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Mafia 3, recensione Pc

Dopo il successo, soprattutto culturale, di Mafia: The City of Lost Heaven sviluppato da Illusion Softworks e il bis concesso da Mafia 2 di 2K Czech a ben sei anni di distanza arriva Mafia 3, pubblicato lo scorso 7 ottobre sotto etichetta di 2K e sviluppato dal team Hangar 13, per la folta platea Pc, Xbox One e PlayStation 4.

CHAINS OF FOOL

Mafia 3 narra le vicende di Lincoln Clay, reduce del Vietnam e ragazzone pieno di muscoli, grande cuore e la testa sulle spalle. Di Lincoln si sa che è un afro-americano, orfano e cresciuto sotto l’ala protettrice del boss mafioso della mafia afro-americana di New Bordeaux, una fittizia New Orleans in cui si dipana la storia di Mafia 3.

Le parti giocate e quelle di intermezzo raccontano una storia che potremmo definire “a puntate e a documentario”, perché prima ci sono personaggi che vengono interrogati/intervistati e poi si passa all’azione, con il giocatore che prende le parti di Lincoln.

Il prologo è un lungo flashback che ci impegna una manciata d’ore, spiega i motivi per cui Lincoln ha la testa deturpata da una brutta cicatrice e le motivazioni che lo spingono a dar fondo a tutta la sua esperienza di reduce del Vietnam per mandare a ferro e fuoco i punti nevralgici della mafia italo-americana di stanza a New Bordeaux.

Svincolato dalle catene mentali che ne impedivano una presa di posizione ben definita, mosso dall’ardente desiderio di vendetta, Lincoln abbandona i suoi propositi di farsi una nuova vita in California, resta nel sud est americano e dichiara guerra a mezza città: quella che gli ha portato via le persone che ama perché ha osato dire di no alla classica “offerta che non si può rifiutare”.

SYMPATHY FOR THE DEVIL

La gestazione di Mafia 3 non è per nulla simile a quella del cosiddetto concorrente a cui tutti lo accostano: Grand Theft Auto V. Nel caso del blockbuster di Rockstar Games ci sono cinque anni di sviluppo intenso ed un faraonico budget a supportarlo. Nel caso di Mafia 3 bisognerebbe tenere a mente che i creatori originari (Illusion Softworks, diventato poi 2K Czech) si sono visti chiudere gli studi in Europa e i loro lavori riassegnati ad un team sussidiario, Hangar 13, con sede in California, che hanno potuto solo supportare. Non facciamo menzione alla differenza di budget e tempo a disposizione degli sviluppatori.

Questa premessa ci sembra d’obbligo per contestualizzare due videogiochi che, sebbene abbiano in comune il crimine, la visuale in terza persona ed una grande città in cui ambientare le malefatte del protagonista, nascono in condizioni diametralmente opposte e con presupposti totalmente differenti.

I parallelismi con la presunta concorrenza li terminiamo presto. Grand Theft Auto V mette in scena la parodia e la pesante satira degli Stati Uniti d’America, nonché un’isola gargantuesca che funge più da “parco giochi” che da sfondo per una storia da ricordare. Mafia 3 vuole narrare una storia di vendetta in una fittizia New Orleans di fine anni ‘70, con razzismo imperante che convive con la voglia di rivalsa di un popolo, quello afro-americano, ben rappresentato da artisti quali Aretha Franklin, Sam Cooke e Jimi Hendrix, giusto per citarne una manciata.

Tornando a Mafia 3: graficamente parlando assistiamo ad un lavoro davvero lodevole. New Bordeaux è ricostruita molto bene e fedele alle immagini di repertorio raccolte dallo studio di sviluppo. Ma oltre al fattore visivo, quello che impressiona è la volontà di abitare la città virtuale di persone di etnia differente che cercano di convivere – ma più spesso entrano in contrasto – in un tempo in cui si pensava che, essere negro, fosse un problema, un difetto o una sfortuna. Fa impressione entrare in un locale destinato a clientela “bianca” ed ascoltare le reazioni più o meno composte degli avventori, o le minacce sempre più marcate dei gestori del locale che, esasperati non esiteranno a chiamare la polizia per forzare il nostro allontanamento. Tutto regolare, negli anni ‘70.

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Non mancano i difetti grafici: bug e glitch sono sempre dietro l’angolo, ed internet non ha certamente tardato a farne cernite più o meno nutrite, ma sono problemi a cui siamo abituati da almeno un decennio, anche qualcosa in più. Un gioco tanto vasto e sfaccettato non può non averne. Se ne trovano in Oblivion, in Skyrim, in Grand Theft Auto V, in The Witcher 3 ed in ogni gioco che preveda un ambiente talmente vasto che risulta molto difficile da “ripulire” da ogni difetto. Anche il sistema di illuminazione fa cilecca di tanto in tanto, e molti si lamentano della fluidità non proprio alta, soprattutto a fronte di una non indifferente spesa per l’acquisto di un computer “senza compromessi”. Non sono mancate, fin dai primi giorni – e siamo certi non mancheranno – altre patch che andranno a correggere errori e ad ottimizzare un gioco che, almeno sul fronte Pc, si attendeva maggiormente curato.

