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Shadow Tactics: Blades of the Shogun, recensione Pc

Prodotto da Daedalic Entertainment e sviluppato dal team indipendente Mimimi Productions, Shadow Tactics: Blades of the Shogun è il secondo lavoro di questi sviluppatori tedeschi di stanza a Monaco (il primo fu The Last Tinker, platform del 2014, qui la nostra recensione della versione Pc). L’oggetto di questa recensione cambia decisamente registro rispetto a The Last Tinker, proponendo un gioco che potremmo etichettare come uno strategico in tempo reale (Rts) ma, piuttosto che metterci alla guida di eserciti come StarCraft, giusto per citarne uno, ci pone alla guida di una squadra di leggendari guerrieri che risolvono problemi e superano missioni apparentemente impossibili.

In pochi, tra i nostri lettori, forse sanno parlare di Commandos: Behind Enemy Lines, videogioco classe 1998 sviluppato da Pyro Studios, studio spagnolo capace di capitalizzare il successo del loro ibrido Rts/stealth e vendere oltre cinque milioni di copie al netto di una trilogia che, di fatto, ha scritto la storia nel suo genere. Spellbound ha provato a dire la sua con Desperados: Wanted Dead or Alive e Robin Hood: The Legend of Sherwood, ricalcando le orme di Pyro Studios e cambiando due volte ambientazione.

GIAPPONE 1615, PERIODO EDO E CINQUE PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE

Shadow Tactics: Blades of the Shogun ricalca la prospettiva isometrica dei Commandos e le linee generali del gameplay, ma lo fa in un’ambientazione del tutto inedita: il Giappone medievale del 1615 agli albori del periodo Edo (l’attuale Tokyo).
Dopo 150 anni di guerre civili, l’ultimo Shogun (un dittatore militare) della famiglia Tokugawa eredita il controllo del Giappone ma intrighi ed insidie per detronizzarlo sono sempre dietro l’angolo. Il sottotitolo del videogioco in questione serve ad indicare che la squadra di cinque personaggi dalle capacità straordinarie faranno quadrato intorno all’ultimo shogun e (come la storia insegna) lo aiuteranno a far perdurare la dinastia Tokugawa.

Il modo in cui lo fanno è spiccatamente “stealth”, termine in uso da anni nel mondo dei videogiochi e che indica un tipo di gioco che va affrontato con calma, pazienza e i nemici vanno superati in maniera furtiva, possibilmente senza spargimenti di sangue e senza allertare un’opposizione tipicamente soverchiante. Citiamo titoli quali Metal Gear Solid e Splinter Cell, o Dishonored, per rendere l’idea di “gioco stealth”.

I personaggi a disposizione del giocatore sono Hayato, maestro ninja, esperto in infiltrazione e nell’uso di spada e shuriken. Mugen è il classico “Bud Spender” del gruppo: fracassone e poco avvezzo alla furtività, ma non teme confronto fisico neppure in inferiorità numerica. Takuma è il guerriero più anziano del gruppo e si affida ad un letale fucile di precisione per liberare la strada ai suoi compagni. Yuki e Aiko sono le sue ragazze della squadra: la prima è un’orfana capace di adescare le guardie e farle cadere in letali trappole; la seconda è una maestra del travestimento e si inoltra dietro le linee nemiche senza destare sospetti.

Al giocatore è dato il compito di sfruttare a fondo le capacità e gli equipaggiamenti di ciascun membro del gruppo, di tanto in tanto anche contemporaneamente, facendo in modo che pur agendo nell’ombra, si sopravviva e si compia la missione. Come ogni gioco stealth che si rispetti, anche l’approccio più o meno chiassoso e violento è delegato alla scelta del giocatore, che deve tenere sempre a mente l’inferiorità numerica, l’assenza di abilità sovrannaturali e la fragilità di tutti i membri della squadra, con l’eccezione di Mugen.

UN QUADRO IN MOVIMENTO, ANCHE BELLO DA ASCOLTARE

Shadow Tactics: Blades of the Shogun, tecnicamente parlando, si presenza in maniera molto gradevole in ogni reparto. L’aspetto visivo è caratterizzato da un tratto disegnato e dal sapiente uso di cel shading, una tecnica grafica che fa sembrare un cartone animato quello che, in realtà, è un autentico lavoro a base di poligoni. L’interfaccia risulta elegante, mai banale, ben studiata e chiara. Le animazioni sono ben curate, senza sbavature

Abbiamo trovato estremamente gradevole l’accompagnamento musicale, di fattura originale e per nulla fuori luogo. Anche gli effetti sonori ed i dialoghi sono resi bene e restituiscono il giusto fervore alla scena che si anima sullo schermo.

