Ci sono storie che riescono a sopravvivere al trascorrere del tempo quasi quanto i loro protagonisti. Steins;Gate (2009) è diventato uno dei principali punti di riferimento nel mondo delle visual novel, conquistando milioni di appassionati grazie a un cast indimenticabile e a un intreccio fantascientifico costruito attorno alle conseguenze dei viaggi nel tempo. Dopo numerose conversioni e la particolare rilettura animata proposta da Steins;Gate ELITE nel 2018, il team di Mages ha deciso di riaprire ancora una volta le porte del Future Gadget Laboratory.
Nasce così Steins;Gate RE:BOOT, una nuova versione che ricostruisce Akihabara, ridisegna personaggi e ambientazioni, rinnova completamente il comparto sonoro e introduce alcuni contenuti narrativi inediti. Un’operazione tecnicamente sontuosa, pensata per avvicinare una nuova generazione di giocatori a una delle storie più amate della serie Science Adventure. Di fronte all’ennesimo ritorno di Okabe e compagni, tuttavia, la domanda sorge spontanea: questo classico aveva davvero bisogno di un altro remake?
Il risultato è un’opera ancora capace di emozionare e sorprendere, impreziosita da una veste audiovisiva di altissimo livello, ma anche una riedizione che fatica a giustificare pienamente il proprio acquisto agli occhi di chi conosce già le precedenti incarnazioni. Andiamo nel dettaglio con questa recensione dell’unica versione di Steins;Gate RE:BOOT attualmente disponibile, quella Pc. Ricordiamo che il gioco, pubblicato da Spike Chunsoft, arriverà anche su PS5, Xbox Series X/S, Switch e Switch 2 entro la fine dell’anno. Buona lettura.
UN CAPOLAVORO QUASI INTATTO
Al centro di tutto troviamo ancora Rintarou Okabe, aspirante scienziato pazzo che si fa chiamare Hououin Kyouma e dirige il Future Gadget Laboratory insieme all’amica d’infanzia Mayuri Shiina e all’hacker Itaru “Daru” Hashida. Quello che comincia come un gioco tra amici (con un microonde modificato capace di produrre effetti inspiegabili sulla materia) si trasforma presto in qualcosa di molto più grande, quando il gruppo scopre di poter inviare messaggi nel passato.
Da quel momento prende forma una spirale di conseguenze impreviste, alimentata dall’ingresso in scena della brillante Kurisu Makise, dall’interesse della sinistra organizzazione SERN e da un intreccio di linee temporali che rimane ancora oggi uno degli esempi più riusciti di narrativa fantascientifica applicata al videogioco. Steins;Gate RE:BOOT non riscrive questa storia, ma non si limita neppure a riproporla senza modifiche. Il testo utilizzato come base è quello più snello introdotto da Steins;Gate ELITE, arricchito però da nuovi dialoghi e passaggi narrativi che ne ampliano il respiro rispetto alla suddetta edizione del 2018.

Il risultato è un compromesso. Chi non ha mai letto l’opera originale difficilmente avvertirà delle mancanze e potrà beneficiare di un ritmo più scorrevole, soprattutto durante la lunga prima parte dedicata alla costruzione del cast. Chi invece ha vissuto la versione integrale del 2009 noterà ancora l’assenza di numerose riflessioni interiori di Okabe e di alcune descrizioni ambientali che contribuivano a scandire ogni scena. È una scelta percepibile, che pesa soprattutto nei momenti in cui la narrazione avrebbe bisogno di maggiore spazio per respirare, prima di virare bruscamente verso il suo drammatico secondo atto.
È proprio allora, quando la commedia adolescenziale lascia il posto a un thriller fantascientifico cupo e teso, che Steins;Gate RE:BOOT torna a mostrare tutta la propria forza. I temi dell’effetto farfalla, della responsabilità morale legata alla possibilità di alterare il destino altrui e del peso dei ricordi che soltanto Okabe riesce a conservare tra una linea temporale e l’altra colpiscono ancora con la stessa intensità. A sostenerli troviamo una scrittura dei personaggi che non ha perso nulla della propria autenticità. Okabe rimane un protagonista scomodo e memorabile, capace di passare dal ridicolo al tragico nel giro di poche battute, mentre il rapporto con Kurisu continua a rappresentare il cuore pulsante dell’intera opera.
UNA NUOVA LINEA TEMPORALE

