Ci sono giochi che provano a raccontare una storia precisa e altri che, invece, ci mettono nelle condizioni di costruirne una nostra. Kynseed appartiene alla seconda categoria e lo fa attraverso una formula sorprendentemente ricca, nella quale agricoltura, esplorazione, combattimenti, relazioni, artigianato e gestione delle attività commerciali convivono all’interno dello stesso mondo. Il risultato è un’esperienza ambiziosa, capace di distinguersi dai classici simulatori agricoli proprio grazie alla sua componente generazionale.
L’idea alla base della produzione di PixelCount Studios è tanto semplice quanto particolare: il tempo scorre, i personaggi invecchiano e ciò che costruiamo durante la nostra vita può essere lasciato alle generazioni successive. Andiamo a scoprirne di più in questa recensione della versione PS5 di Kynseed. Ricordiamo che il gioco, pubblicato dagli stessi sviluppatori, è disponibile anche su Pc, PS4, Xbox One, Xbox Series X/S e Switch. Buona lettura.
UNA VITA A VOLTE NON BASTA
Kynseed ci porta nel mondo fantasy di Quill, un luogo caratterizzato da un’atmosfera fiabesca che nasconde anche una componente più oscura. Non abbiamo davanti una narrazione costruita esclusivamente attraverso una lunga sequenza di eventi prestabiliti, perché gran parte dell’esperienza nasce dalle attività quotidiane e dalle relazioni che decidiamo di coltivare. La nostra vita prende così forma lentamente, attraverso ciò che scegliamo di fare ogni giorno.
Il concetto più interessante riguarda proprio la famiglia. Il protagonista invecchia insieme agli abitanti del mondo e, quando arriva il momento di passare il testimone, possiamo continuare l’avventura attraverso i figli. La fattoria, le attività commerciali e parte dei progressi diventano quindi elementi di un’eredità più ampia. Anche gli artefatti di Mr. Fairweather si inseriscono in questa logica, perché alcuni possono essere ottenuti pagando non con il denaro, ma con preziosi anni della nostra vita.
COSTRUIRE, COMBATTERE E GESTIRE LA FAMIGLIA

È nel gameplay che Kynseed mostra tutta la propria ambizione. Infatti le attività da fare sono veramente tante e varie. Possiamo coltivare i terreni, raccogliere risorse, creare oggetti, personalizzare la nostra abitazione, esplorare le diverse zone di Quill, instaurare rapporti con gli abitanti e dedicarci alla gestione di attività commerciali. Possiamo inoltre occuparci di una fucina, di una farmacia, di un negozio di beni e persino di una taverna.
La varietà rappresenta il punto di forza più evidente, oltre che uno degli aspetti che richiedono maggiore attenzione. Non siamo obbligati a trasformarci nel miglior agricoltore possibile, perché possiamo cambiare priorità e dedicarci maggiormente all’esplorazione, agli affari o alle relazioni. Anche il combattimento contribuisce alla varietà, proponendo scontri che comprendono attacchi, schivate, parate e differenti possibilità legate all’equipaggiamento.

La componente “bellica” è lungi dal rappresentare il centro dell’esperienza, ma riesce comunque a fornire un’alternativa alle attività più tranquille. Particolarmente riuscita è la sensazione di avere sempre qualcosa di nuovo da imparare e da fare. Va detto però che tutta questa abbondanza non viene sempre accompagnata da istruzioni altrettanto efficaci. Il lungo prologo introduce progressivamente numerosi sistemi e può rendere l’avvio dell’avventura lento e dispersivo.
Kynseed funziona meglio quando smettiamo di cercare di comprendere immediatamente ogni meccanica e iniziamo semplicemente a vivere il mondo, lasciandoci guidare dalla curiosità. Tutte le attività e le possibilità presenti potrebbero risultare quasi soffocanti. Ma se riusciremo a prenderci il giusto tempo e andremo a esplorare piano piano tutte le possibilità offerte dal gioco, troveremo veramente un mondo ricchissimo di opportunità.
A VOLTE IL TROPPO STROPPIA

