Interviste

Intervista a Luca Monticelli

Abbiamo parlato con lui anche di come il giornalismo si sia evoluto: dalla carta al digitale

È sicuramente uno dei colleghi decani del mondo del giornalismo videoludico nazionale. Una figura rassicurante, professionale, amica, sempre mite ma al tempo stesso decisa che da più di 25 anni gravita nel mondo della stampa di settore.

Stiamo parlando di Luca Monticelli, ex caporedattore della rivista cartacea K, famosissima negli anni ’90, nonché fondatore di un’agenzia di stampa Star2Com. Abbiamo colto l’occasione di una chiacchierata per intervistarlo in modo assolutamente informale. Contrariamente ai canoni delle interviste giornalistiche, infatti, ci daremo del “tu” perché tra colleghi è così che si fa. Ma questo tono non vi inganni: i contenuti sono molto interessanti. Abbiamo potuto parlare dell’evoluzione della stampa di settore e di molto altro.

Buona lettura.

Presentati ai nostri lettori

Ciao a tutti e grazie per l’opportunità di fare quattro chiacchiere insieme. Che domandona Edoardo! Chi sono… vediamo un po’… da dove posso cominciare? Ah si, aspetta. Ho 53 anni, da ragazzo dovevo diventare un musicista tant’è che ho studiato violino per ben 10 lunghi anni. Poi si cresce, la scuola e il liceo mi hanno fatto maturare altri interessi. Lasciai la musica e mi dedicai al mondo dell’informatica. Ho frequentato il liceo scientifico e una volta maturato ho fatto il servizio militare (Scaglione 7°/’87) nelle Trasmissioni a Novara. Terminato il servizio di Leva decisi di buttarmi nel mondo del lavoro, dell’Office Automation e della Grafica Pubblicitaria. Ovviamente cominciai a videogiocare a casa assemblandomi il mio primo PC con processore Intel 80826 e co-processore matematico 80287, e un hard disk dalle incredibili dimensioni di 20 megabyte… Non vi dico che scelsi anche la grafica a 256 colori… Mi costò un occhio della testa ma mi permise di cominciare a giocare le avventure della Lucasarts al massimo delle loro capacità grafiche. Non contento mi capitò l’occasione di diventare caporedattore di un’importante rivista dedita al mondo della prestampa. L’anno successivo mi capitò l’occasione che da sempre avrei desiderato, condurre la rivista che da sempre leggevo e su cui scrivevo per diletto: K.  La condussi per 5 lunghi anni, tra gioie e dolori. Alla fine del 1999 mi capitò l’ennesima opportunità, quella di diventare un PR. Svolsi questo compito all’interno di importanti Agenzie PR internazionali fino al 2007, poi decisi che era ora di camminare con le mie proprie gambe ed aprii la mia agenzia di Comunicazione. Nel 2011 la trasformai in Star2Com, agenzia che a tutt’oggi conduco e nella quale gestisco importanti marchi nel settore del gaming e della tecnologia. Ho iniziato anche ad insegnare il mio lavoro presso l’università Link Campus / Vigamus Academy, lavoro che mi entusiasma e mi appassiona parecchio. Ho partecipato anche a numerosi Comics & Games in qualità di relatore, portando a conoscenza del pubblico del fenomeno del cyberbullismo. Ecco, diciamo che in sintesi ti ho raccontato un po’ la mia vita, senza però parlarti dei miei numerosi hobbies.

Sei stato caporedattore (o direttore, correggimi se sbaglio) di K tra il 1994 ed il 1999. Che anni erano per la stampa specializzata in Italia?

Corretto Edoardo. 5 lunghi anni di gioie e dolori. Come tu m’insegni, gestire una redazione non è una passeggiata. Tanti mi dicevano “che fortunato, giocherai sempre” … Ebbene notoriamente il caporedattore difficilmente trovava il tempo di giocare a tutti i videogames che passavano in redazione. Comunque quegli anni erano davvero incredibili. L’unica fonte d’informazione erano proprio le riviste, visto che non esisteva Internet così come lo conosciamo oggi. Non c’erano smartphone e iniziavano a girare i primi telefoni cellulari grandi come mattoni. Per informarsi, quindi, l’unica fonte raggiungibile erano le riviste. Da quando poi Internet ha cominciato a divulgarsi, la carta stampata ha cominciato a subire una netta flessione. Le riviste si sono spostate online e il lettorato diminuiva sempre più rapidamente. Un gran peccato perché l’odore della carta stampata, le sessioni di impaginazione con i grafici, la rilettura degli articoli e la correzione delle cianografiche, la stesura e gestione del menabò e via dicendo sono da sempre momenti a cui ripenso con tanta nostalgia.

Come è nato il Luca redattore?

