Icarus è un gioco che chiarisce subito le sue intenzioni: non siamo davanti a un classico survival spensierato. L’opera di RocketWerkz (software house indie neozelandese guidata da Dean Hall) prende le caratteristiche tipiche del genere per poi piegarle a una filosofia più dura, quasi spietata. Non si costruisce per restare ma per sopravvivere, e soprattutto per riuscire ad andarsene in tempo.
L’idea alla base è tanto semplice quanto geniale. Invece di vivere in un mondo persistente, si viene lanciati su un pianeta fallito, ostile, temporaneo, destinato alla distruzione. Ogni missione ha un limite di tempo, e quel timer non è un dettaglio. È una minaccia costante, un promemoria che tutto ciò che facciamo può sparire se sbagliamo anche solo un passaggio.
Avventurarsi in questi mondi richiederà una certa dose di coraggio e solo i più temerari potranno farlo. Noi ci abbiamo provato e ora vi diremo come è andata. Di seguito la recensione della versione PS5 di Icarus “Console Edition”. Ricordiamo che il gioco, pubblicato da Grip Digital, è disponibile anche su Pc e Xbox Series X/S. Buona lettura.
TRA AMBIZIONE E SILENZIO COSMICO
La narrativa di Icarus non è invadente, ma si fa sentire nel modo giusto. Non aspettatevi una trama raccontata con lunghe cutscenes o dialoghi complessi. Qui la storia si respira più che ascoltarla, nascosta tra missioni, descrizioni e contesto. Siamo degli esploratori, inviati su questo pianeta per recuperare risorse rare, lasciandoci alle spalle una Terra ormai in declino.
Questo approccio in realtà funziona a metà. Da un lato lascia spazio all’immaginazione, dall’altro rischia di non coinvolgere fino in fondo e lasciare spaesato il giocatore. Anche l’inizio dell’avventura è piuttosto criptico: vieni scaraventato su un pianeta senza tutorial o indicazioni, dove solo giocando capirai che sta succedendo. Ci siamo trovati più volte a concentrarci sul “cosa fare” piuttosto che sul “perché farlo”.
COSTRUIRE, RIPARARE, PERDERE TUTTO E RIPARTIRE

Il sistema di gioco è il vero cuore dell’esperienza, ed è qui che Icarus mostra sia i suoi muscoli che le sue fragilità. Si parte come da tradizione, raccogliendo legno e pietra, costruendo strumenti rudimentali e cercando di mettere insieme un riparo prima che il pianeta decida di metterci alla prova con una tempesta improvvisa.
Se riusciremo a superare lo scoglio iniziale, ci accorgeremo che con il passare delle ore il ritmo cambia. Si sbloccano tecnologie più avanzate, si costruiscono basi più complesse e si inizia a pianificare seriamente ogni mossa. La gestione delle risorse diventa centrale, così come la conoscenza dell’ambiente. Non basta sopravvivere, bisogna farlo in modo efficiente.

Il problema è che tutto questo, per quanto solido, si scontra con la struttura a missioni. Ogni volta si riparte da zero. Ogni volta si rifanno gli stessi passaggi. All’inizio è stimolante, quasi una sfida: dopo diverse ore però la ripetizione inizia a farsi sentire. Costruire una base sapendo che verrà abbandonata toglierà parte della soddisfazione.
C’è poi il discorso cooperativa, ed è qui che il gioco cambia davvero volto. In compagnia tutto funziona meglio. Le attività si dividono, le difficoltà si alleggeriscono e ogni missione diventa più dinamica. Da soli, invece, l’esperienza può risultare più lenta e a tratti frustrante, soprattutto nelle fasi avanzate. Ci sono dei bonus per l’esperienza in solitaria, ma non bastano a compensare le 4 o più mani che in co-op lavorano alacremente.
QUANDO IL PIANETA DECIDE DI COLPIRE

Se c’è un elemento che riesce sempre a tenerci sulle spine, è l’ambiente. Icarus non è un semplice sfondo, ma un nemico attivo. Le tempeste arrivano all’improvviso, distruggono strutture, costringono a correre ai ripari. Il meteo non è solo estetico, ma gameplay puro. Accanto a questo troviamo la fauna locale, anche se a dir il vero essa alterna momenti credibili ad altri meno convincenti.
Alcuni scontri funzionano, altri mettono in evidenza un’intelligenza artificiale non sempre all’altezza. Capita di affrontare animali prevedibili o con comportamenti poco realistici, e questo potrà spezzare un po’ l’immersione. Un altro limite riguarda il bilanciamento: alcune fasi risultano molto riuscite, altre sembrano allungate artificialmente. Il grinding nelle fasi più avanzate può diventare pesante, soprattutto quando si è costretti a ripetere attività già viste per ottenere risorse specifiche.
TEMPESTE CHE COLPISCONO

Dal punto di vista tecnico, Icarus è un gioco che si difende abbastanza bene, anche se con qualche limite. Le foreste sono dense, la luce filtra tra gli alberi in modo convincente e le tempeste sono tra gli elementi visivi più riusciti. Non sempre le texture degli ambienti sono perfette ma risultano comunque accettabili e gradevoli alla vista: non male invece il colpo d’occhio generale.
Anche il comparto audio fa la sua parte. I suoni ambientali sono credibili, il vento che aumenta prima di una tempesta crea tensione e contribuisce a rendere tutto più immersivo. Non è un lavoro rivoluzionario, ma è efficace. Dove il gioco fatica è nelle prestazioni. Infatti abbiamo riscontrato diversi cali di framerate e anche alcuni fastidiosi bug, come rimanere incastrati da qualche parte o addirittura uscire dalla navicella mentre si atterra, con conseguenze disastrose.

CONSIGLIATO AGLI APPASSIONATI
Alla fine delle nostre ore su Icarus, la sensazione è doppia. Da un lato abbiamo apprezzato un’idea forte, diversa dal solito, capace di creare tensione reale e sfide continue. Dall’altro non possiamo ignorare i limiti strutturali e tecnici che ne frenano il potenziale. È un gioco che richiede pazienza. Non si concede subito, né accompagna il giocatore per mano.
Ma quando tutto funziona, riesce a offrire esperienze davvero coinvolgenti, soprattutto in cooperativa. È lì che dà il meglio di sé, trasformando ogni missione in una piccola storia da raccontare. Se amate i survival duri, quelli che non fanno sconti, allora l’opera di RocketWerkz merita una possibilità. Se invece cercate qualcosa di più rilassato o rifinito, allora finirete col provare più frustrazione che divertimento.
Pregi
Survival duro e puro, timer che mette una certa pressione, la modalità cooperativa funziona bene.
Difetti
Problemi tecnici e alcuni bug mettono ruggine negli ingranaggi. Alla lunga ricominciare ogni missione da capo può essere ripetitivo.
Voto
7