A quasi dieci anni di distanza da Astroneer (per il quale non è mancata qualche espansione, l’ultima delle quali, Glitchwalkers, è stata rilasciata due anni fa ndr), il team di System Era Softworks è tornato all’opera con Starseeker: Astroneer Expeditions. Già dal nome si intuisce quanto non si tratti di un sequel diretto, bensì di uno spin-off o comunque di una sorta di reinterpretazione del concept originale. Ovvero un’esperienza “cosmica” rilassata e contemplativa, che è stata quasi totalmente ribaltata.
Vediamo come in questa anteprima della versione Pc di Starseeker: Astroneer Expeditions. Ricordiamo che il gioco, pubblicato da Devolver Digital, è disponibile in accesso anticipato anche su PS5, Xbox Series X/S e Switch 2. Buona lettura.
CAMBIO DI DIREZIONE
Mentre Astroneer puntava su un ritmo lento, meditativo, fatto di pianeti generati proceduralmente da esplorare a piacimento e una progressione di base building senza fretta, Starseeker: Astroneer Expeditions sposta il baricentro verso un loop strutturato attorno a missioni a tempo, più vicino nello spirito ai giochi di estrazione cooperativa che hanno popolato il genere negli ultimi anni.
Il cuore pulsante dell’esperienza è la ESS Starseeker, una stazione spaziale HUB sempre online che orbita attorno a pianeti sconosciuti e funge da punto di ritrovo per equipaggiare, craftare e organizzare le spedizioni. Da lì, fino a quattro giocatori per squadra si imbarcano su navette di discesa verso la superficie, con un limite massimo di sedici giocatori simultanei per pianeta suddivisi in più squadre, e una capienza dell’HUB stimata attorno alle 60 persone.
Il primo pianeta raggiungibile si chiama Tephra, un mondo di paludi, giungle dense e oceani, disseminato dei resti di una sfortunata spedizione della EXO Dynamics, azienda già nota a chi ha familiarità con la lore di Astroneer. Le ambientazioni, a differenza degli scenari procedurali del capitolo originale, sono qui costruite a mano, con grandi catene montuose, foreste colorate e tracce di storia ambientale sparse sul territorio. Una scelta che rappresenta la volontà di porre basi più solide sul progetto, che è ancora in sviluppo.
OSSIGENO COME CRONOMETRO

Ogni spedizione si svolge sotto la pressione di un misuratore di ossigeno che funge, di fatto, da timer. Circa trenta minuti per esplorare, raccogliere risorse, completare obiettivi e tornare alla base prima che il tempo scada. Non è necessario portare a termine ogni missione in un’unica discesa: infatti è possibile risalire alla stazione, depositare il materiale raccolto, dialogare con i personaggi che assegnano gli incarichi e poi tornare sul pianeta per continuare da dove si era interrotto.
A dare i compiti sono tre figure principali a bordo della ESS Starseeker: il Capitano Jupiter, che guida l’esplorazione di un’astronave incidentata nella regione iniziale, l’Ufficiale Scientifico Jessandra, dedita all’analisi della fauna e flora locale, e il robot JAM-BX, focalizzato sulla raccolta di risorse. Sul piano del movimento, abbiamo riscontrato un sistema decisamente migliore rispetto al passato. L’introduzione di capriole e scivolate lungo i pendii rende gli spostamenti più dinamici e aggiunge persino una componente di rischio calcolato, dato che lasciarsi andare lungo un declivio può portare dritti tra le fauci di una creatura ostile.
Anche sul fronte dei pericoli si registrano creature e minacce ambientali in misura ben maggiore. Tant’è che giocare da soli, formalmente possibile, risulta decisamente più arduo rispetto allo giocare in squadra. Coerentemente all’impostazione cooperativa proposta, Starseeker: Astroneer Expeditions non presenta alcuna voluttà di natura PvP. Le altre squadre che potremmo incrociare sul pianeta infatti condividono il nostro stesso obiettivo generale, e un sistema di ping contestuale (che cambia significato a seconda dell’oggetto puntato) permette di coordinarsi anche superando eventuali barriere linguistiche.
LE OMBRE DELL’ACCESSO ANTICIPATO

Uno dei problemi principali di Starseeker: Astroneer Expeditions riguarda l’obbligo di essere sempre connessi per poter giocare. Un fattore fortemente criticato negli ultimi tempi, e non del tutto a torto. Se da una parte è lecito ritenere quantomeno bizzarro il fatto di non avere un accesso permanente a una connessione internet, dall’altra l’assenza di modalità offline può risultare controproducente per svariati motivi. Giocando in solitaria infatti dovremo comunque restare collegati costantemente ai server.
In alcuni casi ci è capitato di incappare in disconnessioni durante le transizioni da un pianeta all’altro, cosa che ha causato la perdita dei progressi accumulati durante la spedizione in corso. Alquanto frustrante. Anche la progressione in-game risulta un po’ opaca. L’assenza di un vero albero delle abilità, unita a un’interfaccia delle missioni che permette di tenerne traccia solo in numero limitato, rende difficoltoso organizzare sessioni efficienti. Ma questi sono elementi che sicuramente verranno limati nel corso dell’accesso anticipato.

PROMESSA DA MANTENERE
Stando a quanto dichiarato da System Era Softworks, la fase di accesso anticipato di Starseeker: Astroneer Expeditions durerà circa un anno. Nella roadmap è prevista l’aggiunta progressiva di nuovi biomi, regioni e punti di interesse. Sarà interessante capire come verranno gestite le cose da qui in avanti, anche vista e considerata “l’audacia” di rilasciare il gioco non solo su Pc, ma anche su console. Piuttosto atipico, trattandosi di un accesso anticipato. Il nucleo del gioco appare già abbastanza solido, e capace di offire sessioni brevi, mirate e divertenti. Restano alcuni interrogativi, principalmente igli della natura work in progress del progetto, che aspettiamo di veder risolti in futuro. Staremo a vedere.