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Punch Club, Recensione Pc

Uno dei primi incontri della Rookie League, la prima dei diversi campionati "ufficiali" presenti in Punch Club
Uno dei primi incontri della Rookie League, la prima dei diversi campionati “ufficiali” presenti in Punch Club

L’omaggio a quello che sono stati gli anni ’80 e ’90 è sempre un tema interessante in ambito videoludico. La Pixel Art unita ad ambientazioni “datate” che strizzano l’occhio ai film che hanno accompagnato la nostra adolescenza (parliamo soprattutto per gli over 30) accompagnata da Chiptune fa il suo effetto.

E così eccoci a scoprire per caso Punch Club e ad parlarvene. Si tratta di mix tra gestionale e gdr su sfondo uno sport che ricorda sia il pugilato che le arti marziali miste visto che il nostro protagonista potrà anche sferrare calci.

Il titolo è firmato da Lazy Bear Games, edito dal publisher tinyBuild, è uscito subito dopo l’Epifania su Steam per Pc Windows, Mac e Linux e ci permette di gestire la vita di un ragazzo alla ricerca di se stesso e di molto altro attraverso la sua carriera da combattente tra i ring più scalcinati o in luoghi più infimi della città, solcando il tenue confine tra lecito ed illecito. Ecco cosa ne pensiamo di questo interessantissimo gioco.

LA VITA E’ DURA PER UN ORFANO

Una delle parti più lodevoli di Punch Club è la trama. Per quanto semplice, infatti, è ben strutturata. Il nostro eroe è un orfano: il padre, un ex pugile dedito agli allenamenti, è stato ucciso venti anni prima da un uomo (che ricorda la figura iconica, non fisica però, del Mister X de “L’Uomo Tigre”) vestito in nero con un brillante rosso (presumibilmente un rubino) al posto di un occhio che spicca nell’oscurità. Partendo dalle ultime parole del genitore morente che lo esortano ad allenarsi, il nostro protagonista cresce sano e forte grazie anche all’aiuto di un poliziotto che seguì le indagini sul caso dell’omicidio del padre e che lo ha cresciuto amorevolmente.

L’unico obiettivo adesso è farsi largo nel mondo dei combattimenti che siano sportivi o clandestini, ufficiali o meno, per gloria o per denaro alla ricerca dei perché rimasti insoluti.

La trama si dipana attraverso le nostre scelte. Sono ampie e non riguardano soltanto il metodo di allenamento ma anche la nostra condotta “morale”. Sarà infatti possibile scegliere molteplici vie di far soldi o di progredire nelle proprie abilità. Si può optare, ad esempio, se guadagnare soldi attraverso il lavoro (in cantiere o alla consegna di pizze a domicilio) o dei combattimenti clandestini, o ancora se faticare duramente in palestra o assumere farmaci dopanti e così via.

E la trama prosegue attraverso eventi più o meno casuali o dopo aver raggiunto alcuni risultati.

GESTIONALE PROFONDO ED EQUILIBRATO

Il vero punto forte di Punch Club è, però, il gameplay. Stiamo parlando di un titolo gestionale, immerso in un ambito sportivo (o quanto meno agonistico), con spruzzi di gdr.

Per farsi largo ed ottenere risultati sul ring, o in strada, bisogna, infatti, pianificare non solo gli allenamenti ma anche la propria vita privata tenendo d’occhio diversi parametri.

E qui viene il bello. Bisogna, infatti, gestire la salute, la fame, l’umore e l’energia/stanchezza dell’uomo mentre svolge le sue attività. Ogni azione comporta un certo consumo di energia ma aumenta anche la fame. Lavorare, ad esempio, consumerà tanta energia ma farà venire anche fame. E questo ci spingerà a comprare cibo più o meno nutriente o andare a casa a riposare dopo alcuni turni di lavoro o di sessioni di allenamento. Questi parametri sono molto sensibili a variazioni e quindi si dovrà avere particolare attenzione a fare in modo di non avere troppa fame, o di non essere troppo stanchi. Dormire aiuterà molto a recuperare forze ma aumenterà ovviamente il senso di fame. Ovviamente bisognerà fare attenzione ai soldi che servono per acquistare cibo da stipare nel frigorifero di casa da consumarsi alla bisogna, o per andare in pizzeria (da cliente), o ancora per allenarsi e per acquistare oggetti.

