Ci sono famiglie nelle quali una semplice cena può trasformarsi in un campo di battaglia, ma quella di RIN: The Last Child riesce decisamente a esagerare. Tra divinità corrotte, fratelli fuori controllo e un mondo sull’orlo della distruzione, l’ultima arrivata dovrà sistemare una situazione che definire complicata sarebbe un eufemismo.
Sviluppato da Space Fox Games, questo metroidvania porta con sé una suggestiva atmosfera fantasy e un sistema di magie particolarmente ambizioso. Ma funzionerà tutto? Scopritelo nella nostra recensione della versione PS5 di RIN: The Last Child. Ricordiamo che il gioco, pubblicato da Salient Games (e da Ultimate Games su console) è disponibile anche su Pc, PS4, Xbox One e Xbox Series X/S. Buona lettura.
La storia ci mette nei panni di Rin, ultima figlia di un Creatore che, dopo aver distribuito i propri poteri ai suoi primi cinque discendenti, si ritrova incapace di controllare il mondo che ha plasmato. I suoi figli, corrotti dall’immenso potere ricevuto, hanno infatti trasformato quello che doveva essere un regno armonioso in un luogo pericoloso e decadente.
Toccherà dunque alla nostra protagonista affrontare i fratelli, recuperare le fonti della magia e tentare di ristabilire l’equilibrio. La narrazione prende spunto dalla mitologia antica e affronta tematiche interessanti come il libero arbitrio, l’obbedienza e le conseguenze del potere. Rin, diversamente dai suoi fratelli, non riceve particolari capacità divine alla nascita, ma possiede la libertà di scegliere il proprio destino.

Rin, diversamente dai suoi fratelli, non riceve particolari capacità divine alla nascita, ma possiede la libertà di scegliere il proprio destino. Un dettaglio che assume importanza soprattutto negli scontri principali, quando alcune decisioni possono influenzare gli eventi e condurre a finali differenti.
Peccato soltanto che il racconto proceda talvolta con poca incisività, senza approfondire completamente un universo narrativo dalle buone potenzialità. Il gioco, infatti, lascia soprattutto al gameplay il compito di sostenere l’avventura.
UN POCO DI MAGIA E LA PILLOLA VA GIÙ

Dal punto di vista ludico, RIN: The Last Child segue la tradizionale formula dei metroidvania bidimensionali, alternando esplorazione, combattimenti e sezioni platform. Il mondo di gioco è composto da ambientazioni interconnesse, nelle quali bisogna acquisire nuove capacità per raggiungere zone inizialmente inaccessibili.
La progressione risulta piuttosto familiare agli appassionati del genere, ma riesce comunque a offrire una discreta soddisfazione quando una nuova abilità permette di superare un ostacolo che prima sembrava insormontabile. L’elemento maggiormente caratterizzante è però il sistema dedicato alla creazione degli incantesimi. Le magie di base, suddivise tra attacco, difesa e utilità, possono essere personalizzate combinando aspetti magici, schemi e rune.

Le combinazioni teoriche sono numerosissime e permettono di adattare il proprio arsenale alle preferenze personali. Inoltre, la possibilità di organizzare differenti configurazioni e passare rapidamente dall’una all’altra rende abbastanza comoda la gestione dei poteri durante l’avventura. Sperimentare con le magie rappresenta uno degli aspetti più divertenti della produzione.
Possiamo modificare gli effetti degli incantesimi, potenziarne le caratteristiche e costruire configurazioni maggiormente orientate all’attacco oppure alla sopravvivenza. Il sistema offre una libertà apprezzabile, soprattutto nelle prime ore, quando ogni nuovo componente invita a provare qualcosa di diverso. Tuttavia, l’elevato numero di combinazioni non corrisponde necessariamente a un’analoga varietà di strategie realmente utili, e alcune soluzioni finiscono per risultare più convenienti di altre.
COMBATTERE E PERDERSI IN UN BICCHIER D’ACQUA