Diciamo che da appassionato di videogiochi mi sono sempre tenuto informato e scelsi una rivista in particolare che più si avvicinava al mio modo di pensare e vivere il modo di divertirmi. Questa rivista era K. Leggendola tutti i mesi mi sono chiesto se magari non fosse possibile poter provare qualche gioco e scrivere un articolo. Feci domanda alla nuova redazione succeduta a Studio VIT visto che cercavano redattori e fui accolto positivamente. Iniziai a scrivere articoli ogni mese e ad allacciare un ottimo rapporto con il caporedattore di allora, Massimo Carboni. Quando poi Massimo decise di intraprendere una nuova avventura professionale chiese a me se avessi voluto prendere il suo posto. Così accettai e iniziò così la mia parentesi giornalistica nel mondo videoludico.

Quanto ha inciso l’irrompere di internet e del digitale?

Come ho già accennato ha influito tantissimo. I lettori si sono sempre più spostati verso i contenuti digitali offerti da YouTuber e riviste online, che erano ovviamente gratuite. In pratica è possibile ottenere digitalmente informazioni in tempo reale e non aspettare 1 mese senza spendere un solo euro. Questo fatto non poteva non cambiare il panorama editoriale che ancora oggi soffre di una crisi profonda, senza contare poi che per produrre una rivista cartacea i costi sono molto alti, mentre per produrre un contenuto online i costi sono molto, ma molto più ridotti.

E quanto è cambiato il modo di lavorare?

Rispetto a una redazione tradizionale direi poco o niente. Nel senso, grazie a Internet è possibile avere una redazione “estesa”, perché i redattori possono anche non essere presenti in un luogo specifico ma anche a casa loro. Per quelle redazioni più strutturate ovviamente il lavoro quotidiano si è modificato sulla tipologia di contenuti offerti. Dalle pagine patinate e stampate, ai menabò e alle cianografiche, alla distribuzione nelle edicole e la gestione dei resi si è passati a contenuti digitali sempre più raffinati, dalle video recensioni alle dirette che mettono in diretto contatto i redattori con i propri lettori. Sicuramente un lavoro molto più impegnativo perché se prima ci si metteva una settimana a provare un gioco, scrivere un articolo e impaginarlo, oggigiorno i contenuti devono essere prodotti alla velocità della luce per essere non solo al passo con i tempi ma anche alle richieste dei lettori. Tra l’altro i contenuti devono essere sempre diversi e accontentare sempre di più un pubblico attento e desideroso di novità. Compito tutt’altro che semplice, soprattutto per la monetizzazione. Se prima si comprava una rivista e c’era un sicuro tornaconto economico, ora con i prodotti online e gratuiti il pubblico si è abituato a non pagare. Bisogna pensare che dietro a un contenuto c’è sempre qualcuno che lavora per realizzarlo e non può campare d’aria. Magari anche basato su micro transazioni, o su aree di contenuti.

Rimpiangi qualche cosa dell’epoca della carta stampata? 

Beh, rimpiango i tempi dell’attesa. L’odore della carta appena stampata, i ritmi della redazione, il ricevimento degli impianti dal fotolito, le sessioni d’impaginazione con i grafici. Erano sicuramente altri tempi oggi sostituiti da un più frenetico lavoro, molto più faticoso in termini di qualità. Il pubblico richiede notizie fatte in un certo modo, perché le tecnologie oggi ce lo permettono.

Generalmente si ha più fiducia nei grandi siti nazionali ed internazionali. Le riviste patinate, secondo te, hanno modo di continuare ad esistere?

Lo dico spesso anche durante i miei corsi. Le riviste e i quotidiani servono ormai solo ad uno scopo: consolidare la reputazione di un brand o di una persona ed elevarne o meno la riconoscibilità sul mercato. Se una volta un articolo di opinione scritto da un giornalista generava interesse attorno a un prodotto e di conseguenza poteva generarne l’acquisto, oggi non è più così. La famosa equazione “articolo = vendite” non vale più. Quindi le riviste stampate servono solo a dare reputazione e riconoscibilità e sempre meno aiutano alla vendita.

In che modo il cartaceo può sopravvivere al dilagare del digitale?

Se avessi una risposta a quest’ora, te l’assicuro, farei l’editore e tu faresti sicuramente parte dello staff.
Già il quotidiano viene letto sempre meno. Pensa che uno dei quotidiani più importanti in Italia agli inizi del nuovo millennio vendeva circa 600.000 copie, oggi ne vende poco più di 180.000. E sono passati solo 18 anni. Gi smartphone, la comunicazione digitale sempre più mobile ci ha reso schiavi e succubi di un nuovo modo di appagare la nostra fame di sapere. Una rivista non è tempestiva come il pubblico richiede. Però potrebbe essere di approfondimento, di prestigio, che offre contenuti speciali e diversi, improponibili per una realtà online, che sarebbe in grado di offrire.

