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Venture Kid, Recensione

Il platform vecchio stile approdato su Switch sarà in grado di evocare i classici del passato dicendo la sua?

Il genere dei platform è sempre vivo e vegeto, in grado regolarmente di offrire nuove idee e concept pur rimanendo sostanzialmente legato ai canoni scolpiti nella pietra da giganti come Prince of Persia o Super Mario. Titoli che non hanno certamente bisogno di alcuna presentazione. Venture Kid, gioco proveniente dallo sviluppatore norvegese Snikkabo, appartiene a questo filone, avvicinandosi di molto all’interpretazione che la leggendaria saga di Mega Man diede a suo tempo del genere, fatta di livelli difficili da digerire e nemici complicati da fronteggiare.

Venture Kid, dunque, è un platform dal gustoso stile retrò, approdato su Switch dopo esser stato precedentemente pubblicato anche su Steam e mobile. Il gioco è stato completamente riscritto rispetto alle precedenti edizioni, arrivando sull’ibrida Nintendo come esclusiva assoluta. Nel gioco impersoneremo Andy, un ragazzo qualunque, che viene suo malgrado coinvolto nei malefici piani di conquista del Dr. Teklov, intenzionato ad utilizzare un’arma dai poteri sconvolgenti. Il buon Andy, con l’aiuto dei suoi fidati compagni, si imbarcherà in un periglioso viaggio nel tentativo di sabotare i terribili piani del cattivone di turno.

Donato Marchisiello ha curato la recensione per Switch del gioco arrivato sull’eShop distribuito da FDG Entertainment.

CONTENUTI

Da un punto di vista più strettamente ludico, Venture Kid offrirà una campagna in singolo che consterà di otto livelli con un boss conclusivo. Tale nemico, una volta sconfitto, ci consentirà di accedere ad un nono livello “segreto” che concluderà le vicende.

Alla fine di ogni stage, il nostro alter-ego pixeloso otterrà un potenziamento (come ad esempio un utile boomerang per raccogliere oggetti), in grado quindi di semplificarci la vita durante il nostro tran tran saltellante. È bene sottolineare che i succitati power up avranno un limite massimo di utilizzi che potrà esser ripristinato grazie al drop concesso dai nemici, oppure acquistando pratiche pozioni dallo store in-game il quale sarà accessibile in ogni istante, richiamando il menu.

La campagna potrà esser affrontata in due modalità differenti, Classic o Adventure. Nel primo caso, affronteremo le peripezie di Andy completando un livello alla volta e accedendo, in questo modo, al livello successivo solo quando il precedente sarà stato “archiviato”.
Nella modalità Adventure, invece, avremo la possibilità di scegliere liberamente il livello da affrontare, senza nessun tipo di costrizione. La versione per la console ibrida di Nintendo, in aggiunta, ha due modalità extra (Survival e Boss Rush) totalmente inedite per la serie ed esclusive dell’edizione analizzata in questo articolo, le quali aggiungono un pizzico di longevità in più al titolo. Facile intuire come in Survival si debba resistere più a lungo possibile ad ondate di nemici sempre più grandi e forti. In Boss Rush, invece, si affronteranno in sequenza i vari boss incontrati.

IL GAMEPLAY CI FA FARE UN TUFFO NEL PASSATO

Pad alla mano, Venture Kid sarà sostanzialmente un tuffo nel passato grazie ad un level design che si ispira ai platform dell’era NES (quindi parliamo dell’era ad 8 bit) e che, al contempo, è coadiuvato dai classici crismi del settore, con livelli a scorrimento che ci offriranno nemici da abbattere e piattaforme da superare, intervallate da trappole e pericoli d’ogni tipo.

In generale, nonostante il gioco sia indubbiamente gradevole, Venture Kid non offrirà praticamente nessun guizzo o spunto di originalità.  A parte un bagno non particolarmente lungo nella nostalgia più assoluta. Il gioco ha una difficoltà medio-alta grazie ad un level design improntato alla difficoltà anche se non particolarmente originale, che tocca punte notevoli con alcuni boss davvero rognosi e che si presenteranno piuttosto presto nel gioco.

COMPARTO TECNICO AL PASSO CON GLI 8 BIT

Venture Kid offrirà un’esperienza visuale pienamente retrò, risultando un’interpretazione piuttosto nostalgica del genere. L’estetica a 8-bit è sicuramente d’impatto e vivida, seppur lasci per certi versi a desiderare a livello di mero design estetico. In generale, la sensazione è che le ambientazioni siano un po’ troppo generiche a livello visuale e richiamino in modo piuttosto visibile produzioni storiche del passato, come Mega Man, Sonic ecc. In generale Venture Kid sarà è piacevole da gustare ed i più “anzianotti” saranno sicuramente posseduti da una continua sensazione di déjà vu.

Stesso discorso vale per il look dei nemici e per il protagonista, Andy. Quest’ultimo sarà sostanzialmente “scarsamente attraente” è un po’ troppo anonimo a livello di pura caratterizzazione. Un plauso va comunque fatto agli sviluppatori. Sono stati in grado di offrire un gioco a 1080/60 frame al secondo racchiuso in un download che richiede uno spazio davvero esiguo sulla memoria della console.

Una menzione va fatta anche alla colonna sonora che fa da sfondo sonoro ai vari saltelli. Nostalgica e stilisticamente vicina all’era NES, realizzata dal talentuoso Matt Creamer già autore delle musiche di Retro City Rampage.

COMMENTO FINALE

Venture Kid è un ritorno ad un passato non così lontano, ma al contempo già troppo distante. Il feeling NES è sin troppo respirabile e, oltre a saziare la nostalgia di qualcuno, servirà anche come “scusa”. Una scusa per gustare un gioco sostanzialmente valido e dai buoni contenuti se confrontati al prezzo.

Il titolo, al contempo, soffre di un design generale un po’ troppo generico e anonimo al cui fa parzialmente da contraltare un buon numero di contenuti. Un peccato perché se si fosse osato di più il prodotto ne avrebbe giovato. Ad ogni modo è un platform valido, soprattutto se siete giocatori della prima ora.

Pregi

Un platform classico. Tecnicamente valido. Abbastanza longevo per il prezzo.

Difetti

Design troppo generico. Difficoltà non perfettamente tarata. Nessuno spunto davvero originale.

Voto

7

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1 commento su “Venture Kid, Recensione”

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