Alpha Nomos, un concerto di idee che fatica ad armonizzarsi, recensione
Un roguelite musicale dal forte carattere artistico, frenato da combattimenti poco incisivi e da una formula che perde slancio nel lungo periodo
Non capita spesso di imbattersi in un gioco che prova a intrecciare action roguelite e rhythm game. È proprio questa la sfida raccolta da RibCage Games con Alpha Nomos, una produzione che affida alla musica un ruolo ben più importante di quello di semplice accompagnamento.
Il ritmo attraversa l’intera esperienza, trasformando gli scontri in esibizioni dove precisione e tempismo contano tanto quanto i riflessi. Una premessa ricca di fascino, sostenuta da una direzione artistica fuori dal comune e da un concept che richiama produzioni come Hi-Fi Rush, pur cercando una propria strada.
Il problema è che tra l’idea e la sua realizzazione esiste una distanza che il gioco non riesce sempre a colmare. Ma andiamo nel dettaglio con la recensione della versione PS5 di Alpha Nomos. Ricordiamo che il gioco, pubblicato dagli stessi sviluppatori, è disponibile anche su Pc e Xbox Series X/S. Buona lettura.
UN MONDO COSTRUITO SULLA MUSICA
L’avventura ci porta nel mondo di Nomos, un universo dominato da meccanismi giganteschi, strumenti musicali viventi e automi corrotti che hanno trasformato l’armonia in una cacofonia senza controllo. Nei panni di Cello, armata dell’insolita SaXword, dovremo attraversare ambienti sempre più ostili, affrontando marionette meccaniche e creature nate dalla corruzione musicale che ha contaminato questo universo.
La narrazione rimane sullo sfondo per gran parte dell’esperienza, lasciando spazio all’atmosfera e alla costruzione del mondo. Ed è proprio il contesto a catturare l’attenzione più della trama, grazie a un immaginario che mescola elementi barocchi, steampunk e musicali con una personalità immediatamente riconoscibile. Il cuore di Alpha Nomos è però il sistema di combattimento ritmico.
Seguire il tempo della traccia musicale permette di ottenere attacchi più efficaci e concatenare le azioni, mentre perdere la battuta compromette la fluidità dello scontro. E’ un’idea che funziona, almeno inizialmente. Quando tutto si incastra, il gioco restituisce una piacevole sensazione di sintonia: attacchi, schivate e parate diventano parte dell’esibizione, mentre le nostre azioni contribuiscono a modellarne il suono.
A rendere il sistema più interessante contribuiscono poi gli Spartiti e gli Accordi, modificatori che permettono di personalizzare il funzionamento della SaXword e costruire differenti approcci offensivi durante le run. I potenziamenti intervengono sia sul combattimento sia sulla sua resa sonora, mantenendo strettamente legate le due anime del progetto. Sulla carta è una struttura ricca di possibilità. Nella pratica, tuttavia, emergono diversi limiti.
QUANDO IL RITMO DIVENTA UNA BARRIERA
Il problema principale di Alpha Nomos è che la precisione richiesta non trova sempre una ricompensa altrettanto soddisfacente. Chi possiede un buon senso del tempo potrebbe apprezzare la sfida proposta dagli sviluppatori, mentre chi fatica a seguire la battuta rischia di scontrarsi rapidamente con una progressione frustrante. Le opzioni di calibrazione permettono di adattare la sincronizzazione alla propria configurazione, ma padroneggiare il sistema rimane impegnativo.
Anche quando si comprende perfettamente cosa fare, l’esecuzione richiede una concentrazione costante che, alla lunga, può diventare stancante. A rendere il tutto meno immediato contribuisce un’interfaccia minimalista. La scelta è coerente con la direzione artistica, ma non sempre comunica con sufficiente chiarezza ciò che accade sullo schermo. Uno dei limiti più evidenti emerge proprio durante i combattimenti. Nonostante il sistema risponda alle sue regole, gli scontri raramente trasmettono un reale senso di potenza.