Fin qui abbiamo descritto soltanto una parte della gestione dell’uomo-atleta. La palestra, ovviamente, è un luogo simbolo nella mappa del gioco. Già, occorre dire, infatti, che in Punch Club agiremo in una mappa cittadina che man mano lo scorrere degli eventi della trama diventerà sempre più densa di luoghi da visitare per le nostre varie attività. C’è la nostra casa dove potremo mangiare, riposare, rilassarci ed anche, acquistando i giusti attrezzi di lavoro, allenarci.
E poi i vari luoghi di interesse, un posto malfamato dove si svolgono incontri clandestini ben pagati anche se pericolosi, una pizzeria dove poter fare da cliente e lavorare ottenendo, di tanto in tanto, compiti un po’ strani, il negozio strumenti ginnici ed altro.

La seconda stanza della nostra casa, possiamo allenarci li acquistando i vari attrezzi da palestra. Tantissimi i riferimenti agli anni '80... e che ci fa il furgone dell'A-Team?
La seconda stanza della nostra casa, possiamo allenarci li acquistando i vari attrezzi da palestra. Tantissimi i riferimenti agli anni ’80… e che ci fa il furgone dell’A-Team?

Dicevamo della palestra. Li ci si allena al sacco, al punchball, ai pesi per migliorare le tre caratteristiche fondamentali dell’atleta: forza, resistenza (stamina) ed agilità. Anche in questo caso, la parola d’ordine sarà attenzione che si unirà a costanza perché bisognerà avere metodo nell’allenamento per far si che queste caratteristiche siano sempre al meglio. Come per i parametri per la gestione dell’uomo, infatti, anche quelli di riferimento dell’atleta sono sensibili a variazioni. Un giorno di allenamenti saltati farà si che si perda parte dello smalto guadagnato.

E non finisce qui perché come ogni combattente che si rispetti, il nostro protagonista dovrà anche imparare alcune tecniche di combattimento. Dapprima quelle basilari per poi scegliere in quale strada specializzarsi. Troviamo così la via dell’Orso che sarà prediletta da chi prediligerà avere un combattente al top della forza bruta, la via della Tartaruga per chi vuole un combattente resistente, la via della Tigre per chi vuole essere agile e quindi abile ad attaccare senza subire troppo. Queste tecniche si sbloccheranno guadagnando delle particolari monete spendibili per i perk che si guadagnano con lo sparring partner o ancora vincendo i combattimenti veri e propri. Vi assicuriamo che c’è molto da fare per far crescere il nostro combattente perché le tecniche sono tantissime. Da quelle base per imparare a tirare di boxe e a dare calci a quelle che permettono ai parametri atleta di non scendere mai sotto un determinato valore.

Se si sceglie, ad esempio, la via dell’Orso, ce ne saranno diversi che non faranno scendere la forza sotto il livello 4 o 8 o ancora a 13. Seguendo questa “scuola”, i calci ed i pugni saranno molto più potenti. Ma non bisogna abusare. Il motivo? É presto detto: se avete, ad esempio, un atleta troppo forte e poco agile, la sua precisione sarà molto scarsa e si rischia di non essere efficaci. Anche in questo caso, l’equilibrio, fa la differenza e questo viene dato dalla summa dei parametri. Insomma, piccoli-grandi dettagli.

E sul ring? Beh, finora abbiamo parlato soltanto della preparazione all’incontro. I match veri e propri si svolgono sul ring e possono essere ufficiali per scalare le posizioni (ed ottenere punti e fama) delle varie leghe minori fino ad arrivare al professionismo, e dagli incontri nei ring “clandestini”. A suon di calci e pugni si andrà avanti anche nella trama. Ma per vincerli bisogna resistere agli attacchi degli avversari, sempre più agguerriti, scegliendo al meglio fino ad un massimo di cinque tecniche a round.

Ogni incontro ha un determinato numero di round dove oltre a guardare i punti vita si presterà attenzione alla barra della stamina che se azzerata può costare carissimo. Essere precisi sarà importante per non perdere fiato prezioso ed essere più incisivi in attacco e brillanti in difesa. Se il fiato scende a zero e si viene toccati si va al tappeto visto che i colpi diventeranno più difficili da assorbire.

