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PES 2019, Recensione PS4

Konami comincia la stagione calcistica e lancia il guanto di sfida a Fifa puntando sul gameplay

La stagione del calcio è partita da qualche giorno su Pc e console. Dal 31 agosto scorso, per l’esattezza, da quando Konami ha pubblicato ufficialmente PES 2019, nuovo capitolo della amata ed affermata serie calcistica che – assieme al duellante Fifa – la fa da padrona da diversi anni a questa parte in questo settore.

Negli ultimi anni il pubblico si è ulteriormente diviso su quale fosse il titolo più bello e più completo tra i due ma questa è un’altra storia. Noi parleremo di PES 2019 che come ogni anno la serie punti ad essere il gioco di calcio migliore di sempre. Ma al di là dei proclami e della concorrenza, dopo qualche anno non esattamente favorevole, Konami ha usato parecchio olio di gomito e la serie ha ricominciato a risalire la china con piccoli ma significativi passi.

Riuscirà il nuovo capitolo ad essere all’altezza? Leggetelo nella nostra recensione.

MANCA LA CHAMPIONS LEAGUE… E CHISSENE

Pro Evolution Soccer 2019 (usiamo una volta tanto il titolo per esteso), arriva in un momento storico particolare: dopo un decennio abbondante, la saga non ha più i diritti sulla Champions League ed il grande pubblico nonché qualche addetto ai lavori tra i più scettici, ha avanzato dei dubbi sul nuovo appuntamento con la serie targata Konami.

Questo perché senz’altro si tratta di una licenza estremamente appetibile: poter giocare la competizione europea per club più importante è sempre allettante. Ma come più spesso abbiamo evidenziato anche in altri speciali dedicati ai giochi di calcio, questa mancanza non può essere decisiva dal punto di vista globale.

Del resto gli appassionati di campionati un po’ esotici o comunque potenzialmente affascinanti non possono lamentarsi: sono arrivate le serie A di Argentina, Belgio, Cile, Colombia, Danimarca, Portogallo, (esclusiva) Russia, Turchia, Scozia e Svizzera che si aggiungono alle massime divisioni argentina, brasiliana, olandese e francese (con quest’ultima che ha pure la seconda serie). Per le altre rimangono le licenze dei club singoli come per la nostra serie A che ha tutte le formazioni tranne la Juve (che si chiama PM Black White) o diverse nazionali (sono un’ottantina quelle presenti in gioco).  In Inghilterra, invece, ritroviamo le solite London FC, Man Blue e Man Red per indicare Chelsea, Manchester United e Manchester City. La Liga spagnola, invece, di ufficiale ci propone soltanto il Barcellona da lungo tempo partner di Konami. Real Madrid ed Atletico Madrid sono chiamate molto informalmente MD White e KD Red White.

E, visto che stiamo elencando le cose che mancano, segnaliamo con rammarico  la mancanza della serie B. Dopo anni nella nostra Master League non potremo selezionare il Palermo. Si… ci manca il rosanero, siamo sentimentali, che ci possiamo fare?

PES 2019 vanterà un buon numero di stadi presenti. Alcuni riprodotti fedelmente come alcuni impianti storici quali San Siro, Anfield Road, il Maracana ed altri. Eccoli in lista.

  1. Camp Nou
  2. VELTINS-Arena
  3. Anfield
  4. Emirates Stadium
  5. Giuseppe Meazza
  6. San Siro
  7. Stadio Olimpico
  8. St. Jakob-Park
  9. Ülker Stadyumu Fenerbahçe Şükrü Saracoğlu Spor Kompleksi
  10. Estádio José Alvalade
  11. Johan Cruijff ArenA
  12. Estádio do Maracanã
  13. Estádio São Januário
  14. Allianz Parque
  15. Toca da Raposa III
  16. Arena Corinthians
  17. Estádio Beira-Rio
  18. Estádio do Morumbi
  19. Estadio Urbano Caldeira
  20. El Monumental
  21. Estádio Alberto J. Armando
  22. Estadio Monumental
  23. Estadio Nacional de Chile
  24. Estadio Alejandro Villanueva
  25. Saitama Stadium 2002

PES Original Stadiums

  1. KONAMI Stadium
  2. Neu Sonne Arena
  3. Metropole Arena
  4. Hoofdstad Stadion
  5. Estadio Campeones
  6. Estadio de Escorpião
  7. Estadio del Nuevo Triunfo
  8. Stade de Sagittaire
  9. Stadio Orione
  10. Burg Stadion
  11. Estadio del Martingal
  12. Rose Park Stadium
  13. Coliseo de los Deportes
  14. Sports Park
  15. Villege Road
  16. Stadio Nazionale
  17. Estadio del Tauro
  18. PES LEAGUE Stadium

SI APRONO I GIOCHI: IL GAMEPLAY E’ PADRONE

Detto questo, Konami ha puntato forte su ben altro: sul gameplay ovvero sulla base di qualunque videogioco, che sia un fps, o un gdr, che sia un punta e clicca o un puzzle game.

