Sono passati venticinque anni da quando Sam “Serious” Stone ha fatto irruzione nell’immaginario degli sparatutto, facendosi largo tra orde sterminate a colpi di minigun e battute demenziali. Per celebrare l’anniversario, con Serious Sam: Shatterverse i ragazzi di Croteam hanno scelto una strada inedita, affidando il progetto a Behaviour Interactive, studio conosciuto soprattutto per Dead by Daylight.
Nasce così uno spin-off che trasforma la formula della serie in uno sparatutto roguelite cooperativo per un massimo di cinque giocatori. Un cambio di rotta tutt’altro che scontato per una saga che ha sempre fatto della semplicità la propria bandiera: correre, sparare e sopravvivere. Andiamo a vedere di che pasta è fatto Serious Sam: Shatterverse in questa recensione della versione Pc. Ricordiamo che il gioco, pubblicato da Devolver Digital, è disponibile anche su PS5 e Xbox Series X/S. Buona lettura.
UN’IDEA VINCENTE, SULLA CARTA
La premessa recupera pienamente lo spirito scanzonato della serie. Uber Mental ha infranto i confini tra le dimensioni e spetta a Sam Prime radunare il Serious Program, un gruppo composto da versioni alternative di se stesso, per riportare ordine nel multiverso. Al netto del semplice pretesto narrativo, è proprio l’idea di riunire più incarnazioni di Sam all’interno dello stesso gruppo a sostenere l’intera operazione.
Retro Sam riprende l’aspetto a basso numero di poligoni del protagonista originale e può schierare alcuni cloni come diversivo. Orphan Sam genera un vortice di lame capace di falciare i nemici. Cartoon Sam si lancia letteralmente da un cannone. Broken Sam richiama un devastante fascio laser. Alien Sam, infine, dispone di quattro braccia e può utilizzare altrettante armi contemporaneamente.

Le differenze tra i personaggi riguardano soprattutto le rispettive abilità speciali e non modificano radicalmente l’approccio al combattimento. Quando le ultimate vengono attivate contemporaneamente da un gruppo al completo, tuttavia, lo spettacolo di distruzione restituisce esattamente il caos che ci si aspetterebbe da un titolo con questo nome.
Sul fronte narrativo invece non bisogna aspettarsi molto più di un rapido testo introduttivo e di qualche battuta scambiata tra i personaggi durante l’azione. La sceneggiatura non è mai stata il principale punto di forza della saga e Serious Sam: Shatterverse non fa eccezione, limitandosi a fornire un contesto funzionale alle continue sparatorie.
NOVE LIVELLI E UN ARSENALE DA RICOSTRUIRE

La struttura di ogni partita risulta chiara fin dal primo tentativo: nove livelli distribuiti lungo tre atti, ciascuno concluso da uno scontro con un boss. Tra una battaglia e l’altra si raggiungono alcune stanze di sosta, nelle quali è possibile spendere l’oro accumulato per curarsi oppure acquistare potenziamenti temporanei. La progressione si articola attraverso tre sistemi principali.
I Catalyst Orbs consentono di sbloccare permanentemente nuove armi e altri Sam giocabili. Gli Intel offrono potenziamenti da scegliere salendo di livello durante la singola partita. I Trinkets sono invece oggetti equipaggiabili, rappresentati da piccoli souvenir da scrivania come piante, tazze e portachiavi. Questi ultimi appartengono a diversi set e, se combinati opportunamente, garantiscono bonus aggiuntivi.

Sulla carta il sistema appare solido, ma nelle prime ore il ritmo lascia parecchio a desiderare. Si comincia con una pistola, uno shotgun e un mitra Thompson, mentre buona parte dell’arsenale (dal lanciarazzi al ray gun, passando per fucili di precisione e doppiette a canne mozze) deve essere sbloccata spendendo Catalyst Orbs. L’accumulo di questa risorsa si rivela piuttosto lento, soprattutto perché le ricompense più consistenti si ottengono completando intere partite. Anche dopo aver sbloccato un’arma, inoltre, non vi è alcuna garanzia di trovarla nella spedizione successiva, poiché la sua comparsa rimane legata alla casualità. Gli Intel soffrono invece di un assortimento iniziale di effetti fin troppo prudente.
Incrementi del 5% alla cadenza di fuoco, riduzioni del rinculo mentre si rimane fermi o modesti bonus ai danni esplosivi raramente restituiscono quella sensazione di crescita esponenziale che ci si aspetterebbe da un roguelite ben calibrato. A complicare ulteriormente le prime ore interviene il sistema di cura, affidato a un’esecuzione in mischia da effettuare sui nemici indeboliti. L’idea richiama le Glory Kill di Doom, ma manca una condizione di stordimento altrettanto evidente e leggibile. Capita quindi di eliminare accidentalmente il bersaglio con un colpo di troppo, perdendo la possibilità di recuperare salute proprio quando sarebbe maggiormente necessaria.
QUANDO LA MACCHINA SI SCALDA

