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Tom Clancy’s Ghost Recon: Breakpoint, Recensione

Il sequel di Ghost Recon: Wildlands promette di evolvere il capitolo precedente in uno sparatutto ancora più sofisticato. Ci sarà riuscito?

È stato uno dei più interessanti annunci dello scorso maggio, e non solo per la forza del brand. Tom Clancy’s Ghost Recon: Breakpoint è infatti uno dei più ambiziosi progetti di Ubisoft, visto che nelle intenzioni dell’azienda francese dovrebbe costituire la naturale evoluzione del precedente Wildlands, quindi di uno sparatutto in terza persona con elementi tattici inseriti in un contesto free-roaming e open world, meglio rifinito e ampio. Dunque in grado di offrire un’esperienza di gioco ancora più ricca e stratificata. Un’idea sicuramente interessante e potenzialmente vincente, ma che comporta inevitabilmente qualche rischio, compreso quello di rivelarsi il classico more of the same ibrido che non riesce a brillare in nessuna delle caratteristiche che lo compongono.

Ecco la nostra recensione della versione PS4 del gioco uscito lo scorso 3 ottobre anche su Pc ed Xbox One.

BRACCATO!

 

Come anticipato nell’introduzione, Ghost Recon: Breakpoint è uno sparatutto militare ambientato in un mondo aperto ostile e misterioso, giocabile sia in solitaria che in cooperativa fino a quattro giocatori contemporaneamente. Il protagonista dell’avventura è Nomad, lo stesso di Wildlands, che si trova ferito e braccato su un’isola, dov’è precipitato dopo che l’elicottero a bordo del quale si trovava con la sua squadra è stato abbattuto.

A cercarlo non sono degli sprovveduti guerriglieri dell’ultima ora ma i Lupi, letali mercenari che hanno disertato l’esercito regolare americano, e sono dotati delle armi più sofisticate ed efficaci, droni di ultima generazione compresi. Come se non bastasse, a guidarli c’è un vecchio compagno d’armi di Nomad, il colonnello Cole D. Walker – che ha il volto dell’attore Jon Bernthal – che rende ancora più complicato fuggire alla caccia. Ferito e senza supporto esterno, per sopravvivere il giocatore deve esplorare l’isola di Auroa per recuperare risorse utili, trovare nuovi alleati e scoprire perché i suoi ex compagni lo hanno tradito, coordinandosi alla bisogna con gli altri sopravvissuti del team, ovverosia Holt, Vasily, Fixit e Fury, controllati dalla CPU o da altri videogamer se si decide di giocare in co-op.

Ma resistere a gente che ha il loro stesso addestramento, la loro stessa esperienza e le loro stesse armi non sarà facile, e il rischio imboscate sarà sempre dietro l’angolo.
L’intelligenza artificiale degli avversari è in tal senso generalmente buona, in grado di ideare azioni di copertura o offesa abbastanza realistiche, con tanto di aggiramenti, manovre a tenaglia o di ricerca e annientamento, anche se a volte lascia a desiderare, dando vita a situazioni grottesche che fanno precipitare verso il basso il livello di sfida. Settare il gioco a livello di difficoltà estrema, disabilitando gli aiuti per l’esplorazione ed eliminando ogni hud può in questo caso migliorare la situazione. Ghost Recon: Breakpoint è infatti un gioco totalmente scalabile, che grazie a una buona gamma di opzioni che vanno a influire sul gameplay, e quattro livelli di difficoltà, può essere adattato alle esigenze più disparate.

La componente sparatutto è piuttosto classica per il genere, ma si porta dietro la novità delle classi e in generale un buon bilanciamento complessivo in termini di armi, time to kill e varietà di esecuzione. Il sistema delle classi consente infatti di selezionare una categoria tra quattro diversi ruoli in battaglia, ovverosia Assalto, Cecchino, Pantera e Medico, che non alterano eccessivamente gli equilibri del gameplay ma lo arricchiscono comunque di una discreta varietà.
Ogni archetipo vanta in tal senso un’ampia gamma di competenze attive e passive, le cui peculiarità ben si sposano con un’abilità speciale univoca e con diversi gadget esclusivi. Il sistema di personalizzazione è ampio e permette di modificare ogni dettaglio della dotazione bellica del protagonista, a sua volta liberamente caratterizzabile nell’aspetto all’interno di un editor, o recuperando armi ed equipaggiamenti sul campo.

