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The Dwarves, Recensione Pc

Dopo una lunga attesa, scandita da una buonissima campagna Kickstarter conclusa lo scorso anno con oltre 310.000 dollari raccolti grazie al supporto di quasi 6.000 utenti, The Dwarves ha fatto il suo esordio su Steam ad inizio mese.

Il titolo firmato da King Art Games e pubblicato da THQ Nordic porta alla ribalta dei giocatori la razza dei Nani protagonista della serie Fantasy firmata da Markus Heitz, scrittore tedesco tra i più apprezzati ed autore de La Saga della Terra Nascosta che racconta le gesta di un nobile popolo dei Nani per salvare la propria esistenza e quella del mondo conosciuto.

Il titolo è un mix tra gioco di ruolo e strategia e, lo diciamo fin da subito, gli sviluppatori hanno saputo miscelare molto bene i due generi che offrono un gameplay equilibrato e con una bella sfida per gli appassionati.

Ma andiamo con ordine nella nostra recensione del gioco su Pc Windows, Mac e Linux, versione pubblicata la settimana scorsa (1 dicembre) su Steam. Le versioni console per PlayStation 4 ed Xbox One arriveranno nel corso dell’anno prossimo. The Dwarves è uno dei titoli più attesi dagli appassionati del genere. Sarà in grado di soddisfare le attese?

LE CINQUE STIRPI CI OFFRE LO SPUNTO PER LA TRAMA

Una piccola nota culturale prima di parlare del gioco. Come accennato, Markus Heitz è uno dei più quotati scrittori del genere Fantasy. Tra le sue opere figura “Le cinque Stirpi” (Die Zwerge in originale), libro uscito nel 2006, che narra le vicende di Tungdil Manodoro.

The Dwarves ci racconta proprio la storia di Tungdil. Egli è un nano semplice. Abile fabbro ma anche “topo da biblioteca” cresciuto sotto l’ala protettrice del buono e potente mago Lot-Ionan che lo ha cresciuto come un figlio. Contrariamente ai suoi simili che ancora non conosce di presenza è molto gentile nei modi. La sua cultura sui suoi simili deriva principalmente dalle numerose letture. Ovviamente, non conosce le nane al punto di chiedere se hanno la barba…

Un bel giorno, il mago lo chiama a sé per una missione che interrompe la sua tranquilla routine giornaliera. Tungdil deve varcare da solo i confini della regione di Ionadar per consegnare alcuni materiali al potentissimo stregone Nudin.

Ben presto, però, si renderà conto che questo compito, all’apparenza elementare, sarà ben più problematico. Quasi subito incontra i gemelli Boendal e Boindil e con loro inizierà un viaggio eroico per salvare il mondo da un male strisciante e serpeggiante che sta mettendo a ferro e fuoco tutte le località conosciute che sono preda di scorribande guidata da mezz’orchi ed albi, quest’ultimi sono la controparte oscura e corrotta degli elfi.

A poco a poco verranno fuori le caratteristiche del personaggio principale, anzi, le sue qualità. Sia morali, che intellettuali ma anche da combattente.

Non andiamo oltre con la trama per evitare inutili anticipazioni. Ma possiamo dirvi che la storia ambientata a Girdlegard è molto ampia, profonda ed offre tante sfaccettature con tantissimi personaggi interessanti e ben caratterizzati e tante cose da fare. Sono 15, infatti, i personaggi principali “arruolabili” nel party.

La trama, che i ben informati dicono sia fedele all’opera letteraria, non solo è solida ma è anche magnetica: fin dalle prime fasi abbiamo avuto la voglia di andare avanti e scoprire sempre più sulle vicende. Il lato Fantasy ci ha avvolti ed abbracciati (e continua a farlo) in queste giornate invernali.

UN SAPIENTE MIX TRA GIOCO DI RUOLO, STRATEGIA ED ALTRO

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Cominciamo ad esplorare The Dwarves parlando del gameplay. Avevamo accennato che si trattasse di un ottimo mix tra gioco di ruolo e strategia. Ed in effetti lo è. Dare equilibrio tra questi generi non è sempre facile ma gli autori sono stati bravi in questo caso.

