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Ground Branch, otto anni sotto copertura, recensione

Dopo una gestazione (quasi) interminabile, il successore spirituale dei classici sparatutto tattici affronta la prova della versione 1.0

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Ci sono videogiochi per i quali l’accesso anticipato rappresenta poco più di una breve fase di rifinitura, e altri che finiscono invece per trascorrervi una parte consistente della propria esistenza. Ground Branch appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Il suo percorso di sviluppo infatti iniziò il 14 agosto 2018, raggiungendo la versione 1.0 recentissimamente, dopo quasi otto anni. Dietro al progetto troviamo BlackFoot Studios, piccola realtà indipendente fondata nel 2004 da John Sonedecker, veterano di Red Storm Entertainment e tra i principali artisti al lavoro sugli originali Rainbow Six e Ghost Recon.

L’obiettivo del team era piuttosto chiaro: raccogliere l’eredità degli sparatutto tattici a squadre della fine degli anni ’90 e dei primi anni 2000, riportando al centro dell’esperienza pianificazione, realismo, letalità e libertà d’azione, in un periodo in cui il genere sembrava aver progressivamente abbandonato molte delle proprie caratteristiche più rigorose. Nel corso della lunga gestazione, tuttavia, anche la struttura produttiva dietro al titolo è cambiata. MicroProse Software, già editore ufficiale del gioco a partire del 2021, ha avviato alla fine del 2024 il processo di acquisizione della proprietà intellettuale, portando successivamente sotto la propria ala l’intero gruppo di sviluppo.

Sonedecker ha accompagnato la transizione assumendo un ruolo consultivo, mentre l’allargamento della squadra e delle risorse disponibili ha permesso di preparare il progetto al definitivo salto verso la versione 1.0. Non ci resta quindi che scoprire il risultato di questo progressivo consolidamento delle fondamenta di Ground Branch in questa recensione. Ricordiamo che il gioco, pubblicato appunto da MicroProse Software, è disponibile solo su Pc, via Steam. Buona lettura.

LA LENTEZZA COME FILOSOFIA

In Ground Branch si vestono i panni di un operatore della branca paramilitare della CIA, la Special Activities Division, impegnato in missioni di infiltrazione militare “negabili” (occulte, non riconosciute) in giro per il mondo. Ma più che la cornice narrativa, a definire l’identità del gioco è il suo ritmo. Qui non si corre, si avanza. si “autorizza” una stanza angolo per angolo, comunicando con la squadra, perché un singolo proiettile può bastare a stendere sia noi sia il nemico. Non c’è respawn all’interno del round, né una seconda possibilità dopo un errore di valutazione.

Questa impostazione cambia completamente il modo in cui si affronta ogni missione. Ogni angolo diventa una minaccia potenziale, ogni corridoio un dilemma da risolvere con calma, ogni secondo di esitazione un rischio calcolato. La soddisfazione di completare un obiettivo senza perdite è difficile da replicare in altri sparatutto, e la modalità Terrorist Hunt contro l’IA resta probabilmente il modo più immediato per assaporare questa filosofia, sia da soli sia in compagnia.

OLTRE LA COSMETICA: PREPARAZIONE TATTICA

Ground Branch

Se c’è un fronte in cui Ground Branch non lesina sforzi, è la personalizzazione. Non parliamo di semplici skin: ogni accessorio, ottica, e configurazione dell’equipaggiamento incide realmente sul campo. Si può decidere dove posizionare le tasche portacaricatore sul gilet tattico, quale ottica montare su un fucile, come vestire il proprio operatore nei minimi dettagli, dall’aspetto del volto alla foggia dell’uniforme. Costruire il proprio loadout diventa una fase di preparazione tanto importante quanto la missione stessa.

Si sceglie l’attrezzo giusto per il lavoro da svolgere, non semplicemente l’aspetto più bello da sfoggiare. Il titolo offre inoltre una discreta varietà di mappe e modalità, giocabili sia da soli sia fino a un massimo di quindici compagni, con la possibilità di calibrare liberamente la difficoltà degli avversari. Non ci sono microtransazioni, non c’è un sistema di progressione che spinga a macinare ore per sbloccare qualcosa: tutto ciò che conta è arrivare vivi alla fine della missione.

COSA PORTA LA VERSIONE 1.0

Ground Branch

L’uscita dall’accesso anticipato non è un semplice timbro su un progetto ormai maturo, ma introduce alcuni contenuti strutturali attesi da tempo. Il più importante è il ritorno di Operations, l’impalcatura narrativa della campagna, accompagnato da un nuovo Prologo ambientato tra le montagne del Pakistan nordoccidentale. Due missioni con tanto di briefing completi, narrazione doppiata e progressione persistente, oltre a un nuovo scenario, un vecchio forte di montagna.

