Nel 2013 Dark Arisen trasformò il primo Dragon’s Dogma da curiosità di culto a classico. Ripetere l’impresa con Dragon’s Dogma 2: Dark Arisen era un’autentica scommessa. Il sequel uscito nel 2024 (qui la nostra recensione) aveva diviso tanto la critica quanto la community. Da una parte esplorazione e combattimento eccellenti, dall’altra una varietà di nemici ridotta, una trama sfilacciata, un endgame poco sviluppato e un’ottimizzazione su Pc lungi dall’essere perfetta. Questa espansione arriva per mettere ordine e, in buona parte, ci riesce.
L’accesso oltretutto è alquanto precoce: basta raggiungere Vernworth e parlare di notte con il capitano Brant, che riferisce la voce di un altro Arisen avvistato nelle terre del nord. È un gancio semplice ma efficace, che ci conduce nella regione di Norgan, abbandonata da secoli e dominata da un drago che sembra non poter morire. Vediamo come è andata in questa recensione della versione Pc di Dragon’s Dogma 2: Dark Arisen. Ricordiamo che il DLC, alla pari del gioco base, è sviluppato e pubblicato da Capcom ed è disponibile anche su PS5 e Xbox Series X/S. Buona lettura.
NORGAN: IL GELO COME PROTAGONISTA
Mentre l’espansione del primo capitolo scendeva nelle viscere di un’isola, Dragon’s Dogma 2: Dark Arisen si sviluppa in orizzontale e in verticale. Norgan non è enorme, ma è fitta di cose da fare. Si parte da pianure erbose e si sale tra passi gelati e distese battute dal vento, con rovine, castelli abbandonati e caverne collegate in modi imprevisti. Non è inusuale deviare dall’obiettivo perché un tunnel si apre su un labirinto che sbuca dall’altra parte della mappa.
Il clima oltretutto non è un semplice fondale. Le whiteout, bufere improvvise che cancellano la visibilità, oscurano la minimappa e impediscono il teletrasporto. Lo stato Chilled riduce inoltre la stamina massima, obbligandoci a prepararci con equipaggiamento adatto, pasti al campo, Heatstone o un riparo in una grotta. Il sistema aggiunge tensione senza però trasformare il viaggio in un survival punitivo. La neve incide anche sugli scontri: potremo far crollare ghiaccioli giganti sui nemici, mentre i passi di un gigante possono scatenare valanghe.
Il nuovo rampino consente invece di raggiungere punti prestabiliti, dando ulteriore risalto alla verticalità dei percorsi. Trattandosi di un consumabile, va tuttavia usato con criterio. Un piccolo villaggio fa da base operativa. Qui si riposa, si accettano missioni secondarie e si fa identificare il bottino. Il tocco più affettuoso è la lupa del villaggio, che potremo portare in spedizione e che, avanzando nelle missioni, imparerà ad aiutarci anche in battaglia.
DIABLO INCONTRA DRAGON’S DOGMA

La novità più incisiva di Dragon’s Dogma 2: Dark Arisen riguarda l’equipaggiamento. Nemici e forzieri rilasciano reliquie non identificate, che vanno portate all’anziana del villaggio perché ne riveli il contenuto in cambio di Cristalli della Frattura. Ogni pezzo ha una rarità e statistiche casuali, spesso accompagnate da effetti che potenziano le abilità o aggiungono bonus contro determinati avversari. Prima dell’identificazione le reliquie pesano pochissimo: potremo esplorare a lungo senza ritrovarci subito sovraccarichi e poi rientrare grazie all’Eternal Ferrystone, la pietra riutilizzabile introdotta dall’aggiornamento gratuito di giugno.
L’identificazione in blocco, fino a un centinaio di pezzi alla volta, evita almeno di dover ripetere l’operazione per ogni oggetto. Il ciclo “esplora, uccidi, identifica, equipaggia e riparti” crea dipendenza (in maniera simile al loop prodotto dalla serie di Monster Hunter ndr) e affronta un problema storico: nel gioco base si finiva per comprare più armi di quante se ne trovassero. Non si tratta però di un sistema privo di costi. Il flusso è così abbondante che riordinare gli inventari e valutare l’equipaggiamento dei quattro membri del gruppo richiede parecchi minuti a ogni rientro.