Un plauso va alla scelta – non poco dispendiosa, crediamo – delle tracce audio che si alternano alla colonna sonora originale composta per il gioco di 2K. Una summa musicale che potremmo tranquillamente definire la più grande raccolta di musica anni ‘60 e ‘70 della storia del nostro intrattenimento preferito. Tali brani sono oltre un centinaio.

RESPECT

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Sul versante del gameplay, Mafia 3 si presenta come un gioco d’azione e avventura in terza persona. Può essere affrontato come i migliori Stallone e Schwarzenegger ci insegnano: armi in pugno, sparatorie ed esplosioni a profusione oppure con più discrezione, da bravo infiltrato dietro le linee nemiche, facendo lavoretti tutto sommato puliti e senza scie di sangue, al giocatore resta la scelta.

La maggior parte del tempo, tra il prologo e l’epilogo, si trascorre ottenendo informazioni ed ostacolando i boss dei quartieri che compongono New Bordeaux, con il risultato di provocarli tanto da farli uscire allo scoperto per eliminarli e prenderne il posto nel giro di spaccio, prostituzione e riciclaggio. Ogni boss ucciso ed ogni quartiere conquistato avvicinano Lincoln al “capo dei capi”, Sal Marcano, per soddisfare la sete di vendetta.

La mappa di Mafia 3 è più grande di quella di Lost Heaven (Mafia) ed Empire Bay (Mafia 2) messe insieme. E’ costituita da dieci distretti tutti ben riprodotti. Il nucleo del gioco è quello delle sparatorie con copertura (portate in auge da Gears of War a suo tempo). Al giocatore è concessa anche la possibilità di guidare qualunque macchina, anche appropriandosene indebitamente. Non manca la libertà di esplorare tutta la mappa a piedi con buona dose di pazienza.

Nel caso si voglia giocare con più calma, oltre ad infiltrarsi senza destare troppi sospetti, il giocatore può prendere alla sprovvista, interrogare ed ottenere preziose informazioni aggiuntive sul territorio o sui bersagli: nulla che non avessimo già giocato in un qualsivoglia Splinter Cell da dieci anni a questa parte, ma pur sempre una freccia in più in una faretra di gameplay che non brilla di originalità ma non piange miseria.

Insomma, sia tecnicamente che ludicamente non siamo di fronte alla maniacale cura per il dettaglio offerta da Mafia 2, ma Mafia 3 si difende egregiamente e riesce a ritagliarsi non poco carattere, che lo distingue dalla massa.

COMMENTO FINALE

Mafia 3 è un gioco d’azione e avventura, in terza persona, con forte propensione alle sparatorie. Narra dell’ascesa al potere criminale di un veterano del Vietnam, Lincoln Clay, che torna a New Bordeaux (una fittizia New Orleans) nel 1968 e una spirale di crimini e vendetta non gli permetterà di lasciarla tanto presto.

Tecnicamente si difende piuttosto bene, le animazioni sono ottime, la recitazione è di altissimo livello anche in lingua italiana (cosa non di poco conto) e le musiche sono tutte eccezionali. Buoni gli effetti sonori.

Contrariamente ai suoi predecessori, non pone il giocatore in un vasto ambiente preposto ad accompagnarlo dall’inizio alla fine della storia da raccontare. Non è un gioco guidato dalla storia narrata ma – dopo il prologo, molto emozionante – lascia l’utente nel bel mezzo di New Bordeaux con due semplici missioni da compiere: uccidere il cattivo del gioco e, per farlo, smantellare il vecchio apparato mafioso per sostituirlo con uno proprio.

Gli incarichi che ci separano dall’epilogo, specie quelli secondari, tendono a somigliarsi un po’ troppo tra loro sotto l’aspetto sostanziale ma quel che non si dice troppo in giro è che non sono mai nello stesso posto e permettono di far conoscere ogni sfaccettatura di una metropoli del sud degli Stati Uniti, in un periodo con fortissimi contrasti razziali.

Altro aspetto non di poco conto è il taglio culturale, documentaristico, coadiuvato tanto dall’immensa discografia quanto dalle situazioni di stampo razzista di cui è permeato Mafia 3. Il ritorno agli anni ‘70 non è solo positivo, ma mostra anche l’altra faccia della medaglia.

Gli unici difetti da sollevare sono dovuti alla perdita della maniacale cura per i dettagli grafici, vetta d’eccellenza arrivata con Mafia 2 e ad un protagonista che – caratterialmente – parte fortissimo ma ha un’evoluzione troppo lenta e insensibile, tipica di un eroe di b-movie d’azione.

 

Pregi

Colonna sonora immortale. Tecnicamente non il top, ma certamente sopra la media. Recitazione di altissimo livello, anche in italiano.

Difetti

Motore grafico non esente da difetti. Il protagonista si evolve poco caratterialmente. Non spicca per essere il più originale della serie o un gioco originale in senso assoluto.

Voto

9

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