Ci sono generi che, più di altri, sembrano appartenere a un’epoca ben precisa della storia videoludica. L’action-platform tridimensionale è certamente uno di questi: tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila ha contribuito a definire intere generazioni di console, per poi lasciare progressivamente spazio ad altre formule. Negli ultimi anni, tuttavia, diversi sviluppatori indipendenti hanno iniziato a recuperare quello spirito, cercando non tanto di copiarlo, quanto invevce di reinterpretarlo attraverso sensibilità e tecnologie moderne. Duskfade nasce esattamente da questa volontà.
Dietro a questo progetto troviamo Weird Beluga, una piccola software house spagnola che si è fatta conoscere principalmente grazie a Clid the Snail (2021), ma che ora cambia totalmente registro gettandosi a capofitto nella nostalgkia per titoli come Kingdom Hearts, Jak & Daxter e Ratchet & Clank, confezionando un’avventura che convince più per il cuore che mette in campo che per l’originalità delle sue meccaniche. Andiamo quindi a vedere di che pasta è fatto Duskfade in questa recensione della versione Pc.
Ricordiamo che il gioco, pubblicato da Fireshine Games, è disponibile anche su PS5, Xbox Series X/S e Switch 2. Buona lettura.
UNA FIABA SUL LUTTO, MA PER RAGAZZI
Protagonista della storia è Zirian, giovane apprendista di un mondo popolato da entità simili a nuvole, alle prese con l’elaborazione della morte del nonno Tristan insieme alla sorella Allira. Un giorno, mentre era impegnata a manomettere una tecnologia dimenticata degli antichi Maestri Orologiai, Allira scatena un cataclisma che imprigiona il mondo in una notte eterna e la rinchiude in un’inquietante torre d’orologio.
Zirian imbraccia dunque la spada del nonno (il Minutero, dalla foggia inequivocabilmente ispirata a una keyblade) e parte alla sua ricerca insieme a Cuckoo, un uccellino meccanico amnesico dalla lingua tagliente. Dietro alla patina fiabesca, quasi da libro illustrato per l’infanzia, si nascondono temi più adulti. Il lutto, la difficoltà di lasciar andare il passato, la paura del cambiamento.

È un impianto tematico che però funziona a intermittenza: quando il gioco si concentra sul rapporto tra i due fratelli e sul loro modo diverso di affrontare la perdita, trova momenti di autentica delicatezza. Quando invece prova a costruire il mistero attorno ai Maestri Orologiai tramite echi sonori sparsi per il mondo (frammenti di dialoghi ascoltati fuori contesto) il ritmo narrativo si inceppa.
E così l’espediente finisce per risultare più dispersivo che evocativo. Non aiuta nemmeno una scrittura che oscilla, a tratti bruscamente, tra il registro comico-infantile e improvvisi tentativi di profondità, con Zirian che passa dal bambino imbranato all’adolescente introspettivo nel giro di una manciata di battute.
UN MONDO DI INGRANAGGI DA ESPLORARE

Se c’è un aspetto su cui Duskfade non lascia spazio a dubbi è la direzione artistica. L’estetica “clockpunk” (un connubio di meccanismi arrugginiti, architetture oniriche e una tavolozza cromatica satura fino quasi all’eccesso) regala ambientazioni che vanno da accademie sottomarine a deserti dorati, da foreste eteree a cieli punteggiati da isole fluttuanti.
Ogni area, pur condividendo la stessa impalcatura di design, riesce a costruirsi un’identità visiva propria, complice anche un comparto sonoro che alterna sinfonie orchestrali di stampo quasi disneyano a incursioni sintetiche più aggressive durante i combattimenti. Il gioco si sviluppa in quattro macro-regioni, ciascuna suddivisa in più zone da attraversare per spezzare le catene che tengono ancorata la torre dell’orologio.

La progressione in Duskfade è sostanzialmente lineare, ma il level design lascia sufficiente respiro per deviazioni e aree opzionali, ricompensando la curiosità con ingranaggi di potenziamento, cristalli, tinture per personalizzare l’abbigliamento di Zirian e persino gattini da recuperare per sbloccare nuovi costumi.
Il vero tallone d’Achille di questa impostazione, però, è l’assenza totale di una mappa. Nelle fasi più aperte è facile perdersi, e senza punti di riferimento chiari il backtracking (necessario per recuperare gli oggetti irraggiungibili al primo passaggio, prima di ottenere rampino, ali plananti o pattini a rotaia) diventa presto un esercizio di pazienza più che di scoperta.
PLATFORM SOLIDO, COMBATTIMENTO ACERBO