Il combattimento, infatti, non riesce sempre a valorizzare queste possibilità. Molti avversari adottano comportamenti piuttosto elementari e possono essere eliminati continuando a utilizzare poche magie particolarmente efficaci. Gli scontri contro i boss, rappresentati dai fratelli corrotti di Rin, offrono momenti più interessanti, ma non raggiungono sempre la complessità desiderata.
Ne deriva un sistema piacevole, soprattutto per chi ama sperimentare, che avrebbe però beneficiato di nemici più aggressivi e situazioni capaci di incoraggiare un utilizzo creativo dell’intero repertorio. Il principale limite di RIN: The Last Child riguarda però la struttura dell’esplorazione. La mappa è molto estesa, ma non sempre riesce a comunicare efficacemente la posizione degli obiettivi o a rendere riconoscibili i percorsi ancora da scoprire.

Gli spostamenti tra ambientazioni già visitate diventano così più laboriosi del necessario, complice una disposizione dei collegamenti e dei punti di viaggio rapido non particolarmente felice. Il risultato è che alcune fasi, anziché stimolare la curiosità, rischiano di trasformarsi in lunghe passeggiate alla ricerca della direzione corretta.
Anche il sistema di movimento presenta alcune incertezze. Rin risponde generalmente ai comandi, ma alcuni salti possono risultare poco precisi, mentre le collisioni con le piattaforme non sono sempre affidabili quanto ci si aspetterebbe da un’avventura di questo genere. Sono imperfezioni che diventano particolarmente evidenti nei passaggi più delicati, quando basta un piccolo errore per dover ripetere una lunga sezione. E la frustrazione, in questi casi, non tarda ad arrivare.
UN MONDO DIPINTO DALLA MAGIA

Sul piano visivo, RIN: The Last Child riesce invece a costruire un’identità gradevole e abbastanza originale. Gli scenari bidimensionali sfruttano colori vivaci, atmosfere fiabesche e ambientazioni differenti, passando da territori rigogliosi a paesaggi vulcanici e luoghi decisamente più inquietanti. Il design della protagonista e delle creature divine contribuisce a trasmettere un’atmosfera sospesa tra sogno e incubo.
Il comparto sonoro accompagna adeguatamente l’avventura attraverso melodie evocative, capaci di valorizzare la componente più misteriosa del viaggio. La colonna sonora privilegia spesso tonalità rilassanti, alternandole a composizioni più intense durante gli scontri importanti. Su PS5 l’esperienza appare generalmente fluida, senza particolari problemi prestazionali ricorrenti. Le imperfezioni tecniche maggiormente percepibili riguardano invece le collisioni e la risposta dei controlli, con le conseguenze già descritte per le sezioni platform.

CONSIGLIATO AGLI APPASSIONATI
RIN: The Last Child è un metroidvania che riesce a farsi apprezzare soprattutto per l’atmosfera, l’ambientazione mitologica e la libertà offerta dalla personalizzazione degli incantesimi. L’avventura possiede una propria identità e alcune intuizioni meritevoli di attenzione, ma paga una realizzazione non sempre all’altezza delle ambizioni. Una mappa più leggibile, controlli più precisi e combattimenti più articolati avrebbero sicuramente permesso all’opera di Space Fox Games di compiere un importante salto qualitativo. Nonostante questi limiti, il viaggio di Rin conserva un fascino particolare, soprattutto per gli appassionati del genere disposti a tollerare qualche inciampo pur di sperimentare con poteri e abilità differenti.
Pregi
Atmosfera magica e suggestiva, sostenuta da un'ambientazione mitologica interessante. Sistema di creazione degli incantesimi ricco di possibilità, capace di stimolare la sperimentazione.
Difetti
Mappa poco chiara e spostamenti talvolta macchinosi. Comandi e collisioni non sempre precisi. Nemici e combattimenti non valorizzano appieno le numerose combinazioni magiche.
Voto
7