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A Total War Saga: Thrones of Britannia, Recensione Pc

L'eredità di Ragnarr Lothbrok è nelle nostre mani

Dopo aver deliziato i palati più fini con ben due Total War: Warhammer, Creative Assembly sotto egida SEGA torna a pubblicare un videogioco strategico spiccatamente storico: A Total War Saga: Thrones of Britannia.

E dopo i fasti di Medieval 2, Shogun 2, Empire, fino all’apprezzato Attila e una pausa di un paio d’anni, si torna a calcare campi di battaglia realmente esistenti. Questa volta, però, invece di mettere sul piatto l’intera Europa oppure un generico Giappone feudale, ci focalizziamo nella Gran Bretagna che da il nome al sottotitolo del gioco.

Ecco la nostra recensione sul gioco uscito su Steam lo scorso 3 maggio. Buona visione.

TRA GLI ANTICHI ROMANI E I NORMANNI

Come tutti gli appassionati di storia sanno bene, la Britannia era il toponimo dato dagli antichi Romani alle isole di Gran Bretagna e Irlanda. Conquistate dalle legioni di Roma nel 43 d.C., queste isole hanno vissuto sotto bandiera italica fino al 410.
Dopo quell’anno seguono quattro secoli di oscurantismo e decadenza. Piccoli regni sorgono e cadono fino a quando il leggendario Re Ragnarr Lothbrok sbarca con i suoi vichinghi e crea un forte reame che vuole egemonizzare tutta l’isola: il reame di Northumbria.
Alla sua morte, i suoi eredi insorgono per decidere chi prenderà il potere mentre a sud, il regno del Wessex, i reami gallesi e gli scozzesi al nord vogliono approfittare della dipartita del grande re per imporre le proprie pretese. Una cosa è certa: dalla morte del re dei vichinghi la Gran Bretagna conoscerà solo la guerra più totale.

In A Total War Saga: Thrones of Britannia, noi giocatori siamo chiamati ad agire in questo contesto storico, nella sola isola britannica oppure nella vicina Irlanda. I grandi reami del Wessex o della Northumbria attendono un forte leader che possa condurli alla guida dell’isola. Oppure possiamo prendere le redini di uno dei tanti regni gallesi o dei regni vichinghi di minore importanza per dimostrare che re Ragnarr non fosse l’unico vichingo capace di costruire un grande reame. A noi la scelta.

PIOGGIA DI SANGUE MA SENZA SANGUE

Chi vi scrive non è un sanguinario e la vista di troppo sangue potrebbe anche farlo sentire molto male. Tuttavia, in un videogioco che si etichetta “Total War” e che mette in scena battaglie campali con migliaia di soldati, ci si aspetta un po’ di cura in dettagli che aiutino a “rivivere” un periodo – quello medievale in generale – che fu a dir poco sanguinoso e spietato per molti aspetti. Nessuna pretesa di smembramenti e zampilli, sarebbe bastata una chiazza rossa qui e lì, un piccolo dettaglio che facesse la differenza ma non c’è.

Il lavoro grafico, presentato da Creative Assembly per A Total War Saga: Thrones of Britannia, manca di tutti quei piccoli orpelli grafici, piccoli dettagli che messi insieme possano risultare vincenti. Anche nei primi due Medieval Total War c’era un accenno di sangue sui campi di battaglia.
Ma il sangue è solo un piccolo esempio di dettagli che mancano, potremmo stare qui a scrivere altre migliaia di battute sui dettagli che mancano ma non occorre: sul fronte tecnico il gioco vince, perché non manca di nulla ed è pure molto fluido. Ma non convince perché mancano quei piacevoli dettagli, piccoli, ma di grande aiuto a renderlo memorabile. Peccato.

SULLE ORME DI MACHIAVELLI

Non di sola grafica si parla in un videogioco. A maggior ragione riguardo ad un videogioco strategico a turni quale è A Total War Saga: Thrones of Britannia. Per chi non lo sapesse, come da tradizione Total War, troviamo una mappa divisa in province, regioni e capitali di regione. In un andamento a turni come il più classico Risiko suggerisce, giocatori e fazioni controllare dall’intelligenza artificiale devono gestire introiti, spese di gestione, edifici e ricerche tecnologiche per dare stabilità al proprio regno e vantaggio tecnico sugli avversari.

In pochi click, aiutati da un’interfaccia cristallina e mai confusa, avvalorata da scelte di stile assai gradite (come gli arazzi medievali che riassumono cosa succede), i turni si susseguono senza sosta e il tempo che passa diventa un’inutile preoccupazione. Tra intrighi di palazzo, gestione dell’albero genealogico, formazione di armate e campagne di conquista è facile perdere la cognizione del tempo e restare coinvolti, assorbiti, rapiti dai ritmi proverbiali di questi videogiochi che appassionano sempre e comunque.

