RecensioniPC

Titan Quest: Atlantis, Recensione

La terza espansione porta alcune novità interessanti ma forse si poteva fare ancora di più

Quando nel 2016 uscì la Anniversary Edition di Titan Quest per festeggiare i 10 anni dall’apprezzatissimo action RPG sviluppato da Iron Lore, tutti pensarono (beh, anche noi) ad una operazione commerciale sebbene questa versione univa il gioco liscio e la prima espansione (Immortal Throne) ed offriva un lavoro di ammodernamento mastodontico che includeva oltre 1.200 migliorie, bilanciamenti e bug fix.

Si pensò anche ad un rilancio di questo gioco che nel frattempo aveva perso il suo publisher (THQ) ed era stato acquisito da Nordic Games, editore che cambiò il suo nome in THQ Nordic.

A novembre del 2017, però, arrivò la prima grande sorpresa: Ragnarok. Come facile intuire, questa ci portava nella mitologia nordica dopo aver esplorato quelle dell’antica Grecia, dell’Egitto, i miti di Babilonia e Cina e portato nell’Ade.

Ma, come abbiamo scritto una volta appresa la notizia, “Titan Quest non finisce mai” e non più tardi di tre settimane fa, l’editore ha annunciato e pubblicato, tra lo stupore, Atlantis, la terza espansione. A 13 anni di distanza dall’esordio del gioco “liscio”.

Ed anche qui il nome è di chiara lettura: Titan Quest: Atlantis, grazie al lavoro di Pieces Interactive che già si occupò di Ragnarok, ci porterà nel mito di Atlantide. E poi? Beh, leggetelo nella nostra recensione, buona lettura.

ATLANTIDE, IL TARTARO, NUOVE ABILITA’… ED UNO YOGURT

La nuova espansione porta, chiaramente diverse novità. In primis una storia secondaria da scoprire che è sempre legata alla mitologia greca. Dopo aver deviato nelle terre del Nord Europa, infatti, il nostro eroe dovrà tornare nella sua terra di origine per scoprire un nuovo mistero. Tale mistero è nascosto nel leggendario Diario di Eracle. Chiudiamo qui l’incipit sulla trama.

Il Mediterraneo fa da sfondo al tutto. Si parte dalla città fenicia di Gadir (che non è la Gadir di Pantelleria), e ci si arriva da Rodi in Immortal Throne.

Le novità sono tante ma un po’ meno rispetto a quanto una tipica espansione di Titan Quest aveva portato. Se in Immortal Throne era stata aggiunta la maestria del Sogno ed un immenso capitolo della storia principale dedicato all’Ade (il Regno dei Morti) ed in Ragnarok, l’apporto contenutistico era simile (arrivarono il Maestro di Rune ed un altro capitolo vastissimo incastonato nelle nevi dell’Europa del Nord). Bene, in Atlantis, la questline sarà – come già accennato – lunga, impegnativa ma secondaria. E non c’è una nuova maestria.

Si è puntato ad altro. E gli sviluppatori si sono presi la briga di ampliare l’albero delle abilità di ciascuna delle dieci maestrie già presenti aumentando il massimale fino al livello 40 per ognuna. Questo ha comportato l’aggiunta di due abilità per maestria che si sbloccano raggiungendo il nuovo massimale della singola classe.

Abbiamo, così, un totale di 20 abilità inedite e potentissime da utilizzare contro i nemici. Il level cap è rimasto fermo ad 85.

Questa, per quanto riguarda la gestione del personaggio, è sicuramente la novità più importante. Ed anche interessante perché spingerà ulteriormente gli appassionati a rivedere le loro build.

Ma le novità non finiscono qui: è stata aggiunta anche la modalità Tartaro alla quale si accede da Gadir. Questa variante ci fa affrontare dei dungeon pieni zeppi di nemici sempre più forti ed agguerriti. Bisogna batterli in un tempo prestabilito senza morire ed andare ad una nuova ondata. In totale si dovranno superare cinque round, affrontare il boss, sconfiggerlo e sperare che la ricompensa sia degna. Tale modalità si gioca in singolo o in cooperativa fino a 6 utenti.

Novità finite? No. C’è la casa da gioco del mercante. Qui si spendono ingenti somme (da un milione a cinque milioni di monete) per avere un bottino casuale. Tre i livelli di bottino ed ovviamente spendendo la cifra più alta si potrà sperare in un raccolto più interessante, anche in oggetti ed equipaggiamento unici o di set.

LE NOVITA’ TECNICHE…

Sono state annunciate anche alcune novità dal punto di vista tecnico. Miglioramenti grafici ma anche pratici. È possibile adesso selezionare effetti SSAO e color grading, è stato aggiunto il lancio rapido ma anche la visualizzazione di tutti i danni durante i combattimenti. Non solo i critici, segnalati in giallo, ma anche i danni subiti ad ogni colpo o anche quelli parati o quelli in atto.

Quest’ultima caratteristica sembra essere fine a se stessa ma è interessante per capire a che effettivo livello sia il nostro eroe e se la sua “build” sia adeguata. Ah, è pure possibile aumentare la velocità di gioco.

