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Downward Spiral: Horus Station, Recensione Pc

Ci siamo avventurati nella Stazione Horus con HTC Vive

Da quando i visori di realtà virtuale si sono presentati al grande pubblico, più o meno dal 2013 ad ora, molte energie e molte risorse dell’industria del videogioco sono state spese per offrire pionieristiche alternative al nostro passatempo preferito.

La possibilità, sempre più concreta, di portarsi a casa un visore di realtà virtuale al costo di uno smartphone, ha contribuito ad incoraggiare alcuni sviluppatori (più o meno famosi e blasonati) a dire la propria nel mondo della realtà virtuale. Downward Spiral: Horus Station non fa eccezione, il lavoro di 3rd Eye Studios ha raggiunto Pc Windows (via Steam) e PS4 per dimostrare a tutti gli interessati la bontà delle esperienze fantascientifiche alternative, quelle in realtà virtuale.

BENVENUTI ALLA STATIONE HORUS

Downward Spiral: Horus Station ci catapulta nei panni di un ingegnere aerospaziale che si ritrova, da solo, in una stazione spaziale alla deriva che si chiama Horus.
La prospettiva è in prima persona, non modificabile e quel che rende il tutto migliore/peggiore è l’assoluta assenza di gravità, che ci costringe a spostarci tra i corridoi della stazione aggrappandoci a qualunque cosa, oppure a sfruttare un rampino del tutto simile a quello di Batman ma con meno potenza di spinta.

Non siamo soli, nella stazione di Horus, ma le presenze che condividono quello spazio vitale con noi non sono pacifiche. Tutti i componenti dell’equipaggio sono andati via oppure sono morti per misteriosi motivi e il nostro alter-ego è l’unico essere sulla faccia della galassia che è curioso di capire cosa è successo alla stazione spaziale. Quest’ultima è difesa principalmente da droni fuori controllo, che scambiano gli esseri umani per minacce. Per difendersi da questi droni, fortunatamente, troviamo armi di difesa: pistole e fucili, che tra uno spostamento di inerzia e l’altro dobbiamo imbracciare per difenderci. Di tanto in tanto troviamo vicoli ciechi o porte chiuse ma basterà cercare il giusto interruttore o la chiave corrispondente alla porta per risolvere il problema e proseguire.

MOLTO INTERESSANTE MA POCO IRRESISTIBILE

Downward Spiral: Horus Station, è il caso di dirlo, sta tutto qui. La nostra esperienza personale si limita alla prova con visore HTC Vive perché riteniamo che il lavoro di 3rd Eye Studios non abbia moltissimo da offrire sul versante classico, su monitor per intenderci. Dall’inizio alla fine il giocatore è chiamato a destreggiarsi a gravità zero attraverso la stazione spaziale e per esplorarla deve allungare le braccia, aggrapparsi a qualcosa e darsi costanti spinte verso la direzione che intende raggiungere.

Vertiginoso a dir poco, ma proprio per questo ansiogeno e a tratti divertente. Peccato che il nostro alter ego pare non abbia le gambe e se foste persone alte più di 1,80 metri potreste trovare corte le braccia, forse tarate più su un aspetto predefinito che sull’effettiva posizione dei controller in mano al giocatore.

Bella la conseguente gestione del rampino e delle armi da fuoco, che danno un assaggio di quello che aspetta gli appassionati di realtà virtuale con la necessità di mirare manualmente verso il bersaglio. Meno bella la scelta di scimmiottare Dark Souls e abbandonare il giocatore sulla stazione Horus senza istruzioni e senza una precisa cosa da fare. Bisogna andare a braccio, intuire cosa e dove andare, orientarsi con le proprie e personali capacità di orientamento o andare a cercare una delle tante mappe del posto che costellano la stazione (non ne abbiamo una personale da consultare liberamente).

Le ore scorrono tra l’ansia che accada qualcosa di grave, i droni di difesa della stazione che ci scambiano per una minaccia e vogliono farci secchi, pulsanti o chiavi da trovare per sbloccare le porte. Situazioni semplici ma rese molto bene dall’aspetto di realtà virtuale, che rende Downward Spiral: Horus Station un pioniere in un genere, quello delle avventure in prima persona, ancora poco esplorato e soprattutto poco convincente a causa dei ritmi da imporre, le scelte di gameplay condivisibili oppure no.

Molto gradevole la colonna sonora, affidata a Ville Valo, frontman del gruppo finlandese degli HIM ma ancor più gradevoli gli effetti sonori utilizzati sapientemente, che insieme alle atmosfere claustrofobiche e appena illuminate concorrono a mantenere alta la tensione. La nostra impressione è stata quella di essere davvero dentro una stazione spaziale alla deriva, abitata da inquietanti presenze. Gli effetti luce e fumo sono molto convincenti, un po’ meno le compenetrazioni dei poligoni e le proporzioni dell’alter-ego, come da poco accennato.

COMMENTO FINALE

Downward Spiral: Horus Station è un videogioco in prima persona sviluppato dal team indipendente 3rd Eye Studios, una squadra di sviluppatori ex membri di Remedy Entertainment (Alan Wake), Unity Technologies, RedLynx (Trials Fusion) e Moon Studios (Ori and the Blind Forest). E’ un’avventura che si basa sull’esplorazione a gravità zero e la risoluzione di semplici enigmi contestuali, per raggiungere i titoli di coda di un mistero da svelare.

Tecnicamente parlando, il lavoro di 3rd Eye Studios è svolto a regola d’arte, senza acuti né bassezze clamorose. Certo andrebbero sistemati un po’ di problemi di compenetrazione di poligoni e dovrebbe essere ottimizzato il tutto. Il sistema di controllo deve essere padroneggiato e impegna alcuni minuti prima di essere “domato” e per il resto della partita non da problemi.

I problemi che ci sentiamo di sollevare sono quelli relativi alla semplicità delle situazioni offerte e una pressoché assente impalcatura narrativa che strizza l’occhio ai soulslike (dove dobbiamo scoprire tutto da soli, non ci sono dialoghi e c’è ben poco da ricostruire tramite testi trovati). La situazione, insomma, è troppo criptica ed ermetica e solo un giocatore molto motivato a vederci chiaro vedrà i titoli di coda nella speranza di mettere insieme i pezzi di un puzzle un po’ troppo spezzettato. Altri punti di debolezza riguardano una modalità cooperativa che, semplicemente, raddoppia gli input da dare per condividere onori e oneri del protagonista (per sbloccare una porta occorre premere due pulsanti o trovare due chiavi) e una modalità orda multiplayer (noi contro invadenti droni impazziti) che sembra essere stata messa per qualche obbligo morale piuttosto che per espandere divertimento e offerta.

Infine troviamo del tutto superflua la possibilità di giocare Downward Spiral: Horus Station senza visore per realtà virtuale. Questo, perché il gioco sembra espressamente concepito per regalare forti emozioni (e vertigini) tramite visore. Permettere di giocarlo senza è encomiabile, lodevole, graditissimo, ma anche molto inutile: in prima persona, di alta tensione e con situazioni più stimolanti e difficili c’è grande scelta.

 

Pregi

Atmosfera claustrofobica e ansiogena come poche. Fisica e sensazione di gravità zero ben riprodotte. Pone l’accento più all’esplorazione che all’azione.

Difetti

Poca azione, per molti, significa molta noia. Necessità di migliore ottimizzazione grafica e tecnica. Enigmi troppo facili. Modalità cooperativa e orda quasi superflue. Modalità standard (senza Vr) che rende il gioco meno attraente.

Voto

6,5

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