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Etherborn, la nostra recensione

Conosciamo questo puzzle visivamente interessante ed in grado di offrire sprazzi di originalità

Sviluppato da Altered Matter, Etherborn è un puzzle game visivamente interessante e meccanicamente originale. Il titolo fa il suo debutto oggi su Steam per Pc Windows, ma anche su console PS4, Xbox One e Switch grazie anche ad una campagna fruttuosa su FIG che l’anno scorso ha superato i 30.000 dollari richiesti per sviluppare il gioco grazie ai 309 sostenitori.

Eccoci, dunque a parlare di Etherborn che non è un gioco per chi insegue situazioni semplici da comprendere e altrettanto da risolvere.

Anche nel sempreverde panorama dei giochi di logica e puzzle, il lavoro di Altered Matter è “merce rara”, non solo per l’acuta complessità degli enigmi, ma anche per il gran lavoro a livello di mero design artistico. Ma… andiamo con ordine.

Ecco la nostra recensione della versione PS4. Buona lettura.

UN CONCEPT INTERESSANTE

In Etherborn, impersoneremo un’entità senza voce, nel suo periglioso viaggio colmo di tortuose elucubrazioni meccaniche atto proprio a riconquistare le sue corde vocali. L’intera esperienza di gioco, oltre a proporre il canonico schema dei platform “parti da A e vai a B”, si ispira concettualmente e concretamente all’opera artistica di Maurits Cornelis Escher, artista di fama mondiale a cui si devono alcune delle più pregevoli ed immaginifiche incisioni su legno, litografie e mezzetinte basate su scenari e “luoghi” impossibili.

E questa “pesante” influenza è completamente rintracciabile in ogni stage, in ogni enigma dinamicamente legato al concetto di voler “rovesciare” i canoni gravitazionali della logica umana.

Il tutorial iniziale, abbastanza semplice ed in grado di metterci a proprio agio, ci darà l’impressione sbagliata di trovarci dinanzi l’ennesimo “Super Mario” con un’estetica particolare.  Ben presto ci accorgeremo che non è così. A partire dall’assenza di un “centro di gravità permanente” (qualcuno ha detto Battiato? Ndr), con il nostro personaggio che camminerà come se nulla fosse su pareti verticali, o salterà di slancio piattaforme a testa in giù. Il nostro silente eroe sarà capace di svariate azioni, dai classici saltelli tipici dei puzzle/platform, ma anche di abbandonarsi a “cadute” strategiche al fine di scoprire nuovi locus da esplorare e interagire con oggetti e “pulsanti” che innescheranno meccanismi vari, atti alla prosecuzione del gioco.

In generale, Etherborn ci offrirà un’esperienza molto gradevole e piuttosto originale, condita da una difficoltà che gradualmente tenderà verso l’alto e enigmi di carattere gravitazional-geometrico che ci metteranno a dura prova. Ma l’intrinseca difficoltà concettuale cozzerà in modo brutalmente soft con l’assenza di possibilità concrete di “fallire”: non ci sarà punizione per l’errore, né tantomeno incontreremo nemici o avremo contro di noi un ipotetico tempo limite da rispettare: Etherborn vuol farci tribolare, ma con il sorriso sulle labbra.

L’ESTETICA È UN TRIONFO DI SURREALISMO

Da un punto di vista più squisitamente tecnico e artistico, Etherborn è un trionfo di surrealismo misto ad impossibilismo fisico. La grafica spartana seppur densa di effetti grafici, si incastra in modo coerente con l’essenza stessa del gioco, il quale tende verso un viaggio incredibile e sognante, alla ricerca della propria voce (che è un po’ come cercare sé stessi, no?). Uno stile che può piacere ma che, può anche risultare per taluni un po’ troppo “stravagante”. A livello di performance, il gioco non ha mai mostrato il fianco su PS4 Pro, offrendo prestazioni solide e fluide che hanno ben accompagnato le nostre peripezie acrobatiche multi-gravitazionali.

In sostanza un lavoro abbastanza pulito, più notevole artisticamente che tecnicamente ma con una realizzazione di livello.

COMMENTO FINALE

Etherborn è un ottimo puzzle platformer, ispirato, originale e dalla difficoltà intelligente. Naturalmente, la validità del gioco è negli occhi di chi lo ammira: come quasi ogni platform, la rigiocabilità è concettualmente relativa e, quindi,  Etherborn potrebbe risultare geniale per taluni e insignificante per altri, in base ai gusti.

In sostanza o lo si ama o lo si odia. Noi lo abbiamo amato. Il motivo? Semplice: il gioco, nonostante appartenga ad un genere tendenzialmente “vuoto” di narrativa (che è solitamente o molto basilare o solo accennata), si differenzia dalla concorrenza anche per la sua storyline. Intendiamoci, nulla di sconvolgente, niente di epocale, ma è un viaggio “semplice” in grado di porre l’attenzione su temi estremamente complessi, come la ricerca di sé stessi. Un viaggio che è possibile respirare, grazie all’eterea atmosfera, e non di leggere concretamente attraverso dialoghi, libri et similia. Si tratta di un’esperienza che potrebbe risultare quindi meravigliosa per taluni, ma il vuoto assoluto per altri.

Pregi

Intelligentemente complicato. Artisticamente ispirato.

Difetti

Non per tutti i palati. Rigiocabilità relativa.

Voto

8

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1 commento su “Etherborn, la nostra recensione”

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