E qui entra in ballo la questione microtransazioni: nel gioco c’erano e erano abbastanza invasive. Oltre infatti ai tradizionali oggetti decorativi e skin, l’utente poteva comprare con soldi reali elementi utili per facilitarsi la vita in game, come accessori per le armi e “salva tempo”. E questo, inutile girarci troppo intorno, garantiva un notevole vantaggio a coloro che potevano spendere molto denaro e non volevano guadagnarsi sul campo certe ricompense. Per non rendere il gioco un Pay to Win e bilanciare questa situazione, gli sviluppatori hanno alla fine eliminato certe casse premio a pagamento dopo le polemiche post lancio e tutto è tornato alla normalità.

HOMO HOMINI LUPUS

Tornando alla recensione del gioco, oltre ai nemici, il giocatore deve temere anche altri pericoli: per esempio la natura stessa, parte integrante dell’esperienza, che se in alcuni frangenti può rivelarsi una valida alleata nascondendolo agli occhi dei suoi avversari o fornendogli spunti per preparare qualche trappola, dall’altra può rivelarsi matrigna. I terreni ripidi possono per esempio farlo scivolare e cadere nel vuoto, ferendolo, mentre le zone acquatiche o la neve lo possono rallentare e sfiancare.
Entrambe situazioni in grado di renderlo più debole e di limitarne l’efficacia in combattimento: ci vogliono tempo e risorse per curarsi e tornare in perfetta forma per lottare.
Gestire al meglio la resistenza è quindi un aspetto essenziale per sopravvivere e combattere, quasi quanto la strategia, ecco perché è da non sottovalutare la possibilità, quando possibile, di allestire un accampamento dove tirare il fiato, fare il punto della situazione coi compagni, gestire l’equipaggiamento, la classe, le armi e via discorrendo. E magari studiare la prossima mossa.

Lo scenario open world, costituito da un buon level design che spazia per varietà dalla giungla ai picchi innevati fino a villaggi e strutture militari, permette di approcciare le varie missioni più o meno liberamente, senza cioè essere condizionati da particolari schemi o percorsi.

Quindi si può decidere sempre se adottare un tipo d’azione furtiva, che poi è quella consigliata (ci si può perfino mimetizzare cospargendosi di fango, sabbia, erba e neve), oppure più decisa, avanzando armi in pugno contro i nemici, e se iniziare più missioni contemporaneamente. In tal senso non c’è un ordine preciso per portare a termine i contenuti offerti dalla campagna, e le sequenze che compongono i diversi filoni narrativi paralleli alla trama possono essere svolti liberamente da soli o assieme a uno o tre compagni. Ci sono tante missioni secondarie anche slegate dalla main quest, quelle relative a sfide che sbloccano ricompense e altre opzionali che riguardano la ricerca di armi e accessori, ma alla lunga tendono un po’ a ripetersi per caratteristiche.

L’intero mondo di gioco è un ecosistema che si anima autonomamente e per spostarsi ci sono elicotteri, barche e ovviamente diversi mezzi di terra, mentre per monitorare le aree e pianificare le operazioni ci sono strumenti come il drone, il quale però ha perso una certa importanza giocando in singolo: la sincronizzazione perfetta tra i membri del team, infatti, senza altri tre utenti umani non è più un aspetto centrale come invece avveniva nel predecessore. Fondamentale è invece  la capacità di sfruttare ogni risorsa e di ottimizzare quelle a disposizione adattandosi al modus operandi del nemico.