E’ altrettanto vero che entrambe le componenti siano abbastanza semplificate. Strategia e gdr si, ma non estremizzate e quindi di facile comprensione per il grande pubblico che non è avvezzo o che vuole imparare i rudimenti fondamentali.

La componente ruolistica si manifesta nel corso della storia, alcune azioni, o alcune scelte, ci permettono di guadagnare punti esperienza come un buon master saprebbe distribuire. I punti esperienza si acquistano anche con le battaglie ed è proprio qui che si concretizza la fase strategica.

C’è da dire che le schermaglie sono spesso e volentieri campali con numeri assolutamente sfavorevoli a noi: le proporzioni, nella migliore delle ipotesi sono di 8-10 nemici ad eroe. Del resto questa è una delle caratteristiche più sponsorizzate del gioco: un piccolo party formato da quattro elementi che affronta orde di nemici.

L’azione in battaglia è in tempo reale ma in qualsiasi momento è possibile mettere in pausa tattica con la barra spaziatrice. Si ha la possibilità di impartire gli ordini voluti ai personaggi del nostro gruppo che, eccetto Tungdil sempre presente, possono essere selezionati prima della schermaglia. Ogni personaggio, inoltre, può sfruttare un massimo di tre abilità ed un oggetto. Se si dispone di più abilità prima del combattimento si dovranno selezionare. Gli ordini fondamentali quindi si riducono sostanzialmente a quattro (la scelta tra le tre abilità e l’utilizzo di un oggetto, che si tratti pozione o amuleti e così via), ovviamente il movimento è libero ed è possibile scegliere singolarmente il proprio obiettivo.

Il tutto viene selezionato piuttosto facilmente: si clicca sull’eroe, (o su più eroi) si sceglie l’attacco e l’obiettivo. Scegliendo l’abilità si attiverà un arco d’azione che farà vedere il range d’efficacia di quel particolare colpo. La risposta dei nostri eroi è generalmente buona ma capita ogni tanto che stranamente non agiscano: si rifà la pausa tattica e si ridà il comando… col rischio, però, di perdere l’attimo fuggente.

Tanti i tipi di missione, dal resistere alle orde di pelleverde (mezz’orchi, o orchi o goblin o ancora elfi e zombie), o l’abbattere un determinato tipo di nemici o ancora il salvataggio di un obiettivo o di più persone, o il recupero di oggetti e così via.

The Dwarves offre molta varietà sotto questo aspetto. Alla fine di ogni combattimento, come detto, vengono assegnati i punti esperienza e si raccoglie il loot, ossia gli oggetti, le provviste e l’oro raccolto. Ogni due livelli raggiunti si può scegliere l’abilità successiva da aggiungere al proprio albero (o skill tree se preferite).
Alcune sono molto spettacolari come il salto in mezzo ai nemici, o la carica, o il lancio di pugnali. Tutte mosse molto utili che servono a farsi strada e ad evitare l’accerchiamento.

Durante i combattimenti, è bene ricordare che i nani colpiranno in automatico. Col passare del tempo, e con mosse ben assestate, si riempirà una barra di colore blu che servirà ad eseguire le mosse speciali. La barra si riempirà di Punti Azione che potremmo paragonare al mana o alla stamina. Ogni mossa speciale, infatti, costa determinati Punti Azione e man mano la barra blu che sta subito sotto quella gialla dei punti vita, si riempirà.

Come potete intuire, il tutto è piuttosto semplice: non servono trattati di tattica o ruolistici per andare avanti e la pausa tattica è una risorsa preziosa per poter riordinare le idee ma anche per individuare, laddove possibile, alcuni punti dell’ambientazione che potrebbero essere sfruttati a proprio favore come ad esempio far crollare delle colonne di pietra per provocare perdite ingenti con uno sforzo relativamente limitato. Tra l’altro, per forza di cosa, i combattimenti sono un po’ confusionari visti che spesso e volentieri si andrà in contro a mischie furibonde.
Il consiglio, comunque, è sempre quello di non farsi circondare per troppo tempo: sebbene i nostri eroi nani siano molto resistenti non sono infiniti.

Bisognerà stare molto bene attenti alla conformazione del campo di battaglia e individuare i nemici nascosti: essere pizzicati da lontano a volte è decisamente peggio di avere decine di nemici di fronte. Un altro consiglio, e qui terminiamo con i suggerimenti, è quello di andare dritti al bersaglio evitando inutili combattimenti. Ve ne accorgerete molto presto.

