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Helheim Hassle, Recensione PC

L'altra faccia dei vichinghi, raccontata dai vichinghi

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Il mondo dei videogiochi non vive solo di grandissime produzioni tripla A, magari griffate Sony e intorno alle quali sembrano voler fare tutti terra bruciata intorno. Esistono produzioni “doppia A”, quelle con budget più ridotto (un esempio su tutti: l’ottimo GreedFall) e poi ci sono le produzioni indipendenti o a basso budget. Helheim Hassle è una di quelle e si presenta con almeno due ingredienti di assoluto spessore: ambientazione norrena (vichinghi) e pochissima serietà, a voler quasi sfondare la quarta parete.

Disponibile su Xbox One, Switch e Steam, Helheim Hassle si può acquistare dallo scorso 18 agosto e risulta essere la seconda fatica del piccolo team norvegese Perfectly Paranormal.

L’EPOPEA DI BJORN HAMMERPARTY, EROE DEL VALHALLA

Helheim Hassle narra la storia del quattordicenne Bjorn Hammerparty, rampollo della famosa famiglia del suo villaggio di vichinghi. Come tutti i vichinghi sognano, Bjorn non vede l’ora di correre a testa bassa, armato d’ascia, contro i giganti del gelo di Jotun per farsi spazzare via al primo colpo. Una gloriosa morte in combattimento che lo farebbe volare direttamente nel Valhalla, tra i vichinghi più valorosi dell’aldilà.

Niente di tutto questo farà Bjorn nel prologo del gioco. E’ giovane, vuole godersi la vita e non ha aspirazioni suicide. Si dà ad una poco leggendaria ritirata, rispondendo evasivamente a tutti coloro che incrocia sulla via della fuga. Di morire giovanissimo per andare nel Valhalla, Bjorn non ha proprio voglia, piuttosto che sfidare i giganti del gelo che stanno massacrando il suo villaggio dal primo all’ultimo abitante, preferisce sfidare un ponte sospeso su un letale burrone.

Helheim Hassle

Ovviamente Bjorn cade, verso l’ingloriosa morte suicida, in fuga dalla battaglia. La caduta lo smembra completamente e la sua anima si affatica nel ritrovare le braccia e le gambe sparse intorno ai resti del suo corpo. Il suicidio e la fuga sono il disonore dei disonori per un vichingo, ma non per il nostro protagonista. Il suo passaggio all’inferno di Hel (contrapposto al paradisiaco Valhalla) viene misteriosamente osteggiato da Odino in persona. Il motivo? Bjorn, nel suo maldestro tentativo di suicidio, si è schiantato su un orso, uccidendolo e questo vale come atto eroico. Lui, Bjorn, viene salvato da Hel e spedito nel Valhalla ma è solo l’inizio del gioco e la fine del prologo.

Sempre Bjorn, nel “palloso” Valhalla non ci vuole proprio stare e sfrutterà un maldestro tentativo di evocazione della sua anima per fare quello che ha sempre desiderato: visitare Helheim.

BELLO DA VEDERE E DA GIOCARE

Helheim Hassle

Helheim Hassle si affida ad una grafica cartoon estremamente curata, ben fatta e ben animata. Tanto i personaggi quanto i fondali sono ben colorati e dotati di carisma e stile. A tutto questo si aggiunge un doppiaggio (inglese) che potremmo definire eccezionale.
Helheim Hassle non sembra invidiare la qualità di un Futurama o un Rick & Morty e porta con sé una dose massiccia di ironia pungente, sarcasmo pesante e battute a doppio senso (che solo gli anglofoni tra i nostri lettori potranno apprezzare di più).
Bella anche la colonna sonora, che tuttavia passa in secondo piano di fronte all’eccelso lavoro di doppiaggio.

Joypad alla mano, il gioco di fa apprezzare a dovere. I controlli sono pochi, semplici e il tutto è molto facile da padroneggiare in breve tempo. Il tempo si impiega a spremere le meningi per superare punti del gioco che richiedono logica.
Bjorn ha la capacità di staccare i propri arti per arrivare là dove altrimenti non potrebbe con il corpo intero. Sulle prime sfrutta la testa che rotola per passare in stretti passaggi e attivare interruttori. Poi inizia a far sobbalzare il braccio per raggiungere leve apparentemente irraggiungibili. Si finisce con il legare un braccio e una gamba, perché quest’ultima, libera dal peso del corpo intero, può saltare molto in alto e il braccio può afferrare una leva altrimenti impossibile da azionare.

Helheim Hassle, in estrema sintesi, procede così, intrattenendo con la sua vena irriverente e scanzonata. Dimenticatevi la gravità e la depressione portate dall’oscurità o dalla decadenza di Hellblade e di God of War: in Helheim Hassle vedremo il pantheon norreno come non l’abbiamo mai visto prima. E qualcuno riderà di gusto, siamo pronti a scommetterci.

Le uniche note negative che ci sentiamo di muovere a Helheim Hassle sono: la presenza di boss-fight che a modo loro sono geniali (vanno sempre e comunque superate per logica e non per la forza fisica). Ma spingono ad una combinazione di arti e mosse che non sempre riesce al primo colpo. Questo può caricare il giocatore di pressione e nervosismo. Forse la presenza dei boss è stata decisa per non far passare tutto il tempo tra puzzle e platform, ma il risultato non ci è sembrato ispirato. E chi vi scrive avrebbe preferito più puzzle e meno boss-fight (non è lontanamente paragonabile ad un gioco come Trine, intendiamoci).

Altra nota negativa è il fatto che i personaggi, non stanno mai zitti. Questo potrebbe indisporre o anche semplicemente distrarre un giocatore concentrato. Certe battute, insomma, qualcuno potrebbe considerarle evitabili e i personaggi potrebbero risultare “pesanti”.

COMMENTO FINALE

Helheim Hassle è un videogioco platform denso di puzzle e situazioni da cui uscire con logica per risolvere i problemi che impediscono al protagonista il proseguimento della sua strada.

Tecnicamente è realizzato a regola d’arte, affidandosi ad uno stile da cartone animato per nulla realistico. Musiche e doppiaggio sono di buonissimo livello. Pad o tastiera alla mano si lascia giocare piacevolmente ma soffre quando i ritmi diventano più alti. Specialmente quando ci sono boss da superare, sempre con logica e ingegno.

Una cosa è certa: Helheim Hassle è il puzzle-platform che non ti aspetti perché molto originale. Gode di una fortissima personalità e spreme le meningi quanto basta.

Pregi

Platform denso di puzzle, colorato e singolare. A suo modo rinfresca e “inventa” qualcosa a livello di gameplay. Interpretazione dei personaggi da fare invidia ad un film o a un cartone animato

Difetti

Boss fight poco ispirate che stonano con l’offerta ottima da puzzle game I protagonisti parlano davvero tanto per dare un tono “cartoon” ma forse qualcuno potrebbe trovarli sgradevoli e insistenti.

Voto

8

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