AGIRE NELL’OMBRA PER SERVIRE LO SHOGUN

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Facile da padroneggiare è quella modalità che risulta essere l’autentico valore aggiunto a Shadow Tactics: Blades of the Shogun e che sembra giustificarne il titolo: la modalità “Ombra”, che serve a mettere in pausa l’azione (che di norma è in tempo reale) per programmare delle azioni da far compiere contemporaneamente a due personaggi. Utilità e spettacolarità al servizio di un giocatore che, se capace, può innescare azioni di cause, concause ed effetti davvero spettacolari, limitando il costo di vite umane e velocizzando il termine della missione.

Le missioni, infatti, sono immancabilmente valutate secondo il grado di furtività e secondo la velocità di esecuzione. Ovviamente i giocatori più furtivi e veloci ricavano più encomi rispetto a quelli che optano per un più facile ma rumoroso approccio frontale.

A venire in aiuto di chi gioca è un piccolo ventaglio di possibilità ed equipaggiamenti che ciascun personaggio ha sempre con sé e pronto all’uso: Hayato può distrarre le guardie sfruttando dei sassi da lanciare per fare rumore, oppure può ucciderne una che non può aggirare o accoltellare alle spalle grazie ad un letale e preciso shuriken. Mugen può lasciare fiaschette di sakè in giro, facendo perdere alle ronde il cammino usuale e così via.

Altro elemento riuscito, al servizio del gameplay, è la telecamera da poter ruotare a piacimento, che risulta utilissima dal momento che le mappe, talvolta, si sviluppano in verticale oppure sono caratterizzate da strutture molto alte che potrebbero nascondere nemici e protagonisti. Senza dimenticare la possibilità di controllare il raggio visivo delle guardie, oppure se un determinato punto viene, presto o tardi, raggiunto dalle attenzioni delle sentinelle.

NON DEL TUTTO PERFETTO MA CONVINCENTE

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Shadow Tactics: Blades of the Shogun non è soltanto un concentrato di buone idee e azzeccate scelte di stile e di gameplay. Anche il titolo di Mimimi Productions soffre di qualche piccola ombra: prima di tutto il livello di difficoltà. Se i giocatori un po’ più attempati e abituati, che hanno ancora ricordi di Commandos, Desperados e Robin Hood, si sentiranno perfettamente a casa, è altrettanto vero che i novizi o coloro che pensano di affacciarsi al genere con Shadow Tactics avranno pane durissimo da masticare e mandar giù. Tuttavia, dar fondo a logica, tattica e buon senso, per fare entrare, eseguire ed uscire la squadra da un ambiente ostile, soverchiante e sorvegliato, è fonte di grande soddisfazione finale.

La trama non può essere annoverata tra le indimenticabili della storia del nostro passatempo preferito, ma quello che ci ha colpito in positivo è lo sfondo narrativo che si basa su storia vera del periodo Edo/Tokugawa e che immerge personaggi fantasiosi in contesti e situazioni reali (un po’ come accade in Assassin’s Creed). Pollici in su per il lavoro di caratterizzazione dei personaggi: certamente un tipo come Takuma non si dimentica facilmente. Il lavoro svolto per rendere i protagonisti dei personaggi a cui affezionarsi è decisamente riuscito.

COMMENTO FINALE

Shadow Tactics: Blades of the Shogun è uno strategico in tempo reale che affonda le sue radici in un genere, quello dei giochi tattici di infiltrazione, che Commandos: Behind Enemy Lines di Pyro Studios ha portato in auge sul finire degli anni ‘90.

E’ ambientato in Giappone, nel diciassettesimo secolo, agli albori del periodo Edo/Tokugawa e mette il giocatore alla guida di una squadra di cinque eroi che, con pochi mezzi, in inferiorità numerica e tanto coraggio, devono compiere missioni davvero ardue.

Visivamente è molto gradevole, le animazioni non guastano, la gestione delle telecamera è buona, il sonoro ed il doppiaggio davvero indovinati ed ispirati. Tuttavia è molto difficile e in pochi, forse, ne apprezzeranno la derivazione ed il grado di sfida proposto.

Al di là di una difficoltà davvero d’altri tempi, per pochissimi meritevoli con alta dose di pazienza, stiamo parlando di un gioco che non ha e non teme rivali nel suo genere. Genere, quello degli strategici in tempo reale con forte componente di furtività, che non viene snaturato, ma portato a nuove vette di eccellenza, soprattutto audiovisiva.

 

Pregi

Graficamente molto gradevole. Sonoro e doppiaggio sopra la media. Ambientazione sospesa fra la veridicità storica e la mitologia. Personaggi iconici e carismatici. E’ una lettera d’amore a Commandos di Pyro Studios e a tutti i suoi ammiratori.

Difetti

Molto difficile. Richiede molta pazienza. Astenersi impazienti, amanti degli action e degli sparatutto. Trama debole.

Voto

8

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