Più che ai contenuti che sostanzialmente sono rimasti integri rispetto allo scorso anno pur con qualche variazione, ovviamente, al loro interno, gli sviluppatori hanno voluto rinforzare il feeling con il campo e farci prendere confidenza col pallone nel tentativo di farcelo diventare il nostro migliore amico. E siamo sicuri di aver già sentito da qualche altra parte questa frase (il pallone è nostro migliore amico…) in qualche cartone animato giapponese… magari Holly e Benji.

L’obiettivo era quello di migliorare l’ottima base precedente: quel tanto apprezzato PES 2018 che lo scorso anno ha convinto tantissimo sia sul fatto del divertimento che sul profilo tecnico.

Ma cosa ne ha guadagnato PES 2019? Davvero tanto e decisamente di più rispetto a quanto provato nella demo qualche giorno prima. Scesi in campo, troviamo subito ritmi lenti e compassati. Molto più che nel recente passato. Questo favorisce i tatticismi, ma può permettere anche la ricerca di giocate ad effetto e ricercate. Va da se che giocando a livelli di difficoltà Campione o Superstar tutte le qualità migliori emergano perché l’intelligenza artificiale, salvo qualche sbavatura – ma esistono anche nel calcio reale visto che pure Cristiano Ronaldo sbaglia gol facili, o portieri di levatura internazionale facciano papere clamorose – è comunque convincente costringendoci sempre a cambiare gioco.

Le accelerazioni se fatte con il tempismo giusto vengono premiate, i tagli degli attaccanti ed i movimenti dei difensori sono adeguati e segnare una rete in contropiede proprio come se stessimo vedendo una partita in televisione dona soddisfazione.

PES 2019 premia la tattica e l’intelligenza  nonché la gestione delle proprie forze fisiche.  Lo dimostra con l’implementazione della stanchezza reale che influisce pesantemente sulle prestazioni e sulle giocate, anche quelle elementari.
A livelli di difficoltà medio il tutto è attenuato, però, facendo risultare un po’ troppo facili molte azioni e facendo saltare il banco difensivo più volte in modo elementare. Per questo consigliamo agli appassionati di giocare a difficoltà più alte e, magari anche gradualmente, riuscire a togliere le assistenze su tiri e passaggi. È vero che all’inizio sarà difficile anche imbroccare l’appoggio più facile, ma con un po’ di pratica si possono trovare giocate eccellenti e fuori dagli standard a cui molti sono abituati.

Le tattiche funzionano a dovere e sono sempre più affinate. Raramente, salvo errori nostri o cali della intelligenza artificiale, vedremo errori clamorosi dei centrali. Spesso e volentieri sarà la bravura nel dribbling o nel passaggio illuminante di chi è in campo ha trovare il colpo di genio. Sarà molto interessante da parte del difensore portare all’esasperazione gli attaccanti avversari giocando molto sul tempismo e sui contrasti. Spada e fioretto, quindi, per un ruolo, quello del difensore, che se sfruttato può anche essere divertente. Inoltre, col rallentamento del ritmo, l’impatto fisico è più notevole e questo consente di giocare la sporcata sia in ambito offensivo che difensivo. A volte l’utilizzo – razionale – dei “gomiti” può essere redditizio per mandare a vuoto un attaccante o per liberarsi da una marcatura ed andare a rete. Se favoriti dal fisico e da piedi decenti, ci si può divertire ulteriormente. Lo abbiamo notato soprattutto nei cross alti dove però è più difficile segnare di testa anche se i portieri qualche volta tendono a guardarli questi cross, o più generalmente nei duelli con palle alte o rimbalzanti. Tutto questo grazie al lavoro sulla fisica che dà “peso” al gameplay.

La fisica rivista, inoltre, ci fa fare azioni sempre più coerenti. Girarsi al volo e trovare la porta, soprattutto se stanchi, sarà un’impresa anche per i top player o per atleti dalle statistiche migliori. Chiaro che avendo un Cristiano Ronaldo, un Coutinho, o un Maradona (sono sempre presenti le leggende, ndr) la giocata difficile avrà maggiore possibilità di riuscita ma gli altri non staranno a guardare e sovente – se si gioca con superficialità – anche questi grandi campioni rischiano di fare ben poco e di incidere ancora meno. Ed il fattore stanchezza, ben implementato, fa il resto.