Alla fine di ogni round, dicevamo, è possibile cambiare o mantenere fino ad un massimo di cinque tecniche.

Il gioco offre anche varie statistiche sulle tecniche utilizzate, in quale misura e con quale frequenza sono state efficaci. Punch Club nel suo gameplay offre il meglio di se senza tentennamenti. Solo un unico appunto: inevitabilmente le cose, malgrado ci siano varianti graziose come affrontare ad esempio alcuni combattimenti per evitare rapine o per affrontare personaggi strani (alcuni ricordano le Tartarughe Ninja), a lungo andare diventano ripetitive. Il gioco offre comunque una sfida ampissima, durissima e soprattutto longeva.

PIXEL ART A MANETTA

Una panoramica sugli incontri e sui partecipanti della Rookie Leage. Il tizio in questione è davvero un osso duro...
Una panoramica sugli incontri e sui partecipanti della Rookie Leage. Il tizio in questione è davvero un osso duro…

La parte tecnica di Punch Club è anch’essa di buon livello. Si tratta di una grafica in Pixel Art con ambientazioni e personaggi che richiamano film come Rocky proponendo il tutto in una veste simil 8-16 bit.

Sembra di stare davanti ad un titolo datato per NES ma non per questo mancano i dettagli. Tutt’altro e ci sono anche piccoli tocchi di classe come l’effetto “neon-acido” quando si va nelle fogne… poi vedrete il perché… o alcune animazioni ben fatte. Durante gli incontri sembra di rivedere in alcuni tratti e questo grazie alle atmosfere il vecchio Final Blow. Insomma, si tratta di un gioco ben curato. Il tutto è accompagnato da una interfaccia spartana, colorata ed utilissima allo scopo di gestire il nostro personaggio.

Il sonoro è composto da alcuni brani in Chiptune piuttosto orecchiabili che servono ulteriormente ad immergersi nell’aria anni ’80-’90 proposta dal lavoro di Lazy Bear Games. Non sono numerosissimi ma fanno il loro compito.

Del gameplay e della sua varietà e profondità ne abbiamo ampiamente parlato.

COMMENTO FINALE

Di Punch Club ci eravamo accorti per caso, su Steam, e grazie alla sua grafica pixellosa ed alla particolare ambientazione sportiva che cela una storia intricata, fatta di sudore, sacrifici ma anche della ricerca della verità, ci siamo “innamorati” del gioco che vanta un “sapore Old School”.

Ha tante frecce al suo arco. Una ambientazione ben riuscita che esalta la cinematografia degli anni ’80 e ’90 omaggiandola con alcune chicche, dal gameplay dove l’equilibrio è alla base per gestire l’uomo e l’atleta e quindi la sua condotta comportamentale e la sua tattica dentro e fuori dal ring. Suderete le classiche sette camice, se non di più, per andare avanti, guadagnare un gruzzoletto, ed in definitiva migliorare e fare luce su un episodio tragico della vita del protagonista.

Dal punto di vista tecnico, il gioco è delizioso. E non perché presenti una grafica sfolgorante ma perché oltre al gameplay sapientemente dosato (tantissime le cose da fare, le tattiche da acquisire ed affinare, le ore da perdere in palestra ed i match da affrontare per farsi un nome) in ogni sua sfaccettatura ma anche perché la grafica in Pixel-Art è ben fatta ed accompagnata da un discreto comparto sonoro. Una cosa che abbiamo notato è che in tutto questo, i requisiti di sistema sono davvero bassi e questo fa onore agli sviluppatori ed alla loro bravura di ottimizzare. Lo si può giocare indistintamente da un eeepc del 2010 con Ubuntu 15.10 ad un Pc decisamente più performante con Windows 10. Un plauso va fatto anche alla trama, lineare ma decisamente ben strutturata e ricca di sfumature e richiami a film cult. Insomma, un lavoro ben fatto. Si inizia un 2016 alla grande.


Pregi

Ottimo gameplay, ricco, vario e profondo. Sapiente mix tra strategia, gestionale e gdr. Trama ben strutturata. Atmosfera anni '80 e '90. Bella grafica in Pixel-Art. Colonna sonora in Chiptune. Longevo.

Difetti

Alla lunga diventa, giocoforza, ripetitivo. Colonna sonora discreta ma non troppo varia.

Voto

9-

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