedibilità dei compagni: un peso non cambia direzione all’improvviso, non si fa prendere dal panico e, soprattutto, non possiamo accusarlo di aver rovinato tutto.

SANGUE, URNE E FOLLA

Chained Beasts

Il combattimento adotta un’impostazione twin-stick, con attacchi base e caricati, parate, schivate, esecuzioni e una barra della stamina che punisce chi si limita a premere pulsanti a caso. Spade, lance, mazze, flagelli, archi e scudi offrono approcci diversi. Possiamo anche lanciare l’arma contro i nemici lontani, facendo attenzione a non restare disarmati nel momento sbagliato.

L’arena è parte dell’arsenale. Si scagliano urne e si spingono avversari contro pareti chiodate o dentro fosse di serpenti, sfruttando tutto ciò che può far male. Anche il pubblico ha un ruolo: la folla gradisce la varietà e ripetere sempre la stessa mossa rischia di annoiarla. È un incentivo a mescolare le tecniche, che dà alla componente scenica un peso concreto.

I colpi hanno un impatto convincente, sostenuto dal riscontro audiovisivo, mentre la fisica lascia che piccoli incidenti cambino l’esito di uno scontro. Il sistema di base resta però semplice: la profondità arriva soprattutto dalla catena, dalle arene e dalle combinazioni di abilità e oggetti. Nelle prime ore questa immediatezza aiuta a coinvolgere giocatori con esperienze diverse. Dopo molte partite, invece, emerge il desiderio di qualche possibilità in più.

FERITE, POZIONI E SCELTE SCOMODE

Chained Beasts

Il sistema delle afflizioni è l’altra grande trovata del gioco. Curarsi tra uno scontro e l’altro richiede spesso di accettare un nuovo problema: pozioni e intrugli rimettono in sesto il gladiatore, ma gli effetti collaterali possono essere peggiori del male. Si passa dalla vista sfocata alla difficoltà nel distinguere i colori, fino a perdere un arto o prendere fuoco di continuo.

Allucinazioni, piedi doloranti e armi che sfuggono di mano sono altre possibili “gioie”. Il meccanismo funziona perché alcuni oggetti e abilità ci rendono più forti proprio in presenza di afflizioni. La sfida diventa guadagnare più potenza di quanta autonomia si perda: un difetto può entrare de facto nella build invece di limitarsi a rovinarla. Anche l’allenamento è una scommessa.

Chained Beasts

Sollevare pesi permette di salire di livello, ma esagerare provoca nuovi malanni. Tra un atto e l’altro possiamo poi rivolgerci a un chirurgo per intervenire sulle afflizioni, con altri costi e compromessi. Più di una volta ci siamo trovati a scegliere tra un livello in più e un occhio fuori uso. È una crudeltà comica che dà personalità alla progressione e ci costringe a lavorare con ciò che abbiamo, anche quando quello che abbiamo funziona piuttosto male.

In multiplayer la gestione diventa anche sociale. Le ricompense condivise costringono a decidere chi ne ha più bisogno, mentre alcune afflizioni coinvolgono direttamente gli alleati e moltiplicano le occasioni di caos. È qui che Chained Beasts centra meglio l’obiettivo: trasformare una sconfitta in un aneddoto da raccontare agli amici.

OTTO BESTIE E UN DESTINO

Chained Beasts

Le combinazioni possibili non sono poche: più di 70 afflizioni e altrettante abilità, oltre 40 oggetti e otto bestie da sbloccare, con varianti che ne modificano caratteristiche e capacità. A questo si aggiungono dieci livelli di difficoltà crescenti. Possiamo puntare sul corpo a corpo, sui lanci o persino sul pugilato a mani nude: le build premiano chi riesce ad adattarle alle afflizioni raccolte.

I boss sono i momenti in cui i sistemi si incontrano meglio. Già a Cartagine affrontiamo un domatore con il suo rinoceronte, che obbliga a dividere l’attenzione e a gestire il vincolo con cura. Più avanti arrivano macchine da guerra e formazioni nemiche, fino al Praefectus e alla sua guardia a Roma. Le sfide migliori chiedono coordinazione e lettura dello spazio, senza affidarsi soltanto alla resistenza degli avversari.