Tra l’altro alcune reliquie restituiscono semplici pozioni o monete, una scelta piuttosto curiosa. Le ricompense casuali, inoltre, rendono presto obsoleto ciò che possedevamo, mentre i nuovi pezzi non seguono il sistema tradizionale di potenziamento. Si perde parte del piacere del premio unico e memorabile, anche se i dungeon dedicati ne offrono ancora qualcuno. Le reliquie incidono anche sulle abilità. Non ci sono nuove vocazioni, ed è una delle mancanze più evidenti.
In compenso gli slot passano da quattro a sei grazie a un aggiornamento gratuito del gioco base, mentre l’espansione offre versioni potenziate di molte abilità, legate ai tratti dell’equipaggiamento o agli Obelischi della Benedizione sparsi per Norgan. Potremo ottenere bonus permanenti alle statistiche e orientare le ricompense verso la vocazione scelta. Per un arciere magico, ad esempio, si aprono combinazioni di controllo e supporto molto soddisfacenti.
PIÙ SFIDA, STESSA ANIMA

A risultare un po’ problematica in Dragon’s Dogma 2: Dark Arisen può essere la gestione della difficoltà. I nemici di Norgan colpiscono duro e l’equipaggiamento di fine gioco base non basta a metterci al sicuro: servono reliquie e preparazione. I barbari Beorcan, accompagnati dai lupi, sono brutali e cambiano bersaglio in un attimo. I boss rappresentano il punto più alto, tra dragoni, un essere simile a uno yeti con una bocca nel ventre, una gigantesca creatura alata legata a un rituale e il drago non morto che dà il tono alla storia. La modalità Difficile offre un’ulteriore possibilità per chi vuole alzare la posta.
Resta però il limite storico del sistema: parata e schivata non sono strumenti comuni a tutte le vocazioni, e negli scontri più affollati la gestione della stamina può lasciare poco margine per reagire. Il caos continua a essere parte del divertimento, ma in alcuni momenti la sensazione è di subire più che di controllare. Anche la varietà dei nemici potrebbe essere maggiore: diversi avversari sono varianti di mostri già conosciuti, mentre i più interessanti si fanno attendere. A integrare il viaggio ci sono le dodici sfide Lost Rites, distribuite nelle aree del gioco principale.

Alcune sono brevi percorsi conclusi da un boss, altre impongono regole particolari: partire soltanto con la pedina principale, rispettare limiti di peso severi, usare vocazioni specifiche oppure sfruttare barili e danni elementali contro creature quasi immuni agli attacchi ordinari. Le ricompense comprendono Fiamme dell’Offerta per gli Obelischi, equipaggiamento unico e premi ottenibili ripetendo le prove.
La qualità è altalenante. Ci sono momenti ispirati e altri fin troppo rapidi, con una difficoltà che dipende molto dal livello del personaggio. Le prime prove sono pensate per prepararsi al viaggio: affrontarle prima di partire per Norgan aiuta a non affondare. L’accesso anticipato all’espansione non va infatti confuso con un percorso adatto ai principianti: per la regione settentrionale il livello consigliato è 40.
IL PREZZO DELLA COMODITÀ
La trama di Dragon’s Dogma 2: Dark Arisen fa un passo avanti rispetto al gioco base. Un cast ristretto, che torna di missione in missione, dà continuità al viaggio e anche la presentazione risulta più curata. Gli enigmi della Sfinge e alcuni colpi di scena rendono il racconto più vivace. Restano però schemi già visti, un protagonista senza voce propria e molte missioni secondarie costruite attorno al recupero di oggetti. Non è un’epopea indimenticabile, ma accompagna l’avventura senza perderne il passo.
L’espansione va letta insieme agli aggiornamenti gratuiti degli ultimi mesi, che ne sostengono il ritmo e ammorbidiscono il design del gioco base. La pietra del trasporto riutilizzabile rende più agevoli gli spostamenti tra i punti attivati, mentre le nuove opzioni di salvataggio consentono di recuperare più facilmente situazioni precedenti. I vantaggi sono evidenti, ma si attenua anche ciò che rendeva il viaggio caratteristico: gli incontri emergenti lungo la strada, il rischio della notte e il peso delle decisioni difficili da annullare.