 

 

Hai fondato una tua agenzia di stampa. La Star2Com. Parlacene.

Dopo aver speso 7 anni in due grandi agenzie Internazionali di Comunicazione, nel 2007 ho deciso di mettermi in proprio e nel 2011 ho aperto ufficialmente Star2Com. Volevo fortemente poter gestire secondo le mie idee di strategia comunicativa dei clienti nel settore del gaming e della tecnologia. Ho cominciato a gestire un cliente “insolito” per il periodo storico e che trattava dei giochi online al tempo poco considerati: gli MMORPG, il cliente era Sony Online Entertainment. Seguirono poi altri numerosi clienti che proponevano titoli analoghi come Trion Worlds, Burda, Gameforge e tanti altri. Inizialmente devo dire che la resistenza delle riviste e dei siti specializzati è stata davvero ostica. Fortunatamente dopo 6 mesi di martellamenti abbiamo cominciato ad ottenere spazi sempre più ampi e gli MMORPG hanno avuto finalmente il loro momento di gloria. Il resto è storia.

Quale è la differenza tra il lavorare per una agenzia o per un giornale?

La differenza più evidente è che in un giornale, soprattutto se specializzato, il giornalista vede e opera nel suo ambiente di specializzazione. Nel mondo delle PR, invece, siamo a contatto con il cliente e sappiamo molte più cose (anche in anticipo) in modo da poter sviluppare al meglio una strategia di comunicazione strategica. Quindi, paradossalmente, il PR sa sempre molte più cose rispetto a un giornalista, anche (e soprattutto) le informazioni sensibili. Per la nostra deontologia non possiamo rivelare informazioni delicate. Diciamo che siamo paragonabili agi avvocati.

Oltre alla tecnologia ed ai videogiochi, ti sei occupato d’altro nella tua carriera professionale?

Nel settore della comunicazione ho avuto modo di interagire con numerosissimi clienti, sia B2C che B2B. Il ramo che ho scelto però non mi dava molte alternative. Ho sempre adorato la tecnologia e quindi è questo il campo dove ho maggiormente operato. Da quando ho poi aperto Star2Com, il videogioco ha preso più spazio nel mio business, anche se ora come ora mi sto concentrando molto sull’aspetto dell’insegnamento.

Hai anche recentemente scritto un libro contro il Cyberbullismo. Puoi parlarci brevemente quale è stata la molla che ti ha spinto a realizzare questo tipo di lavoro ed ovviamente presentarci la tua opera?

Allora, il libro s’intitola “La Comunicazione nell’Era Digitale”, edito da Unicopli e acquistabile in tutte le librerie e su Amazon. Non tratta solo ed esclusivamente si cyberbullismo ma parla di come muoversi e comunicare in ambienti digitali, social. È scritto in un modo molto chiaro e semplice. Serve a tutti, perché tutti noi possediamo uno smartphone, un profilo (o più profili) social, viviamo e ci relazioniamo soprattutto in ambienti digitali. Chattiamo, compriamo su Amazon e guardiamo le recensioni degli acquirenti piuttosto che le presentazioni prodotto dei venditori. Ci basiamo sulle relazioni e sensazioni che altri ci danno. Il cyberbullismo è una conseguenza malata delle relazioni digitali, proprio come avviene nella vita reale. In ufficio o a scuola può capitare il collega o compagno di classe che ci prende di mira. In questo caso le azioni vengono svolte digitalmente, subdolamente e spesso anche nell’anonimato. I danni che però si possono fare sono all’ennesima potenza, perché il pubblico raggiungibile è decisamente superiore rispetto alla propria classe scolastica o al proprio ufficio. Le vittime del cyberbullismo non riescono a superare questi attacchi e spesso commettono atti autolesionistici, arrivando persino al suicidio. I cyberbulli devono sapere che non c’è spazio per loro. La Legge in vigore tutela le vittime e punisce severamente i cyberbulli.

Programmi per il futuro? Sappiamo che sei un amante del volo. Vuoi condividere qualche esperienza in tal proposito?

Per il futuro mi auguro che parte della mia evangelizzazione presso scuole/università/accademie faccia comprendere quanto importante sia la Comunicazione nel business e nella vita di tutti i giorni. Mi auguro di incrementare i miei corsi presso scuole, accademie e università e di sensibilizzare le scuole (dove mi sono accorto c’è spesso tanta ignoranza in materia) a contrastare il cyberbullismo e aiutare in modo considerevole tutte le vittime.

Grazie per la tua disponibilità.

Grazie a te Edoardo e un caro saluto a tutti i tuoi lettori.

 

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