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Samurai Riot, Recensione Pc

Il Giappone feudale vive un periodo difficile. Non solo i clan sono in rivolta ma anche il popolo vuole dire la sua. Samurai Riot, beat’em up in 2d firmato da Wako Factory, ed uscito a metà settembre su Steam, ci riporta in questo clima.

E lo fa con una formula ben collaudata in decenni di videogiochi andando a toccare il genere dei combattimenti a scorrimento tanto caro negli anni ’80 e nella prima metà degli anni ’90.

La software house indie francese riuscirà a far risplendere la stella dei beat’em up anche in questo 2017 che è già maturo ed è prossimo alla conclusione? Leggetelo nella nostra recensione.

DUE PROTAGONISTI, TANTE VIE PER RAGGIUNGERE LA META

Samurai Riot, come detto, ci porta nel Giappone antico, un’ambientazione molto affascinante, dove il classico e una sorta di “steampunk” si intrecciano e danno vita ad un mondo in conflitto.

I giocatori possono scegliere tra due personaggi: Tsurumaru, un samurai valente, e la misteriosa Sukane. Uno è potente ed abile con la katana e può lanciare granate contro i nemici; l’altra è più agile ed usa esclusivamente le arti marziali, può lanciare pugnali ed ad una volpe che può essere aizzata contro gli antagonisti per bloccarli, un po’ come faceva il ninja bianco protagonista di Shadow Dancer che lanciava il suo lupo contro il nemico. E proprio come nel classico SEGA del 1989, se un nemico colpirà la nostra volpe, questa diventerà piccola e non potrà essere utile nelle fasi di combattimento per un periodo limitato (un minuto).

I due si ottimizzano tra loro e si diversificano ulteriormente grazie alla possibilità di scegliere degli stili di combattimento diversi. Undici per l’esattezza di cui quattro già pronti ed i restanti da sbloccare grazie alla moneta in game che si raccoglierà durante le nostre partite. Questi stili aumentano o diminuiscono le quattro caratteristiche principali; forza, salute, agilità e furia e determinano quindi l’efficacia dei colpi o degli attacchi speciali.

Tra gli stili menzioniamo Camelia, Libellula, Fenice, Rana (i quattro pronti), Cobra e così via da sbloccare.

Ma non finisce qui perché in alcune fasi importanti del gameplay, si è chiamati a scegliere quale fazione supportare. Si sarà fedeli ai clan e quindi si combatterà la rivoluzione? O si prenderà la parte del popolo? Perseguire l’Onore dei nobili o un altro tipo di onore, quello che viene scritto con le azioni di chi aiuta i deboli? Queste scelte portano a finali differenti. A conti fatti ce ne saranno ben otto. E questo garantisce un altissimo tasso di rigiocabilità. Una sfumatura interessante applicata ad un genere che fino a tanti anni fa era quasi un’utopia.

Ma non finisce qui: è possibile anche giocare in cooperativa (in locale) e laddove si dovessero prendere decisioni diverse per chi parteggiare, ci saranno dei duelli all’ultimo sangue. Chi vince acquisirà il diritto di scelta e di imboccare il “percorso” selezionato.

GAMEPLAY PIUTTOSTO CLASSICO

Il gameplay è piuttosto classico; si percorreranno i vari stage (otto per l’esattezza), ognuno con un mini-boss finale e relativo combattimento particolareggiato, ma nel frattempo ci si dovrà far strada attraverso foreste, villaggi, e quant’altro.

Tra i nemici comuni, uomini armati di lancia, ma anche creature appartenenti alla cultura giapponese. Lungo le nostre scorribande potremo raccogliere bonus come il sushi che rigenera la barra della vita o gli spiritelli che regalano vite extra, o altre robe utili come la rigenerazione delle barre di energia per le mosse speciali o ancora delle antiche monete (ryo) sfasciando alcuni elementi “coreografici” come pietre, barriere, bidoni e così via.

Il titolo offre una buona sfida grazie anche a quattro livelli di difficoltà che vanno dal facile all’estremo.

