ArticoliMulti

Il nostro provato di Resident Evil 2 Remake

Abbiamo giocato la “One-shot” demo di uno dei videogiochi più attesi degli ultimi anni: ecco le nostre impressioni

Resident Evil 2 è uno degli episodi della saga horror di Capcom più amati dai fan, dunque non deve meravigliare più di tanto la spasmodica attesa con la quale questi ultimi stanno contando gli ultimi giorni che li separano dal prossimo 25 gennaio, data di rilascio sul mercato del suo remake per PlayStation 4, Xbox One e Pc.

Per rendere meno “pesante” l’attesa e dare un assaggio di ciò che li aspetta, Capcom ha rilasciato una demo particolare del gioco: si tratta di una dimostrazione “one-shot”, ovverosia giocabile soltanto una volta per un totale di trenta minuti, ma sufficiente per farsi un’idea di certe situazioni e meccaniche. Un’occasione ghiotta quindi anche per noi per toccare con mano le novità e le atmosfere di questo potenziale capolavoro.

TENSIONE A MILLE

La nostra prova, lo diciamo subito, ha confermato tutte le sensazioni positive che avevamo avuto nelle scorse settimane attraverso i filmati rilasciati da Capcom in occasione di fiere ed eventi a tema. Il nuovo Resident Evil 2 mantiene intatta l’anima del precedente e propone un’esperienza terrificante incentrata su una giocabilità dove elementi classici quali la tensione, l’esplorazione, la risoluzione di enigmi e l’atmosfera vengono sublimati da una grafica di assoluto valore, da una struttura narrativa più coerente e cinematografica, e da una giocabilità “moderna” ma ben adattata allo spirito dell’originale.

Quest’ultima è l’elemento che più di ogni altro ci ha colpiti in positivo: in questo remake ogni cosa è stata rifatta con una dovizia davvero encomiabile, dal level design alla grafica e all’audio, dalla regia alla struttura narrativa. Ed è dalla combinazione perfetta di tutti questi elementi che scaturisce un’atmosfera davvero riuscita e quindi un’esperienza a dir poco spaventosa. Lo spezzone giocato, quello che vede l’agente di polizia Leon Kennedy arrivare nella sede principale della polizia di Raccoon City sperando di trovare aiuto serve a Capcom per dettare ritmi e atmosfere delle sequenze che accompagneranno poi il giocatore nel corso dell’avventura, in un crescendo di orrore e di momenti di paura presumibilmente sempre più intensi.

Gli effetti di sottofondo, le musiche che accompagnano ogni passo, ma anche la necessità per lunghi tratti di doversi muovere nell’oscurità appena scalfita dalla luce di una torcia, sono tutti aspetti creati ad arte per incutere tensione nel giocatore. Attraversare i corridoi cupi della stazione di polizia di Raccoon City è di fatto un’esperienza assolutamente terrorizzante. Dopo i primi minuti in cui sono solo il rumore dei suoi passi, il sibilo del vento e lo scrosciare dell’acqua da una perdita, a tenere compagnia al povero Leon, avviene il primo incontro con gli zombi. Sono attimi di tensione: frastornanti, per certi versi forse un po’ fumosi e scritti per incutere ansia e riempire la testa di domande oltre che gli occhi di violenza e sangue. Tanto sangue: perché in Resident Evil 2 questo elemento non manca, abbonda al pari delle situazioni splatter, che però da quanto visto fino a ora non sono mai fine a se stesse.

SOLIDO COME POCHI

La necessità di dover ottimizzare i tempi del nostro giocato in relazione alla mezz’ora disponibile prima che la demo si auto-bloccasse e quindi dell’obbligo di dover iniziare tutto d’accapo con un altro account, ci ha portati a non soffermarci troppo su eventuali indizi nascosti per cercare di sperimentare il più possibile il gameplay e quindi la nuova telecamera, non più fissa ma posizionata sopra le spalle dei protagonisti, come in Resident Evil 4.

Quest’ultima tende a seguire l’azione in maniera fluida e naturale, pertanto può passare rapidamente e senza stacchi da dietro il personaggio a una inquadratura ravvicinata fra la sua testa e la spalla per zoomare sui nemici e mirarli, cosa molto importante in termini di gameplay visto che i corpi reagiscono in tempo reale ai danni subiti, perdendo pezzi della testa, delle mani o delle gambe. Il sistema di controllo, dal canto suo, è buono e immediato, paragonabile a quello di altri sparatutto d’azione in terza persona, quindi senza meccaniche che impediscono di sparare e muoversi contemporaneamente. Anche quello di puntamento l’abbiamo trovato ben fatto. Tra l’altro è regolabile e settabile in automatico, anche se sconsigliamo quest’ultima opzione perché così il personaggio tende a mirare quasi sempre al petto o alla testa, cosa che può rivelarsi un problema davanti a un elevato numero di nemici visto che invece potrebbe risultare più utile colpire le gambe di quelli in prima fila per spezzarle e rallentare il gruppo.

Inoltre punta al bersaglio più vicino, e talvolta chi sta dietro al primo aumenta l’incedere verso il nostro personaggio per sorprenderlo mentre spara l’ultimo colpo all’altro. Viste le poche munizioni a disposizione, da dosare con cura, è la corsa verso una stanza sicura a rivelarsi una preziosa alleata, anche se i nemici stavolta tendono ad aprire o sfondare spesso le porte, non lasciando in pace i personaggi. In tal senso si rivela quindi utile l’introduzione di alcune nuove opzioni riprese da altri capitoli della serie, come per esempio le armi secondarie per liberarsi dagli abbracci poco affettuosi di certe creature, o la capacità di creare barricate provvisorie per bloccarle o rallentarle.

COMMENTO FINALE

La demo del remake di Resident Evil 2, si sarà capito a questo punto dell’articolo, ci è piaciuta davvero tanto, perché ha soddisfatto in buona parte le nostre aspettative lasciandoci molto fiduciosi per il gioco finale. Questo rifacimento, insomma, promette davvero bene e per adesso sembra un gioco capace di ampliare l’universo, la storia e la struttura dell’originale, senza per questo snaturarne lo spirito. Il che, di per sé, è già un valore aggiunto a una produzione che non vediamo l’ora di giocare e recensire per intero.

Tags

Commenta questo articolo