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Graveyard Keeper, la nostra recensione

Lazy Bear Games porta su PS4 il suo gioco sui becchini

Una delle peculiarità di Stardew Valley, è stata quella di rivitalizzare un genere che sembrava non aver più nulla da dare. Infatti, i ruolistici con forti componenti manageriali, sembravano essere caduti in una sorta di limbo. Ma grazie a ConcernedApe, il genere è tornato in auge e di gran carriera. Tra i tanti sviluppatori che hanno seguito il sentiero tracciato dallo sviluppatore americano, c’è Lazy Bear Games, che ha portato sui nostri schermi un gioco davvero particolare. Stiamo parlando di Graveyard Keeper, uscito inizialmente su Steam nell’estate dello scorso anno, ed il 27 giugno scorso su Playstation 4.

Noi vi parleremo della versione per l’ammiraglia Sony di questo titolo particolare sviluppato dagli autori dell’apprezzatissimo Punch Club.

QUESTI CELLULARI!

Il nostro eroe, è una persona come tante, intento a tornare a casa dopo una giornata di duro lavoro. Sfortunatamente per lui, proprio mentre guardava lo smartphone per rispondere alla telefonata della sua amata, viene investito da un’auto.

A questo punto, i più smaliziati potrebbero pensare ad un novello Silent Hill, e invece il nostro si “risveglia”, in mezzo ad una campagna, senza capire nulla. Un personaggio che segue le orme di “Morte” ci viene incontro e, con un dialogo veloce, veniamo introdotti in una sorta di tutorial. Avendo acquisito il ruolo di “custode” del cimitero, avremo il compito di accudire le salme bisognose di sepoltura, sistemare la chiesa, e molti altri compiti di cui inizialmente non ci importa nulla.  Tutto ciò che abbiamo intorno a noi, è un’atmosfera medievaleggiante. Vogliamo tornare a casa! Vogliamo tornare dalla nostra donna!

Eppure, nessuno sa più o meno nulla, a parte alcuni personaggi, che previo completamento di alcune quest, ci daranno le informazioni tanto agognate. Diciamo subito che il primo impatto con Graveyard Keeper è stato quantomeno spiazzante.

Ci aspettavamo un gioco molto scherzoso, quasi irriverente ma che prendesse la storia alla leggera. Invece, i personaggi che ci affiancheranno in questa lunga avventura, sono molto particolari e spaziano da un mulo acido e stanco di lavorare, ad un teschio che rimpiange il resto del corpo, affogando i propri dispiaceri nell’alcool.

Lo sfondo, è un misto tra umorismo acido e freddure di vario tipo, contornate da qualche battuta che il più delle volte, tenta con poca fortuna di essere simpatica. Proprio la storia, è allo stesso tempo peculiare e particolare, ma anche non per tutti, frutto di una scrittura semplice nel lessico, ma decisamente ardua da digerire per quei palati che si aspettavano i sorrisi e le battute di un Harvest Moon o un My Time at Portia. D’altra parte, siamo pur sempre un becchino, anche se in questo caso il lavoro sarà alquanto irto di insidie e e avventure.

GAMEPLAY

Trattandosi di un farming simulator con meccaniche da gioco di ruolo, il grosso del gameplay di Graveyard Keeper grava sul sistema di crafting e sulla gestione delle aree del cimitero e della casa a disposizione del custode. Per prendere confidenza con le meccaniche, la parte iniziale ci vedrà impegnati a riparare le tombe già piazzate ma da sistemare. Mentre cerchiamo di capire come fare e familiarizziamo con i comandi, scopriremo che il ciclo giorno notte va a scandire anche i giorni della settimana, ognuno corrispondente ad un peccato (purtroppo, non vedremo i 7 peccati capitali, magari!).

Andando in profondità, iniziamo a parlare del crafting e della raccolta delle risorse. Queste ultime, sono di vario tipo e possono essere recuperate da arbusti, alberi, e molto altro. Ogni risorsa dovrà poi essere “lavorata” attraverso tavoli da lavoro di vario tipo, come ad esempio la fornace per le pietre.