Sul fronte del movimento, Duskfade dimostra di aver studiato bene i propri riferimenti. Il doppio salto, il rampino e la possibilità di concatenare le mosse per guadagnare distanza extra restituiscono un senso di controllo che, pur mantenendo quella componente “fluttuante” tipica del genere, raramente sfocia nella frustrazione. Gli errori di salto, quando capitano, sono quasi sempre imputabili al giocatore, e i checkpoint sono abbastanza generosi da rendere ogni tentativo indolore. Le sezioni con i rampini, i grind sulle rotaie e le planate si intrecciano piacevolmente, offrendo una buona varietà di soluzioni per superare i medesimi ostacoli.
Il combattimento, invece, è la componente su cui il gioco arranca maggiormente. Il sistema si basa su combo di attacchi leggeri e pesanti con il Minutero, arricchite gradualmente da abilità secondarie (un colpo a distanza, mine a orologeria, una barriera esplosiva) e da un’interessante meccanica di rallentamento temporale attivata dalla schivata perfetta, che ricompensa la lettura dei pattern nemici con una finestra di contrattacco. Sulla carta è un impianto solido: nei fatti, però, la varietà delle combo rimane limitata per tutta la durata dell’avventura.

C’è poi il bersagliamento automatico che non è sempre affidabile, e gli scontri contro gruppi numerosi di nemici finiscono spesso per risolversi in un caos poco leggibile, complice anche una telecamera non sempre all’altezza durante gli scontri più concitati. Le abilità più utili, peraltro, vengono sbloccate soltanto acquistandole nel negozio della città-HUB con la valuta raccolta esplorando, il che rallenta ulteriormente la curva di apprendimento nelle prime ore.
A controbilanciare questo limite ci pensano le boss fight, probabilmente il punto più alto dell’intera produzione. Ogni scontro con i boss principali alterna fasi di combattimento puro a sezioni platform contro il tempo, spesso legate a un design visivo di grande impatto che testano l’intero moveset acquisito fino a quel momento. È qui che l’ispirazione ai classici action platform trova la sua massima espressione, con strutture in tre atti capaci di restare impresse anche a fronte di un combattimento “minore” più anonimo.

Passando al comparto tecnico, su Pc Duskfade si comporta complessivamente bene, ma non senza qualche inciampo. A fronte di un framerate solido durante la maggior parte del tempo, abbiamo riscontrato una perdità di fluidità (percepibile, ma non drammatica) nelle aree più cariche di effetti particellari, nonchè durante le transizioni tra zone. A ciò si aggiungono fenomeni di pop-in di texture e oggetti, decisamente più evidenti ma non colpevoli di rovinare in maniera decisa l’esperienza.
Discutibile invece la scelta di bloccare a 30 fps le cutscenes pre-renderizzate, un dettaglio che stona con la scorrevolezza generale del gameplay e che oltretutto genera occasionali scatti proprio in apertura e chiusura delle sequenze filmate. Il menu delle opzioni grafiche, dal canto suo, risulta piuttosto scarno, offrendo poche voci di personalizzazione rispetto a quanto ci si aspetterebbe da un titolo con queste ambizioni visive.

CONSIGLIATO AGLI APPASSIONATI
Duskfade è un’operazione dichiaratamente nostalgica, realizzata da un piccolo team, Weird Beluga, con un sincero affetto per una precisa epoca del platforming tridimensionale. Il risultato è un gioco imperfetto, a tratti acerbo nel combattimento e claudicante nella gestione dell’esplorazione priva di mappa, ma capace di conquistare grazie a un’identità visiva fortissima, un platforming solido e appagante, boss fight ben congegnate e una storia che, pur con i suoi passaggi a vuoto, riesce a trattare il lutto con più delicatezza di quanto la sua confezione fiabesca lasci intuire.
Pregi
Storia capace di toccare temi maturi con delicatezza. Direzione artistica "clockpunk" originale e coerente. Platforming fluido, vario e ben calibrato. Boss fight memorabili, tra i momenti migliori del gioco. Colonna sonora orchestrale di ottimo livello.
Difetti
Scrittura altalenante tra toni infantili e temi più adulti. Combattimento ripetitivo e poco profondo contro i nemici comuni. Assenza di mappa, con backtracking spesso frustrante. Alcuni cali di framerate e pop-in nelle aree più dense. Opzioni grafiche piuttosto limitate.
Voto
7