Sei anni. Tanto è passato dal debutto di Captain Tsubasa: Rise of New Champions (qui la nostra recensione), il primo, sorprendente tentativo di Tamsoft Corporation di trasformare l’iconico manga calcistico di Yoichi Takahashi in un videogioco arcade capace di conquistare non solo gli appassionati storici della serie, ma anche chi non aveva mai sentito parlare di Tsubasa Ozora e dei suoi compagni di squadra.
Con questo sequel, il noto studio giapponese torna sul rettangolo verde con l’intento di riprendere la formula del predecessore e affinarne il gameplay, introducendo nuove meccaniche e rivedendo alcuni equilibri. Un’evoluzione che, tuttavia, porta con sé anche qualche rinuncia sul fronte delle modalità e della personalizzazione. Vediamo come si traduce tutto questo nella nostra recensione della versione Pc di Captain Tsubasa 2: World Fighters.
Ricordiamo che il gioco, pubblicato da Bandai Namco Entertainment, è disponibile anche su PS5, Xbox Series X/S e Switch. Buona lettura.
L’ARCO DEL MONDIALE GIOVANILE
Captain Tsubasa 2: World Fighters prosegue idealmente il percorso del capitolo precedente e si concentra sul celebre arco narrativo World Youth, tra i più amati dai lettori storici del manga. Nella modalità Storia torna la possibilità di creare un personaggio personalizzabile tramite un editor sorprendentemente ricco, capace di restituire creazioni coerenti con lo stile grafico della serie persino nei tentativi più stravaganti. Nei suoi panni affiancheremo Tsubasa e il resto della nazionale giapponese nel cammino verso il torneo mondiale giovanile.
Questo alter ego può ricoprire qualunque ruolo in campo, portiere compreso, con la possibilità di modificarne l’impostazione cambiando le mosse equipaggiate. Si tratta di una libertà interessante, che consente di sperimentare approcci differenti senza limitare la personalizzazione al solo aspetto estetico. C’è però una differenza importante rispetto a Rise of New Champions: qui possiamo gestire un solo calciatore personalizzato, anziché conservare diversi atleti sviluppati attraverso successive partite nella modalità New Hero.

Viene quindi meno una parte di quel percorso di costruzione e collezione dei propri campioni che incentivava a ricominciare l’avventura nel predecessore. Anche la carriera dell’avatar segue un itinerario più prestabilito, senza riproporre la stessa scelta iniziale fra differenti scuole. Questo non significa, comunque, che manchino contenuti narrativi alternativi: accanto alla New Stars Route trovano spazio i percorsi Legendary/Advanced, con sviluppi originali e nuove sfide.
La sceneggiatura, supervisionata direttamente da Takahashi, si arricchisce inoltre di scenari secondari che approfondiscono retroscena e rapporti fra i comprimari, spesso con situazioni inedite rispetto al manga originale, comprese squadre mai viste prima nell’opera cartacea. Il precedente sistema di carte e livelli di amicizia non viene riproposto nella stessa forma: i rapporti con gli altri calciatori passano ora anche attraverso i Link Scenarios e le storie secondarie, che permettono di approfondire i personaggi e ottenere nuove tecniche.

Non scompaiono dunque le interazioni, ma cambia il loro ruolo nella crescita del nostro alter ego. Il risultato è un racconto piuttosto longevo, che per essere completato nella sua interezza richiede tranquillamente più di venti ore ed è capace di restituire davvero la sensazione di seguire nuovi episodi dell’anime piuttosto che una semplice trasposizione videoludica. Le sfide opzionali e i contenuti da sbloccare offrono ragioni per tornare sulle partite già affrontate, pur senza replicare la stessa libertà di costruzione della carriera del primo episodio. Non tutto fila però liscio sul fronte del ritmo. Le sequenze narrative non si limitano infatti a comparire prima e dopo le partite, ma interrompono spesso l’azione anche a incontro in corso, spezzando la tensione proprio nei momenti più concitati.
Capita più di una volta di trovarsi nel bel mezzo di una rimonta con l’azione bloccata da una scena o da un dialogo che si sarebbe potuto tranquillamente accorciare. Per fortuna c’è un’opzione per saltare questi intermezzi, preziosa soprattutto quando si rigioca un episodio per completarne le sfide opzionali. Va inoltre segnalato che il protagonista creato dal giocatore resta piuttosto anonimo dal punto di vista caratteriale. Le sue battute e le sue scelte di dialogo non incidono realmente sull’andamento della trama, risultando più un vezzo che un’aggiunta di reale sostanza e lasciando che il peso della narrazione resti saldamente sulle spalle del cast storico.
IBRIDAZIONE TRA CALCIO E PICCHIADURO
Sul rettangolo di gioco, Captain Tsubasa 2: World Fighters conserva l’impianto di base che ha fatto conoscere il predecessore: si passa il pallone, si dribbla, si contrasta e si cerca il varco giusto per il tiro. Sono azioni familiari anche a chi mastica un minimo di EA Sports FC o eFootball, ma le logiche che le governano richiedono di abbandonare rapidamente le abitudini della simulazione calcistica. Tamsoft Corporation spinge infatti questa base “normale” fino a farla somigliare più a un torneo di arti marziali giocato in ventidue che a una rappresentazione realistica dello sport.
Le giocate più spettacolari possono essere contrastate con contromosse altrettanto sopra le righe, in un continuo botta e risposta che ricorda molto da vicino le dinamiche di un picchiaduro. La vera novità di questo capitolo è tuttavia il Chain System: concatenando azioni riuscite, come dribbling e contrasti, e sfruttando tecniche quali Super Passaggi e Super Dribbling, si aumenta un livello che potenzia i tiri e ne accelera il caricamento.