D’altronde, “se si vive in mezzo ai lupi si deve agire come un lupo”, diceva l’ex leader dell’Unione Sovietica, Nikita Kruscev. Per quanto riguarda il multiplayer, è disponibile con un’offerta di gioco piuttosto scarsa che prevede due sole modalità e sei mappe. Il matchmaking funziona però bene e anche la connessione tutto sommato regge, anche se in alcuni momenti della giornata sembra risentire di un calo di prestazione.

PROBLEMI TECNICI E AGGIORNAMENTI 

Non possiamo ovviamente chiudere la nostra recensione senza prima parlare della parte tecnologica. Da questo punto di vista il gioco presta il fianco ad alcuni problemi di po-up per quanto riguarda alcune aree, dove sembra far fatica a caricare le texture più pesanti. Presente anche qualche fenomeno di desync e alcuni bug causati probabilmente dal netcode, che dopo l’ultimo aggiornamento sembra più stabile. Abbiamo infatti testato il gioco, su PlayStation 4, anche dopo il Title Update 1.0.1 di circa 13.5 GB che è stato reso disponibile da Ubisoft Paris al day one. La patch ha sistemato alcuni problemi emersi nei giorni scorsi, come la mira assistita e alcuni fenomeni di compenetrazione dei poligoni con tanto di freeze, oltre alle performance e all’ottimizzazione di altri elementi, compresa la stabilità generale del codice, la chat e  diversi bug. Il gioco è così più giocabile anche se bisognoso ancora di qualche intervento da parte dello sviluppatore.

Per il resto l’Anvil Engine propone un ottimo sistema di illuminazione, che valorizza al meglio gli scenari offrendo spesso scorci davvero suggestivi, e una buona modellazione di personaggi e armi, ciascuna capace di restituire un buon feedback ma con un’efficacia di fondo poco marcata. In questo modo un fucile ultra potenziato non è estremamente devastante rispetto a un altro non ancora migliorato, lasciando che siano le abilità di ogni giocatore a fare comunque la differenza, a tutto vantaggio dello shooting. Il tutto viene ulteriormente arricchito da un’ottima colonna sonora che sottolinea i momenti topici dell’azione, dai semplici appostamenti precedenti a un attacco alle spalle del nemico, a quello in cui si centra una vittima con un preciso colpo da cecchino, fino a situazioni più spettacolari caratterizzati da violente sparatorie e dalla presenza di molti avversari ed esplosioni sul video.

COMMENTO FINALE

Tom Clancy’s Ghost Recon: Breakpoint è un gioco che si gusta appieno se affrontato in cooperativa, bello ma con poche novità vere e privo di un lavoro finale di ottimizzazione. Ed è in questi ultimi due aspetti che risiede il suo punto debole.

Stilisticamente simile al predecessore, ne amplia infatti la struttura con dei gadget inediti, alcune dinamiche survival e un nuovo sistema di classi, senza però affondare il colpo e dare loro il giusto spazio, lasciando questi elementi quasi in secondo piano. Un vero peccato, perché potenzialmente potevano dare maggiore profondità a un gameplay dove le abilità del giocatore e la sua capacità di gestione delle risorse sono fondamentali per sopravvivere. Ad abbassare poi il voto finale si aggiungono la presenza di alcuni fastidiosi bug e qualche problema tecnico che rovinano in parte l’esperienza, ma che speriamo possano essere al più presto risolti con ulteriori aggiornamenti. Perché con un supporto adeguato, un bilanciamento migliore delle caratteristiche survival e l’implementazione di feature ancora mancanti per l’online, il gioco potrebbe diventare un ottimo sparatutto in co-op.

Pregi

L'azione cooperativa in un ambiente aperto. Possibilità di approccio libero alle missioni. Impianto narrativo meglio articolato. Esperienza di gioco totalmente scalabile. Buono il sistema delle sparatorie e le meccaniche stealth …

Difetti

… ma con le dinamiche survival e RPG appena accennate. Sistema di classi non sfruttato fino in fondo. L'intelligenza artificiale non sempre all'altezza delle aspettative. Tante le missioni secondarie e le cose da fare, che però alla lunga si rivelano ripetitive. Glitch e bug rovinano in parte l’esperienza in alcune aree.

Voto

7,5

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