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Close to the Sun, la nostra Recensione

L’ultima fatica di Storm in a Teacup è Close to the Sun che propone toni dark ed ottime premesse. Sarà tutto oro quello che sta… al buio?

Il mondo videoludico è suddiviso (sostanzialmente) in due dimensioni, nette: quella dell’immaginario comune, spesso andirivieni fra sogno e realtà, e quest’ultima appunto, altrettanto spesso prodiga di “cazzottoni” fra le nostre gengive che, tra una gengiva sanguinante e un dente rotto, ci riportano alla triste quotidianità. Riassumendo: spesso i giochi sembrano belli, sembrano promettere cose grandiose ma, spesso, non riescono a confermare le aspettative “silenti”. Close to the Sun, per certi versi, rientra proprio in questa categoria: un gioco egregio che sembrava potesse imporsi come un faro ma, per alcune questioni che analizzeremo, non riesce ad emergere da una, pur valida, ordinarietà.

Il titolo, di cui recensiremo la versione Pc, è stato realizzato dal produttore italiano Storm in a Teacup, autore fra gli altri delle piccole perle indie N.e.r.o ed Enki, e pubblicato dall’editore britannico Wired Productions. Il gioco è stato rilasciato per gli home computer nel maggio scorso per poi giungere a fine ottobre anche su PlayStation 4, Xbox One e Switch.

PUNTA E CLICCA IN PRIMA PERSONA

Close to the Sun è un gioco in stile punta e clicca in prima persona, basato principalmente sull’esplorazione e la risoluzione di enigmi specifici.

Nel gioco, impersoneremo la giornalista investigativa Rose Archer impegnata nella ricerca di sua sorella Ada, misteriosamente scomparsa. Le vicende porteranno la nostra protagonista sulla città volante Helios, frutto del genio tecnologico di Nikola Tesla, che raccoglie al suo interno alcuni fra i più brillanti scienziati della Terra.

Tesla che, nella finzione narrativa del gioco, è riuscito in un’impresa “disumana”, ovvero quella di donare alla stirpe umana energia infinita ma… qualcosa è andato dannatamente storto su Helios.

Sin dalle prime battute, Close to the Sun ci accoglierà con una veste estetica pregevole ed elaborata: è sin troppo facile fare un raffronto con la buia decadenza tecnologica della serie BioShock, seppur il gioco di Storm in a Teacup sembra per certi versi accentuare quella sensazione di utopia marcilenta, una sorta di dannazione ciclica dell’uomo, perennemente alla ricerca del sogno che, puntualmente, si rivela esser il peggiore degli incubi.

UN LAVORO PREGEVOLE

Il pregevole lavoro svolto dal team di sviluppo italiano, sarà ancora più evidente nel mentre esploreremo la dettagliata e cupa Helios, un sinolo di ultra-tecnologia re-immaginata con le forme e le trame artistiche degli inizi del ‘900: freddezza ed eleganza in un sol colpo.

Rientrati in noi dallo stupore artistico, resta il gioco: Close to the Sun ci farà imbarcare in un viaggio misterioso e con venature horror piuttosto persistenti (più di qualche spettro “scientificamente spiegato” ci si parrà dinanzi).

Nella decina di ore che ci serviranno per completare l’avventura, la nostra protagonista vagherà instancabilmente per i meandri della nave-città, raccogliendo indizi vari ed eventuali che serviranno al nostro scopo di ricostruire gli eventi di Helios per poter, come detto, ritrovare la nostra congiunta scomparsa.

Close to the Sun, in un intreccio narrativo-meccanico, vive di due sezioni distinte: nella prima parte, assieme all’immersività dell’ottima realizzazione artistica, saremo catturati anche dalla cura per i dettagli, dalla sceneggiatura e dalle tante “attività” di contorno in cui incapperemo, uniti da una serie di “jumpscare” classici imbrigliati con dovizia nella continua sensazione del “qui qualcosa non quadra”.

GAMEPLAY

Peccato che, questa sensazione, colpa anche di una certa, progressiva incapacità di far evolvere il “dissidio” iniziale in qualcosa di più profondo, permanga immutato e senza particolare inventiva, perdendo qualcosa in termini di puro mordente. E se la narrativa va lentamente scemando, colpa anche di colpi di scena sin troppo telefonati e indizi di contorno che non seguono concettualmente una certa progressiva profondità del proprio carico di informazioni, facendo al contempo gridare probabilmente alla grande occasione mancata in termini puramente di storyline, anche le meccaniche di gioco non sono esattamente esenti da difetti.

In linea di massima, il gioco sarà abbastanza difficile, e si muoverà tra sezioni dedite all’esplorazione, alla risoluzione di enigmi e alla fuga da nemici assetati di sangue. In linea di massima, esplorazione e puzzle saranno correlate fra loro in modo inestricabile, com’è canone del settore: Close to the Sun, in modo piuttosto classico, baserà molti dei suoi enigmi sulla ricerca attenta di determinati punti di interesse o oggetti per poter proseguire. Peccato che, in alcuni casi, gli oggetti siano davvero difficili da trovare e, potenzialmente, qualcuno potrebbe abbandonarsi a scariche di secca frustrazione per l’impossibilità di procedere innanzi, continuando a gironzolare all’infinito per gli stessi ambienti alla ricerca del “trigger” perduto.

Nel gioco, non potremo difenderci in alcun modo dai nemici che proveranno a farci lo scalpo: com’è tradizione recente di alcuni esemplari del settore, Close to the Sun ci consentirà semplicemente di fuggire il più lontano possibile dalla minaccia, alla ricerca di una “zona sicura” in cui ripararci. In linea di massima, la meccanica sarà entusiasmante le prime volte, per divenire piuttosto ripetitiva dopo poco. In sostanza, ci ritroveremo a correre seguendo un percorso con più biforcazioni: percorso che, a conti fatti, saremo chiamati a ripercorrere più volte (per inciso, morendo e assistendo alla stessa scena di morte) finché non riusciremo ad azzeccare le “scelte giuste”.

Una meccanica sicuramente d’impatto ma che avrebbe potuto esser “ripensata” in modo diverso nel corso del gioco, per offrire un po’ di varietà aggiuntiva.

TECNICA ED ARTE GRADEVOLISSIME

Tecnicamente parlando, Close to the Sun è pregevole e ben realizzato: al di là del magnifico lavoro a livello artistico, lo stato di programmazione è eccellente e offre un’esperienza praticamente senza intoppi. Uniche pecche, alcuni modelli poligonali non particolarmente entusiasmanti e qualche sporadico rallentamento in alcune sezioni più “cinematografiche”.

Anche il comparto audio, importantissimo visto che la stragrande maggioranza delle conversazioni avverrà tramite un sistema di audio-messaggi, è ben realizzato, offrendo una qualità sicuramente elevata ed un’ottima recitazione complessiva.

COMMENTO FINALE

Close to the Sun è un’ottima avventura grafica, artisticamente pregevole e dalle grandi premesse narrative. Peccato che, nel corso del gioco, l’intera storyline non subisca un’evoluzione originale o che faccia restare l’interesse alto come all’inizio. A questo, si aggiunga un gameplay complessivo non esente da difetti. Un buon gioco ma un grande “what if”.

Pregi

Artisticamente pregevole. Buona longevità per il genere. Premesse eccellenti...

Difetti

... che non fluiscono in una trama profonda. Alcuni difetti a livello di gameplay.

Voto

7,5

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