Un gatto, un furto andato male e un esperimento quantistico fuori controllo: Schrodinger’s Cat Burglar non ha certo bisogno di molto tempo per chiarire in cosa consiste. Il gioco infatti parte da un’idea tanto assurda quanto efficace, trasformando il celebre paradosso del gatto di Schrödinger in un’avventura rompicapo dove la protagonista, la gatta Mittens, può sdoppiarsi e sfruttare la propria doppia presenza per risolvere enigmi, eludere sistemi di sicurezza e farsi strada in una misteriosa struttura di ricerca.
Dietro allo sviluppo troviamo Abandoned Sheep, uno studio indipendente australiano al suo esordio assoluto nel mercato dei videogiochi. Il director Martin Binfield ha iniziato a lavorare al progetto in solitaria nel 2018, salvo poi allargare il team nel corso del tempo. Presentato al PAX AUS 2025 e rilasciato di recente, non resta quindi che scoprire di che pasta è fatto Schrodinger’s Cat Burglar in questa recensione. Ricordiamo che il gioco, pubblicato dagli stessi sviluppatori, è disponibile solo su Pc, via Steam. Buona lettura.
UNA LADRA TRA DUE REALTÀ
Come dicevamo un attimo fa, la protagonista del gioco è Mittens (nome che sarà modificabile a piacimento, comunque), definita senza ironie come la più grande ladra del mondo, nel senso più letterale possibile: dopotutto è una gatta. L’incipit è una parodia affettuosa dei film heist: una struttura di ricerca segreta, un colpo da eseguire, un piano che inevitabilmente va storto.
Coinvolta suo malgrado in un esperimento di fisica quantistica, Mittens acquisisce il potere della “Superposizione”, che consiste nella capacità di sdoppiarsi in due istanze di sé stessa (una arancione e una blu) che coesistono finché qualcosa non le osserva e non ne “conferma” l’esistenza. A guidarla c’è “Lazy Susan”, un riccio che funge da supervisore remoto con un’ironia e una presenza da manuale della commedia spy.

Il cattivo di turno invece risponde al nome di Shadow Cat. Il tono dell’intera produzione è leggero, autoironico, volutamente assurdo, e Schrodinger’s Cat Burglar non ha né l’ambizione né la necessità di tradirlo mai. Le cutscenes sono essenziali, il doppiaggio si riduce a miagolii e grugniti, e il filmato di apertura (in stile fumetto, caso unico nel gioco) stabilisce il registro con precisione chirurgica.
Tutto il resto della narrazione si racconta attraverso terminali ed e-mail sparse per i livelli, per chi avesse voglia di cercarlo. Non è un gioco che punta alla profondità narrativa: la storia è un pretesto elegante e ben costruito, che serve a giustificare ogni meccanica senza mai intralciarla.
DUE GATTI, UN ANALOGICO CIASCUNO

Il vero protagonista del titolo di Abandoned Sheep è però il suo sistema di controllo. Una volta sbloccato il potere di Superposizione, Mittens si divide in due: il giocatore controlla entrambe le istanze in contemporanea, assegnando a ciascuna uno dei due stick. Il sinistro al gatto arancione, il destro al gatto blu. Il riferimento a Brothers: A Tale of Two Sons è abbastanza palese e probabilmente voluto, ma l’applicazione è completamente diversa per obiettivi e profondità concettuale. Il meccanismo ruota attorno all’osservazione, per così dire.
Se una telecamera di sorveglianza “vede” uno dei due gatti, quell’istanza viene confermata: diventa pienamente reale, fisica. L’altra, non osservata, diventa invece “intangibile”: può attraversare barriere, percorrere superfici teoriche, muoversi dove la materia normale non potrebbe. Non può però interagire con gli oggetti del mondo. È un equilibrio che il gioco sfrutta con rigore e inventiva crescenti: ogni puzzle nasce dall’alternanza tra queste due condizioni, dalla necessità di scegliere quale gatto esporre allo sguardo e quale lasciare sospeso nell’indeterminatezza.

Il debito verso Heisenberg è dichiarato e pienamente saldato. Gli oggetti raccolti prima dello sdoppiamento vengono duplicati tra le due forme, aggiungendo uno strato di pianificazione non trascurabile. Nelle fasi più avanzate, anche determinati elementi dell’ambiente diventano soggetti a questa logica: strutture teoriche che solo il gatto intangibile può attraversare, o che solo quello confermato può spostare. Schrodinger’s Cat Burglar introduce ogni variante con gradualità esemplare, senza mai sovraccaricare il giocatore né abbandonarlo privo di strumenti concettuali per procedere.
Il sistema dual-stick richiede un breve ma reale periodo di adattamento. Le prime sessioni infatti producono inevitabili momenti di confusione, con i due gatti che si muovono in direzioni non volute. Ma una volta interiorizzata la logica, la soddisfazione di coordinare i due movimenti con precisione diventa uno dei piaceri più genuini dell’intera esperienza. Vale la pena spendere una parola anche sulle animazioni di Mittens, che sono una gioia costante: il fremito del posteriore prima di un salto e la tendenza a bussare oggetti dai bordi dei tavoli con la zampa sono piccoli gesti felini che testimoniano un’attenzione al dettaglio rara in produzioni di questo livello.
PUZZLE BEN CALIBRATI, MA CON QUALCHE RISERVA

