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Kalanoro, una rivoluzione che passa dal palco, recensione

Un folklore affascinante, una band improbabile e tante idee che non sempre trovano la giusta armonia

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In Lemuria nessuno impugna una spada leggendaria per salvare il regno. La resistenza contro la strega Raneny prende una forma decisamente più insolita: mettere insieme una band abbastanza famosa da esibirsi al concerto organizzato dalla sovrana e fermarne i piani dall’interno. È attorno a questa premessa che Kalanoro costruisce la propria identità, mescolando esplorazione, combattimenti, platform e gestione di un gruppo di musicisti in un’avventura ispirata al folklore del Madagascar.

L’idea alla base del progetto di Red Raketa Studio è senza dubbio originale. Il problema è che, pur proponendo diversi spunti interessanti, il gioco fatica spesso a trasformarli in meccaniche davvero rifinite. Ne nasce un’esperienza altalenante, capace di incuriosire per ambientazione e personalità, ma meno efficace quando arriva il momento di dare forma alle proprie ambizioni. Ma andiamo nel dettaglio con questa recensione della versione PS5 di Kalanoro. Ricordiamo che il gioco, pubblicato da New Tales, è disponibile anche per Pc, Xbox Series X/S e Switch. Buona lettura.

LA STRADA VERSO IL CONCERTO ATTRAVERSA TUTTA LEMURIA

La storia segue Kalakely, chiamata a contrastare il dominio della strega Raneny, che sfrutta Lemuria e i suoi abitanti per i propri interessi. Per avvicinarla, la protagonista dovrà formare una band abbastanza popolare da esibirsi al concerto organizzato in onore della strega. Da qui nasce una struttura narrativa insolita, che accompagna il giocatore attraverso diverse regioni di Lemuria alla ricerca di musicisti leggendari da reclutare.

L’avventura mantiene un tono leggero e fiabesco, valorizzando creature, tradizioni e riferimenti culturali raramente esplorati nei videogiochi. È probabilmente il contesto a rappresentare il principale elemento di fascino dell’opera. In un mercato spesso dominato da mondi fantasy simili tra loro, Kalanoro riesce a proporre un immaginario meno scontato e immediatamente riconoscibile.

CAPELLI, SANDALI E ARMI DI FORTUNA

Kalanoro

Sul fronte del gameplay ci troviamo davanti a un’avventura platform che alterna combattimenti ed esplorazione. Kalakely dispone di movimenti piuttosto dinamici: scatti rapidi, doppi salti e attacchi corpo a corpo rendono gradevole l’attraversamento degli scenari. L’elemento più particolare riguarda le abilità legate ai capelli della protagonista. Può usarli per colpire i nemici a distanza, stordirli temporaneamente oppure interagire con alcuni elementi ambientali. Una trovata curiosa, che aggiunge varietà agli scontri senza però rivoluzionarli.

Durante il viaggio raccogliamo inoltre numerose armi improvvisate, ciascuna con una durata limitata. Questo sistema spinge a cambiare spesso equipaggiamento e contribuisce a rendere il combattimento più movimentato, anche se la profondità complessiva rimane contenuta. Gli scontri sono generalmente accessibili e raramente mettono davvero alla prova il giocatore. Alcuni boss offrono incontri più interessanti, ma l’impressione generale è quella di un sistema funzionale più che memorabile.

UNA BAND DA TENERE SEMPRE UNITA

Kalanoro

È nella gestione del gruppo musicale che Kalanoro prova maggiormente a differenziarsi. Reclutare nuovi membri non significa semplicemente aggiungere personaggi alla storia, ma anche occuparsi delle loro esigenze durante il viaggio. Esplorando i livelli raccogliamo ingredienti e risorse da utilizzare per preparare piatti differenti. Ogni musicista ha i propri gusti e mantenerlo soddisfatto diventa parte della progressione.

Ignorare le richieste dei compagni può addirittura portarli ad allontanarsi temporaneamente, obbligandoci a recuperarli prima di poter proseguire. L’idea è originale e contribuisce a dare personalità al gruppo, ma non sempre è altrettanto divertente da gestire nel lungo periodo. Alcune attività tendono infatti a ripetersi e finiscono per rallentare il ritmo dell’avventura.

TANTE IDEE MA ALCUNE DIFFICOLTÀ

Kalanoro

Durante la partita colpisce soprattutto la quantità di sistemi presenti. Oltre ai combattimenti troviamo raccolta di materiali, cucina, gestione dei musicisti, potenziamenti, acquisti dal mercante, esplorazione e sezioni platform. Sulla carta, questa abbondanza dovrebbe garantire varietà. Nella pratica, però, si ha spesso la sensazione che alcune meccaniche non abbiano ricevuto lo stesso livello di attenzione.

Molti elementi risultano piacevoli singolarmente, ma faticano a integrarsi in modo armonioso. Kalanoro continua comunque a proporre situazioni differenti con una certa frequenza, e questo aiuta a mantenere vivo l’interesse fino ai titoli di coda. Il problema è che raramente una delle sue idee riesce a emergere come autentico punto di forza dell’esperienza.

IL FASCINO DI UN FOLKLORE POCO ESPLORATO

Kalanoro

Dal punto di vista artistico, Kalanoro mostra una personalità evidente. Le ambientazioni colorate, i personaggi eccentrici e l’ispirazione alle leggende malgasce contribuiscono a creare un mondo piacevole da osservare. I vari biomi visitati durante il viaggio offrono scorci interessanti e restituiscono una bella sensazione di avventura itinerante. Anche la centralità della musica nella narrazione distingue il progetto da tanti action fantasy tradizionali.

Sul versante tecnico, tuttavia, emergono alcune imperfezioni che limitano il risultato finale. Pur senza compromettere l’esperienza, capita occasionalmente di dover ripetere un’interazione con un personaggio o con alcuni elementi dello scenario prima che il comando venga riconosciuto correttamente. A questo si aggiungono sporadici episodi di pop-in ambientale che rendono evidente una rifinitura non sempre impeccabile. Nulla di drammatico quindi, ma abbastanza da impedire al gioco di esprimere pienamente il proprio potenziale.

Kalanoro

POTREBBE DARE SODDISFAZIONI

Kalanoro è uno di quei progetti che si fanno notare prima di tutto per la loro creatività. L’ambientazione ispirata al folklore del Madagascar, la costruzione di una band di musicisti e alcune trovate legate alla progressione mostrano la volontà di proporre qualcosa di diverso dal solito. Allo stesso tempo però, molte idee rimangono a metà strada tra intuizione e realizzazione. Il sistema di combattimento è piacevole ma semplice, la gestione del gruppo alterna buoni momenti ad altri più macchinosi e diverse meccaniche avrebbero beneficiato di una maggiore rifinitura. Quella di Red Raketa Studio resta comunque un’avventura simpatica, capace di distinguersi grazie alla propria identità culturale e a un immaginario raramente rappresentato nei videogiochi. Non tutto funziona come dovrebbe, ma la personalità non manca.

Pregi

Folklore malgascio e premessa originale. Direzione artistica colorata e ricca di carattere. Attività varie e biomi differenti. Gestione della band e cucina ben inserite nell’avventura. Poteri dei capelli curiosi e riconoscibili.

Difetti

Combattimenti poco profondi. Gestione della band a tratti ripetitiva. Progressione dal ritmo altalenante. Meccaniche non sempre ben integrate. Qualche imperfezione tecnica.

Voto

6,5

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