Superata la fase iniziale, la situazione comincia fortunatamente a migliorare. Le armi possono apparire con modificatori più interessanti: alcuni colpi provocano sanguinamento, altri riducono la dispersione sacrificando il numero di proiettili sparati, mentre ulteriori effetti aumentano la probabilità di stordire i nemici. I Trinkets permettono nel frattempo di assemblare configurazioni più mirate, orientate per esempio al recupero della salute, ai danni critici o all’accumulo di oro.
La profondità è lungi dal raggiungere quella dei migliori esponenti del genere, ma la possibilità di inseguire determinate sinergie rende progressivamente più stimolante la costruzione del personaggio. È soprattutto dal secondo atto in poi che Serious Sam: Shatterverse comincia a mostrare una personalità più marcata, grazie alle Multiverse Anomalies. Si tratta di modificatori applicati a un intero livello, capaci di imporre una visuale in terza persona, far esplodere i nemici alla morte, sottrarre monete ai giocatori oppure alterare drasticamente la velocità di movimento.

Alcune combinazioni possono risultare particolarmente punitive, soprattutto quando un’arena richiede di muoversi continuamente mentre un’anomalia rallenta i personaggi. È però proprio questa imprevedibilità a conferire varietà a livelli che, altrimenti, tendono a ripresentarsi troppo rapidamente nelle prime partite. Quando armi modificate, Trinkets e abilità speciali cominciano a interagire, la fantasia di potere tipica della serie riemerge con decisione.
Il gunplay rimane rapido, immediato e leggibile anche nelle situazioni più affollate, mentre gli scontri conclusivi possono regalare autentici momenti di caos condiviso. I boss dispongono di schemi d’attacco abbastanza articolati, ma tendono talvolta ad assorbire una quantità eccessiva di colpi, trasformando alcune battaglie in prove di resistenza più lunghe che realmente complesse.
MEGLIO IN CINQUE CHE DA SOLI

Il limite più evidente dell’intera struttura riguarda il bilanciamento in base al numero di partecipanti. Serious Sam: Shatterverse può essere affrontato anche in solitaria, ma è chiaramente progettato per rendere al meglio in compagnia. Giocando da soli o in coppia, la difficoltà non sembra adattarsi in maniera soddisfacente. Alcuni boss, capaci di attaccare contemporaneamente da più direzioni, si trasformano così in ostacoli particolarmente frustranti.
Con una squadra completa, invece, gli stessi combattimenti diventano molto più gestibili grazie alla possibilità di distribuire l’attenzione dei nemici fra più bersagli, combinare le abilità speciali e rianimare i compagni caduti. Il problema è che trovare una squadra tramite il matchmaking automatico non si è rivelato altrettanto semplice. Durante la nostra prova è capitato di attendere diversi minuti senza riuscire a formare un gruppo completo, lasciando chi non dispone di amici con cui organizzarsi davanti a poche alternative.
A ciò si aggiungono alcune imperfezioni tecniche non trascurabili. In determinate occasioni, i compagni abbattuti possono rimanere bloccati in posizioni difficili o impossibili da raggiungere, mentre non mancano cadute accidentali attraverso la geometria dei livelli. Problemi che non compromettono costantemente l’esperienza, ma restituiscono l’impressione di una pubblicazione avvenuta prima di un’adeguata fase di rifinitura.
“SERIAMENTE” IMPERFETTO