Alla fine di due campagne di gioco finite male, perché abbiamo deciso di dare ben due possibilità al regno gallese di Gwynedd di diventare la prima monarchia britannica, non ci resta che ammettere che la deriva Fantasy dei Total War, con i due Warhammer, è stata doverosa per osare qualcosa di più a livello di gameplay, ma i frutti di questa esplorazione sono stati riportati nel calderone storico. A Total War Saga: Thrones of Britannia perde, dal passaggio di testimone, la buonissima parte narrativa sviluppata su Warhammer e non si vedono più agenti, spie e mercanti.

Resta l’impianto tattico e strategico di sempre, affiancato da un albero tecnologico innovativo che tiene conto più di quello che costruiamo piuttosto che ciò che spendiamo. Arruolare sempre arcieri incoraggia la ricerca di nuove tecnologie al servizio di chi tira con l’arco.

Dare precedenza e spazio alla costruzione di edifici per soddisfare il fabbisogno alimentare sblocca le possibilità di evolversi sul fronte tecnologico corrispondente e questi esempi si possono applicare ai rami civili e militari che costellano ogni partita. Un sistema di “ricompensa” che premia lo stile di gioco e ne favorisce la specializzazione a sfavore della duttilità. Anche qui si aprono interessantissimi dilemmi su quale sia la strada più giusta da seguire per il bene del nostro regno. E questo è un tratto più che positivo che si affianca a tanti altri, non ultimo il contesto storico d’alto medioevo: misterioso, affascinante, con quell’alone di leggenda che ne permea le poche fonti storiche.

COMMENTO FINALE

A Total War Saga: Thrones of Britannia è l’ultima fatica di Creative Assembly ed esclusiva per Pc Windows. Si tratta di un gestionale e uno strategico a turni, ambientato nella Gran Bretagna di fine primo millennio, prima che i Normanni invadessero le coste con Guglielmo il Conquistatore. Al giocatore spetta il compito di condurre una, delle tante fazioni a disposizione, alla sopravvivenza e all’affermazione politica, per concludere con un’egemonia politico-economica tale da risultare il più forte reame della Gran Bretagna.

Tecnicamente parlando non ci ha impressionato tanto quanto i due Total War Warhammer e riteniamo che di più e meglio possa essere fatto sul versante dell’ottimizzazione. Di base il titolo è molto gradevole e scorrevole, ma si avverte una certa flessione della qualità, soprattutto quando si scende in battaglia a guidare l’armata. Di tutt’altro risvolto la parte tattica e strategica: la mappa della Gran Bretagna e dell’Irlanda è vasta, ben disegnata ed impreziosita da dettagli quali le rovine romane, le grandi fortezze tutte diverse tra loro, zone fortemente innevate in inverno, colori più caldi in estate e scelte stilistiche azzeccate in primavera e autunno.

Quando si tratta di giocare, più che guardare, A Total War Saga: Thrones of Britannia si difende piuttosto bene. Eredita quanto di buono è stato fatto con i due Warhammer, sfronda il tutto con il taglio delle spie e degli assassini, semplifica le campagne di conquista dei territori e rende più difficile la gestione del regno: combinare matrimoni, diminuire influenze negative, gestire conflitti ai confini e tenere alto il morale di truppe e popolazione non è mai stato così difficile ma altrettanto stimolante e, per questo, divertente.

Al di là di un impatto visivo che non ci ha lasciato a bocca aperta, soprassedendo alla consueta facilità con cui si può vincere una battaglia campale anche se i rapporti di forze sono sfavorevoli e soffrendo sempre dello strapotere economico e militare quando si è abbastanza bravi da arrivare alle fasi conclusive della campagna, Thrones of Britannia è un graditissimo ritorno alle battaglie storiche, alla scoperta delle civiltà realmente esistite, allo stuzzicare la ricerca storica per saperne di più su un periodo, quello tra Roma e i Normanni, che non ci è mai stato del tutto chiaro a causa delle scarse testimonianze storiche.

 

Pregi

Addio al Fantasy e bentornata storia. Coraggiosi e graditi cambiamenti al gameplay. Sempre difficile e stimolante. Tante fazioni tra cui scegliere. Entusiasmante per decine di ore di gioco. Rigiocabile.

Difetti

Non il migliore dei Total War sul fronte grafico. Le battaglie campali risultano facili in quasi ogni occasione. Lo strapotere militare ed economico lo rende proverbialmente piatto sul finale di partita.

Voto

8+

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