Era il 2002 quando Ensemble Studios decise di abbandonare i confini della storia per abbracciare il mito. Age of Mythology nasceva come deviazione rispetto alla formula di Age of Empires, ma con ambizioni proprie. Una struttura narrativa più marcata, la presenza degli eroi, un pantheon di divinità da cui attingere poteri speciali, e una quarta risorsa (il Favore delle divinità) che apriva possibilità soprannaturali.
Dopo la remastered di 12 anni fa (l’Extended Edition ndr), il team di World’s Edge in collaborazione con altri studi ha dato vita a una sorta di remake pronto a riportare in auge uno degli strategici in tempo reale più conosciuti e amati dal 2000 a oggi. Di seguito la recensione della versione Pc di Age of Mythology: Retold. Ricordiamo che il gioco, pubblicato da Xbox Game Studios, è disponibile anche su PS5, Xbox One e Xbox Series X/S. Buona lettura.
UN RESTAURO CHE CONTA QUASI COME REMAKE
Il fatto che il termine chiave sia “Retold” e non “Definitive Edition”, non è un caso. Costruito sul Bang Engine già impiegato per Age of Empires III: Definitive Edition, il gioco ha subìto una ricostruzione praticamente integrale di unità, animazioni ed effetti visivi. Il colpo d’occhio è immediato e convincente: le mappe sono rigogliose e dettagliate, l’acqua si muove con un realismo che spinge a perderci qualche secondo in più del dovuto, e le armate (persino quelle più numerose) mantengono una fluidità apprezzabile anche su configurazioni di fascia medio-bassa.
Non si tratta di grafica da next-gen pura, ma l’equilibrio tra fedeltà all’originale e modernizzazione estetica viene gestito davvero con intelligenza. La colonna sonora poi ha ricevuto un arrangiamento orchestrale completo. Un lavoro che a dire il vero non stravolge granché, perché le musiche dell’originale erano già di altissimo livello. L’effetto tuttavia è quello di un’opera già eccellente rifinita ulteriormente, e non trasformata. Sul fronte delle criticità visive, la questione dei ritratti dei personaggi merita attenzione.

Le nuove illustrazioni (che sostituiscono quelle dell’originale nei menu e nelle cutscenes) infatti sono state oggetto di accuse di generazione tramite intelligenza artificiale, prontamente smentite dagli sviluppatori. Il problema, tuttavia, non è tanto la loro origine quanto il risultato: appaiono anonime, prive del carattere e del calore che da fan ci saremmo aspettati.
E come se non bastasse, c’è la discutibile scelta relativa all’aver inserito le vecchie illustrazioni in forma di DLC a pagamento (il Legacy Deity Portrait Pack ndr, disponibile a circa 6 euro). Un’azione che diventa difficile non percepire come “scam”, trattandosi di contenuti di fatto solamente estetici disponibili nella versione originale che sarebbe stato doveroso includere nel gioco base, come alternative alle nuove e criticate illustrazioni.
IL CUORE DEL CAMBIAMENTO: I POTERI DIVINI

La modifica più impattante, e che ridefinisce davvero l’esperienza rispetto all’originale, riguarda i poteri delle divinità. Nel 2002 ogni potere veniva proposte come un consumabile a utilizzo singolo, il che portava spesso a un paradosso: la paura di sprecarlo nel momento sbagliato poteva finire per non farlo usare affatto. In Age of Mythology: Retold ogni potere è sì riutilizzabile, ma a un costo progressivo in Favore.
Il primo lancio è gratuito (o quasi), il secondo già più oneroso, il terzo ancora di più. Il risultato è una meccanica che mantiene il peso strategico della scelta senza paralizzare il giocatore. Le battaglie quindi diventano più dinamiche, i ribaltamenti di fronte più frequenti, e creature come il drago Nidhogg di Hel (prima raramente evocato) diventano presenze ricorrenti e decisive sul campo.