La principale novità narrativa di questa edizione è la cosiddetta Gamma Worldline, un percorso inedito costruito attorno a Moeka Kiryu, unica eroina del cast originale a non aver mai ricevuto un finale interamente dedicato. Ispirata solo in parte a idee già esplorate in un drama CD, questa nuova diramazione presenta un Okabe proiettato in una realtà nella quale molte delle sue certezze sono venute meno.
In questa linea temporale la macchina del tempo non è mai stata completata, i D-Mail non esistono e persino la personalità di Hououin Kyouma sembra non essere mai nata. Al fianco di Moeka, Okabe si trova così ad affrontare una situazione più solitaria e brutale rispetto a quelle vissute nella storia principale. Si tratta di un contenuto interessante, capace di spingersi verso tonalità ancora più oscure, ma purtroppo molto breve.
Poco più di un’ora che lascia la sensazione di un’occasione soltanto accennata, anziché sviluppata in tutte le sue potenzialità. A questo si aggiungono alcuni tasselli disseminati lungo la storia: una scena che collega più esplicitamente gli eventi a Steins;Gate 0, qualche momento aggiuntivo dedicato a Suzuha e Faris e un finale rivisto per il percorso di Luka. Nulla che rivoluzioni l’esperienza di chi conosce già la saga, ma abbastanza da rendere il ritorno ad Akihabara meno sterile di quanto si potesse temere.
IL PHONE TRIGGER E LE LINEE TEMPORALI

Sul fronte del gameplay, la sostanza rimane invariata. Steins;Gate è una visual novel quasi completamente priva di meccaniche tradizionali, il cui principale strumento interattivo è rappresentato dal telefono di Okabe. Rispondere oppure ignorare le chiamate e selezionare determinate parole nelle e-mail ricevute sono decisioni apparentemente minori, ma capaci di influenzare il percorso narrativo e determinare il finale raggiunto.
La struttura diramata rende il cammino verso il vero epilogo tutt’altro che immediato, talvolta al punto da spingere il giocatore a consultare una guida esterna per soddisfare tutte le condizioni richieste. Una buona notizia per i puristi è il completo ripristino della libertà di accedere al telefono in qualsiasi momento, possibilità che era stata ridimensionata nella precedente edizione ELITE.
Fa inoltre il proprio debutto la schermata Observer, pensata per aiutare il lettore a orientarsi tra le diverse diramazioni della storia. L’idea è preziosa, ma la sua implementazione mostra qualche limite: infatti non permette di raggiungere direttamente le scene già viste e non offre una rappresentazione sufficientemente ampia e leggibile dell’intero albero narrativo. Rimane dunque un’aggiunta utile, ma meno completa di quanto avrebbe potuto essere.
AKIHABARA COME NON L’AVETE MAI VISTA

Se c’è un ambito nel quale Steins;Gate RE:BOOT convince senza riserve, è quello visivo. Gli sfondi sono stati interamente ridisegnati attraverso un accurato lavoro di ricostruzione fotografica dell’Akihabara del 2010. La qualità raggiunta è impressionante e alcune immagini arrivano a sfiorare il fotorealismo, restituendo un senso di autenticità piuttosto raro per il genere.
Anche i personaggi sono stati ridisegnati da huke, artista responsabile dello stile originale, e ora abbandonano la tradizionale staticità degli sprite grazie al sistema di animazione E-mote. I protagonisti respirano, sbattono le palpebre e cambiano espressione con maggiore naturalezza, rendendo le conversazioni sensibilmente più dinamiche. Si tratta però di una scelta destinata a dividere la community.