Le ambientazioni attraversate durante le partite sono abbastanza varie: si passa dalle immancabili rovine egizie alle vette innevate, fino ad arene infuocate e castelli in rovina. A popolarle troviamo numerosi mostri storici della saga, dai kamikaze urlanti agli scheletri Kleer, passando per i Gnaar e i temibili Werebull. La direzione artistica di Serious Sam: Shatterverse riesce a mantenere una certa coerenza nonostante la natura multiversale dell’avventura, mentre la maggiore cura riservata ai modelli e agli effetti rende gli scontri piacevolmente caotici.
Non tutte le ambientazioni possiedono però la stessa personalità e, complice la ripetizione delle arene, l’impatto visivo tende ad attenuarsi con il trascorrere delle ore. I requisiti minimi ufficiali sono relativamente accessibili e in generale il gioco si è comportato in maniera soddisfacente, mantenendo contenuti anche i tempi di caricamento fra un portale e l’altro. Il carico richiesto alle componenti su Pc però risulta a tratti eccessivo rispetto alla complessità di quanto mostrato sullo schermo, indicando la presenza di margini per una migliore ottimizzazione.

Sul fronte sonoro, il motivo del menu principale rimane impresso più di quanto ci si aspetterebbe. La colonna sonora che accompagna i combattimenti, invece, fatica a lasciare un segno altrettanto riconoscibile e finisce spesso coperta dal fragore delle armi, dalle esplosioni e dalle battute dei personaggi. Rimane infine il problema della progressione a lungo termine. Chi si avvicina a Serious Sam: Shatterverse aspettandosi un episodio tradizionale della serie deve innanzitutto accettare la diversa struttura roguelite, ma anche chi apprezza questo genere potrebbe avvertire la mancanza di obiettivi sufficientemente profondi.
Sorprende il fatto che non è possibile personalizzare i vari Sam attraverso skin, cosmetici o altri elementi estetici, mentre l’evoluzione permanente rimane affidata soprattutto allo sblocco di personaggi, armi e Trinkets. Una volta ottenute tutte e cinque le versioni di Sam e completato buona parte dell’archivio dedicato a creature, biomi e boss, manca un traguardo realmente significativo capace di sostenere la voglia di continuare. Si tratta di un limite che non pesa eccessivamente durante le prime dieci ore, quando la scoperta delle armi e dei modificatori mantiene vivo l’interesse. Superata quella soglia però il piacere di affrontare nuove partite dipende quasi interamente dalla disponibilità di un gruppo di amici e dal semplice gusto di sparare a orde di nemici.

SCONSIGLIATO
Serious Sam: Shatterverse è un titolo a due velocità. Nelle prime ore fatica a coinvolgere, appesantito da una progressione avara, da potenziamenti poco incisivi e da un sistema di cura non sempre leggibile. Chi avrà la pazienza (e soprattutto la compagnia giusta) per superare questa fase troverà, nella seconda metà delle partite, parte del caos gioioso che ha reso celebre la serie. Il gunplay rimane piacevole e, con cinque giocatori, la combinazione delle abilità riesce a generare momenti genuinamente esaltanti.
Le Multiverse Anomalies contribuiscono inoltre a movimentare una struttura altrimenti piuttosto ripetitiva. Nessuno di questi elementi, tuttavia, riesce a nascondere completamente la modestia della progressione, il bilanciamento insoddisfacente in solitaria e la scarsità di obiettivi a lungo termine. Quella di Behaviour Interactive è dunque un’esperienza consigliabile soprattutto a chi dispone di un gruppo fisso di quattro amici. Risulta invece più difficile suggerirla a chi cerca uno sparatutto da affrontare prevalentemente da solo oppure un roguelite dalla progressione profonda e immediatamente gratificante.
Pregi
Gunplay rapido, immediato e fedele allo spirito della serie. Le abilità dei cinque Sam regalano momenti di caos esaltante quando vengono combinate. Multiverse Anomalies e modificatori delle armi rendono più varie le fasi avanzate delle partite. Buona varietà e discreta direzione artistica delle ambientazioni.
Difetti
Progressione iniziale lenta e avara di ricompense. Bilanciamento poco convincente in solitaria e con gruppi incompleti. Sistema di cura poco leggibile e boss talvolta eccessivamente resistenti. Matchmaking incerto e presenza di alcune imperfezioni tecniche. Personalizzazione limitata e pochi obiettivi capaci di sostenere l'esperienza a lungo termine. Prestazioni su PC non sempre proporzionate alla qualità visiva.
Voto
5,5