La struttura del gioco è quella di un puzzle platformer a livelli, con una progressione lineare che introduce ogni nuova variante meccanica in modo calibrato. Il ritmo risulta davvero convincente: i puzzle sono raramente oscuri, quasi sempre leggibili nella loro logica una volta assimilata la regola che li governa. Il design privilegia sistematicamente la soddisfazione del “click” mentale (quel momento in cui si comprende cosa fare e perché) rispetto alla frustrazione del tentativo cieco.
Certo non tutto fila completamente liscio. Il problema principale è strutturale: in certi contesti la telecamera fissa genera problemi di visibilità tutt’altro che trascurabili. Quando le due istanze di Mittens si allontanano, tubi, colonne e altri elementi architettonici possono occludere la visuale su uno dei due gatti esattamente nei momenti in cui la precisione è più necessaria. È un limite che la produzione non riesce a risolvere del tutto, e che in alcune sezioni si fa sentire in modo fastidioso.

Un secondo punto debole riguarda “l’apertura”, visto che i primi quindici minuti di gioco sono quasi interamente occupati da un tutorial che introduce le meccaniche di base prima ancora che Mittens acquisisca il potere di Superposizione. La scelta didattica è comprensibile, ma il gioco vero e proprio fatica a partire con la velocità che meriterebbe, e chi cerca l’idea centrale fin dai primi minuti dovrà aspettare più del necessario. Infine, l’assenza di un comando di reset rapido dall’interno dei livelli costringe, in caso di softlock, a uscire al menu principale.
Una lacuna che inevitabilmente stride con la cura riposta nel resto del design. Da menzionare, tra i pregi, la co-op locale a schermo condiviso, pienamente implementata e anche compatibile con Steam Remote Play Together. Giocare in due (con ciascun giocatore incaricato di controllare un gatto) semplifica meccanicamente alcune sezioni, ma aggiunge una dimensione di coordinazione e comunicazione verbale che trasforma la risoluzione dei puzzle in qualcosa di genuinamente diverso.
MODESTO MA BEN CURATO

Il comparto tecnico è quello di un titolo indie con ambizioni calibrate e oneste: nulla di spettacolare sul fronte grafico, ma una direzione artistica coerente e curata. La colonna sonora invece è senza dubbio il punto più riuscito dell’intera produzione: un insieme di brani dal tono spy-thriller, che accompagnano l’azione con una personalità ben definita e mai sopraffacente, perfettamente in linea con il registro narrativo scelto.
Particolarmente generoso risulta poi il pacchetto di opzioni di accessibilità: la possibilità di sostituire la pressione prolungata con un semplice toggle, la riduzione della velocità delle transizioni di telecamera e la configurabilità delle meccaniche a tempo sono scelte che testimoniano una sensibilità verso un pubblico più ampio di quanto il concept potrebbe far supporre.

DA AVERE SENZA RISERVE
Schrodinger’s Cat Burglar è un esordio notevole per il team di Abandoned Sheep: un puzzle platformer che prende un’idea ambiziosa (tradurre il principio di sovrapposizione quantistica in un sistema di gioco coerente e divertente) e la porta a compimento con intelligenza, progressione esemplare e una vena umoristica ben bilanciata. Certo il sistema dual-stick richiede un adattamento iniziale non banale, l’apertura è più lenta del necessario e la telecamera fissa crea qualche grattacapo di troppo. Ma quando il meccanismo gira, e gira spesso, la soddisfazione è reale e difficile da trovare altrove. A circa 20 euro, con il co-op locale incluso e un’accessibilità pensata con cura, è un acquisto che si giustifica senza fatica per chiunque cerchi qualcosa di genuinamente diverso nel panorama delle avventure rompicapo.
Pregi
Sistema di Superposizione originale, coerente e progressivamente approfondito. Meccanica dual-stick inizialmente impegnativa ma molto soddisfacente a regime. Puzzle ben calibrati, con una curva di apprendimento solida e quasi mai arbitraria. Animazioni di Mittens curate e piene di personalità felina. Co-op locale riuscito, compatibile con Steam Remote Play Together. Colonna sonora spy-thriller davvero sul pezzo. Opzioni di accessibilità generose e ben pensate. Ottimo rapporto qualità/prezzo.
Difetti
L'apertura è lenta: la meccanica centrale arriva solo dopo circa quindici minuti di tutorial. Telecamera fissa con occasionali e fastidiosi problemi di visibilità. Assenza di un comando di reset rapido all'interno dei livelli.
Voto
9