In Graveyard Keeper, Non tutto sarà disponibile da subito, in quanto molte delle strutture che potremo edificare e anche la raccolta di determinate risorse, sarà sbloccata solamente se scopriremo la tecnologia appropriata. In questo senso Graveyard Kepper ha pochi rivali, perché il sistema di ricerche e sviluppo della tecnologia non ha nulla da invidiare a molti giochi strategici di alto livello. Tantissime ricerche, ricette, strutture, tutte molto diversificate. Per sbloccarne di nuove, dovremo svolgere vari compiti legati a quella particolare tecnologia. Ad esempio, per fare il taglialegna e lavorare con alberi di grossa taglia, dovremo prima iniziare da quelli piccoli e dagli arbusti. Ogni azione che compiremo, garantirà dei punti che useremo proprio nella fase di ricerca.

Durante le dure giornate lavorative, il nostro alter ego dovrà stare attento a non affaticarsi, consumando la barra dell’energia posta in alto a sinistra dell’interfaccia. Quando la stanchezza incombe, e accadrà molto prima di quanto pensiate, dovremo per forza andare a riposare, e utilizzare strumenti, costruire o sotterrare i corpi saranno tutte azioni precluse.

Potremo smettere di sognare la nostra amata premendo semplicemente il tasto X, e questo verrà molto comodo quando dovremo incontrare personaggi presenti solo in giorni e/o orari precisi della settimana. Se fin qui va tutto bene, il problema è quando si deve capire cosa fare per sbloccare azioni e risorse aggiuntive. Per spiegarci meglio, citiamo l’esempio del nostro gameplay. Volendo creare delle cornici in legno per le nostre tombe, abbiamo iniziare a tagliare piccoli arbusti e alberelli, che abbiamo trovato vicino alla nostra casa. Recuperati i tronchi rilasciati dagli alberelli, li abbiamo posizionati nel relativo “magazzino”, e controllato quale tecnologia andasse a sbloccare quello che cercavamo. Il problema, è che non tenendo traccia di quanto scoperto e di quello che serve edificare per creare un determinato oggetto, ci siamo messi a sbloccare quello di cui non avevamo assolutamente bisogno.

Ancora, per tentare di riparare le tombe in pietra, avevamo bisogno di un kit, il quale necessitava di argilla. Dopo esserci preparati al meglio nella raccolta di risorse di vario genere, ci siamo letteralmente perduti nel tentare di capire quale fosse la tecnologia atta alla lavorazione dell’argilla, ma non avevamo alcun indizio, nessuna descrizione, non una spiegazione, ci siamo dovuti rivolgere alle wiki sparse in giro per il web. Dare libertà al giocatore, è un’ottima idea, soprattutto quando c’è da riflettere e pianificare.

Troppi titoli al giorno d’oggi sfornano un gameplay che più guidato non si può, togliendo del tutto il concetto di “grado di sfida”. Ma gli estremi, spesso, risultano sbagliati da ambo le parti. E lasciare tanta libertà senza un minimo di spiegazione, risulta oltremodo frustrante. In Graveyard Keeper, anche l’inventario, risulta sovente problematico. Ogni area dove potremo costruire le varie strutture, è separata dalle altre, con casse dove stipare i vari materiali. Il punto debole, è che con un inventario limitato, dovremo spesso muoverci da una parte all’altra dell’insediamento solo per prendere un paio di risorse necessarie alla costruzione.

QUEI FREDDI CORRIDOI

Altro elemento fondamentale del gioco, è la gestione delle salme. Ci verranno consegnate dal nostro fidato mulo, e durante il gameplay ogni consegna sarà scandita da un “ding dong” in stile fast food. Ogni salma ha poi determinate caratteristiche, che la rendono più o meno “lucrosa” da sotterrare. Inoltre, avremo a disposizione anche un intero obitorio dove eseguire autopsie e studiare parti del corpo, per poi estrarre ossa e carne da rivendere per guadagnare moneta sonante.

Ecco, questi due aspetti del gioco, per quanto tendenzialmente (ma solo all’apparenza) “scherzosi” nello svolgimento, ci hanno dato da riflettere. In un mondo che spesso fa della morte una sorta di culto, gettare nel fiume cadaveri di “basso profilo” (cioè poco remunerativi), ed estrarre carne che verrà poi “consumata” dagli abitanti della cittadina posta a sud della nostra posizione, ha suscitato emozioni contrastanti. Un tipo di gameplay unico e particolare, in tutti i sensi, ma che si sposa solo in parte con il genere dei farming simulator, i quali generalmente hanno toni decisamente più divertenti e leggeri.

Sia chiaro, non assisterete a nessuna scena splatter o evirazioni di alcun genere, ma a volte anche soltanto sapere di fare determinate cose, può far storcere il naso. Nel nostro particolare caso, è stato il trattamento della carne che abbiamo smesso di fare subito dopo la fase di tutorial.