La direzione artistica poi contribuisce alla chiarezza. Tratti spessi e cupi convivono con colori distinti per i personaggi, rendendo l’azione leggibile anche nel caos a quattro. Riuscire a riconoscere rapidamente il proprio gladiatore è una qualità importante in un gioco che fa degli strattoni e degli incidenti il proprio linguaggio.

PROMESSE E LIMITI

Chained Beasts

La quantità di abilità non coincide però con altrettanta varietà negli incontri. Atti, boss e buona parte dei nemici tornano con una frequenza che si avverte già dopo una decina d’ore. I livelli di difficoltà introducono modifiche e nuove minacce, ma non cambiano radicalmente il percorso. Anche oggetti e afflizioni, pur numerosi, cominciano a ripresentarsi nei negozi e nelle scelte tra gli scontri.

La catena crea continuamente situazioni cooperative, ma avremmo gradito anche mosse combinate o abilità di coppia capaci di sviluppare ulteriormente l’idea. Le decisioni tra un’arena e l’altra restano poche, e la voglia di ripartire dipende più dal gruppo con cui giochiamo che dalla curiosità di scoprire un percorso diverso.

Chained Beasts

Il bilanciamento oltretutto risulta ancora disomogeneo. La solitaria può risultare più gestibile, ma salendo di difficoltà emergono picchi legati ai nemici comuni e al primo boss. A questo si aggiunge un limite meno numerico: senza compagni, la catena rischia di diventare soprattutto una seccatura di posizionamento. Il gioco dà il meglio con altre persone, perché è nell’intesa e negli errori condivisi che trova il proprio carattere.

In ogni caso il team di Featherweight Games sta già intervenendo sul bilanciamento. Al momento in cui scriviamo, la patch 1.0.2 è disponibile in un ramo beta separato: essa prevede ritocchi alla difficoltà di solitaria e multiplayer, ad afflizioni e boss. Non è quindi una correzione già applicata automaticamente alla versione pubblica, e perciò non la terremo in considerazione per quanto riguarda il giudizio finale.

SU PC, TRA CO-OP E AGGIORNAMENTI

Chained Beasts

La versione Pc di Chained Beasts offre cooperativa locale e online con crossplay, oltre a Steam Remote Play Together. Per giocare sullo stesso schermo serve almeno un controller. Sono possibilità importanti per un titolo così legato alla compagnia, perché rendono più semplice mettere insieme il gruppo. Il lancio comunque ha avuto più di qualche inciampo. Un hotfix ha corretto il mancato ottenimento di alcuni achievement da parte degli ospiti nelle sessioni multiplayer e il blocco alla schermata iniziale avviando il gioco senza connessione.

La già citata beta 1.0.2 include altre correzioni, ma non è compatibile online con la versione pubblica né con le altre piattaforme. Va dunque distinta dall’esperienza ordinaria con crossplay. La roadmap prevede miglioramenti alla metaprogressione a novembre e un atto alternativo ambientato a Roma con l’aggiornamento di dicembre. Il PvP resta un obiettivo per il primo trimestre del 2027. Sono sviluppi interessanti, soprattutto sul fronte della varietà, ma il giudizio riguarda ciò che possiamo giocare oggi, allo stato attuale.

Chained Beasts

DA AVERE SENZA RISERVE

Chained Beasts costruisce la propria identità su un’idea interessante, sfruttata con intelligenza. La catena è fonte di comicità, tattica e inevitabili litigi, mentre le afflizioni danno carattere alla costruzione del gladiatore e le arene premiano la creatività. In compagnia diventa un piccolo, rumoroso e memorabile disastro cooperativo, sostenuto da un combattimento immediato e da boss ben congegnati. A frenarlo sono la ripetitività degli incontri, un bilanciamento ancora da affinare e una solitaria meno brillante. La qualità delle partite in gruppo resta però abbastanza alta da rendere convincente già oggi la proposta di Featherweight Games. Se avete amici da incatenare, c’è molto da divertirsi. Affrontato da soli invece, richiede qualche cautela in più.

Pregi

Catena originale e sfruttata con intelligenza. Afflizioni rischiose, divertenti e integrate nelle build. Combattimento dall’impatto soddisfacente. Boss riusciti e buona leggibilità dell'azione. Co-op locale e online con crossplay.

Difetti

Varietà limitata di incontri e boss sulla distanza. Bilanciamento disomogeneo. Solitaria meno coinvolgente. Poche scelte di percorso e spazio per sviluppare le interazioni cooperative.

Voto

8

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