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Phoenix Point: Year One Edition, Recensione Steam

La battaglia per la Terra è persa. La guerra per conquistarla è appena iniziata...

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Phoenix Point: Year One Edition è l’ultima opera disegnata e prodotta da un “certo” Julian Gollop e dal suo team indipendente Snapshot Games. Pubblicato su Epic Games Store, PS4 e Xbox One il 3 dicembre 2019, ha raggiunto Steam il 3 dicembre dell’anno seguente e anche Stadia lo scorso 26 gennaio.

Julian Gollop non vanterà mai la popolarità e la santificazione mediatica che possono vantare Hideo Kojima, Fumito Ueda, Neil Druckman e Cory Barlog (giusto per citarne alcuni sulla bocca di tutti). Ma a lui dobbiamo l’invenzione e lo sdoganamento dei videogiochi strategici a turni, con fasi gestionali e tattiche di un certo tipo e livello qualitativo.

Era il 1994, quando sotto etichetta Microprose, realizzò UFO: Enemy Unknown/X-COM: UFO Defense e diede l’ispirazione per numerosi, ed apprezzati – in ambito Pc-Gaming – strategici che ne seguono i canoni. Pensiamo a Fallout: Tactics, Massive Chalice, Shadowrun Returns, Phantom Doctrine, Space Hulk Tactics. Fino a ricordare gli eccelsi XCOM: Enemy Unknown e XCOM 2, che però non sono firmati da Julian Gollop. Infine, teniamo a ricordare il brillante Mario + Rabbids Kingdom Battle, di Ubisoft Milano.

Gustiamoci insieme la recensione di Phoenix Point: Year One Edition nella sua versione Steam, concessa in luogo della versione Stadia a causa di indisponibilità per quella versione. Versione Stadia che, teniamo a precisare, coincide in tutto e per tutto con quella Steam. Unica differenza: non occorre soddisfare requisiti hardware per giocare. Bisogna avere un dispositivo collegato ad una stabile linea internet a banda larga, nient’altro. Buona lettura.

IL MONDO E’ CAMBIATO

E continua a cambiare. La Terra di Phoenix Point è caduta preda di un agente patogeno chiamato Pandoravirus. Di origine aliena, questo virus incontrollabile ha posto fine al mondo per come lo conosciamo. Adesso, il nostro pianeta è preda di quella che chiamano “Bruma“. Questa è una foschia venefica che irretisce i malcapitati e li corrompe, li deforma, facendo perdere ogni traccia di umanità. Al loro posto emergono delle creature mutate, aliene, anche tanto rapide ad adattarsi ad habitat e a condizioni di estremo pericolo.

L’umanità non è rimasta a guardare. Il Progetto Phoenix, considerato chiuso dai più, non ha mai smesso di operare. Adesso sorge dalle proprie ceneri contando su una cellula di pochi veterani militari e pochi luminari della ricerca scientifica. Phoenix Point è il nome della base di partenza della nostra piccola banda, che con il nostro aiuto deve diventare una potenza mondiale di difesa ed estinzione del Pandoravirus.

I superstiti della disfatta originale contro il Pandoravirus si sono divisi in fazioni. Nuova Gerico è una rappresentanza politica guidata da un “novello Tony Stark”, tutt’altro che filantropo. Ma vanta milioni di dollari e le ultime tecnologie militari e vuole riprendere la Terra ad ogni costo, con il ferro e con il fuoco.
I Discepoli di Anu, sono una larga fetta di popolazione che si è dedicata al misticismo. Professa l’integrazione totale con la nuova, aliena, specie per garantire evoluzione e sopravvivenza agli esseri umani.
Infine troviamo Synedrion, una babilonia di idee politiche, scientifiche e militari, ultima roccaforte della democrazia per come la ricordano prima dell’arrivo della Bruma. Loro si battono per una vittoria sul Pandoravirus anche senza spargimenti di sangue, puntando forte sulla scienza e l’adattamento.

Con accorta diplomazia o cieca belligeranza, dobbiamo imporre l’egemonia di Phoenix Point su tutti, mentre la guerra contro il Pandoravirus prosegue incessante.

IL MIGLIORE DEL SUO GENERE

Phoenix Point: Year One Edition, un anno dopo la pubblicazione originale, risulta solido e praticamente esente da difetti di programmazione. Inoltre è decisamente più bilanciato e stimolante di XCOM 2, che sembra fare di tutto per impedire al giocatore di arrivare fino alla fine, spesso “giocando sporco”.

Phoenix Point, dal canto suo, sfrutta divinamente Unity Engine e prende per mano il giocatore per la prima ora di gioco, senza per questo donargli una sottospecie di “scudo di invincibilità”. Dopo aver introdotto alle meccaniche di base, con estrema schiettezza e correttezza, il tutorial annuncia l’inizio del gioco in autonomia il “vero Phoenix Point”.

Sotto al versante tecnico, possiamo affermare che Phoenix Point non ha assolutamente nulla da invidiare al diretto concorrente XCOM. Il lavoro grafico svolto da Snapshot Games è scalabile, fluido e solito sotto tutti gli aspetti. Non abbiamo incontrato un solo glitch grafico o una sbavatura.

