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Fade to Silence, Recensione

Un titolo post apocalittico souls-like firmato da Black Forest Games molto interessante

Black Forest Games è un piccolo sviluppatore, che negli anni ha portato sui nostri schermi titoli di vario tipo. Si comincia nel 2009 con Helldorado, uno strategico ambientato in epoca western. Poi si passa ai platform 2d con la serie Giana Sisters, e agli shooter con Rogue Stormers. Dopo ben tre anni di sviluppo ed un periodo passato in early access su Steam, oggi daremo un’occhiata alla loro ultima fatica, Fade to Silence.

Il titolo, un survival post apocalittico con qualche ispirazione tratta dal genere dark fantasy, ha attirato l’interesse di THQ Nordic. Il publisher ha appoggiato il team di sviluppo nelle vesti di editore. Il gioco, è uscito su Pc, PS4, e Xbox One ieri, 30 aprile.

DannyDSC ha provato il gioco nella sua versione per computer, e cura questa recensione. Buona lettura.

IL MONDO, OGGI

Fade to Silence è un gioco di fantascienza post apocalittica, esattamente come altri esponenti dello stesso genere, come Fallout e Wasteland. A differenza di questi titoli però, questa volta nostro mondo è stato devastato da una non ben precisata apocalisse presa dai nostri peggiori incubi. Tentacoli rossi, avvolgono ogni forma di vita, umana compresa, trasformandola in mostruosità innominabili. Come è accaduto? Com’era il nostro mondo? Dove ci troviamo? Cos’è questa…questa “cosa”? Al momento non capiamo, non sentiamo e non sappiamo nulla.

Il protagonista che andremo ad impersonare, Ash, viene risvegliato all’interno di una sorta di cripta, da una non ben precisata creatura, simile ad un wraith, che con movimenti sinuosi e voce sicura ci riporta in vita. Si ciba di noi, o ci usa per cibarsi di ciò che lo circonda? Ciò che capiamo immediatamente è che tra noi e questo essere si è insinuato un legame diabolico, null’altro.

Usciti da quel pozzo che profuma di decadenza e di morte, veniamo introdotto al tutorial, mentre osserviamo un mondo completamente sommerso dalla neve, dal ghiaccio, e da un inverno post nucleare senza fine. In lontananza, mentre seguiamo le indicazioni della nostra voce interiore (è lui che parla dentro di noi? O siamo noi ad ascoltare? O entrambi?), vediamo il nostro accampamento, distrutto e assediato da quel morbo rosso che circonda ogni cosa, mentre una sfera dalla forma inquietante ci osserva dall’alto.

È una luna? No, è troppo vicina, non così grande, ma è immensa, ed è spaventosa. Nostra figlia ci viene incontro poco dopo, vuole andare via ma al momento non possiamo, non abbiamo risorse, e siamo soli. È ora di andare ad esplorare, trovare risorse, e rimanere in vita. Secondo noi, il genere dei post apocalittici è difficile da riprodurre, e negli anni sono state molte le software house ad aver intrapreso questa strada, per poi fallire.

Il setting di Fade to Silence, però, ha l’indubbio valore di essere una proposta un po’ diversa, e tutto sommato anche originale. Non arriviamo alla profondità e all’inventiva dei ragazzi di Lost Pilgrims con l’ottimo Vagrus, ma sicuramente Black Forest Games ha saputo ritagliarsi una sua piccola nicchia. Il resto, sarà all’altezza delle aspettative? Andiamo a scoprirlo.

È COSÌ FREDDO…

Il prodotto che curiamo oggi, è un survival atipico che presenta già in partenza una scelta importante. Avremo infatti due modalità di gioco: una, dedicata all’esplorazione e alla progressione della storia, con un grado di sfida inferiore.

La seconda, che a detta degli stessi sviluppatori è la modalità “principale”, chiamata per l’appunto Sopravvivenza. Il fatto che questa venga vista come la modalità per godere appieno dell’esperienza di gioco, è suffragato dal fatto che solo giocando in modalità sopravvivenza si sbloccheranno i vari trofei, e anche il circolo del tormento. Ma procediamo con ordine, andando ad analizzare più da vicino queste modalità. Scegliendo “Esplorazione”, avremo vite infinite, i nemici saranno più deboli, fame e freddo saranno meno punitivi, troveremo più risorse lungo la strada, e i requisiti per le costruzioni saranno inferiori. In modalità sopravvivenza, ogni minuto di vita è regalato, e lo diciamo senza mezzi termini, giocare Fade to Silence in sopravvivenza è una sfida nel senso più assoluto del termine.

Pochissime risorse, nemici letali, risorse che saranno dei piccoli tesori che dovremo serbare e utilizzare con cura, fame e freddo che non ci daranno pace. La modalità principe di questo gioco è difficile, a tratti frustrante, coadiuvata dal circolo del tormento. Di cosa si tratta? In pratica, per aiutare il giocatore a non disinstallare il gioco dopo essere deceduto per l’ennesima volta (Avremo solo tre vite a disposizione.

