Order of the Sinking Star, quattro mondi e mille intuizioni, recensione
Dagli autori di The Witness ecco un'avventura rompicapo ricchissima che intreccia specchi, eroi e raggi colorati e che mette davvero alla prova ingegno e pazienza
Dieci anni dopo The Witness, Jonathan Blow e Thekla Inc tornano con una scommessa già provocatoria sulla carta. In Order of the Sinking Star hanno realizzato più di mille puzzle attorno a una delle idee più antiche del videogioco: spingere un oggetto da un punto all’altro di una griglia. Questo nuovo progetto prende la formula del sokoban e la espande fino a farne un mondo intero, con una struttura che ricorda un’avventura esplorativa più che una raccolta di livelli.
Il risultato è un gioco di una ricchezza rara, ma anche un’esperienza che chiede tempo, pazienza e una certa tolleranza alla frustrazione. Andiamo nel dettaglio con la recensione della versione Pc di Order of the Sinking Star. Ricordiamo che il gioco, pubblicato da Arc Games e Gamirror Games, è disponibile anche su PS5 e Switch 2. Buona lettura.
UN CROCEVIA, QUATTRO UNIVERSI
In Order of the Sinking Star si comincia con un tutorial brevissimo, dedicato ai comandi e alle regole di base. Poi la Regina, protagonista della mappa principale, si ritrova in un luogo sconosciuto che somiglia a un tempio antico. Da lì raggiungeremo un crocevia con quattro strade, una per ogni punto cardinale, senza un ordine imposto. Ogni direzione introduce un sistema di regole distinto, nato dall’adattamento di giochi indie preesistenti.
Heroes of Sokoban di Jonah Ostroff, Mirror Isles e Skipping Stones to Lonely Homes di Alan Hazelden e Promesst di Sean Barrett. A nord ci sono gli Hearty Heroes of Hauling, una compagnia di eroi fantasy dalle capacità diverse. Il guerriero può spingere intere file di blocchi, la ladra li trascina dietro di sé e il mago scambia la propria posizione con ciò che ha davanti. Si aggiungono un bardo, un druido e un chierico immune ai mostri.
A est le Mirror Isles ruotano attorno a specchi che permettono di scambiarsi con il proprio riflesso. Un secondo specchio basta a complicare tutto, introducendo più cloni da controllare insieme, che possono anche morire. A sud Skipping Stones to Lonely Homes ci fa lanciare pietre che rimbalzano sull’acqua, interagendo con ninfee e correnti.
A ovest il Vault of the Beamcasters ci affida gemme che alimentano raggi colorati: uno permette di attraversare i muri, un altro teletrasporta, e la sovrapposizione dei raggi ne combina gli effetti. Ogni regione ha inoltre i propri personaggi e una piccola storia. La varietà delle meccaniche acquista così un senso: sono mondi diversi destinati a incontrarsi, ciascuno con la propria logica.
QUANDO LE REGOLE SI SCONTRANO
Order of the Sinking Star cambia marcia quando iniziano a sovrapporsi i sistemi delle campagne iniziali. Le piattaforme dorate sulla mappa segnano questi incroci: le regole imparate in un angolo del mondo tornano in un altro, con conseguenze nuove. Il mago guarda attraverso uno specchio, una pietra rimbalza dentro un raggio teletrasportante, gli specchi riflettono i raggi combinandone gli effetti. Più avanti arrivano anche enigmi che aggiungono una dimensione verticale al ragionamento.
È qui che l’opera di Thekla Inc trova la propria identità. Ci mette davanti un problema, ci lascia gli strumenti e si fa da parte. Le regole si apprendono soprattutto sperimentando, senza spiegazioni verbali che anticipino la scoperta. Ogni livello introduttivo è un piccolo laboratorio, poi la difficoltà sale con una progressione generalmente ben calibrata. La disposizione degli elementi è rigorosa: ogni blocco, specchio o buco nel pavimento sembra avere una funzione, e i nuovi puzzle raramente si limitano a ingrandire quelli precedenti.
Ne nasce una successione di intuizioni che gratificano davvero. A volte la soluzione arriva dopo aver chiuso il gioco e pensato ad altro. Altre volte ci accorgiamo che la risposta era già sotto gli occhi, con la sensazione di essere stati, contemporaneamente, geni e sciocchi. La sperimentazione è favorita da strumenti ben pensati. Sartà possibile annullare una singola mossa, tenere premuto il tasto per riavvolgere più a lungo oppure azzerare il puzzle, annullando persino il reset.
È possibile anche modificare la velocità del tempo. Ogni livello conserva la configurazione e la cronologia delle mosse: uscire sulla mappa e tornare più tardi non significa ricominciare da capo. Anche la struttura aperta aiuta. Se un enigma resiste potremo spostarci altrove, sfruttando il viaggio rapido attraverso una versione miniaturizzata della mappa. Le stelle sul terreno mostrano un’anteprima dei puzzle e permettono di rigiocarli una volta completati. La stessa mappa principale è un rompicapo: le abilità apprese nei livelli aprono nuovi percorsi, mentre la Regina può indossare gli abiti dei personaggi incontrati per sfruttarne i poteri.
SBAGLIARE COSTA POCO, PERDERSI UN PO’ DI PIÙ
Order of the Sinking Star facilita gli esperimenti, ma non offre suggerimenti né livelli di difficoltà. Cambiare zona permette di prendere fiato, ma superare un ostacolo continua a dipendere da noi, salvo cercare una guida esterna. Il carico di regole da ricordare cresce parecchio e può capitare di fissare un puzzle a lungo, per poi scoprire che la soluzione richiedeva un dettaglio appreso molte ore prima. In quei momenti sembra di sfogliare un manuale mentale più che di imparare qualcosa di nuovo.