Sul fronte giocoso ci allontaniamo dalla costante sensazione di essere in difetto e con l’acqua alla gola. I mezzi a disposizione della cellula Phoenix Point sono pochi, le minacce sono tante, il mondo è un posto tanto vasto per essere difeso da un pugno di uomini e donne. Ogni ora di gioco scorre piacevolmente, facendo scelte con una costante coperta corta che ci lascia intendere che possiamo salvare il pianeta, ma il prezzo da pagare c’è sempre.

Phoenix Point: Year One Edition, inoltre, arriva impreziosito dai DLC che sono stati sviluppati durante questi dodici mesi, arricchendo il piatto dell’offerta e aumentando la forbice del rapporto costo/valore, a cui tanti giocatori stanno attenti.

NOVITA’ E TRADIZIONE

Quel che più sorprende e colpisce, di Phoenix Point è il sapiente miscuglio di piccole novità incastonate nei canoni dettati dallo stesso Julian Gollop nel 1994. Novità quali l’utilizzo di veicoli sul campo, la possibilità di far guerra alle fazioni e non solo in termini diplomatici, tanto per cominciare.

Ma sarebbe difficile far finta che non esista la possibilità di rubare veicoli alle fazioni, tanto per fare un esempio. Oppure imbattersi negli alieni Pandora (di chiara e spettacolare matrice Lovecraftiana) che dopo ogni battaglia si adattano allo stile del nostro gioco.

Per esempio: chi vi scrive ha fatto largo uso di fucili d’assalto e tiratori scelti. Gli alieni si sono subito attrezzati con tecnologia stealth per azzerare le distanze, con carapaci più spessi e autentici scudi chitinosi. In pochi giorni di schermaglie, la necessità di sviluppare tecnologie anti-stealth, armi da mischia e contromisure ha cambiato volto alla ricerca scientifica e ai modi di ingaggiare i Pandora.

Ultimo dettaglio, ma non per ordine di importanza, è la presenza della mira manuale, che non ricordiamo in tutta la storia del genere. In pratica, quando un soldato ha visuale di tiro, possiamo assumerne il punto di vista per prendere, manualmente, la mira, come in uno sparatutto in prima persona. Per evitare di sprecare munizioni sulle parti più resistenti, oppure per sparare direttamente sulle armi d’offesa nemiche e renderli, così, inoffensivi.

Il gioco, sostanzialmente, si può dividere in due fasi: quella di pianificazione e quella di missione sul campo. Durante la fase di pianificazione si monitora la mappa del globo terrestre, si gestisce la ricerca scientifica, l’esplorazione, la diplomazia, la crescita delle basi operative.

La missione sul campo prevede mappe procedurali ben realizzate, suddivise in quadranti come una scacchiera. A turno il giocatore e l’intelligenza artificiale muovono i soldati. Ogni soldato, come ogni nemico, ha un ruolo, una specializzazione, un equipaggiamento di competenza. Al termine di ogni missione, i soldati superstiti tornano alla base con un bagaglio di punti esperienza in più. Questi punti esperienza accumulano poi punti abilità, che possiamo spendere per rendere il soldato ancora più efficiente e letale in battaglia.

Sempre al rientro dalle missioni, i soldati portano agli scienziati materiali di studio, siano questi documenti, cadaveri o armamenti nemici. In questo modo, la ricerca permette la fabbricazione di tecnologie sempre più all’avanguardia, necessarie per far fronte ad una minaccia sempre crescente.

COMMENTO FINALE

Phoenix Point: Year One Edition è un gioco di strategia, tattica e gestione sviluppato da Snapshot Games in via del tutto indipendente. E’ disponibile su Steam, Stadia, Epic Games Store, PlayStation 4 e Xbox One.

A distanza di un anno dalla sua pubblicazione originale, assistiamo ad un’evoluzione ed una qualità raggiunta che rasenta la perfezione stilistica di genere. Al di là delle criticità tecniche di cui il gioco soffriva, appena rilasciato, la costante ottimizzazione e la correzione tramite patch, ha portato al risultato di un gioco praticamente inattaccabile.

Tecnicamente ben fatto, ritmi di gioco pressoché perfetti, sfida sempre all’altezza e nemici che si adattano allo stile di gioco dell’utente rendono ogni partita diversa dalle altre. Ogni ora di gioco diversa dalla precedente.

Se di peli nell’uovo dobbiamo iniziare a parlare, possiamo dire che non è un gioco per tutti. Che non sfonderà mai come titolo “cult” al pari di produzioni più blasonate. Che qualcuno potrebbe trovare ostici il suo grado di sfida e la sua curva di apprendimento. A questi, inviteremmo a fare una passeggiata su XCOM 2: War of the Chosen, prima di millantare che Phoenix Point sia “peggiore”.

Pregi

Tecnicamente inappuntabile. Vasto, vario, sempre sorprendente. Gli alieni sembrano usciti da un libro di H.P. Lovecraft. La trama è un bellissimo intreccio ricco di colpi di scena e finali multipli. Fazioni con cui entrare in diplomazia o in guerra. Veicoli da schierare sul campo. Arricchito da corposi Dlc.

Difetti

Nonostante tutto, appartiene ad un genere di nicchia. I più abituati a "salvare capra e cavoli" non gradiranno mai il dover sacrificare qualcosa, o qualcuno, o perdere una battaglia per vincere la guerra.

Voto

9

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