Gli stage sono piuttosto lunghi e pieni di nemici. In media si possono perdere anche 20 minuti a livello. Se non di più. Il tutto può essere divertente da soli perché la sfida è più che valida ma è in compagnia che Samurai Riot offre il meglio perché il sapore di essere davanti ad un coin-op è grande. Per essere un gioco dal sapore arcade, inoltre, ha anche una discreta varietà di mosse ed attacchi speciali. Certo, a lungo andare, si noterà una certa ripetitività anche perché i nemici non sono troppo vari. Qualche cosa in più si sarebbe potuta fare anche per alcuni boss. Alcuni sono davvero ben fatti ed ispirati, un paio già entrati nel dimenticatoio.

ARTISTICAMENTE GRADEVOLE CON UNA BUONA COLONNA SONORA

Samurai Riot (3)

Detto del gameplay andiamo a parlare del comparto tecnico di Samurai Riot. Il gioco, come più volte ripetuto, è un beat’em up a scorrimento ed è in 2d. Non ci sono, tuttavia, tantissimi dettagli lungo gli stage. La direzione artistica generale è valida senza dubbio ma ha, secondo noi, alcuni alti e bassi.

Se, ad esempio, i nostri protagonisti sono discretamente caratterizzati, alcuni nemici sono alquanto insignificanti.

Gli stage vantano ambientazioni diversificate ma alcune di queste sono un po’ piatte. Lo stage simil steampunk non ci ha impressionato. Di contro la foresta ci è piaciuta parecchio così come l’ottimo boss finale (del livello citato). Ed è tutto il gioco che offre alti anche artisticamente notevoli (alcuni paesaggi sono davvero incantevoli) a fasi che forse avrebbero potuto richiedere maggiori cure. Se così fosse stato staremmo parlando di un capolavoro assoluto alla Cuphead per intenderci.

Anche le animazioni hanno alti e bassi. Alcuni attacchi sono davvero di livello così come quelle di alcuni nemici. Peccato che il resto siano piuttosto legnose. Anche la camminata di Tsurumaru non ci ha convinti fino in fondo. Splendide, invece, quando corre. Pochissime (praticamente inesistenti) le animazioni ambientali mentre da notare il livello di parallasse dei vari stage.

Il sonoro è invece la parte di buonissimo livello. Sia gli effetti degli impatti, che le urla ma anche le musiche, parecchio orecchiabili (soprattutto quella della boss fight, davvero azzeccata), ci sono parse ottimali sia per il contesto ambientale sia per l’accompagnamento del gameplay.

COMMENTO FINALE

Wako Factory ha realizzato un buonissimo beat’em up rivolgendosi molto probabilmente agli amanti di questo genere antico.

Samurai Riot offre la possibilità di cimentarsi in una storia dai diversi risvolti in grado di offrire ben otto finali differenti. Per un beat’em up non è cosa da poco e più in generale offre tanta rigiocabilità.

Anche il gameplay resta su canoni ottimali trattandosi di un arcade che offre il meglio soprattutto in cooperativa. Davvero divertente e soprattutto con quel sapore retro tangibile in grado di offrire una buona sfida anche grazie ai quattro livelli di difficoltà.

Tecnicamente, il lavoro di Wako Factory è senza dubbio di pregio. Non gridiamo al miracolo soprattutto perché troviamo alti e bassi evidenti con ambientazioni in alcune fasi anonime ed animazioni legnose e (troppo) ripetitive che si alternano ad alcuni boss veramente ben fatti e ad alcuni dettagli ben resi. Con qualche ritocco supplementare parleremmo di altro. Buona la colonna sonora.

Se amate i beat’em up alla Double Dragon (tanto per citarne uno famoso e per far rendere l’idea) potete certamente puntare su Samurai Riot che è su Steam a 14,99 euro.

 

Pregi

Beat’em up vecchio stile. Buon gameplay. Sfida gradevole. Altamente rigiocabile. In cooperativa molto divertente. Ottima colonna sonora. Grafica gradevole…

Difetti

… Ma con alti e bassi. Alcuni dettagli anonimi. Animazioni legnose. Diventa giocoforza ripetitivo.

Voto

7,5

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