I colpi della SaXword mancano spesso del peso necessario per rendere soddisfacenti gli attacchi. Le differenze tra alcune azioni offensive risultano poco marcate e, anche quando una combo viene eseguita correttamente, il feedback appare meno appagante di quanto dovrebbe. È qui che la formula perde efficacia: rispettare il tempo richiede attenzione, ma colpire un nemico non restituisce sempre una gratificazione proporzionata allo sforzo.
È un peccato, perché il lavoro sulla componente musicale lascia intuire ambizioni ben più elevate. Anche la struttura roguelite mostra il fianco alla ripetitività. Percorsi alternativi e potenziamenti introducono variazioni, ma non bastano a mantenere vivo l’interesse per lunghi periodi. La possibilità di cambiare approccio durante le run rimane interessante, ma è il ciclo degli scontri a perdere progressivamente slancio.
UN MONDO CHE TROVA LA PROPRIA VOCE
Se c’è un aspetto in cui Alpha Nomos riesce davvero a distinguersi, è quello estetico. L’incontro tra architetture barocche, macchinari steampunk e strumenti musicali viventi genera scenari ricchi di carattere. Gli ambienti sembrano pulsare insieme alla musica, trasmettendo l’idea di un mondo costruito sulle note e sul ritmo. Anche il comparto sonoro svolge un lavoro eccellente.
La musica interagisce continuamente con l’azione, mentre i potenziamenti modificano tanto il comportamento delle armi quanto il loro suono. È probabilmente la componente più riuscita della produzione: quella in cui l’ambizione del progetto trova la sua espressione più convincente. Peccato che il combattimento non riesca a sostenerla con la stessa forza.
Su PS5 le prestazioni rimangono generalmente stabili durante l’esplorazione e gli scontri, senza particolari problemi di fluidità anche nelle situazioni più concitate. Scenari dettagliati, animazioni fluide ed effetti visivi sincronizzati con la musica valorizzano l’identità artistica del gioco. Le principali criticità riguardano invece la leggibilità dell’azione.
Quando nemici, effetti visivi e segnali sonori si sovrappongono, alcune fasi diventano caotiche e rendono meno immediato capire ciò che accade. Una difficoltà che si aggiunge ai limiti dell’interfaccia e pesa soprattutto nei momenti in cui mantenere il tempo richiederebbe indicazioni più chiare. Convince infine l’utilizzo del DualSense: il feedback aptico accompagna la musica e contribuisce a rafforzare il legame tra ritmo e azione, aggiungendo una dimensione tattile all’esibizione di Cello.
SCONSIGLIATO
Alpha Nomos lascia una sensazione contrastante. Da una parte troviamo un’identità artistica forte, un comparto sonoro eccellente e una premessa capace di incuriosire. Dall’altra l’esecuzione fatica a sostenere le ambizioni del progetto di RibCage Games. La precisione ritmica richiede una dedizione che il combattimento, poco incisivo, non ripaga sempre. L’interfaccia rende alcuni momenti meno leggibili, mentre la ripetitività limita il piacere di affrontare nuove run, nonostante le possibilità offerte dai potenziamenti.
Rimane un titolo che potrebbe trovare estimatori tra gli appassionati di rhythm game disposti ad accettarne i compromessi. Nel complesso però le qualità artistiche non bastano a compensare una formula che fatica a trovare il giusto equilibrio tra concentrazione, varietà e gratificazione. Il concerto ha una voce riconoscibile. A mancargli è l’armonia tra le sue parti.
Pregi
Direzione artistica originale e ricca di personalità. Comparto sonoro eccellente, con potenziamenti che intervengono anche sulla resa musicale del combattimento. Sistema ritmico interessante nelle prime ore. Possibilità di personalizzare l'approccio offensivo durante le run. Prestazioni generalmente stabili su PS5 e buon utilizzo del feedback aptico del DualSense.
Difetti
Combattimenti poco incisivi, con un feedback che non ripaga sempre la precisione richiesta. Struttura roguelite che diventa ripetitiva. Leggibilità dell’azione non sempre efficace, tra interfaccia essenziale e sovrapposizione di effetti e nemici. Esecuzione impegnativa e stancante nel lungo periodo.
Voto
5,5