Potremo acquisirne altre per mezzo di token da raccogliere lungo l’esplorazione, ma sono pochissimi e anche difficili da recuperare), potremo acquisire “benedizioni” che daranno accesso a piccoli aiuti al riavvio. Questi, possono arrivare sotto forma di legname già presente nell’accampamento, un numero di vite più alto, e così via.

L’idea è interessante, ma a nostro avviso un livello intermedio tra queste due “anime”, non avrebbe fatto male. Il fatto di godere di un’esperienza meno punitiva, ma non per questo con un grado di sfida inferiore, risulterebbe interessante per quei giocatori appassionati di open world e post apocalittici, ma che non gradiscono più di tanto il genere dei survival. Ci teniamo a precisare, che pur senza trofei e circolo del tormento, la modalità sopravvivenza ha un buon grado di sfida ed accontenterà un ampio numero di giocatori, che non hanno voglia di perdersi nel crafting.

PRIMI PASSI

All’inizio del gioco il nostro campo base non è null’altro che una torre malandata con un barile a scaldarci e poco altro. Nostro compito sarà quello di andare in esplorazione, recuperare risorse, e migliorarlo.

Questo mentre seguiremo il corso della storia, e scopriremo i retroscena dietro all’arrivo del morbo. L’interfaccia di gioco è minimale e funzionale: in alto a destra, tre indicatori ci terranno aggiornati sul pericolo di assideramento, sulla fame e la quantità di tempo prima che il nostro villaggio venga attaccato dalle creature della piaga. A sinistra, la barra della vita e quella della stamina (il vigore), mentre in basso abbiamo le scorciatoie sugli oggetti/armi da utilizzare, e la quantità di frecce a nostra disposizione. Durante l’esplorazione potremo raccogliere legname, erbe commestibili, cacciare e liberare alcune aree dal morbo. Quest’ultima fase in particolare, ci ha ricordato in più di un’occasione un certo Dragon Age Inquisition, infatti ad ogni area liberata, corrisponderà anche un certo numero di risorse “corrotte” che acquisiremo.

Saranno utili per il crafting, ad esempio di pozioni. Dovremo stare attenti anche al proseguo delle ore di gioco, in quanto alla discesa della notte le temperature scenderanno parecchio, aumentando a dismisura la possibilità di morire assiderati. La mappa di gioco è piuttosto ampia, con aree che sfrutteremo per far legna con alberi ancora non corrotti, e pacifiche creature che andremo a cacciare per il nostro sostentamento. La slitta, che acquisiremo in seguito, sarà molto utile per coprire lunghe distanze e per stipare più risorse del normale inventario a nostra disposizione.

Lungo il percorso, avremo la possibilità di incontrare altri sopravvissuti, che potremo invitare nel nostro campo base per aiutarci durante la nostra lotta per sopravvivere. Questi personaggi, tutto sommato sufficientemente caratterizzati, potranno seguirci in esplorazione, o potranno svolgere diversi compiti mentre noi proseguiremo l’avventura.

L’intelligenza artificiale dei nostri compagni è buona, sia quando ci aiutano in combattimento, che affrontando i compiti che gli assegneremo. Potranno andare a caccia per portare a casa provviste, far legna, edificare strutture. Potremo decidere se assegnare direttamente i compiti che abbiamo intenzione di fargli svolgere, oppure lasciare che il compagno si gestisca per conto proprio. Non è presente un vero e proprio sistema di quest con tanto di diario, ma occasionalmente, potremo affrontare qualche dialogo, che ci aiuterà a svelare una piccola parte del mistero, ma soprattutto ci darà un’idea più precisa sulla storia dietro ad ogni personaggio.

EDIFICHIAMO I NOSTRI CUORI

A questo punto urge parlare anche della gestione del nostro accampamento. Accedendo al corrispondente menu di gioco, l’inquadratura cambierà e passeremo ad una visuale a volo d’uccello. In modalità costruzione, come in un qualsivoglia gestionale, potremo edificare capanne che serviranno da giaciglio per i nostri amici, palizzate per difenderci dai mostri, laboratori e opifici, e diverse altre strutture.

Posizionato l’edificio che abbiamo intenzione di realizzare, dovremo poi assegnare uno dei compagni alla sua costruzione. Stranamente, non è possibile costruire in prima persona, e saremo obbligati a scegliere uno dei nostri uomini/donne per portare a termine il tutto. Ecco, questa scelta ci è sembrata strana. Trattandosi di un survival, la parte relativa alla costruzione è uno dei fondamentali.

Vero che fungiamo da guida, da capo, ma se dobbiamo raccogliere risorse e cucinare, perché non costruire? Ogni edificio ha requisiti in termini di risorse, che potremo soddisfare in seguito. Ciò significa che potremo iniziare a progettare il nostro villaggio, per poi costruire questa o quella struttura in un secondo momento. La pianificazione in questo gioco, soprattutto in modalità sopravvivenza, è davvero importante, e a differenza dell’impossibilità di costruire in prima persona, condividiamo appieno la scelta di permetterci una più accurata progettazione del nostro campo base.