La fase ruolistica, così come la narrazione, si concretizza in enorme mappa del continente di gioco. Sono davvero tante le location presenti e tra villaggi da salvare, incontri casuali ed altro, ci saranno molte decisioni da prendere e tanti amici e nemici da incontrare.

Non mancheranno anche i dialoghi a risposta multipla nonché le scelte da fare mentre si esplora una singola location. Quando non in combattimento, infatti, si apriranno alcune mappe. Li si potrà investigare sugli eventi e far conoscenze di ulteriori sfumature della storia. Molte missioni secondarie si risolvono così.

Al gameplay, quindi, si alternano oltre alle fasi gdr o strategiche anche alcune sfumature puzzle e di avventura. Ricorda un po’ Drakensang che si basa su Darkeye ma appare più snello. The Dwarves, come accennato, permette di equipaggiare i personaggi al minimo e non ci sono troppe personalizzazioni. Un peccato. Ma comprensibile: la coperta benché di qualità non è infinita. Tuttavia, la componente ruolistica rimane profonda.

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La longevità si attesta su buoni livelli con tantissime cose da fare, le subquest sono poche ma interessanti da seguire ed una missione principale importante senza dimenticare che quando saremo in viaggio nella gigantesca mappa che include oltre 200 punti di interesse, gli eventi dinamici saranno oll’ordine del minuto con incontri casuali più o meno impegnativi. Potremmo considerarle mini-quest con mini-storie anche di livello.

Il tutto sorretto da un’atmosfera epica di prim’ordine che ci fa venir voglia di andare in libreria ed acquistare le opere di Markus Heitz e leggerle. Ed è questa una delle note veramente positive del gioco.

Anche il ritmo è ben reso. Si alterna a fasi estremamente frenetiche ad altre più riflessive ma anche un pizzico di gestionale: bisognerà gestire le provviste e fare attenzione ad evitare le battaglie se i personaggi saranno feriti. Queste ferite guariranno nel corso delle giornate trascorse a vagare lungo la mappa ed è opportuno ovviamente far si che si arrivi ad una nuova battaglia con gli elementi del gruppo al massimo della loro forma fisica. Insomma, condensato c’è un po’ di tutto. Un altro punto in favore del lavoro di King Art Games.

GRAFICA (PUR CON QUALCHE INCERTEZZA) E SONORO DI GRANDE ATMOSFERA

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Dal punto di vista tecnico, The Dwarves si presenta in modo assolutamente gradevole. Gli sviluppatori hanno realizzato graficamente un buonissimo lavoro in termini generali. Non ci sono punte eccelse ma ci sono molti paesaggi ben realizzati con ambientazioni deliziose: gli spunti di interesse sono tanti nonostante la qualità sia altalenante.

Uno dei meriti è quello di offrire un’interfaccia grafica molto chiara che semplifica la gestione del gameplay. In game ci sono alcune incertezze (qualche calo di frame-rate qua e la e dei rallentamenti) ed oltre ad uno stile generalmente piacevole troviamo vari effetti particellari ben resi: le animazioni del fuoco, alcune deflagrazioni, ma anche alcuni effetti luci dati dalle magie sono allo stato dell’arte ed anche gli effetti atmosferici: pioggia, neve, foschia ed altro.

Bene anche la varietà delle location, grotte, fortezze, villaggi, deserti, distese innevate, anfiteatri (!) e così via.

Il tutto si muove discretamente e, spesso e volentieri (ma non sempre), si ha una sensazione di leggerezza nonostante i nemici sullo schermo, spesso e volentieri siano tantissimi.

La visuale variabile grazie allo zoom ed alla possibilità di cambiare angolazione oltre ad offrire vantaggi al gameplay denota una certa disinvoltura dell’impianto tecnico con dettagli interessanti in mostra benché in alcuni casi le texture sarebbero potuto essere migliori.

Peccato, inoltre, per alcune inquadrature durante i combattimenti. La telecamera a volte fa le bizze e ci mette in posizioni non ottimali per poter studiare al meglio le nostre mosse. Purtroppo questi episodi capitano con una discreta frequenza anche se per fortuna non sono decisivi.