Insomma, c’è tanto lavoro oscuro in PES 2019 che permette di godere di un titolo sempre più simulativo senza disdegnare la facilità dei controlli. Nondimeno, chi non ama troppo tutti questi tatticismi ed accorgimenti, può sempre rilassarsi giocando a livelli più semplici (noi consigliamo di non scendere sotto il livello medio perché gli altri inferiori sono davvero per bambini).

Ed i portieri? Abbiamo visto buone cose. Ma anche qui il discorso è atavico: alternano momenti di eccellenza a momenti di minore reattività ed insicurezza. Tuttavia sono più le punte di splendore che i momenti bui. Anche nelle conclusioni ravvicinate ed a botta sicura, gli estremi difensori riescono a compiere miracoli facendo partire i più grandi improperi della storia in lingue ricercatissime ed a volte sconosciute ai più. Il difetto, però, che abbiamo notato, è qualche imprecisione nelle uscite, soprattutto sui cross alti mentre sono altalenanti nell’andare al duello col calciatore lanciato a rete.

Insomma, PES 2019 ci ha convinto e ci ha divertito non poco e rappresenta un ulteriore passo in avanti rispetto al capitolo passato.

MASTER LEAGUE, DIVENTA UN MITO, CAMPIONATI E MODALITA’

Dopo aver spulciato e promosso a pieni voti il gameplay, parliamo adesso dei contenuti. Iniziamo subito col dire che avremo sempre tante cose da fare ma che non troveremo novità sostanziali andandoci a confrontare con le solite modalità online ed offline conosciute.

Cosa sarebbe PES senza la Master League e la possibilità di prendere un club con giocatori sconosciuti e più scarsi probabilmente di quelli della Longobarda? Le differenze col passato sono minimali ma esiste il livello Sfida che rende più difficile alcuni dettagli nella gestione del nostro club. Troviamo così più opzioni nelle trattative del calcio mercato. È possibile scegliere tra i diversi campionati presenti ma manca la serie B italiana.

Sostanzialmente identica la modalità Diventa un Mito che da diversi anni permette agli appassionati di crearsi un proprio atleta grazie ad un editor piuttosto profondo (ma questo non è una novità) sempre più ricco di personalizzazioni e scegliere il ruolo (anche portiere dalle caratteristiche offensive o difensive) nel tentativo di diventare una stella di fama mondiale con prestazioni convincenti.

Ovviamente è possibile disputare i vari campionati su licenza che abbiamo elencato ad inizio recensione.

Manca, come ormai arcinoto, la Champions. Troviamo di contro la International Champions Cup, un appuntamento estivo diventato da qualche stagione fisso nel calendario reale e che è molto utile a far guadagnare soldi ai club blasonati di tutto il mondo e che è comunque un appuntamento internazionale che fa da rodaggio prima dell’apertura della stagione vera e propria.

Tra le modalità Online, c’è sempre la myClub, l’alternativa di Konami al FUT di Fifa. Gli sviluppatori hanno semplificato le cose e comunque non varia troppo rispetto alla scorsa stagione. Si gestisce un club con moneta di gioco (o con soldi reali anche se adesso le transazioni sono meno invasive) dove si possono comprare osservatori, allenatori e soprattutto giocatori per migliorare la rosa e giocare partire col “materiale umano” che si dispone.

La vera novità è la presenza della modalità tre contro tre cooperativa che offre un po’ di varietà. Infine, parlando di licenze, quelle che mancano possono essere facilmente sostituite importando le varie rose e cambiamenti che gli utenti fanno online superando così il problema.

GRAFICA A TRATTI IMPRESSIONATE. TELECRONACA ALTALENANTE

Dal punto di vista tecnico, possiamo parlare di un lavoro mirabile. Praticamente è quasi tutto con i controfiocchi con animazioni sempre più complesse e complete, ed una riproduzione dei volti, soprattutto quelli su dei calciatori su licenza e famosi davvero incredibile.

I giocatori di Barcellona, Liverpool, Milan, Inter ma anche quelli delle altre squadre su licenza quali Monaco, Glasgow Rangers, Celtic, e qualche altro prestigioso club, sono riprodotti alla grande. La differenza tra questo tipo di giocatori e gli altri è piuttosto netta anche se gli altri club avranno diversi giocatori con fattezze sempre più simili alla controparte. Ma pensiamo a tal proposito che il consueto supporto dei vari aggiornamenti sui dati non tarderà ad arrivare.

Si chiama Enlighten la novità tecnica più grossa. I nuovi effetti luce sono, a tratti, impressionanti. I dettagli sono valorizzati. Anche quelli più piccoli come i fili d’erba (che possono essere regolati tramite opzione nel menu partita). Se si ha la possibilità di godere di uno schermo grande in risoluzione 4K con HDR potrà ulteriormente godere di questo ritrovato che esalta davvero parecchi aspetti. Ci sono, tuttavia, alcune sporadiche spigolosità (pochissima roba e parliamo di dettagli di contorno come nel pubblico, per cui qui lo diciamo solo per dovere di cronaca ma per lo stesso dovere intellettuale affermiamo che non incidono minimamente sul gioco).

