Fatal Fury: First Contact, recensione Switch

Il “vecchio” picchiaduro per Neo Geo Pocket Color torna a dare mazzate con questa conversione

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Alle parole Neo Geo Pocket Color, a tanti fra i più anzianotti (e fortunati) potrebbero inumidirsi… gli occhi. “Colpa” della malinconia, dalla mestizia, dai tempi che furono: nonostante fosse un hardware prettamente giapponese, anche in Italia (non con qualche difficoltà), alla fine degli anni ‘90, la console prodotta da SNK era un autentico cult seppur di nicchia.
E per certi versi, in questa fase di revival infinito delle vecchie pietre miliari, la console è piuttosto ambita ancora adesso: per questo, proprio in quest’ottica, su Switch negli ultimi mesi v’è un “frenetico” approdare di titoli cult del passato, rifacimenti e vecchie glorie che proprio nella versatilissima ibrida della grande N, trovano il loro giusto porto “sicuro”. Fatal Fury: First Contact è appunto la “trasmigrazione” dell’apprezzato titolo uscito nel 1999 proprio su Neo Geo Pocket Color. Avrà colpito?

Ma bando alle ciance, ecco la review di questo picchiaduro pubblicato lo scorso 23 dicembre sulla console di Nintendo. Buona lettura.

MAZZATONI, CON QUEL PIZZICO DI NOSTALGIA

Fatal Fury: First Contact è un picchiaduro in due dimensioni, di stampo piuttosto classico e che rispecchia, in linea di massima, i canoni dei titoli vecchia scuola.

E dopo circa 20 anni, riassaporare i colori e i suoni del tempo (autentiche ere geologiche fa, “cronovideoludicamente” parlando), farebbe esplodere ogni appassionato, magari con qualche pelo bianco di troppo, copiosi rivoli lacrimali, in preda ad una irrefrenabile nostalgia.

Nostalgia che viene accentuata anche da questioni più squisitamente estetiche: oltre il sostrato 8 bit che pervade la produzione, sulla console Nintendo il titolo potrà esser giocato avvalendosi, come “cornice” all’azione in game, proprio di un leggendario Neo Geo Pocket Color, con tanto di possibilità di premere i tasti utilizzando il touchscreen della console e di personalizzare l’estetica della console con delle skin. Un’operazione, appunto, nostalgia, ben congegnata. Peccato che abbia dalla sua un neo non da poco, ovvero una riduzione dello schermo notevolissima e che complicherà e non poco la giocabilità complessiva.

 

Per quei folli che dovessero appropinquarsi al titolo attendendosi una linea narrativa (sempre più preponderante anche in questo settore nei rappresentanti moderni), ebbene resteranno delusi: Fatal Fury: First Contact è un puro e semplice “infiamma tendini” vecchio stampo dove, semplicemente, entreremo in azione solo alcuni secondi dopo aver scelto il nostro alter ego preferito, in roster piuttosto ampio e ognuno con un set di skill individuale specifico e “tattico”.

In definitiva, il gioco ci vedrà affrontare un team avversario composto da tre lottatori, che dovremo abilmente battere. E… il gioco, sostanzialmente, finisce qui: ad aumentare una longevità, di base, concettualmente limitata, ci pensa il multiplayer locale, sorprendentemente ben strutturato. Oltre all’utilizzo, ovvio, dei Joy-Con sconnessi dal cuore della Switch, il titolo ci dà l’opportunità di “scannarci” con un nostro fido amico sfruttando, questa volta, ben due Neo Geo Pocket Color virtuali che potremo addirittura “avvicinare” per aumentare le dimensioni del campo visivo.

PUGNI E CALCI, VECCHIO STAMPO

Non c’è veramente molto da dire: l’azione è frenetica al punto giusto, il gameplay è piuttosto impegnativo. E questo grazie anche alle tante “spigolature” tecniche che, ovviamente, sono state traslate ed ereditate in toto dall’epoca.

Infatti, gli utenti più giovani (ma anche i più anziani, ormai assuefatti alla “perfezione” moderna), noteranno subito alcuni degli evidentissimi limiti strutturali della produzione, correlati ai controlli spesso un po’ “lenti” e non proprio immediati e ad una generale “latenza” percettibile in diversi frangenti. Detto ciò, sicuramente il titolo resta godibile e divertente. Soprattutto se giocato in modo competitivo locale, seppur come già specificato, dati i contenuti concettualmente limitati, la produzione potrebbe essere null’altro che un passatempo “cult”.

Troveremo personaggi iconici come Terry Bogard, Ge Howard, Mai Shiranui, Rick Strowd e Li Xiangfei.

COMMENTO FINALE

A voler esser pignoli, il titolo non è né una rimasterizzazione, né un remake. Con un pizzico di lavoro aggiuntivo, non solo prettamente grafico ma anche contenutistico, Fatal Fury: First Contact avrebbe potuto velocemente diventare un titolo di riferimento. Sia per la sua natura leggerissima (ma solo di facciata), che per il settore. Invece, ci troviamo dinanzi un’operazione nostalgia sicuramente valida, ma dal fortissimo sapore da “what if”. Rammarico.

Pregi

Un picchiaduro vecchio stampo. Multiplayer locale. Una console da gioco, in una console da gioco.

Difetti

… anche se gli occhi (non) ringraziano. Limiti strutturali ereditati dal passato. Longevità relativa.

Voto

6,5