Presenti, come accennato, anche alcuni rallentamenti dell’azione ma non c’è nulla che comprometta l’esperienza di gioco. Dobbiamo, inoltre, notare qualche glitch.

E’ vero che graficamente a dettagli alti il titolo sia molto gradevole al punto di accentuare l’epicità della narrativa ed a rendere perfettamente l’atmosfera Fantasy dell’opera letterale ma è pur vero che alcuni dettagli probabilmente potevano essere curati meglio (vedasi le incertezze della telecamera durante le battaglie).

Belle, invece, le scene di intermezzo che sembrano sfruttare il motore grafico del gioco e sono gradevoli le finestre di dialogo ed vari ritratti ed artwork.

Interessante è il doppiaggio. Lo abbiamo provato in inglese e ci ha fatto un’ottima impressione con frasi ben riprodotte e dialoghi interessanti accompagnati da una buona traduzione dei testi nella nostra lingua.

Notiamo come la voce narrante faccia di intermezzo ai dialoghi in modo efficace. Questo aiuta non poco ad immergersi nel racconto ed a rendersi effettivamente conto degli eventi.

Splendide le musiche orchestrali dirette da Benny Oschmann che fanno parte della colonna sonora che aggiunge un ulteriore enfasi al tutto. A queste va aggiunto il brano dei Blind Guardian intitolato “Children of the Smith” che fa parte della cosiddetta OST. La band tedesca continua così il suo feeling con i videogiochi Fantasy (nel 2008) siglò un brano (e c’era anche una missione in game per ritrovare gli strumenti e permettere loro di fare un concerto, ndr) di Sacred 2.

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COMMENTO FINALE

The Dwarves fa conoscere al mondo dei videogiochi e dei videogiocatori le opere Mark Heitz e porta alla ribalta i Nani, una delle razze più iconiche dell’universo Fantasy.

Il grande merito di King Art Games (che in precedenza aveva realizzato grazie a Kickstarter titoli come Battle Worlds: Kronos e The Book of Unwritten Tales 2, ndr) è quello di aver realizzato un gioco molto fedele al racconto ed all’ambientazione dei libri di Heitz con un comparto tecnico piuttosto interessante, anche se con qualche incertezza, accompagnato da una resa visiva e sonora generalmente ben realizzata non esente da difetti.

Le atmosfere e la storia Fantasy sono di prim’ordine ed in più la buona traduzione in italiano ci aiuta con l’incalzare del ritmo spingendo il giocatore a volerne sapere di più, ad andare avanti nonostante le difficoltà. Il grado di sfida è infatti interessante già a livello facile.

Non ci sono grossissime pecche, a parte le bizze della telecamera nei combattimenti, alcuni cali di frame-rate, alcuni rallentamenti e bug sparsi qua e la (dal lato tecnico) e la scarsa personalizzazione a livello di gameplay. Scegliere tra più armi, raccolte o comprate qua e la, sarebbe stato molto gradito. Di buono, comunque, oltre al comparto tecnico, tutto sommato, più che valido con una grafica molto carina e d’atmosfera, un sonoro di altissimo spessore, una longevità di decine di ore ed una trama molto articolata.

Altro punto assolutamente a favore è l’immediatezza che permette spesso e volentieri buone giocate sia a livello ruolistico che tattico. La profondità è data dal sapiente mix di questi elementi di gameplay, dalla gestione del party, dalle scelte da prendere lungo il nostro lungo peregrinare, dalle numerosissime attività e dalla fedeltà verso l’opera di Heitz.

King Art Games ha fatto colpo soprattutto se siete appassionati del genere (o dei generi), amate le belle storie e passate sopra a qualche imperfezione.

 

Pregi

Atmosfera Fantasy all’ennesima potenza. Storia interessantissima. Ottimo mix tra Gdr, Strategia e gestionale. Comandi minimali ma gameplay profondo. Tecnicamente molto gradevole con sonoro e colonna sonora decisamente all’altezza. Buona longevità.

Difetti

Qualche problemino tecnico con telecamera a volte bizzosa e framerate ballerino. Rallentamenti. Bug. Personalizzazione quasi inesistente.

Voto

8+

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