La mole è impressionante: oltre mille puzzle, decine e decine di ore per raggiungere i titoli di coda e molte di più per vedere tutto. Non occorre risolvere ogni enigma per arrivare a una conclusione, e il primo finale apre ad altre sfide. Il gioco sembra a proprio agio con l’idea che molti non vedranno mai cosa si nasconde oltre l’orizzonte. Questa abbondanza è anche il punto più delicato.
La varietà evita indubbiamente l’effetto “stesso puzzle ripetuto”, ma non elimina la fatica: certe sequenze chiedono di dimostrare ancora ciò che abbiamo già capito. Alcune sezioni convincono meno di altre. Skipping Stones, tra pietre, correnti, vento e ninfee, risulta meno intuitiva; l’apertura del Vault of the Beamcasters, con un lungo allestimento senza checkpoint intermedi, mette subito alla prova la pazienza.
Le soluzioni inoltre appaiono spesso molto vincolate, lasciando poco spazio a deviazioni dal ragionamento previsto. Le stanze più piccole, al contrario, consentono talvolta di arrivare al risultato per tentativi. Il rischio è che la scoperta si riduca a un ripetuto “spingi, guarda, riavvolgi”, perdendo parte della soddisfazione che dovrebbe accompagnarla.
UNA STORIA CHE RESTA SULLO SFONDO
Lo sforzo narrativo è evidente, soprattutto rispetto a The Witness. Ci sono personaggi con un nome e una storia, registrazioni audio lasciate da un esploratore precedente e dialoghi doppiati che accompagnano l’inizio e la fine di molti livelli. Il cast vocale è di buon livello, con interpreti provenienti dal mondo dei videogiochi e dell’animazione. La scrittura fatica però a tenere insieme tutto. I racconti arrivano a frammenti, distanziati dal tempo necessario per risolvere gli enigmi.
Molti dialoghi sembrano servire soprattutto a introdurre una meccanica, mentre alcune battute risultano rigide o troppo ricercate. Manca un registro per rileggere le conversazioni o un archivio per riascoltare le registrazioni, rendendo più difficile recuperare i passaggi sfuggiti. Il mistero dell’Ordine richiede quindi un’attenzione che non tutti saranno disposti a concedergli. Si possono comunque ignorare i dialoghi e godersi i puzzle.
Sul piano visivo invece Order of the Sinking Star punta su colori vivaci e uno stile quasi fumettoso, con una telecamera inclinata che potremo allontanare per ampliare la visuale. Ogni regione ha una propria identità e i livelli restano leggibili anche quando si affollano. Il dettaglio non raggiunge quello di The Witness, ma la chiarezza sostiene bene il ragionamento. I raggi dell’area occidentale, distinti per colore, hanno anche dettagli aggiuntivi pensati per aiutarne il riconoscimento. Tuttavia non sono sempre immediati da notare, e chi ha difficoltà nella percezione dei colori potrebbe dover prestare più attenzione.
La colonna sonora è rilassante e discreta. Quando ci fermiamo a ragionare, la musica si ritira lasciando spazio ai suoni ambientali: un tocco sensibile, capace di creare un’atmosfera quasi terapeutica. A tratti fa sorridere, pensando a quanto possiamo innervosirci davanti a certi rompicapo. Su Pc la fluidità è generalmente buona, ma non uniforme. La mappa principale è più impegnativa dei singoli livelli e mostra occasionali cali di framerate; vicino agli specchi possono comparire brevi scatti. Una particolarità dell’interfaccia è l’assenza di un menu principale tradizionale: all’avvio si riprende direttamente dall’ultimo salvataggio.
DA AVERE SENZA RISERVE
Order of the Sinking Star è un’impresa monumentale di design: prende regole semplici e le trasforma in una rete di sfide che si intrecciano e si completano. Quando funziona, regala l’euforia dell’intuizione che pochi altri giochi sanno dare. Gli strumenti per sperimentare e la libertà di cambiare percorso sostengono un’esperienza molto esigente, senza sottrarci il piacere della scoperta. Pesa però la sua stessa ambizione: la mole può stancare, l’assenza di suggerimenti rende più duri gli arresti e la storia non tiene il passo con la qualità dei puzzle.
Per 30 euro però, il rapporto tra contenuti e costo è difficile da contestare. Chi ama fermarsi, pensare e sperimentare troverà una delle esperienze puzzle più ricche degli ultimi anni. Chi cerca un equilibrio tra enigmi e narrazione, o una guida più presente, potrebbe faticare. Il talento di Thekla Inc sta nel rendere memorabile una griglia; il limite è chiedere di abitarla tanto a lungo.
Pregi
Progettazione dei puzzle tanto ingegnosa quanto rigorosa. Quattro sistemi di regole che si intrecciano in modi sorprendenti. Rewind, reset e struttura aperta che favoriscono la sperimentazione. Oltre mille puzzle, con grande varietà di combinazioni. Colonna sonora discreta e doppiaggio di buon livello.
Difetti
Nessun sistema di suggerimenti per superare gli arresti. Molte regole da ricordare e una mole che a tratti affatica. Storia e dialoghi poco coinvolgenti, senza un archivio consultabile. Sezione di Skipping Stones meno intuitiva delle altre. Qualche incertezza di fluidità su Pc.
Voto
8+