Prime ImpressioniPS4

Detroit: Become Human, Prime Impressioni

Fantascienza in salsa Quantic Dream

Detroit: Become Human è l’ultimo parto di una mente geniale (per molti) e confusa (per altrettanti), che risponde al nome di David Cage, che è la figura di spicco dello studio francese Quantic Dream, che da qualche tempo sviluppa videogiochi in esclusiva per le console Sony PlayStation. Tutto è cominciato con Omikron: The Nomad Soul, è proseguito con Farenheit (Indigo Prophecy in Nord America). Con Heavy Rain e Beyond: Two Souls sembrava che Quantic Dream non avesse molto altro da dirci ma dopo la breve dimostrazione di Kara, che ha già sei anni sulle spalle, siamo pronti a vivere sulla nostra pelle delle emozioni che solo questi sviluppatori sono capaci di suscitare.

L’ANDROIDE CONNOR, IL NEGOZIATORE

La demo, messa a disposizione a un mese di distanza dalla pubblicazione ufficiale di Detroit: Become Human (sarà giocabile dal 25 maggio prossimo), ci mette nei panni dell’androide Connor, prezioso strumento nelle mani della polizia della metropoli americana, chiamato a mettersi nei panni di un negoziatore per limitare al massimo il costo in vite umane durante le situazioni più critiche. Nel caso specifico, la situazione da risolvere con il minor costo di vite umane riguarda un caso di rapimento ostaggi e omicidio.

Noi giocatori interpretiamo Connor e dobbiamo esaminare la scena del crimine, trarre velocemente delle conclusioni ed infine affrontare la negoziazione, cercando di limitare quanto possibile i danni collaterali. La presenza di un tempo limite, non indicato, rende la giusta pressione psicologica, resa ancora più pesante dal limitato tempo in cui dobbiamo formulare risposte o argomentazioni.

COME IN UN FILM O UNA SERIE TV

Giocare la demo di Detroit: Become Human offre impressioni molto contrastanti. Da un lato troviamo il classico, pulitissimo e fluido, comparto visivo che non lesina di particolari, soprattutto a livello di animazioni facciali. Non bisogna sottovalutare il livello di dettagli, maniacale a tratti, raggiunto per la realizzazione di personaggi e ambientazioni. Il sonoro fa il suo lavoro in modo egregio, le musiche incalzano perfettamente, il doppiaggio rende benissimo la situazione drammatica e a chi gioca non resta che faticare a scrollarsi di dosso che da un momento all’altro qualcuno potrebbe beccarsi una pallottola in corpo.

Il gioco (la situazione, il terrorista impazzito con un ostaggio sotto tiro, la Swat che è pronta ad intervenire) non aspetta i nostri comodi e questo contribuisce a rendere più verisimile la situazione in cui siamo chiamati ad agire. Chi vi scrive, inoltre, preferisce approcciare questo genere di videogiochi così come viene, secondo coscienza, coerenza e proprie convinzioni. Prendendo, in questo senso, le responsabilità delle proprie azioni e lasciandosi trascinare dal corso delle conseguenze di quelle, si va delineando una linea narrativa che si struttura come un lungo film in più parti o – per meglio dire – una serie televisiva.

Gli elementi cyberpunk e fantascientifici che strizzano l’occhio a lungometraggi quali Blade Runner, Io Robot e ad una letteratura classica di tutto rispetto, non fanno altro che elevare, Detroit: Become Human, a progetto molto ambizioso che aspira a dire la sua ad una platea di appassionati piuttosto esigente. A proposito di esigenze: il gioco è massimamente rigiocabile, come ogni titolo targato Quantic Dream degli ultimi dieci anni. Le numerose scelte e i bivi narrativi permettono di rigiocare il titolo più e più volte per togliersi ogni curiosità riguardo all’epilogo di ciascuna scena. Nella demo, per esempio, è possibile arrivare a cinque finali diversi. Questo si traduce in decine di ore di gioco aggiuntive oltre alla prima sessione: aspetto che tanti non sottovalutano in ottica di pre-acquisto o acquisto.

COMMENTO FINALE

Il solito film da giocare, griffato David Cage e Quantic Dream. Detroit: Become Human, a prima vista, sembra aver imparato le lezioni impartite dai punti deboli delle precedenti produzioni dello studio francese e impiatta un’offerta che – ribadiamo il “sembra” – si presenta più fluida e, soprattutto, più emozionante.

Avventura con poca o nessuna fase di azione, in terza persona e scelte di regia che alternano le telecamere fisse a quelle libere, Detroit: Become Human ci mette nei panni di androidi che diventano sempre più umani a causa di episodi dal forte impatto emotivo. Visivamente spreme a fondo tanto l’hardware della PS4 quanto i mezzi di Quantic Dream, che sembrano essere arrivati ad una nuova saturazione. La recitazione si attesta sui livelli medio alti, anche in lingua italiana e questo è di vitale importanza per un gioco che fa delle emozioni e dei dialoghi il suo punto di maggior forza.

Tutta la narrazione è densa di bivi narrativi più o meno importanti che, lentamente, scrivono un copione che porta ad un finale tra i tanti proposti. Al termine di ogni scena è possibile prendere visione delle scelte effettuate così che i più curiosi (soprattutto) e i “completisti” possano sempre essere al corrente di quello che bisogna fare oppure no.

Date le premesse, Detroit: Become Human si attesta come titolo semplicemente ambizioso ma, soprattutto, imperdibile per tutti coloro che apprezzano questi “film da giocare” firmati Quantic Dream. Per tutti gli altri potrebbe trattarsi di un’esclusiva dallo spessore tutt’altro che generoso, ma un verdetto degno di tal nome possiamo esprimerlo solo in fase di recensione.

 

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