Il gameplay non è sconvolto ma è ampliato. Le nuove abilità arricchiscono la gestione, già profondissima, del personaggio con la doppia maestria. Ovviamente sono presenti ulteriori set ed oggetti unici che aumentano l’appetibilità nello scorrazzare per Atlantide. La difficoltà rimane sempre elevata. Una sfida a livello normale, una battaglia a livello epico, ma il vero gioco inizia sempre dal livello leggendario.

… MA RIMANGONO I PROBLEMI DI UNA COPERTA VECCHIA

È indubbio che il lavoro di Pieces Interactive sia certosino. Mettere le mani su una struttura solida ma “vetusta” non è mai una cosa semplice. Se con Ragnarok le cose erano andate bene, ad Atlantis le cose vanno un po’ peggio.

Non è una colpa ma è sempre più complicato lavorare su una impalcatura non propria e, purtroppo, avanti con l’età. Lavorare con una coperta piccola su una superficie sempre più amplia diventa complicato. I problemini vengono evidenziati da diversi bug anche evidenti. Spesso ci è capitato di entrare dentro le mura degli edifici o di finire sotto i ponti e rimanere incastrati. Ci si può liberare ma a volte si fa fatica ed altre si preferisce ripartire dall’ultima fontanella.

Inoltre sono sempre presenti alcuni rallentamenti. Ma questi esistono da sempre, anche dalla “vecchia gestione” di Iron Lore. Nondimeno, publisher e sviluppatori aggiornano sempre il gioco con patch che vanno a limare i problemi più evidenti.

AD OGNI MODO REGALA SCORCI INCANTEVOLI

Atlantis, però, offre alcuni scorci davvero interessanti. Questi esaltano le peculiarità del vecchissimo motore grafico, il PathEngine. La visuale isometrica è fissa mentre il livello di zoom è davvero elevato. Ci sono diversi scorci naturali interessanti nonché nemici da combattere che sono davvero belli da vedere.

Anche in Titan Quest: Atlantis non è raro fermarsi per ammirare una cascata o le rovine di monumenti antichi o altro ancora come le rosse sabbie delle spiagge nordafricane. Insomma, bug a parte, Titan Quest è sempre un bel vedere soprattutto se si considera che il gioco è prossimo ai 13 anni con i tantissimi pregi originari.

Sia con un livello di zoom al minimo, utile al gameplay, che con quello al massimo, i tocchi di classe sono sempre evidenti. Rimane ancora uno di quei pochi titoli con una fisica interessante. Non male anche gli effetti meteo sono circoscritti ad aree e non sono dinamici come il ciclo giorno-notte. Come sempre, del resto.

Ottime le nuove musiche capaci di regalarci un sound mediterraneo di livello e di accompagnare più che degnamente il nostro cammino.

COMMENTO FINALE

Aspettavamo Titan Quest 2. È arrivato Atlantis. Una sorpresa gradita perché chi ama Titan Quest lo adora anche per la sua longevità già elevata col gioco liscio e notevolmente espansa da Immortal Throne e Ragnarok. Una sorpresa anche perché in pochi si aspettavano una ulteriore appendice che è sicuramente più grande di un dlc medio anche se un po’ più “corto” delle due espansioni precedenti. Probabilmente si poteva fare di più ma poco male.

Titan Quest: Atlantis porta alcune innovazioni interessanti che cercano di ammodernare ulteriormente il gameplay. La modalità Tartaro è una sorta di Survival da giocare anche in compagnia. Un po’ come i varchi in Diablo III. Ma forse l’espansione delle maestrie è la novità più audace. Ritoccare dopo quasi 13 anni le skill tree aumentandone il massimale ed aggiungendo due abilità per ogni maestria. Abilità interessanti da sviluppare e letali da applicare ai nemici.

La quest-line è secondaria ma offre dalle 4 alle 6 ore di gameplay supplementare. Le innovazioni tecniche non sono male anche se la coperta vecchia del PathEngine mostra sempre più le piaghe del tempo nonostante continui ad offrire buoni scorci.

Tra alti e bassi, vecchi e nuovi problemi o alcuni datati che riaffiorano, Atlantis fa il suo dovere espandendo ed ammodernando ulteriormente un colosso come Titan Quest. Forse sarebbe stato ugualmente interessante avere un’altra maestria nuova di zecca ma comprendiamo la difficoltà di aggiungerne un’altra originale e che si differisca dalle altre dieci.

Chiaramente consigliato a chi ama ed adora Titan Quest ma lo stesso titolo è assolutamente indicato agli estimatori del genere. Non è esente da pecche tecniche ma il gameplay, le ambientazioni ed il grado di sfida fanno di Titan Quest un classico immortale. Lunga vita a Titan Quest, anche se da appassionati saremmo curiosi di sapere se mai ci sarà un sequel che, a questo punto, sarebbe – per gli sviluppatori – sarebbe una grande sfida.

Pregi

L’espansione ci fa esplorare i miti di Atlantide. Titan Quest è sempre Titan Quest. Espande l’albero delle abilità e ne offre due nuove per ogni classe. Storia secondaria ma abbastanza lunga. Modalità Tartaro. Continua ad offrire buoni scorci visivi…

Difetti

… ma il passare del tempo è inesorabile. Alcuni bug e vecchie magagne riaffiorano e sono un po’ fastidiosi.

Voto

8

Tags

Commenta questo articolo