Di pari passo, le abilità speciali delle unità mitologiche e degli eroi non si attivano più automaticamente ma su ordine diretto del giocatore (un sistema che ricorda un po’ Warcraft III) conferendo maggiore controllo e profondità tattica. Le unità mitologiche scalano inoltre attraverso le ere, mantenendo rilevanza per l’intera durata della partita invece di diventare obsolete dopo la loro comparsa iniziale.
Altra novità di peso riguarda la Meraviglia: nell’originale, costruirla e difenderla rappresentava una condizione di vittoria nel multigiocatore. Ora invece diventa invece il viatico per l’Era della Meraviglia, uno stadio evolutivo che sblocca potenziamenti devastanti, tra cui una riduzione del 50% del costo e del 90% del tempo di recupero di tutti i poteri divini. Una differenza che riscrive le dinamiche delle fasi finali di gioco in modo radicale.
QUALITY OF LIFE, ACCESSIBILITÁ E BILANCIAMENTO

Al di là delle modifiche più vistose, Age of Mythology: Retold porta con sé una valanga di interventi sulla quality of life. Il più utile in assoluto è il cosiddetto Attack Move: un comando che ordina alle unità di combattere i nemici che incontrano lungo il percorso verso l’obiettivo, eliminando quella tendenza autolesionista delle versioni precedenti a ignorare le minacce più vicine in favore di un’inutile corsa verso l’edificio nemico.
Il pathfinding rimane ancora imperfetto (alcune unità a distanza faticano a schierarsi correttamente, le unità corpo a corpo tendono a vagare se non sorvegliate) ma rappresenta comunque un miglioramento rispetto all’originale. Il sistema di prioritizzazione degli abitanti consente poi di impostare automaticamente la distribuzione dei lavoratori tra le risorse, mentre il Favore non ha più un tetto massimo, permettendo di costruire eserciti più estesi e articolati.

Il supporto ai controller (prima volta per la serie) e un pacchetto di opzioni di accessibilità tra i più completi visti su un RTS irendono il gioco sorprendentemente fruibile anche per chi non ha esperienza nel genere. Sul fronte del bilanciamento, il lavoro svolto appare davvero enciclopedico. Costi delle unità, danni, velocità di movimento, precisione dalla distanza, resistenza degli edifici: tutto è stato rivisto.
In particolare Nordici e Atlantidei, storicamente spigolosi da gestire, hanno subìto interventi profondi che li avvicinano ai ritmi contemporanei del gioco competitivo. Il comparto multigiocatore beneficia anche di oltre dieci nuove mappe e di un sistema di generazione procedurale pensato per garantire simmetria nelle risorse.
CONTENUTI E CAMPAGNA

Sul fronte contenutistico, Age of Mythology: Retold include tutto il materiale dell’originale base più la prima espansione The Titans, che aggiunge appunto la civiltà Atlantidea. Sono presenti le tre campagne storiche (Caduta del Tridente, La Nuova Atlantide e Il Dono Aureo) per un totale di oltre cinquanta missioni che spaziano dalle mura di Troia alle lande ghiacciate di Midgard, fino alle sabbie dell’Egitto. La campagna principale, Caduta del Tridente, è quella che regge meglio il confronto col tempo: la storia di Arkantos mantiene il suo fascino, i colpi di scena funzionano ancora, e le missioni offrono situazioni di gameplay spesso originali.
Va segnalato che il doppiaggio italiano è stato interamente rifatto: una scelta che farà storcere il naso a chi, come chi vi scrive, era molto affezionato al doppiaggio originale. Assente invece al lancio l’espansione dei Cinesi, Tale of the Dragon, rinviata a causa delle profonde modifiche che la civiltà richiede. È un’assenza in questo caso giustificata, ma che pesa. Più discutibile invece è la scelta di relegare il nuovo dio norreno Freyr alle sole edizioni premium: un extra gradito in termini di varietà, ma non certo inclusivo.

DA AVERE SENZA RISERVE
Age of Mythology: Retold è molto più di un restauro: è una versione 2.0 di un classico che aveva idee eccellenti ma strumenti tecnici e meccanici limitati dal suo tempo. Il lavoro di ribilanciamento è pressoché totale, le novità al gameplay sono sostanziali, e il risultato finale è un RTS che riesce nella difficile alchimia di sembrare familiare e fresco allo stesso tempo. Qualche bug, un pathfinding ancora imperfetto, ritratti anonimi e la mancanza dei Cinesi al lancio non scalfiscono un’opera che, a meno di trenta euro e disponibile su Game Pass, rappresenta uno degli acquisti più solidi per chiunque ami il genere. Le divinità sono tornate, e lo hanno fatto nel modo in cui meritavano.