Potremo comunque attraversare Norgan a piedi, ma i continui rientri al villaggio incoraggiano l’uso del viaggio rapido. È una comodità quasi naturale per il nuovo ciclo delle reliquie; meno adatta a chi invece cercava proprio la fatica della spedizione. Anche il bilanciamento ne risente: le ricompense e la crescita del personaggio possono rendere molto più semplice il resto dell’avventura principale.
Conviene tenerne conto prima di dedicarsi al nord, che non è raggiungibile dal mondo del post-finale senza passare a un New Game+. Per quanto concerne le prestazioni, su Pc il quadro ora è molto più roseo rispetto al lancio. Gli aggiornamenti del RE Engine hanno migliorato fluidità e stabilità, rendendo l’esplorazione e gli scontri meno soggetti agli scatti che appesantivano l’esperienza originale.

È un progresso importante, da attribuire anche al lavoro svolto sul gioco base, che rende finalmente più agevole godersi il viaggio. Il colpo d’occhio poi è notevole, tra paesaggi innevati, effetti delle abilità e neve che si deforma sotto i passi. Resta qualche sbavatura: nelle rotazioni rapide della telecamera può comparire tearing, la cui presenza dipende anche dalla sincronizzazione adottata.
Il sonoro mantiene una qualità elevata e la colonna sonora accompagna bene l’atmosfera della regione, senza perdere il respiro epico della serie. La storia principale richiede circa venti ore per essere completata. Missioni secondarie, dungeon e attività successive permettono di superare le trenta, mentre una visita più approfondita può avvicinarsi alle cinquanta. L’endgame, con la ricerca delle reliquie di grado massimo e un superboss, offre ulteriori ragioni per restare. Per 29,99 euro, la quantità di contenuti è difficile da contestare.

DA AVERE SENZA RISERVE
Dragon’s Dogma 2: Dark Arisen non cambia la natura del gioco base, ma sa dove intervenire: dà all’esplorazione una destinazione memorabile, alla sfida un nuovo ritmo e al bottino un motivo per continuare a giocare. Norgan convince, i boss lasciano il segno e le reliquie alimentano un ciclo gratificante, anche quando riordinare l’inventario interrompe il ritmo delle spedizioni. Pesano l’assenza di nuove vocazioni, una varietà nemica ancora migliorabile e una trama che resta lontana dall’eccellenza.
Si perde inoltre parte del carattere più ruvido del gioco originale, e chi amava proprio quella ruvidità potrebbe sentirne la mancanza. Per chi ha apprezzato l’esperienza originale è un acquisto praticamente obbligato. Per chi lo aveva abbandonato a causa delle prestazioni o della ripetitività, l’espansione e gli aggiornamenti messi in campo da Capcom offrono una buona occasione per riprovarci.
Pregi
Norgan densa, verticale e atmosferica. Ciclo delle reliquie gratificante e ricco di possibilità. Boss riusciti e sfida ritrovata. Potenziamenti delle abilità e sei slot disponibili anche nel gioco base aggiornato. Ottimizzazione Pc molto più convincente rispetto al lancio. Contenuti abbondanti in rapporto al prezzo.
Difetti
Nessuna nuova vocazione. Varietà dei nemici ancora limitata. Trama migliorata, ma non memorabile. Inventario laborioso da gestire e ricompense casuali che svalutano l'equipaggiamento precedente. Scontri a tratti caotici, con poco margine di reazione.
Voto
8,5