Il dettaglio più interessante è che questo vantaggio non svanisce se si perde il possesso, ma passa direttamente all’avversario, rendendo il controllo del pallone una risorsa da difendere con ancora più attenzione rispetto al passato. Ne nasce un sistema tattico che invita davvero a costruire l’azione anziché puntare solo al tiro più forte. Già il predecessore premiava i dribbling consecutivi con vantaggi utili alla conclusione, ma qui la concatenazione delle azioni assume un ruolo più corale e rende particolarmente rischioso regalare all’avversario il lavoro appena svolto. Anche le Super Mosse vengono riorganizzate attorno a una barra dedicata, alimentata dalle azioni in campo.
Non si tratta dell’introduzione assoluta di dribbling o passaggi speciali, già presenti nel primo gioco, ma di una revisione delle tecniche e delle loro condizioni di utilizzo, con Super Tiri, Super Passaggi, Super Dribbling, Super Contrasti e Super Blocchi. A completare il quadro ci sono le Mosse Miracolose, che possono attivarsi al verificarsi di condizioni specifiche e ribaltare l’esito di un incontro, attraverso una parata decisiva o una tecnica collettiva. Sono momenti spettacolari, fedeli allo spirito dell’opera originale, capaci di strappare più di un sorriso anche a chi non conosce a menadito la serie.
I PORTIERI DIVENTANO PROTAGONISTI

Tra le novità più riuscite di Captain Tsubasa 2: World Fighters c’è senza dubbio la revisione del sistema legato ai portieri. La barra di energia da consumare a forza di conclusioni esisteva già in Rise of New Champions: la differenza sta nel maggiore coinvolgimento del giocatore nel duello tra chi calcia e chi difende, insieme alla nuova meccanica di Break. Un tiro normale contro un portiere in piena forma raramente porta al gol. Bisogna “usurarlo” con più conclusioni, variando distanza e angolazione, per poi sferrare il colpo decisivo. Chi calcia e chi difende selezionano una delle sei direzioni disponibili.
La corrispondenza fra la traiettoria scelta e quella prevista dal portiere influisce sull’energia consumata dalla parata. Il Break, invece, entra in gioco quando la potenza della conclusione supera l’energia residua del portiere e ne riduce il limite massimo. Non è quindi soltanto una condizione di vulnerabilità che scatta scendendo sotto una generica soglia. La sua capacità di resistere agli assalti successivi viene effettivamente compromessa. Il risultato aggiunge un pizzico di tensione quasi da scontro con un boss ogni volta che ci si avvicina pericolosamente alla sua area.
Il sistema restituisce un discreto brivido nei momenti decisivi, anche se in alcuni frangenti l’individuazione della traiettoria assomiglia più a un indovinello che a una vera lettura tattica del gesto atletico avversario, complice una comunicazione visiva non sempre cristallina. Qualche imperfezione si nota anche in alcuni contrasti particolarmente aggressivi, capaci in certi casi di lasciare il portatore di palla con margini di reazione molto ridotti, così come in alcune combinazioni offensive assistite che risultano fin troppo semplici da eseguire nei pressi dell’area di rigore avversaria.
TRA AGGIUNTE E MANCANZE