Accanto alla campagna, la 1.0 di Ground Branch introduce anche una revisione profonda dell’intelligenza artificiale nemica, migrata dal sistema di scripting Blueprint a un più performante C++. Il risultato si traduce in nemici che reagiscono in modo più credibile. Se l’unica parte del corpo visibile da dietro un riparo è la testa, sono in grado di individuarla e colpirla. Se un colpo li sfiora senza andare a segno, reagiscono cercando copertura, e la morte di un compagno ne intacca il morale collettivo. Considerando che, specialmente in solitaria, l’IA rappresenta l’unica vera opposizione, si tratta del miglioramento più significativo dell’intero pacchetto.

A completare il quadro arriva Extraction, una nuova modalità di salvataggio ostaggi in cui il morale dei rapitori scende ogni volta che percepiscono rumori sospetti, fino a portarli a giustiziare l’ostaggio se l’incursione viene condotta con troppa fretta. Ci sono poi un paio di mappe rilavorate, un sistema di locomozione rivisto con nuove animazioni motion-capture e un rinnovato sistema di porte e breaching, oltre a un’espansione ulteriore delle opzioni di personalizzazione di equipaggiamento, armi e aspetto.

LE CREPE SOTTO LA VERNICE

Ground Branch

Non tutto però scorre perfettamente liscio. Il problema principale riguarda proprio i contenuti, e nello specifico la quantità piuttosto limitata. Dopo ben otto anni di sviluppo, essa si limita a due sole missioni: obiettivamente poco. Come se più che il passaggio alla versione definitiva, si fosse trattato di un semplice aggiornamento e poco altro. Anche sul piano dell’esecuzione, Ground Branch mostra ancora i segni di una produzione indipendente dalle risorse limitate.

Il gunplay non sempre restituisce la sensazione di impatto che ci si aspetterebbe da un titolo così ossessionato dal realismo balistico. Il movimento del personaggio risulta talvolta legnoso, e l’interfaccia utente conserva un’impronta piuttosto datata. Inoltre i tempi di caricamento non sono dei più rapidi, il design sonoro è altalenante, e nonostante i miglioramenti apportati l’intelligenza artificiale può ancora oscillare tra momenti di precisione quasi sovrannaturale e altri di evidente ingenuità tattica. Per non parlare di alcune animazioni, che tradiscono anch’esse il budget contenuto dello studio.

A questo si aggiunge una curva di apprendimento decisamente ripida, pensata per chi è disposto a investire tempo ed energie. Non c’è alcuna concessione al giocatore occasionale, non ci sono comodità moderne come bot alleati da schierare in solitaria o droni da comandare per individuare i nemici in anticipo. Ground Branch fa capire senza molti fronzoli di non essere un’esperienza adatta a tutti: cosa, questa, che non costituisce necessariamente un male.

Ground Branch

CONSIGLIATO AGLI APPASSIONATI

Ground Branch è un’esperienza che vive di contraddizioni sincere. Da un lato rappresenta l’eredità più fedele che si possa chiedere ai vecchi Rainbow Six e Ghost Recon, con una lentezza tattica, una letalità e una profondità di personalizzazione che quasi nessun altro sparatutto oggi osa proporre. Dall’altro porta ancora addosso i segni di una gestazione lunghissima e di risorse limitate, con un pacchetto di contenuti “solisti” che al lancio definitivo appare sottile rispetto alle aspettative accumulate in otto anni. Chi cerca l’adrenalina di uno sparatutto action troverà ben poco di suo interesse in queste mappe silenziose e spietate. Ma chi desidera davvero un tattico duro, cerebrale, senza scorciatoie, troverà nel titolo di Blackfoot Studios una delle proposte più oneste e rigorose disponibili su Pc, con la promessa di una crescita ulteriore già scritta nella roadmap diffusa dal team di sviluppo.

Pregi

Il ritmo lento e letale restituisce peso a ogni singola decisione. La personalizzazione di armi ed equipaggiamento raggiunge una profondità rara. L'IA, pur perfettibile, ha fatto un salto in avanti concreto con la 1.0. Il ritorno della campagna Operations dà finalmente una direzione al pacchetto per giocatore singolo.

Difetti

I contenuti della campagna restano esigui per un progetto sviluppato per otto anni. Gunplay, movimento e interfaccia mostrano ancora i limiti di una produzione indipendente. Curva di apprendimento ripida che tiene alla larga chiunque cerchi un'esperienza più immediata.

Voto

7

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