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Baby Steps, un passo alla volta (e spesso quello sbagliato), recensione

Un viaggio surreale dove ogni passo è una scelta, e ogni caduta una lezione

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Molti videogiochi ci fanno sentire degli eroi, dei paladini, talvolta anche dei criminali. Altri invece provano a ricordarci anche le azioni apparentemente più semplici e banali possono nascere da miracoli… In questo caso, di coordinazione. Ci stiamo riferendo al più stravagante tra i walking simulator, ovvero Baby Steps. Si tratta di un’avventura comico-esistenziale concepita da un trio che, messo insieme, può suonare tanto come una minaccia (in senso buono ndr) quanto come una promessa.

Un trio formato da Gabe Cuzzillo (la mente dietro Ape Out ndr), Maxi Boch (Associate Arts Professor in game design presso il NYU Game Center) e nientedimeno che Bennett Foddy, che i più “masochisti” tra i videogiocatori ricorderanno principalmente per il leggendario Getting Over It. La loro idea è semplice e perfida allo stesso tempo. Essi sfidano i giocatori a camminare, ma non limitandosi a “premi avanti e vai”: ogni passo infatti va “costruito”, guidato, compiuto.

Andiamo a capirne di più con questa recensione della versione Pc di Baby Steps. Ricordiamo che il gioco, pubblicato da Devolver Digital, è disponibile anche su PS5. Buona lettura.

UN PASSO ALLA VOLTA, VERSO LA VETTA

Baby Steps ci metterà nei panni di Nate, un uomo adulto, disoccupato e intrappolato in una vita priva di sbocchi. Un giorno però si ritrova catapultato in un mondo bizzarro, nebuloso, dove l’unica cosa sensata da fare sembra quella di raggiungere una montagna visibile in lontananza. La narrazione si sviluppa attraverso un viaggio composto da incontri bizzarri, dialoghi improvvisati e un sottofondo tematico che prende di mira l’idea di “mascolinità performativa”, oltre che l’orgoglio di chi rifiuta aiuto anche quando ne avrebbe disperatamente bisogno.

E’ una storia che non assalta il giocatore, ma lo accompagna. Mentre prova letteralmente giù da un pendio, scivolando come se fosse incappato in una saponetta. Il punto è proprio questo: camminare è il gioco. Non è una tra svariate meccaniche, ma tutto. Ci verrà richiesto di controllare manualmente le gambe di Nate, separatamente, gestendone peso, direzione e appoggio. Il tutto con la delicatezza di chi trasporta un vaso pieno d’acqua fino all’orlo, su un tapis roulant in salita.

UNA PROVA DI PAZIENZA

Baby Steps

All’inizio sarà il caos. Capiterà di inciampare su sassi ridicoli, di rimanere quasi incastrati su radici che sembrano messe lì apposta per umiliarci, di scivolare in un fango spietato. Chi ha giocato a Getting Over It o titoli sui generis potrà afferrare al volo ciò di cui stiamo parlando. A un certo punto però riusciremo a capirci qualcosa, iniziando a “leggere” il terreno, dove ogni pendio è una frase e ogni appiglio una virgola.

Una volta compreso il ritmo, Baby Steps diventa quasi meditativo: almeno fino a che non compiremo l’ennesimo, tragicomico errore. La struttura è quella di un open world pensato per incentivare comunque l’esplorazione tra deviazioni, scoperta di punti d’interesse, sentieri improvvisati e scorciatoie varie. O almeno per dare l’idea che ce ne siano, di scorciatoie.

In realtà però il gioco è meno crudele di quanto potrebbe sembrare a prima vista. Certo, la frustrazione è e rimarrà di casa (altrimenti non avrebbe senso il tutto), ma spesso capiterà di venir rimessi in carreggiata con “gentilezza”. Con sentieri e passaggi che magari potevano esserci sfuggiti e che a un certo punto sembrano ricomparire, dandoci l’idea, al netto degli errori, di non star perdendo tempo. Di star comunque facendo dei progressi, tra uno scivolone e l’altro.

QUANDO CAMMINARE DIVENTA ARTE

Baby Steps

A livello visivo Baby Steps si presenta con uno stile pulito e caricaturale, perfetto per bilanciare le vibes oscillanti tra il comico e l’assurdo. I panorami montani, le zone maggiormente paludose e i vari passaggi più e meno improbabili funzionano perchè il mondo di gioco presenta una coerenza tutta sua. Pur trattandosi di un mondo di stampo quasi onirico, esso risulta governato da regole fisiche fin troppo reali. Anche le “goffe” animazioni di Nate, dunque, non stonano in tal senso, ma rappresentano il linguaggio del gioco, che comunica attraverso la fisica.

A essere davvero peculiare è però il comparto sonoro, costituito da un mix di suoni naturali e altri generati dall’interazione del giocatore con l’ambiente. Suoni che secondo Maxi Boch sono stati sequenziati “umanamente”, facendo sì che ogni passo di Nate generi un suono unico, prodotto appunto dalla sopracitata “combo”. Il risultato è sorprendente, visto che riesce a rendere un atto semplice e banale come camminare straordinariamente immersivo.

Baby Steps

DA AVERE SENZA RISERVE

Baby Steps è uno dei tanti giochi che mette alla prova la pazienza del giocatore: ma lo fa in modo originale e soprattutto educativo. Dietro la patina esilerante e assurda si cela infatti un’avventura “di cuore”, che vuole raccontare, attraverso la fatica del muoversi, la necessità di migliorare attraverso i propri errori, senza però odiare se stessi per il fatto di compierli e soprattutto accettando l’aiuto di cui, magari, si sa di aver bisogno ma che non si sa di meritare. Certo non è un’opera per tutti, alla pari di Getting Over It e produzioni sui generis. Ma se non vi spaventa essere messi di fronte ai vostri limiti, tra una risata (e un’imprecazione) e l’altra, qui c’è una scalata da fare che vale ogni singolo inciampo compiuto sul percorso.

Pregi

Un'idea tanto stravagante e assurda quanto geniale: camminare come fulcro del gameplay, e non va preso alla leggera. Open world surreale che premia curiosità e "lettura" del terreno. Comparto sonoro distintivo e memorabile. Personalità da vendere tra umorismo, scrittura e senso del ridicolo sorprendentemente non fine a se stesso.

Difetti

Frustrazione inevitabile: fare più volte gli stessi errori (che possono costringere a ripetere sezioni di varia lunghezza) può render difficile il proseguimento. Ritmo (volutamente) lento: la "fatica" nel camminare è meccanicamente a tema, ma non tutti la troveranno gratificante.

Voto

8

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