MORTE IO NON SONO, MA LA SPADA USERÒ!

Anche l’esplorazione ha un certo peso sull’economia di gioco. Tra una serie di giornate spese solo per raccogliere risorse, e altre solamente per la costruzione di oggettistica varia, c’è spazio anche per una sana dose di cappa e spada. Oltre a qualche mostro che prende spunto dagli Slime di Dragon Quest, ci sono diverse creature. Ed un dungeon di 15 livelli che non aspetta altro che essere esplorato. Graveyard Keeper offre una buona sfida in tal senso.

Sul level design nulla da eccepire, ma il problema è che senza respawn dei nemici, finito il dungeon non avremo alcun motivo per esplorarlo ulteriormente. Il sistema di combattimento è molto semplice, e anche senza un appropriato equipaggiamento, è possibile avventurarci tra i livelli senza troppi problemi. Unica nota da considerare, è legata (come per il crafting) alla stanchezza, che può essere ovviata per mezzo di alcune pozioni.

Questa fase, poteva essere davvero interessante, e un valido relax dopo ore e ore di grinding e crafting, il problema è stata sviluppata in modo non approfondito, risultando pertanto inutile. Anche l’esplorazione, che pur offre diversi spunti, risulta spesso tediosa, perché gli spostamenti sono spesso lunghi, ma dato che non abbiamo nessun “aiuto” e dobbiamo muoverci a piedi, il tutto risulta lento.

GRAFICA E SONORO

Tecnicamente parlando, il titolo sfoggia una pixel art davvero fantastica. Ad oggi, pochi altri titoli risultano così ispirati e belli da vedere, sia per quanto riguarda gli esterni che per gli interni. Anche il ciclo giorno/notte e gli effetti atmosferici, si armonizzano con il mondo di gioco in maniera superba. Il lavoro svolto dai level designer è di ottimo livello, decisamente superiore a Stardew Valley e titoli dallo stesso genere grafico. Di tanto in tanto abbiamo notato qualche lieve calo di frame-rate su PS4 Pro, ma nulla di trascendentale.

L’interfaccia di Graveyard Keeper, ottimizzata per console, è ben fatta  e le scritte relative ai dialoghi e all’inventario (tallone d’Achille per molti porting console) risultano tranquillamente leggibili. Anche il comparto audio ha goduto di molta cura, con musiche che variano cambiando area, e non sono mai ripetitive. Un fiero richiamo ai miti anni dei giochi a 8 bit. Le tracce proposte sono più di una dozzina, e potranno essere acquistate (solo su steam) come dlc per essere usate in mobilità.

COMMENTO FINALE

È stato difficile valutare questo gioco. Un bel farming simulator, condito da una lunga serie di variazioni sul tema e un gradevolissimo sistema di crafting e ricerche. Una grafica in pixel art senza pari, ed un comparto audio vario ed ispirato. Anche la storia, per quanto priva di lunghi dialoghi e di una particolare profondità, scorre bene e risulta anche interessante.

Sull’altro piatto della bilancia, dobbiamo però sottolineare che alcune scelte di gameplay si riveleranno inadatte per una parte del pubblico. L’interazione con l’ambiente circostante è buona, però si limita tutta alla raccolta delle risorse. Tutto il resto è un mare di oggetti da posizionare senza alcun uso o descrizione. Inoltre, esclusi gli npc che dovranno darci informazioni, prodotti e quest, gli altri risulteranno privi di voce o qualsivoglia pensiero. E sarà impossibile avviare un dialogo con loro. Anche la libertà concessa al giocatore, si rivela un’arma a doppio taglio nel momento in cui non vengono fornite spiegazioni e indicazioni su ciò che si deve fare.

Ma se siete amanti dei farming simulator e avete voglia di giocare a qualcosa di molto diverso accettando i compromessi relativi alla storia e ad alcune scelte di gameplay, Graveyard Keeper si rivelerà un vero gioiellino. Un titolo che vi terrà ore ed ore impegnati al mantenimento e miglioramento dei vostri possedimenti.

Pregi

Un’enormità di cose da fare. Sistema di ricerche profondo e sfaccettato. Crafting ai massimi livelli. Pixel Art e level design di pregio.

Difetti

Senza l'aiuto di qualche wiki, risulterà frustrante. Spostamenti lenti. Ambientazione non adatta a tutti.

Voto

7,5

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