Pochissimi i passi falsi del framerate mentre i vari effetti ambientali, meteo, esultanze e tutto quello che concerne il lato visivo è di grande impatto. Un applauso agli sviluppatori. Non mancano anche i dettagli visivi sulla fatica: vedremo i calciatori stanchi avere movimenti meno armoniosi mentre concretamente abbiamo già parlato degli effetti prestazionali e, aggiungiamo a che ci siamo, il pericolo più concreto di farsi male per infortuni. Questo, mettiamo un ultimo inciso qui, deve ulteriormente far riflettere sul come gestire la rosa costringendo le sostituzioni.

Le varie inquadrature rendono giustizia al campo, ai dettagli, ai giocatori, agli oltre 40 stadi presenti in gioco di cui sopra, e ci è piaciuto moltissimo giocare sotto la neve. I replay sono sempre allo stato dell’arte. Del resto PES negli ultimi anni ha brillato.

Per quanto riguarda il sonoro, spicca la cronaca del duo di lunga data Caressa-Marchegiani. Qui il risultato è sempre altalenante anche se in alcuni casi abbiamo notato delle frasi più congrue con l’azione. Peccato, però, che di contro, ci siano gli stessi difetti di sempre: in molti episodi abbiamo ascoltato frasi a casaccio e comunque fuori luogo. Probabilmente il paragrafo telecronaca, pur con qualche aggiunta, deve però essere rivisto a livello di implementazione.

Il resto lo fa la colonna sonora adeguata con una buona scelta di brani di vari artisti ed il pubblico che in fatto di cori e reazioni alle varie fasi di gioco fa del suo meglio.

Facili, ultimo dettaglio, le letture dei vari menu ma questa è sempre stata una cosa che in PES non è mai mancata: la facilità di navigazione tra una opzione e l’altra.

COMMENTO FINALE

Facciamo un breve riassunto di quanto scritto. PES 2019 continua sostanzialmente il viaggio di Konami verso un perfezionamento che vuole essere graduale. Persa la licenza Champions League in favore del diretto rivale, quest’anno gli sviluppatori hanno puntato fortissimo sul gameplay ed hanno vinto in larga maggioranza la loro scommessa apportando tanto lavoro “oscuro” che offre un maggior realismo, soprattutto se giocato a livelli di difficoltà alto. Il lavoro di gomiti e di fisico è più redditizio e veritiero ed aggiorna quanto fatto vedere nel già ottimo PES 2018. Il gameplay, in parole povere, è molto gratificante ed al netto di alcune sbavature che a questo punto definiremmo fisiologiche. Del resto lo svarione capita a tutti.

A livello tecnico abbiamo notato altri ritocchi soprattutto su illuminazione ed ombre ma anche le animazioni hanno chicche niente male e poi nella stragrande maggioranza dei fatti sono molto fluide anche su PS4 normale che è la piattaforma sulla quale abbiamo effettuato le nostre partite. Buono il sonoro, buone le musiche, così così la telecronaca che però diventa marginale a questo punto.

Le pecche sono sui contenuti. Non ci sono rivoluzioni su di esse ma solo dei ritocchi. C’è la coop 3 contro 3 online ma sono rimaste invariate le altre varie modalità con qualche semplificazione nella gestione delle rose e del calcio mercato. Presenti i giocatori del passato ed avere il piacere di giocare con un Maradona è sempre molto gratificante.

Se non avete problemi con le licenze (ma il supporto anche dei fan è costante ed il problema si elude facilmente, ndr), se non siete fan accaniti della Champions League (grande assente oggettivamente) e se vi piace il gameplay che varia nelle sue varie difficoltà (ed aiuti), inteso come sfida allora potete acquistare PES 2019 senza remore. A livello di gameplay la serie è tornata quasi ai livelli che la contraddistinguevano in PES 5. che non è mai andato giù nei ricordi e che riteniamo uno dei migliori giochi di calcio di sempre a distanza di tantissimi anni. Quindi, ben tornato PES e pazienza, aggiungiamo noi, per le licenze ufficiali più blasonate andate via. La ripartenza, quest’anno, ci sembra eccellente.

 

Pregi

Gameplay superiore allo scorso anno con più profondità. Buona intelligenza artificiale soprattutto se giocato ai livelli di difficoltà più alti. Fisica credibile. Graficamente, a tratti, davvero impressionante.

Difetti

Mancano licenze prestigiose (non influisce sul voto). Telecronaca parecchio rivedibile. I famosi cali di zuccheri (fisiologici) dell’IA. Nessuna sostanziale novità tra le modalità.

Voto

9-

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