COLPISCI!

Il combattimento, si ispira ai “souls”. Trattandosi quindi di un soulslike, dovremo essere bravi a schivare colpi, parare al momento giusto, e colpire appena possibile. Il tutto stando attenti alla stamina (o all’energia) a disposizione di Ash.

Potremo equipaggiare solo un’arma per volta, arco a parte. Gli attacchi saranno due: quello più leggero, che consuma meno vigore, e quello più forte che, però, andrà caricato, cosa che potrà esporci ad attacchi nemici.

Quest’ultimo, consumerà anche più vigore, rischiando di impedirci di schivare un futuro contrattacco. Non ci sono abilità che vadano a migliorare questo attributo, quindi sarà importante prendere confidenza con queste meccaniche, perché saranno nostre compagne per tutto il gioco.  Si tratta di un sistema di combattimento molto semplice, forse perfino superficiale, ma è anche vero che l’esperienza di gioco che la software house vuole trasmetterci si basa su altri fattori.

MACCHIE…

Un sistema di combattimento poco approfondito, una storia interessante, ma che ci mette un po’ prima di carburare, una grande mappa da esplorare, la sete di sopravvivenza, in bella mostra. Tutto questo, in un survival, può bastare?

La nostra risposta è si, e…no. Se per combat system e storia si può aspettare e abituarsi senza troppe remore (infondo in un open world, una delle prime prassi è quella di perdersi nel mondo di gioco e lasciare la quest principale a sé stessa per un bel po’), la parte esplorativa soffre. La mappa è ampia e offre diversi spunti, ma senza una collocazione geografica e temporale, si fa fatica a perdersi appieno nel mondo di gioco.

Per capire meglio, citiamo un esempio pratico. Andiamo indietro di tredici lunghi anni, a The Elder Scrolls: Oblivion. Ogni rovina Ayleid, raccontava una storia, era possibile reperire documenti, libri. Ci si perdeva nel mondo di gioco quasi senza volerlo. Qui no, perché non sappiamo dove siamo, non sappiamo che anno sia, non troviamo nemmeno una rovina cittadina, e l’interazione con l’ambiente, fatta accezione per ciò che possiamo raccogliere, è nulla. Questo purtroppo è un punto a sfavore di una produzione comunque buona, ma che speriamo sia preso come consiglio per progetti futuri.

NEVE CHE TURBINI IN ALTO, E TUTTO AVVOLGI

Il lato tecnico di questo prodotto, è nella media di una piccola produzione. L’uso della neve ha consentito di sbizzarrirsi con i paesaggi, andando a coprire punti della mappa altrimenti spogli e privi d’attrattiva.

Le texture degli ambienti e dei personaggi non brillano per varietà, e risultano in alcuni casi monotone. Stesso discorso per le animazioni, che risultano legnose, soprattutto quelle dei combattimenti. E degli effetti, dove a mancare è sempre la varietà. Tutto sommato, però, il quadro generale è piacevole ed in perfetta linea con l’immaginario collettivo di un inverno post apocalittico. Per quanto riguarda l’audio, purtroppo siamo rimasti un po’ delusi perché il numero di tracce è esiguo e si punta più sui suoni ambientali.

COMMENTO FINALE

Fade to Silence è un prodotto particolare. Punta molto sull’esplorazione, ma in un mondo impersonale, privo di informazioni che spingerebbero il giocatore ad addentrarsi anche nei meandri più profondi di ciò che il gioco ha da offrire. È un gioco estremamente punitivo nella modalità Sopravvivenza, risultando quasi frustrante.

Il circolo del tormento tenta di curare una possibile emorragia da uscita immediata dal desktop, ma la verità è che un livello intermedio sarebbe stato più appropriato.

Eppure, se giocato in sopravvivenza per quel tanto che basta a superare i primi scogli, o affrontato in esplorazione godendosi il mondo di gioco e la storia, è capace di regalare ottime sensazioni, ed una buona progressione. Davvero intelligenti, le meccaniche di gestione dell’accampamento e dei propri compagni, e la coraggiosa commistione dei generi post apocalittico e dark fantasy. Il nostro consiglio è di dargli una possibilità. Non è un gioco perfetto, ma è sviluppato con passione, e con un’idea ben precisa su quale tipo di esperienza offrire a chi avrà il coraggio di affrontare le lande di ghiaccio e neve che ci si pareranno davanti.

Pregi

Survival ben strutturato, Gestione dell'accampamento. Gestione dei propri compagni. Un mondo di gioco interessante...

Difetti

… purtroppo non sfruttato al meglio. Troppo punitivo in modalità sopravvivenza. Colonna sonora non all'altezza.

Voto

7,5

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