Il principale limite di Kynseed è quindi strettamente collegato alla sua più grande qualità. La quantità di contenuti è notevole, ma non tutto riesce ad avere lo stesso livello di profondità e immediatezza. Durante le prime ore possiamo sentirci sommersi da possibilità, informazioni e attività, mentre il gioco impiega parecchio tempo prima di mostrarci con chiarezza la direzione che vuole prendere. Il prologo, in particolare, tende a rallentare un’esperienza che avrebbe bisogno di conquistare il giocatore un po’ più rapidamente.
Anche il ritmo non risulta sempre uniforme. Alcune attività possono diventare ripetitive e il grinding può assumere un peso significativo, soprattutto quando iniziamo a concentrarci sul miglioramento delle nostre attività. Le relazioni con gli NPC inoltre non raggiungono sempre lo stesso livello di profondità garantito dalla struttura generazionale, e proprio questo crea una certa distanza tra l’ambizione del sistema e la sua effettiva resa in ogni situazione.
Il sistema generazionale rimane affascinante, ma non è esente da qualche limite. L’idea di proseguire attraverso i figli è ottima e dà un significato diverso alla progressione, ma alcune conseguenze della successione possono risultare poco soddisfacenti. Anche la gestione del tempo, elemento fondamentale dell’esperienza, può inizialmente mettere sotto pressione, soprattutto quando dobbiamo imparare a distribuire le nostre giornate tra attività molto diverse.
UNA FIABA IN PIXEL ART

Dal punto di vista visivo, Kynseed punta tutto sulla pixel art, utilizzata per costruire un mondo ricco di dettagli e caratterizzato da una forte identità. L’atmosfera fiabesca funziona bene proprio grazie al contrasto tra situazioni accoglienti, personaggi bizzarri e ambientazioni che possono assumere tonalità decisamente più oscure. Non è la quantità di poligoni a impressionare, ma la capacità dello stile grafico di dare personalità al mondo di Quill.
Su PS5 la resa tecnica risulta solida. Le prestazioni sono fluide e anche le transizioni appaiono prive di rallentamenti evidenti. Il comparto sonoro contribuisce positivamente all’atmosfera, con musiche capaci di accompagnare sia i momenti più tranquilli sia quelli legati all’esplorazione. La varietà non è così ampia come le attività presenti, ma resta comunque un ottimo sottofondo per tutta la nostra avventura. Vi ricordiamo inoltre che il titolo è solo in inglese, quindi per godervi a pieno del gioco ne è richiesta una buona padronanza.

DA AVERE SENZA RISERVE
Kynseed è un titolo difficile da incasellare, perché prende elementi conosciuti e li riunisce all’interno di una struttura molto più ambiziosa. Agricoltura, gestione, esplorazione, combattimento e vita familiare non sono semplicemente attività messe una accanto all’altra: il sistema generazionale prova a legarle attraverso il concetto di eredità, dando un significato diverso alla nostra progressione.
Non tutto funziona allo stesso livello e sarebbe sbagliato ignorare i problemi legati al ritmo, al lungo avvio, alla ripetitività di alcune attività e alla quantità di sistemi che possono risultare dispersivi. Allo stesso tempo, è proprio questa enorme libertà a rendere così particolare l’esperienza proposta da PixelCount Studios. Essa non ci chiede di seguire una strada precisa, ma di decidere che tipo di vita vogliamo costruire e cosa vogliamo lasciare a chi verrà dopo di noi.
Pregi
Struttura generazionale interessante. Tanti, tantissimi contenuti e cose fa fare. Libertà di scelta e di interpretazione ampissima.
Difetti
Inizio lento. Non tutte le attività sono spiegate per bene, altre tendono a diventare decisamente ripetitive.
Voto
8