Alcuni potrebbero apprezzare il nuovo character design, più pulito e accessibile, mentre altri potrebbero rimpiangere l’impronta ruvida e immediatamente riconoscibile dell’originale. Anche le animazioni non risultano sempre convincenti e, in alcuni momenti, finiscono per apparire più artificiali che naturali. Noi comunque abbiamo apprezzato molto l’ammodernamento apportato.
Sul fronte sonoro invece ritroviamo il cast giapponese originale, chiamato a registrare nuovamente tutte le battute. Mamoru Miyano offre ancora una volta un’interpretazione magistrale di Okabe, mentre la colonna sonora è stata interamente rielaborata dal compositore storico Takeshi Abo. Il risultato è un accompagnamento di altissimo livello, capace di restituire il giusto peso emotivo ai momenti decisivi senza tradire l’identità sonora dell’opera originale.

Come è facile intuire, è presente soltanto il doppiaggio giapponese: una scelta in linea con la tradizione videoludica della serie, anche se chi si è avvicinato al franchise attraverso la versione inglese dell’anime potrebbe aver bisogno di qualche tempo per abituarsi. Non mancano purtroppo alcune imperfezioni difficili da giustificare in una produzione tanto prestigiosa. Quando il testo supera le tre o quattro righe, il carattere all’interno del riquadro di dialogo viene compresso verticalmente in maniera poco elegante. È un problema ricorrente che, nel corso di una visual novel dalla durata considerevole, finisce per diventare piuttosto fastidioso.
Ancora più sorprendente è la scelta di lasciare senza traduzione buona parte del testo giapponese presente all’interno delle immagini. Si tratta di un passo indietro rispetto a Steins;Gate ELITE, che proponeva sottotitoli sovrimpressi, ma anche rispetto ad altri capitoli recenti della serie. Durante la nostra prova abbiamo inoltre riscontrato alcuni inconvenienti occasionali legati ai salvataggi e alla stabilità generale. Nulla che impedisca di portare avanti l’avventura, ma si tratta comunque di sbavature che ci auguriamo possano essere eliminate attraverso aggiornamenti futuri.

CONSIGLIATO AGLI APPASSIONATI
Steins;Gate RE:BOOT è, in definitiva, un remake a due facce. Da un lato conferma ancora una volta la grandezza di una scrittura che, a diciassette anni di distanza, non ha perso la propria capacità di emozionare e sorprendere. Il rinnovato comparto artistico e sonoro rende inoltre Akihabara più viva che mai, trasformando questa edizione nella maniera più moderna e spettacolare di avvicinarsi alla storia di Okabe e dei suoi compagni.
Dall’altro lato, la decisione da parte di Mages di utilizzare nuovamente lo script abbreviato di STEINS;GATE ELITE, unita a un prezzo di lancio piuttosto elevato e a contenuti inediti interessanti ma centellinati, rende difficile consigliarne l’acquisto a chi possiede già una delle precedenti edizioni. Per chi si affaccia per la prima volta al Future Gadget Laboratory, questa rappresenta comunque la porta d’ingresso più moderna, elegante e tecnicamente curata per intraprendere uno dei viaggi nel tempo più riusciti della narrativa videoludica.
Pregi
Scrittura e cast dei personaggi ancora eccezionali, anche a distanza di tanti anni. Sfondi ridisegnati di qualità straordinaria. Doppiaggio giapponese e colonna sonora di altissimo livello. Phone Trigger ripristinato nella sua forma originale. Nuovi contenuti narrativi interessanti, sebbene limitati.
Difetti
Script ancora basato sulla versione abbreviata di ELITE. Gamma Worldline troppo breve rispetto alle aspettative. Testo compresso e scritte nelle immagini prive di traduzione. Schermata Observer utile, ma implementata solo parzialmente. Prezzo elevato per chi possiede già le precedenti edizioni.
Voto
7,5