Rispetto al capitolo precedente, l’offerta contenutistica si amplia in alcuni settori, ma si restringe in altri. Oltre alla sostanziosa modalità Storia, il roster conta oltre 110 calciatori e comprende 22 nazionali, cui si affiancano club e formazioni scolastiche. Una parte delle squadre deve però essere sbloccata progredendo nella campagna. Ci sono poi la modalità Allenamento, preziosa per digerire la notevole mole di sistemi che il gioco mette sul piatto fin dalle prime ore, le partite libere contro l’intelligenza artificiale o in locale contro un secondo giocatore e il comparto online.
Quest’ultimo comprende incontri classificati, partite libere e sfide private: non manca quindi la possibilità di misurarsi competitivamente con altri utenti. Le rinunce emergono soprattutto nel confronto con la versatilità del predecessore. Il numero massimo di partecipanti scende da quattro a due, sia offline sia online, facendo scomparire la possibilità di giocare in due contro due. Non tornano nemmeno i tornei e i campionati offline personalizzabili della modalità Championship, che nel primo capitolo consentivano di organizzare competizioni a eliminazione diretta o gironi all’italiana, con un numero di squadre compreso fra quattro e sedici.

Per chi cercava un’alternativa alla campagna diversa dalla singola amichevole, è una mancanza tutt’altro che marginale. Anche la personalizzazione delle squadre fa un passo indietro. Il menu Team Edit esiste e consente di intervenire sulle formazioni predefinite, inserendo anche il proprio calciatore personalizzato. Non equivale però al precedente Dream Team Edit, con cui si poteva costruire liberamente una squadra combinando atleti differenti e personalizzandone l’identità attraverso nome, stemma e divise. Non è quindi l’assenza totale di un editor a pesare, ma la perdita della libertà di creare la propria formazione dei sogni.
Sono limiti che si sommano alla possibilità di gestire un solo avatar, ridimensionando quella componente di sperimentazione che nel primo episodio invitava a sviluppare nuovi campioni e combinarli in squadre sempre diverse. Il fronte multigiocatore e le attività alternative alla Storia restano così la parte meno convincente dell’offerta. Le partite possono essere più appaganti, ma le occasioni per sfruttarle liberamente non crescono di pari passo. Un roster più ampio e un gameplay più rifinito, insomma, non cancellano automaticamente il peso dei contenuti lasciati negli spogliatoi.
LO SPETTACOLO PASSA DAI PROTAGONISTI

Dal punto di vista visivo, Captain Tsubasa 2: World Fighters non insegue il fotorealismo: mantiene uno stile tridimensionale fedele al tratto di Takahashi, con modelli dei personaggi curati e animazioni delle mosse speciali che rappresentano il vero fiore all’occhiello della produzione. Gli ambienti e gli stadi, al contrario, risultano più anonimi e meno ispirati rispetto ai protagonisti in campo, senza raggiungere la stessa personalità delle sequenze dedicate alle loro prodezze. Nel corso della nostra prova l’esperienza si è mantenuta fluida, senza cali percepibili neppure nei momenti più concitati e ricchi di effetti a schermo.
La versione Pc prevede un framerate massimo di 60 fps e supporta risoluzioni fino al 4K, mentre manca il supporto HDR. Una dotazione sufficiente a valorizzare lo spettacolo delle partite, ma che non consente di sfruttare pienamente i monitor ad alta frequenza di aggiornamento. Sul fronte audio, il doppiaggio giapponese convince per intensità recitativa e coerenza con il tono dell’opera. È disponibile anche la telecronaca in inglese, ma non un doppiaggio inglese delle scene narrative. Convince anche l’accompagnamento musicale, ricco e coerente con l’atmosfera sportiva e adolescenziale tipica della serie. Meno varia, sulla lunga distanza, la telecronaca, i cui interventi tendono a ripetersi con il passare delle ore.

CONSIGLIATO AGLI APPASSIONATI
Captain Tsubasa 2: World Fighters migliora il gioco sul campo senza riuscire a essere un seguito altrettanto convincente in ogni reparto. Il Chain System, il maggiore coinvolgimento dei portieri e la spettacolarità delle mosse rendono le partite appaganti, sostenute da un cast generoso e da una campagna sostanziosa. Pesano però le rinunce rispetto al predecessore: meno libertà nella costruzione dei propri campioni, niente squadre dei sogni e un’offerta alternativa alla Storia ridimensionata Nel complesso quello di Tamsoft Corporation rimane u buon arcade calcistico, capace di entusiasmare gli appassionati, ma che lascia negli spogliatoi una parte importante delle possibilità offerte dal primo episodio.
Pregi
Gameplay divertente e più articolato, valorizzato dal Chain System e dai nuovi duelli con i portieri. Roster ampio e modalità Storia longeva. Mosse speciali spettacolari, buon accompagnamento sonoro e prestazioni solide.
Difetti
Assenti tornei e campionati offline personalizzabili, creazione libera dei Dream Team e sfide due contro due. Un solo avatar e minore libertà nella sua carriera. Troppe interruzioni narrative, qualche squilibrio nelle azioni e duelli con i portieri non sempre leggibili.
Voto
7,5