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Prey, Recensione Pc

Sviluppato da Arkane Studios (gli stessi dell’eccellente Dishonored 2) e pubblicato da Bethesda Softworks (quelli che, tra uno The Elder Scrolls e l’altro, pubblicano anche gioconi come Doom), Prey è il reboot di un gioco che risale a undici anni fa, aveva lo stesso nome ed era stato sviluppato da Human Head Studios per 2K Games.

Gli anni e le vicissitudini giudiziarie hanno permesso che la licenza sul titolo finisse nelle mani di Bethesda che, grazie agli dei del videogioco, hanno pensato bene di affidarlo a quei pazzi geni di Arkane Studios. Niente seguito diretto con tanto di numero, ma un totale rifacimento che si ispira a due titoli “cult” degli anni ‘90: System Shock e Half-Life e disponibile per Pc, Xbox One e PlayStation 4.

SEGUITO SPIRITUALE

Giocando Prey di Arkane Studios ci siamo più e più volte soffermati alle sensazioni che il gioco trasmettesse: sembrava quasi di rivivere le stesse, intense, emozioni dettate da Half-Life di Valve Software. L’ambientazione, però, è differente: per quanto grandissima e liberamente esplorabile, la base spaziale di Talos I è abbandonata a se stessa nell’orbita di una luna. A farci compagnia solo un manipolo di creature ostili e tutt’altro che umane, chiamate Typhon, intenzionate a farci sentire a disagio (quando non impegnate ad ucciderci) per tutto il tempo. Talos I, quindi è tanto grande quanto claustrofobica, un po’ come la stazione spaziale di System Shock, come la Nostromo di Alien, di Ridley Scott oppure come la USG Ishimura di Dead Space.

Si parte indossando una tuta, come faceva Gordon Freeman nel lontano ‘90, si prosegue con una chiave inglese – diversamente al piede di porco dello stesso Gordon Freeman, protagonista di Half-Life – e si va avanti con un incidente durante un esperimento. Da lì a far precipitare gli eventi e a fare innescare le immancabili indagini sulle cause e le soluzioni del problema si fa presto a dire Prey.

DA PREDA A PREDATORE

In mezzo al tutto c’è la lotta per la sopravvivenza, lo scienziato/preda che deve prima vedersela contro i Typhons, i predatori, mentre acquista sempre più conoscenza e potere per invertire i ruoli e rendere preda quelli che prima erano cacciatori. Per farlo accorrono i Neuromod, potenziamenti cerebrali da impiantare direttamente tramite nervo ottico, che si distinguono per tipologia: ci sono quelli che migliorano le prestazioni fisiche, quelli che migliorano conoscenze/abilità ingegneristiche, quelli che migliorano le abilità da scienziato, miglioramenti per il combattimento o l’infiltrazione.

Oltre alle abilità e ai potenziamenti, per difenderci dagli alieni predatori possiamo armarci con armi più o meno convenzionali. Tra pistole semi-automatiche e fucili a canne mozze troviamo uno “spara-colla” che immobilizza i nemici, una chiave inglese (già citata più sopra), una pistola elettrica che stordisce esseri organici o sintetici, un fucile ad energia ed una balestra inutile per uccidere ma estremamente utile per attivare pulsanti e trappole a distanza.

Tutto concorre ad assecondare lo stile di chi gioca: non c’è una sola strada per arrivare alla meta, non c’è un solo modo per superare un ostacolo o un nemico, ma sempre molteplici scelte e massima libertà all’inventiva del giocatore.

LONGEVO E COINVOLGENTE COME POCHI

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Un’altra caratteristica che distingue Prey dai concorrenti, oltre al solidissimo comparto tecnico (e le tempestive patch correttive là dove ce ne fosse bisogno) è la longevità. Seguire la trama principale di Prey è già di per sé un viaggio lungo non meno di una dozzina d’ore. Seguire anche le trame secondarie e assecondare l’esplorazione di Talos I alla ricerca di maggiori fonti di potenziamento fa dilatare il tempo fino alle trenta ore di gioco. Tutte queste ore di gioco non sono mai minacciate dalla noia, ma da un senso di claustrofobia mista a voglia di scoprire cosa si cela nella prossima stanza.

Il design degli ambienti, ispirato all’architettura sovietica e americana, concorre a rendere piuttosto affascinante quella che, potremmo definire tranquillamente, la miglior attrice protagonista di tutta l’opera di Arkane Studios: Talos I, la stazione spaziale. Un personaggio che non parla e non si esprime, ma si evolve insieme all’evolversi della situazione e al potenziarsi del personaggio principale, interagisce alla nostra “intrusione” e reagisce a quello che succede. In parole estremamente povere: avventurarsi in Prey è certamente un’esperienza indimenticabile.

COMMENTO FINALE

Prey è uno sparatutto in prima persona che alterna fasi di azione e di avventura, disponibile per Pc, PlayStation 4 e Xbox One. Il giocatore veste i panni di Morgan Yu, uno scienziato che deve uscire vivo dalla base spaziale di Talos I, fin troppo abitata da vita aliena.

In Prey, oltre alle armi, il giocatore fa affidamento ai Neuromod, delle modifiche cerebrali che attivano abilità (anche sovrumane) che permettono al protagonista di fare cose che, altrimenti, sarebbe impossibile compiere. L’esplorazione della base è libera, tuttavia per accedere alle aree avanzate occorre trovare chiavi o sbloccare abilità e tutto ciò incoraggia la ricerca e l’approfondimento dell’ambiente circostante. E’ possibile tirar dritto per i titoli di coda, ma sarebbe un peccato non dare alla, fatica di Arkane Studios, l’opportunità di essere esplorata. Oltre a dover sparare agli alieni con un discreto campionario di armi e abilità, al giocatore è concesso di avventurarsi nelle immediate vicinanze della base spaziale, a gravità zero quindi, nello spazio orbitale, regalando anche l’ebbrezza dell’esplorazione tipica di un astronauta.

Chiudono un cerchio quasi perfetto una narrazione ben realizzata, un sistema di scelte e conseguenze ben ponderato e finali multipli che potrebbero incoraggiare anche il rigiocare. Tirando le somme, questo Prey convince da ogni lato lo si guardi e gli unici che potrebbero evitarlo sono quelli che mal digeriscono i giochi in prima persona o le trame fantascientifiche miste a horror o thriller (come Alien, giusto per citarne uno).

Pregi

Sequel spirituale di un videogioco cult come System Shock con tanti elementi che ricordano Half-Life. Tecnicamente convincente. Vasto, vario e permette libera esplorazione. Fasi di azione e narrazione ben alternate e realizzate.

Difetti

Non ha nulla a che fare con il Prey originale. La struttura a base di “backtracking” può non piacere a tutti.

Voto

9

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