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Moss: The Forgotten Relic, oltre la realtà virtuale, recensione

Le acclamate avventure di Quill arrivano sugli schermi tradizionali in una nuova veste

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Moss: The Forgotten Relic è un progetto che nasce da un’idea semplice e ambiziosa allo stesso tempo: prendere due avventure pensate per la realtà virtuale e trasformarle in un’esperienza accessibile a chiunque. Non un porting frettoloso, né una raccolta priva di identità, bensì un modo nuovo di far vivere una fiaba che per anni è rimasta confinata nei visori VR. Il risultato raggiunto da Blackbird Interactive è sorprendentemente armonioso.

La magia che ha reso Moss speciale (la delicatezza del racconto, la complicità con Quill, la sensazione di sfogliare un libro illustrato) riesce a sopravvivere al cambio di formato, e si presenta con una cura che però non tradisce le proprie origini. Seguiteci quindi in questa recensione della versione PS5 di Moss: The Forgotten Relic. Ricordiamo che il gioco, pubblicato da Polyarc, è disponibile anche su Pc, Xbox Series X/S, Switch e Switch 2. Buona lettura.

UNA FIABA CHE CRESCE PAGINA DOPO PAGINA

La storia di Moss: The Forgotten Relic è costruita come un racconto letto ad alta voce. Noi siamo il Reader, una presenza che non interpreta Quill ma la accompagna, la osserva, la guida. Il libro si apre, la pagina si volta, la voce narrante cambia tono per ogni personaggio e il mondo prende vita come un diorama animato. La trama parte da un gesto semplice (un libro trovato in una biblioteca) e si espande in un viaggio che attraversa foreste, rovine, creature antiche e magie dimenticate.

Non cerca complessità, non vuole stupire con colpi di scena: preferisce la sincerità delle fiabe, quelle che crescono con il racconto e che si arricchiscono di dettagli, incontri, piccoli momenti che rimangono impressi. Quill è il cuore pulsante di tutto. Non è solo un avatar: è una compagna di viaggio. Ci guarda, ci indica la strada, festeggia con noi, si riprende dopo un errore e danza quando è felice. È un personaggio che riesce a creare un legame emotivo senza bisogno di grandi discorsi, e che rende ogni passo del viaggio più coinvolgente. E anche fuori dal VR, questa complicità rimane intatta.

UNA COLLABORAZIONE UNICA, ANCHE FUORI DAL VR

Moss The Forgotten Relic

Il cuore dell’esperienza rimane quella danza a due tra noi e Quill. Una collaborazione che definisce ogni puzzle, combattimento e passaggio da una stanza all’altra. La conversione dal VR al formato “tradizionale” però non è stata indolore e la telecamera guidata lo dimostra. Ci sono angoli che complicano la percezione delle distanze, momenti in cui la scena non restituisce subito la profondità necessaria, sezioni che avrebbero beneficiato di un minimo controllo manuale.  Eppure, quando il ritmo si stabilizza, il gioco mostra quanto sia solido il suo impianto. Quill si muove con naturalezza: corre, salta, schiva, scala, combatte con una precisione che rende ogni movimento leggibile e piacevole.

Il Reader interviene come una presenza silenziosa che manipola leve, piattaforme, nemici, meccanismi antichi. È proprio l’intreccio tra queste due dimensioni a rendere Moss diverso da qualsiasi altro platform: non si tratta solo di risolvere puzzle ma di farlo insieme, coordinando due ruoli che si completano. Nel secondo libro questa sinergia cresce ancora grazie a nuove armi, nuove abilità e puzzle più articolati, che richiedono di pensare allo spazio come a un organismo vivo, da modellare mentre Quill avanza. La difficoltà rimane accessibile ma la soddisfazione risulta comunque costante, e il gioco riesce a mantenere quella sensazione di avventura condivisa che lo ha reso speciale fin dal primo capitolo.

UNA FIABA SCOLPITA A MANO

Moss The Forgotten Relic

Visivamente, Moss: The Forgotten Relic è un piccolo gioiello. Ogni ambiente sembra un diorama scolpito con cura maniacale. Rovine ricoperte di muschio, meccanismi che si muovono come orologi antichi, foreste che respirano, corridoi illuminati da una luce che sembra filtrare dalle pagine di un libro illustrato. La direzione artistica non punta al realismo, ma alla suggestione: ogni scena è costruita per evocare un’emozione, un ricordo, un frammento di fiaba.

Anche fuori dal VR questa delicatezza rimane intatta, e la telecamera (pur con i suoi limiti) riesce spesso a incorniciare scorci che sembrano opere d’artigianato. Il sonoro accompagna con la stessa eleganza. Le musiche sono leggere, quasi timide, pensate per sostenere la narrazione senza mai sovrastarla. Gli effetti ambientali danno vita al mondo: il fruscio delle foglie, il rumore dei meccanismi, il tintinnio dei nemici metallici, il passo di Quill sulle superfici.

Moss The Forgotten Relic

E poi c’è la voce narrante, che è parte integrante dell’esperienza. Essa cambia tono, ritmo, intensità, dando personalità a ogni personaggio e trasformando la storia in un racconto letto ad alta voce. È un comparto audio che non cerca la spettacolarità ma la complicità, e che contribuisce a rendere Moss una fiaba che si ascolta tanto quanto si gioca. Certo la conversione dal VR non è perfetta.

La già citata telecamera è il limite più evidente: alcuni angoli rendono difficile capire dove saltare, altri nascondono parti del livello e la mancanza di controllo manuale si sente. Ci sono momenti in cui l’interazione è meno intuitiva e qualche puzzle perde un po’ della sua immediatezza originale. La durata complessiva inoltre rimane contenuta: anche unendo i due libri, l’avventura non è lunga. Ma sono limiti che non intaccano la qualità complessiva, né la forza del racconto.

Moss The Forgotten Relic

DA AVERE SENZA RISERVE

Moss: The Forgotten Relic è una fiaba moderna che riesce a mantenere la sua magia anche fuori dal VR. Quella di Blackbird Interactive è un’avventura breve ma intensa, curata, elegante, con una protagonista che rimane nel cuore e un mondo che invita a essere esplorato con calma. Non è perfetta, ma è speciale. E ora finalmente accessibile a tutti.

Pregi

La collaborazione tra Quill e il Reader funziona benissimo, anche fuori dal VR. Direzione artistica straordinaria, con ambienti che sembrano diorami scolpiti a mano. Comparto sonoro elegante e narrativo. Il secondo libro amplia e migliora tutto. La magia della fiaba rimane intatta nonostante la perdita del VR, grazie alla cura narrativa e alla struttura da libro illustrato.

Difetti

La telecamera "guidata" è il limite più evidente. La durata complessiva è contenuta, e anche unendo i due libri l’avventura rimane relativamente breve. Qualche puzzle perde un po’ della sua forza originale, complice la conversione dal VR che non sempre restituisce la stessa chiarezza visiva.

Voto

8

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